Al giusto prezzo: pretendi un cibo equo e giusto

Cosa c’è dietro ai prodotti che troviamo sugli scaffali dei supermercati dove facciamo la spesa?

Pretendi un cibo equo e giusto, libero dallo sfruttamentoC’è la storia di uomini e donne che con il proprio lavoro hanno contribuito a realizzarli. Troppo spesso, però, si tratta di una brutta storia:

diritti negati,
– sfruttamento nei campi,
– caporalato,
– lavoro sottopagato.

Io mi sento una macchina. Solo che la macchina al posto mio avrebbe fatto i cestini marci e schifosi. Io l’unica cosa in più che ho della macchina è che tolgo il marcio. Siamo numeri, non si guarda il lato umano o la dignità della persona”.

Sono le parole di Anna (nome di fantasia), impiegata in un’azienda agricola. Come lei, sono migliaia i lavoratori – italiani, migranti, donne – esposti a condizioni di lavoro disumane: fino a 12 ore al giorno nei campi per una paga di 15-20 euro, esposizione a pesticidi tossici, temperature altissime in estate e rigidissime in inverno.

Firma la petizione e chiedi ai supermercati italiani un cibo prodotto al giusto prezzo.

Il prezzo da pagare sui prodotti dei supermercati italiani non deve comprendere abusi, ricatti e violenze.




Anna è vittima di un sistema ingiusto che regola le filiere produttive di moltissimi alimenti venduti nei supermercati di tutto il mondo. E sono proprio i supermercati della grande distribuzione organizzata ad avere più potere in questo sistema. Controllano quasi il 75% di tutto il cibo e le bevande consumate nel nostro paese. Le loro politiche sui prezzi hanno un impatto fortissimo su tutti i passaggi della filiera produttiva.

Ad oggi però non si stanno impegnando abbastanza per eliminare lo sfruttamento dai prodotti che vendono e garantire migliori condizioni di vita e di lavoro alle migliaia di persone coinvolte nei processi produttivi.

Per questo ci rivolgiamo ai 5 principali supermercati italiani:

  • Coop
  • Conad
  • Gruppo Selex
  • Esselunga
  • Eurospin

Chiediamo loro di assumersi la responsabilità della tutela dei diritti umani nelle proprie filiere a partire da una valutazione di impatto delle proprie politiche. Chiediamo loro trasparenza nel comunicare a tutti noi consumatori i risultati e gli impegni presi che ne derivano.

  • Vogliamo sapere cosa c’è dietro i prezzi dei prodotti che compriamo
  • Vogliamo il rispetto dei diritti dei lavoratori che li producono
  • Vogliamo che produttori e lavoratori siano pagati in modo equo e dignitoso

Chiedi ai supermercati italiani un cibo prodotto al giusto prezzo.

La pagella dei supermercati

I diritti umani nella filiera dei 5 principali supermercati italianiQuesta pagella si basa su quanto pubblicamente dichiarato dai supermercati in merito alle loro politiche e al loro operato all’interno delle filiere alimentari.

Leggi l’analisi dei supermercati

 

Firma per un’Europa che accoglie #WelcomingEurope

Oxfam Italia è tra le organizzazioni promotrici di Welcoming Europe, per un Europa che accoglie, un’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE). Si tratta di uno strumento di democrazia diretta con cui possiamo vincolare la Commissione e il Parlamento europeo a discutere le nostre richieste:

  • il cambiamento delle politiche europee sui migranti
  • la creazione di passaggi sicuri per i rifugiati
  • la protezione delle vittime di abusi, sfruttamento e violazioni dei diritti umani

L’obiettivo è raccogliere un milione di firme in almeno 7 Stati europei entro febbraio 2019.

FIRMA ORA PER UN’EUROPA CHE ACCOGLIE

Aggiungi la tua firma per:

Decriminalizzare la solidarietà

Salvare vite non è reato. In ben 12 paesi dell’Unione Europea distribuire alimenti e bevande, dare un passaggio, comprare un biglietto o ospitare un migrante sono comportamenti per cui è possibile ricevere una multa o addirittura essere arrestati dalle autorità. Punire questi comportamenti significa punire l’aiuto umanitario e riconoscere il reato di solidarietà

 

Creare passaggi sicuri

Liberi di accogliere i rifugiati. Dal 1990 a oggi sono morti più di 34 mila migranti nel tentativo di raggiungere via mare l’Europa. L’apertura di vie d’accesso legali e sicure verso paesi disposti ad accogliere rappresenta spesso la sola opportunità di protezione per richiedenti asilo e rifugiati.

 

Proteggere le vittime di abusi

I diritti umani sono inviolabili. Molti migranti sono vittime di sfruttamento lavorativo, abusi o violazioni dei diritti umani, in particolare alle frontiere, ma trovano grandi difficoltà nell’accesso alla giustizia. Eppure tutte le persone, indipendentemente dalla loro condizione, devono essere tutelate.

Loading...

No alla discriminazione. Messaggio al Governo italiano

No alla discriminazione. Messaggio al Governo italiano

Chiedi al Governo italiano di opporsi a una politica gravemente discriminatoria che colpisce i più deboli.

 

Diciamo NO alla discriminazione. Condanniamo l’ordine esecutivo emesso dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che blocca per quattro mesi l’ingresso nel paese a decine di migliaia di uomini, donne e bambini, tra i più vulnerabili al mondo, in fuga da guerra e persecuzioni, discriminando in base al paese e alla religione.

Lanciamo quindi un appello al Presidente del Consiglio Gentiloni:

  • Perché si esprima pubblicamente chiedendo l’annullamento del provvedimento;
  • Perché acceleri i tempi per il reinsediamento di tutti i rifugiati che l’Italia si è impegnata ad accogliere (a oggi solo un terzo della quota stabilita è stato accolto);
  • Perché si dichiari disponibile ad accogliere anche coloro a cui viene negato un rifugio sicuro negli Stati Uniti.

Perché condanniamo il provvedimento

Si tratta di un provvedimento senza precedenti nella storia recente delle democrazie occidentali, che non solo nega un rifugio sicuro a decine di migliaia di rifugiati che ne hanno diritto, ma anche discrimina sulla base del paese e della religione di appartenenza, senza per questo motivo garantire una maggiore sicurezza ai cittadini americani, dati i già severissimi controlli a cui sono sottoposti i rifugiati che varcano le frontiere USA.

Domani a Malta si terrà il vertice tra capi di stato e di governo in cui si discuteranno le proposte di cooperazione con la Libia: è quindi importantissimo che ci si impegni a migliorare le condizioni di vita nel paese, con l’obiettivo di arrivare a un accordo che rispetti i diritti umani e protegga la vita dei migranti.

Firma anche tu il nostro appello al Presidente del Consiglio Gentiloni.

#Standasone

Chiedi al Presidente Gentiloni di agire contro il provvedimento USA su rifugiati e immigrazione

Ciao Nadia

Ricorderemo sempre Nadia, straordinaria e insostituibile compagna di viaggio, per l’entusiasmo e la professionalità con cui ci ha sempre sostenuto.

Giornata Internazionale della Gioventù

4 persone su 10 oggi (il 42% della popolazione mondiale) hanno meno di 25 anni. Per la Giornata internazionale della…

Provide: gli operatori raccontano

Gli operatori legali raccolgono le memorie delle donne, dei minori e degli uomini che chiedono asilo al fine di supportarli nella loro richiesta di asilo.

Flash mob per dire basta ai paradisi fiscali

Un’isola caraibica nel cuore di Firenze, popolata da elusori fiscali intenti a brindare al motto di “sole, spiagge e niente tasse”.

Intorno il “resto del mondo”, che armato di cartelli semplicemente dice “no”, a questo status quo.

E’ il flash-mob messo in scena stamani alla Biblioteca delle Oblate di Firenze da decine di nostri attivisti, arrivati da tutta Italia per l’evento nazionale dei volontari, per chiedere la fine dell’era dei paradisi fiscali che alimentano disuguaglianza e povertà, riducendo le risorse indispensabili ai governi per garantire, soprattutto nei paesi poveri, l’erogazione dei servizi pubblici essenziali.

Uno stunt realizzato a due anni dallo scandalo “Luxleaks”, per rilanciare la nostra petizione Basta con i paradisi fiscali, che ad oggi ha raccolto oltre 340 mila firme.

L’iniziativa è stata il momento centrale di una giornata, dedicata all’ex parlamentare inglese ed attivista di Oxfam Jo Cox uccisa lo scorso giugno, ricca di incontri che hanno coinvolto giornalisti, economisti ed esperti intorno ai temi dell’elusione fiscale e del ricorso ai paradisi fiscali, che ogni anno sottraggono solo nei paesi poveri oltre 100 miliardi di dollari alle casse degli stati.

Si inasprisce la spirale di violenza nella corsa globale alla terra

Il land grabbing è uno scandalo

Il diritto alla terra per gran parte dei popoli indigeni e le comunità di piccoli agricoltori è sempre più un miraggio. In milioni sono costretti con la forza a lasciare la propria casa, mentre nel mondo si registra che un’estensione di terra pari alla Germania è stata messa in vendita nel totale disprezzo dei loro diritti. 

A rivelarlo è il nostro nuovo rapporto, Custodi della terra, difensori del nostro futuro, realizzato in collaborazione con la Land Matrix Initiative e presentato oggi a Terra Madre nell’ambito della campagna Land Rights Now.

L’impennata di violenza nella corsa alla terra

Il 75% delle oltre 1.500 transazioni fondiarie, indagate negli ultimi 16 anni, riguarda contratti relativi a progetti già in fase di realizzazione; ma il dato più preoccupante è che il 59% di queste riguarda terre comuni rivendicate da popoli indigeni e comunità di piccoli agricoltori, la cui titolarità alla terra è scarsamente riconosciuta dai governi. Solo in rari casi si è stabilito un dialogo preventivo con le comunità, mentre più spesso, e tragicamente, si è fatto ricorso alla violenza estrema che ha portato a omicidi e sfratti indiscriminati in moltissimi villaggi. Una prassi che, dalle osservazioni sul campo, sembra diventare la norma.

“Stiamo entrando in una fase nuova della corsa globale alla terra, più pericolosa – ha detto Roberto Barbieri, il nostro direttore generale – La frenetica compravendita di milioni di ettari di foreste, coste e terreni coltivati, in molti paesi poveri, porta a omicidi e sfratti delle popolazioni indigene. Un vero e proprio etnocidio. Gli accordi e i progetti realizzati sulla terra che viene accaparrata avvengono nel totale disprezzo del consenso delle comunità locali che lì vivono da sempre. Occorre intervenire con urgenza in questo quadro destinato a generare conflitti sempre più sanguinosi”.

La grande disuguaglianza nella proprietà della terra

2,5 miliardi di persone appartenenti ai popoli indigeni abitano più di metà della Terra, ma formalmente gli vengono riconosciuti titoli di proprietà soltanto per un quinto di essa. Un’emergenza che continua a peggiorare col passare del tempo e che, evidenzia il report, è sempre più inestricabilmente legata alla lotta alla fame così come alla tutela della biodiversità e alla lotta ai cambiamenti climatici. Ecco perché, attraverso la campagna Land Rights Now, lanciamo un appello ai governi dei diversi paesi coinvolti, affinché la quantità di terra formalmente posseduta dalle comunità indigene raddoppi entro il 2020.

“Privare milioni di persone della terra su cui hanno vissuto per intere generazioni rappresenta un attacco alla loro identità culturale, oltre che alla loro dignità e alla loro sicurezza. – continua Barbieri – Salvaguardare il loro diritto alla terra è essenziale per affrontare in maniera decisa il problema della fame, della disuguaglianza e del cambiamento climatico. Per questo motivo è necessario che i governi se ne facciano carico il prima possibile”.

L’impatto sulle comunità indigene

Il rapporto, nel delineare, con nuovi dati, il contesto globale nella corsa all’accaparramento della terra a spese delle comunità indigene, analizza sei casi in paesi in cui le popolazioni hanno visto la loro vita sconvolta da sfratti e violenze.

  • Honduras: Miriam Miranda, compagna di mille battaglie della leader ambientalista indigena Berta Caceres brutalmente uccisa nel marzo scorso, continua, nonostante le innumerevoli minacce di morte, a guidare la protesta del popolo Garifuna per il controllo delle loro terre cedute dal Governo ad imprese private per la costruzione di “zone economiche speciali”, amministrate con il solo obiettivo di trarne profitto;
  • Perù: i Quechua dell’Amazzonia hanno intrapreso una battaglia legale per riottenere il controllo delle loro terre, danneggiate da anni di trivellazioni petrolifere;
  • Australia: gli aborigeni di Kimberley resistono al governo locale, più interessato ai profitti derivanti dalle attività minerarie e da progetti di conservazione che al benessere della sua popolazione;
  • Sri Lanka: centinaia di persone sono al momento sfollate all’interno del paese, dopo che il governo le ha sfrattate per favorire la costruzione di strutture alberghiere;
  • India: l’aumento di domanda globale di legno teak per mobili, pavimenti e altri accessori per la casa ha provocato un’espansione delle piantagioni a scapito della comunità di Kutia Kand Adivasi in Odisha, nell’est del paese, che senza le sue foreste rischia di scomparire;
  • Mozambico: nella comunità di Wacua, la decisione unilaterale del suo leader, persuaso dai rappresentanti di un’azienda agro-alimentare, ha provocato, nel giro di un solo mese, lo sfratto dalle proprie terre di un’intera comunità impossibilitata, per via di processi lunghi e complessi, ad ottenere e rivendicare titoli e documenti legali di proprietà della terra.

Sviluppo turistico a costo di espropri? Le espulsioni forzate e le confische di terra in Sri Lanka

È a Paanama, nella zona costiera nell’est dello Sri Lanka, che si registra uno dei casi più emblematici degli ultimi anni di espulsioni forzate di intere comunità dalla loro terra.

Qui infatti per 40 anni, fino al 2010, hanno vissuto 350 famiglie di contadini e pescatori. Con la fine della guerra civile che per 30 anni ha lacerato il paese, la provincia diventa un’ambita località turistica, richiamando surfisti da tutto il mondo, anche dall’Italia. Basti pensare che solo nel 2015 in Sri Lanka sono arrivati ben 25 mila turisti italiani.

Conseguenza? Centinaia di famiglie nel giro di una notte vengono estromesse con la forza dall’esercito dalla propria terra: insediamenti ridotti in cenere, raccolti andati distrutti e pressioni da parte dei militari costringono la popolazione a chiedere ospitalità a familiari o ad arrangiarsi con rifugi di fortuna. E viene così meno per queste famiglie la terra da cui dipende la loro stessa sopravvivenza, la terra ereditata da propri padri.

In breve tempo a Paanama sorgono una base militare e hotel di lusso. Chi qui viveva del sudore del proprio lavoro nei campi adesso nella migliore delle ipotesi è costretto ad affittare un terreno in un’altra provincia, solo per poter sfamare la propria famiglia.

Ne seguono anni di proteste pacifiche che porteranno nel 2015 il Governo a decidere di restituire la terra alle famiglie che per 6 anni sono state costrette lontane da casa. Una promessa che però dopo un anno non è ancora stata mantenuta.

Da qui la petizione che abbiamo lanciato, in collaborazione con Slow Food e Mani Tese, con la richiesta urgente al Governo dello Sri Lanka di liberare quanto prima le terre occupate ingiustamente e restituirle immediatamente alla comunità di Paanama.

Se è vero infatti che il turismo è un settore chiave per lo sviluppo dello Sri Lanka, è anche vero che questo non può avvenire a spese delle comunità locali.  Esclusa da qualsiasi processo decisionale, la comunità di Paanama non ha infatti minimamente beneficiato dei profitti dello sviluppo turistico dell’area. Un’ingiustizia a cui porre fine. Da più parti del globo con una firma in solidarietà alla comunità di Paanama.

FIRMA LA PETIZIONE

Bahamasleaks, abusi fiscali senza fine

I giorni gloriosi dei paradisi fiscali devono finire”. A poche ore da questa dichiarazione, rilasciata dalla direttrice di Oxfam International Winnie Byanyima a margine dell’Assemblea Generale dell’ONU, una nuova inchiesta dell’International Consortium of Investigative Journalists rivela l’esistenza di oltre 175.000 società di comodo registrate alle Bahamas tra il 1990 e il 2016 e collegate a nomi influenti della politica ed economia mondiale.

La nuova inchiesta internazionale dell’ICIJ sulle società anonime e trust alle Bahamas ci dice quanto diffuso e accettato sia il ricorso all’abuso fiscale tra potenti della politica e dell’economia in tutto il mondo. – ha dichiarato Winnie Byanyima Soltanto ieri, il Presidente Obama ha ricordato che non può esserci stabilità in un mondo in cui l’1% detiene la stessa ricchezza del restante 99%, vedi il video di seguito.

Molti degli appartenenti all’1%, multinazionali comprese, fanno ricorso a paradisi fiscali come le Bahamas per mettere al riparo le proprie ricchezze senza pagare al fisco quanto dovuto, determinando così un costo devastante per il resto dell’umanità”.

Si stima che l’elusione fiscale delle multinazionali costi ai paesi in tutto il mondo fino a 240 miliardi di dollari, mentre le pratiche di abuso fiscale di individui e grandi corporation fanno perdere ai paesi poveri 170 miliardi di dollari l’anno in entrate di cui hanno disperatamente bisogno. – conclude Byanyima – L’elusione fiscale impatta sul rispetto dei diritti umani. Compromette la vita di moltissimi e danneggia le società in modo irrevocabile. Al dilagare sempre più allarmante di questi abusi si deve mettere perentoriamente fine. Per questo Oxfam chiede la creazione di un comitato intergovernativo, sotto l’egida delle Nazioni Unite, con il mandato di riformare l’attuale sistema fiscale globale le cui falle sono sotto gli occhi di tutti.

Fai sentire la tua voce.

Chiedi a Matteo Renzi e ai leader mondiali di dire basta ai paradisi fiscali: firma la petizione.

L’Africa derubata di miliardi di dollari dalle offshore

500 miliardi di dollari sono depositati in paradisi fiscali, mentre i governi perdono 14 miliardi di tasse l’anno: quanto basta a salvare la vita di 4 milioni di bambini e 200.000 madri, permettendo ad ogni ragazzo africano di andare a scuola.

I nuovi Panama Papers pubblicati oggi rivelano come, attraverso società anonime offshore, l’Africa venga derubata di miliardi di dollari di gettito fiscale proveniente dalla gestione delle sue risorse naturali.

Quest’ultimo filone dello scandalo si concentra sulle risorse economiche che l’Africa perde ogni anno per il massiccio ricorso a società di comodo e a pratiche di abuso fiscale, come reso noto dal grande lavoro svolto dall’ICIJ. dichiara Winnie Byanyima, direttrice esecutiva di Oxfam InternationalI paradisi fiscali, cui fanno ricorso privati e aziende, procurano danni enormi alle comunità più povere del mondo. E’ un saccheggio che deve finire perché sottrae risorse essenziali per istruzione, sanità e lavoro. In Africa 1 bambino su 12 muore prima dei 5 anni di età, 34 milioni non vanno a scuola e 40 milioni di giovani sono senza lavoro”.

Una situazione che sta ampliando sempre di più la forbice tra ricchi e poveri in Africa, privando i governi di risorse essenziali per garantire i servizi di base alla popolazione. Secondo le stime di Gabriel Zucman circa un terzo del patrimonio degli africani più ricchi, ossia 500 miliardi di dollari sono depositati in paradisi fiscali. Nel frattempo il numero dei miliardari è pressoché raddoppiato dal 2010, fino al punto in cui le 10 persone più ricche del continente hanno accumulato una ricchezza personale equivalente al Pil di un paese come il Kenya. Una situazione che genera una perdita di 14 miliardi di tasse l’anno in mancate entrate fiscali (da singoli individui): quanto sufficiente a salvare la vita di 4 milioni di bambini e 200 mila madri, permettendo ad ogni ragazzo africano di andare a scuola.

Nonostante tutta la retorica e le buone intenzioni i governi semplicemente non stanno facendo abbastanza per fermare i flussi illeciti, l’evasione e l’elusione fiscale. – conclude Byanyima –  I governi devono smettere di cercare rimedi alle falle del sistema fiscale internazionale e concentrarsi su una sua radicale riforma. Un primo passo potrebbe essere quello di porre fine alla segretezza finanziaria che consente ai ricchi del pianeta e alle multinazionali di non pagare la loro giusta quota di tasse, ponendo nel contempo fine alla dannosa corsa al ribasso nella tassazione societaria”.

La petizione “Basta con i paradisi fiscali”

Affinché si metta fine al più presto all’era dei paradisi fiscali Oxfam, nell’ambito della campagna Sfida l’Ingiustizia, ha lanciato la petizione Basta Con I Paradisi Fiscali, che ha già raggiunto in pochi mesi quasi 285 mila firmatari.

Chiedi a Matteo Renzi e ai leader mondiali di dire basta ai paradisi fiscali: firma la petizione.

Al Glastonbury Festival un album dedicato a Jo Cox

Nella cornice dello storico festival di Glastonbury, il mondo della musica si unisce per sostenere il lavoro di Oxfam al fianco dei rifugiati di tutto il mondo: per la prima volta verrà pubblicato un album live, Stand As One – Live at Glastonbury 2016, con brani donati da Coldplay, Muse, Foals e molti altri. L’album è dedicato alla memoria di Jo Cox, parlamentare ed ex attivista di Oxfam, da sempre impegnata nelle campagne a favore dei rifugiati.

Siamo molto grati al Glastonbury Festival per aver portato il mondo della musica a stringersi attorno agli oltre 65 milioni di persone, costrette a fuggire da guerra e povertàafferma Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia,– Invitiamo tutti a unirsi alle voci degli artisti che al Festival hanno voluto generosamente sostenere Oxfam e il suo lavoro, firmando la petizione Stand as one, acquistando l’album e chiedendo ai leader del mondo che si incontreranno a New York al vertice di settembre a fare la loro parte. Jo Cox, si è sempre battuta per aiutare i rifugiati sia con Oxfam che come parlamentare, ecco perché abbiamo scelto di dedicare quest’album proprio a lei”.

Moltissimi gli artisti che via via hanno confermato la loro collaborazione all’album in uscita il prossimo 11 luglio su Parlophone: Sigur Rós, The Last Shadow Puppets, Chvrches, Wolf Alice, Laura Mvula, Jamie Lawson, John Grant, Jack Garratt, Two Door Cinema Club, The 1975, Editors, Years & Years e Fatboy Slim.

La più grave crisi umanitaria dalla Seconda Guerra Mondiale

Oggi oltre 65 milioni di persone in tutto il mondo sono state costrette ad abbandonare le loro case per fuggire da guerre e violenza, e tra loro sempre più persone si sono lasciate un’intera vita alle spalle perché vittime di disastri naturali e povertà.

Questa drammatica crisi globale ha generato la più grande risposta umanitaria nella storia di Oxfam che, nel corso dell’ultimo anno ha portato aiuti a quasi 9 milioni di persone, la stragrande maggioranza in fuga da guerre e disastri.

L’album è parte della nuova campagna di Oxfam Stand as One. Insieme alle persone in fuga, che ha l’obiettivo di fare pressione sui leader mondiali per garantire diritti, sicurezza, protezione, dignità e un futuro alle persone in fuga da guerre e fame.

In vista dei due maggiori summit sulla crisi migratoria che si terranno a New York a settembre, Oxfam chiede ai governi di agire per proteggere i rifugiati di tutto il mondo e al governo italiano di giocare un ruolo chiave per far sì che ciò avvenga.

È possibile firmare la petizione Stand as one su https://act.oxfam.org/

E’ possibile acquistare l’album Oxfam Presents: Stand as One – Live at Glastonbury 2016 cliccando QUI

Adesso basta! I migranti non sono invasori

Adesso, basta!

SUMMIT EUROPEO SU EMERGENZA MIGRANTI


Oxfam lancia una petizione chiedendo a Ue e Governo italiano un Piano efficace per rispondere ai bisogni di chi è in fuga da conflitti, fame e persecuzioni: piccolo passo il ricollocamento di 160.000 migranti, pari allo 0.032% della popolazione europea.
Urgente un nuovo sistema di asilo, prima di ogni provvedimento sui rimpatri.


Con l’arrivo dell’inverno sempre più critiche le condizioni per migliaia di migranti in Serbia e Macedonia, Oxfam al lavoro per far fronte all’emergenza


In occasione del Consiglio dei Ministri della Giustizia e degli Affari Interni dell’UE e della Conferenza sulla Rotta balcanica occidentale, in programma oggi in Lussemburgo, Oxfam Italia lancia un appello agli Stati membri dell’UE affinché adottino una diversa e più efficace politica di tutela dei migranti che necessitano di protezione internazionale.


Un flusso che continua a crescere di settimana in settimana, rendendo l’emergenza migratoria un evento cruciale del nostro tempo. Quasi 550.000 uomini, donne, anziani e bambini che, dall’inizio del 2015 (secondo i dati dell’UNHCR), sono stati costretti ad attraversare i Balcani e il Mediterraneo, per fuggire da guerra, fame e persecuzioni alla ricerca di una nuova casa. Tra loro quasi 3.000 persone hanno perso la vita nei pericolosissimi viaggi della speranza intrapresi in condizioni disumane e in assenza di qualsiasi criterio di sicurezza.  
Ecco perché Oxfam chiede ai cittadini italiani di sostenere l’appello “Adesso, Basta!”.


La recente decisione presa dall’Unione europea per la riallocazione di soli 160 mila migranti sul territorio europeo, pari allo 0.032% della popolazione europea, è stato solo un primo passo in avanti per uscire dallo stallo decisionale dei mesi scorsi. – afferma Elisa Bacciotti, direttrice campagne di Oxfam ItaliaOggi è necessario andare oltre, rafforzando i meccanismi di reinsediamento dei milioni persone ancora bloccate nei paesi in crisi o nei campi profughi di quelli limitrofi e riformando il sistema di asilo europeo. Servono corridoi sicuri per i migranti – continua Bacciotti – e la garanzia della protezione internazionale per chi ne ha diritto, evitando quella “asylum lottery”, che fa sì che persone provenienti dallo stesso paese vedano la loro richiesta accolta o rifiutata a seconda del paese europeo di arrivo. Queste devono essere la priorità per l’Europa, prima di ogni discussione sui rimpatri: basta trattare queste persone come invasori”.


L’accoglienza dei migranti a livello europeo deve perciò realizzarsi, secondo Oxfam, attraverso tutti i possibili strumenti giuridici: ricongiungimenti familiari, concessione di visti umanitari, mutuo riconoscimento delle singole richieste di asilo tra i diversi Stati membri.


Il lavoro di Oxfam per i migranti lungo la rotta balcanica
Serbia e Macedonia restano i paesi che devono gestire il maggior influsso di migranti che arrivano dalla Grecia lungo la “rotta balcanica”: una pressione demografica che sta diventando sempre più insostenibile per i due paesi.   Dall’inizio dell’anno sono 387.000 le persone che hanno cercato di raggiungere l’Europa attraverso la Grecia, quasi 190.000 solo a luglio e agosto, proseguendo per la maggior parte attraverso i Balcani: una media di oltre 2.000 migranti che ogni giorno cercano di entrare nell’area Schengen, con dei picchi che nelle settimane scorse sono arrivati anche fino a 4.000 persone al giorno.


Le persone che arrivano qui sono esauste, affamate e assetate e hanno bisogno di cure mediche e psicologiche. – spiega Riccardo Sansone, responsabile emergenze umanitarie di Oxfam Italia –  Spesso hanno subito abusi dai trafficanti di esseri umani e dai taglieggiatori. Molte famiglie con bimbi piccoli dormono all’aperto, in parcheggi, stazioni degli autobus, tra i cespugli dei parchi, nei campi vicino alle frontiere e sono esposte al rischio di violenze e abusi”. Per far fronte all’emergenza Oxfam – presente nei Balcani dal 2000 – è impegnata in questi giorni in Serbia (nella zona di Sid, vicino al confine con la Croazia, a Dimitrovgrad, al confine con la Bulgaria, e a Preševo/Miratovac, vicino al confine con la Macedonia), per garantire l’accesso all’acqua, con la distribuzione di kit igienici e tutto quanto necessario per affrontare l’inverno in arrivo (sacchi a pelo, impermeabili, calzettoni, cappelli, guanti), con l’installazione di docce e servizi igienici nei campi informali che stanno ospitando migliaia di migranti.

I servizi igienico sanitari sono attualmente insufficienti per far fronte alle necessità delle tantissime persone che continuano ad arrivare ogni giorno. – conclude Sansone –  Il governo serbo ha fatto il possibile per prepararsi a rispondere ai bisogni di queste persone, ma adesso ha urgente bisogno di aiuto. L’Unione Europea deve intervenire al più presto in aiuto dei paesi di transito dei migranti lungo la rotta balcanica attraverso lo stanziamento dei fondi promessi. Ci auguriamo perciò che la Conferenza di oggi possa portare un significativo passo in avanti in questa direzione”


Firma la petizione