Lo sfruttamento nelle filiere dei supermercati

Milioni di donne e di uomini che ogni giorno lavorano in tutto il mondo e in Italia per portare il cibo sulle nostre tavole sono intrappolati nel circolo vizioso della povertà, vittime spesso di condizioni di lavoro disumane, a dispetto dei profitti multimiliardari generati dall’industria alimentare.

Lo sfruttamento nelle filiere dei supermercati

Denunciamo i crescenti squilibri e le condizioni di sfruttamento nelle filiere dei supermercati a livello globale nel rapporto Maturi per il cambiamento.

Abbiamo analizzato le politiche di alcune tra le maggiori catene di supermercati in Europa e negli Stati Uniti:

  • i supermercati trattengono una quota crescente del prezzo pagato dai consumatori – in alcuni casi fino al 50%.
  • la quota destinata a lavoratori e produttori è spesso pari a meno del 5%.
  • nel 2016 le prime otto catene di supermercati Usa quotati in borsa hanno incassato quasi 1.000 miliardi di dollari, generando 22 miliardi di profitti e restituendo 15 miliardi agli azionisti.
  • un’indagine tra i lavoratori e i piccoli agricoltori in 5 paesi con livelli di reddito molto diversi come Italia, Sud Africa, Filippine, Tailandia e Pakistan, ha rivelato un minimo comun denominatore: condizioni di povertà tali da compromettere la possibilità di sfamare adeguatamente sé e la propria famiglia.
  • in Italia il 75% delle lavoratrici nei campi intervistate da Oxfam, afferma di essere sottopagata e di rinunciare a pasti regolari.
  • in Sud Africa oltre il 90% delle lavoratrici delle aziende vitivinicole dichiara di non essere riuscita ad acquistare abbastanza cibo nel mese precedente.
  • nel 2015 circa 430 mila i lavoratori irregolari in agricoltura e potenziali vittime di caporalato in Italia erano “impiegati” in quasi tutte le principali filiere stagionali di frutta e verdura in vendita nella grande distribuzione.

Siamo contro lo sfruttamento economico di cui sono vittime milioni di agricoltori di piccola scala e lavoratori delle filiere alimentari

Le testimonianze raccolte ci dicono di piccoli agricoltori nella filiera della frutta esposti a pesticidi tossici, donne che lavorano nell’industria della trasformazione del pescato costrette a sottoporsi a test di gravidanza per poter lavorare.

Il disagio maggiore ricade sulle donne.

Se la grande distribuzione organizzata riconoscesse un prezzo equo ai produttori senza gravare sui consumatori, in molti casi sarebbe sufficiente restituire l’1 o il 2% del prezzo al dettaglio – pochi centesimi – cambierebbe la vita di donne e uomini che producono il cibo che finisce nelle nostre tavole.

Parliamo di cibo, ma la storia che raccontiamo si ripete in tutti i settori dell’economia globale, da quello tessile a quello elettronico.

Crediamo sia giunto il momento di costruire un’economia più umana che compensi il lavoro, non la ricchezza.

Donne e migranti le prime vittime del caporalato Made in Italy

Donne e migranti tra i più vulnerabiliAbbiamo raccolto testimonianze drammatiche nel caso studio sull’Italia “Sfruttati” sul fenomeno del caporalato e dello sfruttamento dei lavoratori informali in agricoltura.

Ci trattano come bestie. Controllano quante volte andiamo al bagno e ci dicono di tornare subito al lavoro. Se ti rifiuti di lavorare la domenica minacciano di non chiamarti più”, così una lavoratrice italiana racconta le proprie condizioni di sfruttamento in Campania.

Negli ultimi due anni è stato estremamente difficile trovare un’alternativa. È per questo che non posso permettermi di denunciare gli abusi”, le fa eco un’altra lavoratrice rumena in Sicilia.

Lavoriamo dalle 6.00 del mattino alle 6.00 della sera, tutti i giorni della settimana, per 25 euro al giorno. Possiamo fermarci solo 10 minuti per mangiare”, ha raccontato un bracciante agricolo originario del Mali, che lavora nelle campagne campane.

Centinaia di migliaia di persone senza diritti, con l’80% di lavoratori stranieri e il 42% di donne, che a parità di tipologia di lavoro venivano sottopagate rispetto agli uomini.

Tra le più gravi forme di sfruttamento e violazione dei diritti:

  • orari di lavoro nei campi fino a 12 ore al giorno;
  • lavoratori esposti a pesticidi tossici e a temperature altissime in estate e estremamente rigide in inverno;
  • abusi e violenze sulle lavoratrici;
  • paghe medie tra i 15 e 20 euro al giorno, ben al di sotto del minimo legale di 47 euro al giorno.

Un’indagine integrativa, sempre sulla base di dati pubblici, è in corso anche in Italia per i più grandi operatori italiani della GDO (Conad, Coop, Esselunga, Gruppo Selex, Eurospin). I risultati saranno pubblicati a novembre 2018.

Leggi la versione completa del rapporto “Maturi per il cambiamento”

Leggi la versione in sintesi del rapporto “Maturi per il cambiamento”

Leggi il caso studio sull’Italia “Sfruttati”

 

 

Storie in fuga

Qasm ha 4 anni. Ha trovato rifugio nel campo per sfollati nel villaggio di Tinah, a Sud di Mosul.

Storie di chi è costretto a fuggire

Oltre 65 milioni di persone sono costretti ad abbandonare le proprie case a causa di guerre, catastrofi naturali, fame e povertà. Queste sono le storie di alcuni di loro.

Dalla Siria all’Italia

Khalil e Fatem sono fuggiti dalla loro città natale, Raqqa, in Siria, nel 2013, quando il loro figlio Mohamed era appena nato.

Khalil e Fatem sono fuggiti dalla loro città natale, Raqqa, in Siria, nel 2013, quando il loro figlio Mohamed era appena nato. Hanno raggiunto il Libano, dove è nato Ahmad e dove hanno vissuto condividendo una sola stanza senza riscaldamento. I bambini si ammalavano spesso e Khalil non riusciva a trovare lavoro, per cui era costretto a elemosinare cibo o denaro dai vicini. Una volta saputo che questi erano stati selezionati per partecipare al programma dei corridoi umanitari e accolti in Italia, Khalil ha deciso di provare a chiedere lo stesso per la sua famiglia.

Dopo due interviste, è arrivata la bella notizia: non avrebbero mai immaginato che il destino li avrebbe portati nel nostro paese, dove vogliono imparare al più presto la lingua e lavorare per far studiare i loro figli, dando loro un futuro migliore.

La famiglia di Kahlil è stata accolta in Italia grazie al programma dei Corridoi umanitari, che gestiamo in collaborazione con la Chiesa Valdese, che garantirà a 500 rifugiati, tra l’altro, assistenza legale, mediazione linguistico culturale, corsi di lingua italiana.

Iraq

Qasm ha 4 anni. Ha trovato rifugio con la sua famiglia nel campo per sfollati nel villaggio di Tinah, circa 70 km a Sud di Mosul. Abitavano poco lontano, nel villaggio di Imam Gharbi, quando questo è stato occupato dalle milizie dell’ISIS. L’esercito iracheno ha ripreso possesso della zona, ma le operazioni militari nel corridoio di Mosul hanno spinto centinaia di migliaia di civili ad abbandonare le proprie case. Abbiamo aiutato la famiglia di Qasm e tante altre come la sua distribuendo acqua, cibo, coperte e generi di prima necessità per permettere loro di sopravvivere.

Qasm ha 4 anni. Ha trovato rifugio nel campo per sfollati nel villaggio di Tinah, a Sud di Mosul.

Più di 10 milioni di persone – di cui la metà bambini – hanno bisogno di assistenza umanitaria in Iraq, e 3.4 milioni sono gli sfollati a causa della guerra.

Sud Sudan

In seguito alle violenze nel loro villaggio, Nyandiew e Nyachak sono riuscite a fuggire in canoa con i figli.

In seguito alle violenze nel loro villaggio, Nyandiew e  Nyachak sono riuscite a fuggire in canoa con i figli. I mariti purtroppo sono rimasti indietro, e di loro non si sa nulla. Nyandiew e  Nyachak si  sono rifugiate nelle paludi, dove hanno più possibilità di trovare cibo e sopravvivere. Non hanno una casa dove tornare: tutto quello che avevano è andato perduto. A causa del conflitto e della siccità, il Sud Sudan è vittima di una drammatica carestia che ha spinto milioni di persone alla fame.

Per aiutare le famiglie come quella di Nyandiew e Nyachak abbiamo retribuito le persone perché conducano le canoe e consegnino gli aiuti a chi ha bisogno. Abbiamo inoltre installato pompe, pozzi e latrine, in modo da garantire acqua e potabile e prevenire la diffusione del colera e di altre malattie potenzialmente mortali.

Nigeria

Quando le milizie di Boko Haram sono arrivate nel suo villaggio, Fatimata è fuggita e ha cercato rifugio nel campo di Muna Garage; ora, con molte donne come lei, attende di essere intervistata per essere accolta. Il campo ospita più di 30mila sfollati. E’ una crisi di proporzioni drammatiche quella che interessa i paesi del bacino del lago Chad. Il conflitto che è iniziato in Nigeria otto anni fa tra Boko Haram e i militari che gli si sono opposti si è diffuso in Niger, Chad e Camerun.

Quando le milizie di Boko Haram sono arrivate nel suo villaggio, Fatimata è fuggita e ha cercato rifugio nel campo di Muna Garage

Più di 2.6 milioni di persone, di cui 1.5 milioni di bambini, sono fuggiti per salvarsi e quasi 11 milioni hanno urgente bisogno di aiuto. Quasi 7 milioni soffrono la fame e 500.000 bambini sono malnutriti.

Lavoriamo in Nigeria, Niger e Chad aiutando sfollati, rifugiati e comunità locali distribuendo cibo, acqua potabile, installando servizi igienici e facendo pressione su governi e istituzioni perché soccorrano e proteggano i civili.

Il cuore viola con i bambini in fuga

La solidarietà scende in campo allo Stadio Artemio Franchi al fianco di Oxfam Italia, in occasione di Fiorentina-Milan, per raccogliere…

Nel mondo muore 1 persona ogni 80 minuti lungo le rotte migratorie

Dal ritrovamento del corpo del piccolo Alan Kurdi, i decessi delle persone in fuga dai loro paesi aumentati di oltre 1/5

Insieme alle persone in fuga

Oggi, in piena estate, migliaia di persone sono ancora in attesa di conoscere il proprio destino.

Giornata mondiale del rifugiato 2017

Più di 65 milioni di persone sono in fuga dai loro paesi

Giornata mondiale del rifugiato: 65.6 milioni in fuga

Rifugiati e sfollati, secondo i dati diffusi oggi dall’UNHCR, sono saliti a 65,6 milioni. Un quadro che sta divenendo sempre più complesso di anno in anno, anche a causa della scelta di molti paesi di chiudere le frontiere a uomini donne e bambini costretti a fuggire da guerre, persecuzioni, disastri naturali e povertà.

Una delle situazioni più drammatiche è in Siria, un paese devastato da oltre 6 anni di guerra che ha prodotto oltre 2 milioni di vittime e feriti e più di 12 milioni di sfollati alla fine del 2016.

Cosa chiediamo

Chiediamo alla comunità internazionale di fornire immediatamente alternative sicure a chi è costretto a fuggire, lavorando insieme per affrontare le cause principali di quella che è una delle questioni centrali della nostra epoca.

I membri della comunità internazionale dovrebbero imparare dall’esempio offerto da altri paesi che, seppur poveri, sono disposti ad aprire le proprie porte, per offrire quel poco che hanno a chi ha più bisogno. Come l’Uganda, che ha accolto centinaia di migliaia di rifugiati.

Cosa facciamo nel mondo per aiutare chi fugge

Nell’ultimo anno, Oxfam ha lavorato ogni giorno per aiutare oltre 6,7 milioni di persone in paesi colpiti da conflitti. Famiglie vulnerabili costrette a separarsi, donne e bambini vittime di politiche che negano i loro stessi diritti.

Cosa facciamo in Italia chi fugge

Sono ancora moltissimi i migranti giunti sulle nostre coste a cui vengono negati i diritti più essenziali. Sono oltre 6.200 i minori sbarcati sulle nostre coste solo nel 2017, secondo i dati del Ministero degli Interni.

Le persone respinte non possono quindi che andare a ingrossare le fila degli irregolari, costretti in alloggi di fortuna, senza nessuna prospettiva. Non possiamo abbandonarli, non possiamo permettere che i minori semplicemente scompaiano dal sistema di accoglienza.

Per questo un anno fa abbiamo dato via al progetto Open Europe – nato con l’obiettivo di fornire assistenza legale, sanitaria e di prima accoglienza ai migranti esclusi dal sistema per richiedenti asilo in 6 province siciliane.

Dallo scorso aprile abbiamo aderito al progetto “Corridoi umanitari” con l’obiettivo di garantire accoglienza e un accesso sicuro a 500 siriani entro l’anno da paesi di transito come Libano, Marocco e Etiopia. Un progetto realizzato assieme alla Comunità di Sant’Egidio, alla Diaconia Valdese e alla Federazione delle Chiese evangeliche, che rappresenta per adesso l’unica risposta concreta di accesso sicuro in un’Europa che ha adottato politiche di chiusura delle frontiere come unico strumento di gestione dei flussi migratori.

Chiediamo al governo di affrontare ora e nel modo più inclusivo possibile, quella che resta una vera e propria emergenza sociale, dando il prima possibile piena applicazione alla legge Zampa.

FIRMA LA PETIZIONE STAND AS ONE

Nel mondo muore 1 persona ogni 80 minuti lungo le rotte migratorie

Dal ritrovamento del corpo del piccolo Alan Kurdi, i decessi delle persone in fuga dai loro paesi aumentati di oltre 1/5

Insieme alle persone in fuga

Oggi, in piena estate, migliaia di persone sono ancora in attesa di conoscere il proprio destino.

Sud Sudan, metà della popolazione dipende dagli aiuti umanitari

Quasi 5 milioni le persone senza cibo, 2,5 milioni gli sfollati. Prioritario il rispetto del cessate il fuoco.

G7 Finanze: buoni propositi, nessun impegno

Il G7 Finanze di Bari si è appena chiuso, e purtroppo, oltre alle dichiarazioni di intenti non vi è un piano d’azione concreto e politiche misurabili per la lotta contro le disuguaglianze. In particolare, non vi è un impegno condiviso di porre fine alla corsa globale al ribasso in materia di fiscalità.

In particolare:

Riduzione delle disuguaglianze

Oggi 7 cittadini su 10 nel mondo vivono in un Paese in cui la disuguaglianza economica è sensibilmente aumentata negli ultimi 30 anni.

La Presidenza italiana del G7 aveva inserito tra le priorità dell’agenda il tema della riduzione delle disuguaglianze: il summit non ha però prodotto un piano d’azione concreto e misurabile.

Riforma del sistema fiscale

Il G7 ha effettuato progressi nella cooperazione sul contrasto a crimini fiscali e finanziari e rinnovato l’impegno sul fronte anti-corruzione, ma mancano impegni concreti –  più volte chiesti dalla società civile –  per riformare l’attuale sistema fiscale globale e combattere pratiche di abuso.

Il finanziamento di politiche di riduzione delle disuguaglianze richiede infatti sistemi fiscali nazionali con una maggiore portata redistributiva e misure ambiziose di contrasto all’evasione ed elusione fiscale, che possano mobilitare maggiormente le risorse domestiche.

Lotta alla povertà in Italia

In Italia 1 persona su 4 oggi è a rischio povertà e 4,6 milioni di persone vivono già in povertà assoluta. Il nostro paese può e deve fare di più in questa direzione con politiche più inclusive in grado di offrire un sostegno concreto. E proprio per affrontare quella che sta divenendo una situazione sempre più preoccupante abbiamo lanciato la campagna Un pezzo alla volta con l’obiettivo di sostenere oltre 25 mila persone nelle periferie di Torino, Firenze, Arezzo e Catania per offrire sostegno e riscatto a quanti si trovano in situazioni di fragilità economica e sociale. Fino al 15 maggio si può contribuire con un SMS al 45528.

Lotta alla povertà nel mondo

Le discussioni a Bari hanno riguardato il contrasto alla disuguaglianza solo nei Paesi del G7, trascurando i contesti più vulnerabili dei Paesi in via di sviluppo dove le disparità impediscono a milioni di persone di affrancarsi dalla trappola della povertà. Le politiche di cooperazione internazionale, l’aiuto pubblico allo sviluppo, sono ancora le grandi assenti di questo summit. Di questo passo l’obiettivo di eliminare la povertà estrema entro il 2030 –  così come definito dalla Nazioni Unite – difficilmente potrà essere raggiunto.

G7 TAORMINA: clima, cosa farà Trump?

I leader del G7 in marcia verso Parigi. Il Presidente USA Trump però non ha ancora deciso cosa fare, tra incertezze e cambi di rotta.

Stunt su insicurezza alimentare dal G7 a Taormina

Stunt da Taormina: i leader del G7 “banchettano” mentre 30 milioni di persone sono minacciate dalla fame

In attesa del G7 di Taormina

I leader del G7 non possono lasciare Taormina, senza aver prima definito soluzioni politiche chiare e stanziato gli aiuti necessari per evitare una catastrofe umanitaria senza precedenti

Sfidiamo la povertà in Italia

Il tuo aiuto, un pezzo alla volta, offrirà doposcuola ai bambini, sostegno alle neomamme, corsi di formazione ai disoccupati e informazioni preziose per accedere ai servizi sociali e alle agevolazioni fiscali.

Invia un sms al 45528

1 persona su 4 in Italia è a rischio povertà. Il 7,6% della popolazione vive in povertà assoluta.

Oltre 4 milioni e mezzo di italiani che non possiamo abbandonare. Dal 5 al 15 maggio è possibile aiutarli inviando un sms o chiamando da telefono fisso il 45528.

Il problema: la povertà in Italia

  • Un italiano su 13 non ha cibo a sufficienza, o una casa riscaldata, o vestiti adeguati, mezzi per curarsi, informarsi e istruirsi. E in queste situazione si trova un bambino su 10.
  • Il Sud conferma sacche di povertà assoluta maggiori, sebbene non debbano essere trascurate anche le periferie delle grandi città del Nord e del Centro.
  • Povertà, età e titolo di studio sono strettamente legati: la povertà assoluta infatti diminuisce all’aumentare dell’età della persona e del suo titolo di studio, in un contesto di deterioramento della condizione delle giovani generazioni, a cui l’accesso al lavoro è in molti casi precluso o, quando è poco qualificato, non garantisce salari adeguati a mantenere uno stile di vita dignitoso.
  • La disuguaglianza aggrava la povertà: la sperequazione di reddito fa rilevare come, nell’arco di tempo 1988-2011, il 10% più ricco abbia beneficiato di un incremento di reddito superiore a quello della metà più povera degli italiani.

Leggi il rapporto Italiani povera gente

A cosa serve inviare un sms

Vogliamo far fronte a questa situazione drammatica sostenendo chi non ha più i mezzi per condurre una vita dignitosa e chi rischia di ritrovarsi senza un domani.

Il tuo sms offrirà doposcuola ai bambini, sostegno alle neomamme, corsi di formazione ai disoccupati e informazioni preziose per accedere ai servizi sociali e alle agevolazioni fiscali. Tutto questo grazie ai Community Center, che abbiamo attivato nelle periferie di Torino, Firenze, Arezzo e Catania, in collaborazione con la Diaconia valdese, per offrire sostegno e riscatto a quanti si trovano in situazioni di fragilità economica e sociale e prevenire la spirale della povertà.

Cosa sono i Community Center?

I centri di Torino, Firenze, Arezzo e Catania sono luoghi aperti, privi di burocrazie e formalità, in a cui coloro che si trovano in situazioni di fragilità economica e sociale si offrono:

  • sostegno diretto in ambito educativo a giovani studenti italiani e stranieri e alle loro famiglie;
  • sostegno nei contatti con gli enti pubblici del territorio per reperire informazioni per la casa, i
  • servizi socio-sanitari ed educativi;
  • orientamento lavorativo e percorsi formativi e professionali;
  • mediazione familiare per famiglie a rischio sociale;
  • informazioni in tema di previdenza sociale o di agevolazioni economiche e fiscali;
  • supporto specifico alle problematiche e al disagio dei migranti.

Aiuta le famiglie che vivono in povertà in Italia,
invia ora un sms al 45528

Telefoniche a sostegno della campagna sms

Sviluppo, l’importanza che sia pubblico

Aumentare gli aiuti allo sviluppo e renderli efficaci può mettere i più poveri nella condizione di essere cittadini attivi e di influire sulle decisioni che riguardano la loro vita. Non solo. Più aiuti vuol dire anche dare la possibilità ai governi di essere trasparenti e capaci di scegliere la strada migliore per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs).

È quanto emerge dal nostro nuovo rapporto, Il ruolo degli aiuti nel mondo post 2015, diffuso oggi ad un anno dalla firma dell’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile.

In un mondo sempre più complesso, che deve affrontare crisi interconnesse su molteplici fronti, è vitale che gli aiuti allo sviluppo siano efficaci. ha detto la direttrice delle campagne di Oxfam Italia, Elisa BacciottiSolo così si potranno seriamente affrontare piaghe del nostro tempo, come disuguaglianza, povertà estrema, cambiamenti climatici e migrazione forzata, raggiungendo gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”

La crescita economica che esclude un quinto del mondo

Più di 1 persona su 5 nel mondo vive con meno di 1,48 dollari al giorno beneficiando, complessivamente, solo dell’1% proveniente dalla crescita economica su scala globale. Oltre 1 miliardo di persone che di fatto vengono lasciate fuori dai processi di sviluppo. I suoi benefici non sgocciolano verso il basso, come sostengono alcune teorie economiche, ma si concentrano “naturalmente” verso la parte alta della piramide sociale, tagliando fuori le comunità più povere.

La centralità dell’APS per aumentare il potere decisionale dei cittadini

La maggior parte delle persone più povere al mondo vive in Paesi che nei prossimi 15 anni non saranno in grado di assicurare risorse interne per lo sviluppo. Ecco perché Oxfam evidenzia che in 47 di questi Paesi l’aiuto pubblico rimarrà la principale fonte di finanziamento assieme agli investimenti privati. In altre parole, si tratta di risorse indispensabili per permettere l’uscita dalla povertà estrema di oltre 314 milioni di persone appartenenti al 20% più povero del mondo. 

Gli aiuti pubblici allo sviluppo perciò rimangono fondamentali, nonostante il crescente peso delle di altre fonti di finanziamento quali gli investimenti del settore privato o la mobilitazione di risorse nazionali derivanti dal gettito fiscale.

Qualcuno pensa di poter archiviare l’aiuto pubblico come una reliquia del passato – ha aggiunto Bacciotti – Ma non è così. Esso rimane essenziale per quei paesi più poveri che non riescono ad assicurare sufficienti entrate fiscali a livello nazionale o ad attrarre investimenti privati. Il finanziamento pubblico aiuta questi paesi ad essere protagonisti del proprio sviluppo e ad attrarre altre forme di finanziamento”.

Nel post-2015, evidenzia il report, gli aiuti per lo sviluppo possono – e dovrebbero – alimentare il “patto stato-cittadini”, che è al centro delle relazioni di un paese e del buon funzionamento delle sue istituzioni, fondamentale per orientare il processo di sviluppo.

Per sua natura l’aiuto pubblico allo sviluppo ha un impatto potenziale che va ben oltre il suo valore economico: se indirizzato efficacemente verso aspetti essenziali – salute, cibo, istruzione – può cambiare la vita delle persone. E’ un volano che libera le persone dalla povertà e riconsegna loro la possibilità di decidere della propria vita ed esercitare un ruolo in grado di influire sulle decisioni di governi e istituzioni.

I finanziamenti privati, se ben utilizzati per il giusto scopo, sono importanti per mobilitare le immense risorse necessarie a vincere la sfida dello sviluppo sostenibile, ma non possono sostituire finanziamenti pubblici oculati e necessari. – conclude Bacciotti – I finanziamenti privati sono guidati dalle forze di mercato e dagli stati più ricchi e sviluppati, e per questo hanno un ruolo e uno scopo diverso da quello degli aiuti pubblici”.

Consiglio Affari Esteri Sviluppo: conclusioni deludenti

Snaturato il Fondo fiduciario per l'Africa

Consiglio Affari esteri Sviluppo a Lussemburgo
OXFAM: “FILO SPINATO INVECE DI SCUOLE E OSPEDALI”


Il Fondo fiduciario per l’Africa rischia di essere snaturato: obiettivi di sviluppo e di lotta alla povertà scambiati con obiettivi di sicurezza.


Delusione per le conclusioni del Consiglio degli Affari esteri Sviluppo che si è tenuto ieri a Lussemburgo: il nuovo Fondo fiduciario per l’Africa dell’Unione europea, destinato ad affrontare le cause strutturali delle migrazioni, rischia di essere utilizzato per rafforzare le misure di sicurezza alle frontiere e non per sradicare povertà e disuguaglianza.
Nessuna conferma è infatti giunta dai Ministri dello sviluppo Ue che il Fondo sarà effettivamente usato per progetti di sviluppo, invece che per la sicurezza delle frontiere e per il contenimento della mobilità delle persone.


L’Unione europea confonde gli obiettivi della cooperazione allo sviluppo che hanno come scopo l’aiuto alle persone costrette a lasciare la propria casa, con quelli della cooperazione di sicurezza che invece servono a impedire a quelle stesse persone di entrare in Europa”, afferma la direttrice delle Campagne di Oxfam Italia, Elisa Bacciotti.
In altre parole, l’Ue rischia di dare priorità al controllo delle frontiere e alla sicurezza piuttosto che alla salvezza di persone che si trovano in grave stato di bisogno. – continua Bacciotti –  Da subito serve che l’Europa si impegni a utilizzare il Fondo per lo scopo con cui è nato: sradicare la povertà, costruire scuole, cliniche e non muri di filo spinato e checkpoint”.


Il Fondo fiduciario per l’Africa dell’Ue deve essere messo in sicurezza, salvaguardando i suoi scopi attraverso strumenti di trasparenza e accountability: il 100% dei fondi per lo sviluppo devono continuare a essere impiegati per sradicare la povertà e ridurre la disuguaglianza.



Il Fondo fiduciario per l’Africa si chiama ufficialmente Fondo fiduciario di emergenza per la stabilità e per la risoluzione delle cause strutturali della migrazione irregolare e l’aiuto agli sfollati in Africa. Il Fondo dovrebbe essere lanciato in occasione del vertice della Valletta il prossimo 11-12 novembre.


Il lavoro di Oxfam per i migranti
“I migranti non sono invasori”: la petizione “Adesso Basta!”
In Europa ci sono ancora voci che chiedono agli stati membri di accettare la loro giusta quota di rifugiati e un Piano efficace per rispondere ai bisogni di chi è in fuga da conflitti, fame e persecuzioni. Per amplificare la voce dei cittadini Oxfam lancia la petizione “Adesso, Basta!” .
Oxfam è al lavoro, oltre che in Italia per l’accoglienza dei migranti richiedenti asilo, in Serbia nei centri di transito al confine con la Croazia, la Macedonia e la Bulgaria per garantire a migliaia di persone l’accesso all’acqua e ai servizi igienici attraverso l’istallazione di docce e toilette, la distribuzione di kit igienici, e di tutto quanto necessario per affrontare l’inverno in arrivo (sacchi a pelo, impermeabili, calzettoni, cappelli, guanti).

G7: niente di concreto per la lotta alla povertà

 

Flashmob di Oxfam al G7

“POCHI PASSI AVANTI SUL CLIMA E ANCORA NESSUN IMPEGNO CONCRETO PER LA LOTTA ALLA POVERTA’”


Pochi passi avanti nell’adozione di politiche efficaci per la lotta ai cambiamenti climatici e nessuna correzione di rotta per invertire il trend che ha visto negli ultimi anni una crescita esponenziale della disuguaglianza economica nel mondo. Questo in sintesi quanto emerge, secondo Oxfam, dalle conclusioni del G7 dei capi di stato che si è appena chiuso in Germania.


I leader del G7 hanno riconosciuto la necessità di eliminazione progressiva dell’impiego di combustibili fossili. – afferma Roberto Barbieri, Direttore Generale di Oxfam Italia – Un passo in avanti, sebbene risultino ancora inadeguati o non chiari gli obiettivi di riduzione delle emissioni che i vari Stati stanno assumendo in vista dell’importante conferenza sul cambiamento climatico del prossimo dicembre a Parigi. I Capi di Stato e di Governo presenti al summit hanno imboccato la giusta strada, ma adesso occorre passare il prima possibile dalle parole ai fatti. In questo quadro diviene perciò prioritario, mantenere la promessa relativa allo stanziamento di 100 miliardi di dollari entro il 2020, per far fronte al cambiamento climatico nei paesi via di sviluppo, che rappresenta un punto fondamentale per il successo dei negoziati in vista dell’accordo sul clima a Parigi”.

 


E se sono ancora molto deboli i progressi fatti nella lotta ai cambiamenti climatici, secondo Oxfam è preoccupante il pressoché totale disinteresse dei leader presenti al summit per le politiche di riduzione della povertà globale.
I leader del G7 – aggiunge Barbieri – non hanno indicato alcun piano concreto per il miglioramento delle condizioni di vita di un miliardo di persone che nel mondo vivono in condizioni di estrema povertà. Le iniziative messe in campo, per la maggior parte senza che sia stato associato alcun impegno finanziario, appaiono infatti inadeguate a sostenere le enormi sfide che devono essere affrontate sulla lotta alla fame, alla disuguaglianza economica e alle epidemie che colpiscono il Sud del mondo”.


Esemplificativo il riferimento al proposito di voler liberare 500 milioni di persone dall’ingiustizia della fame, obiettivo in sé molto positivo che però manca di chiare indicazioni su come e con quali risorse possa essere raggiunto. Anche in relazione al tema salute è positivo che il G7 abbia voluto trarre insegnamento dall’emergenza Ebola che ha colpito l’Africa occidentale. Tuttavia, ai leader del G7 il mondo chiede di mettere a fuoco obiettivi lungimiranti in grado di sostenere con adeguate risorse finanziarie il raggiungimento della copertura sanitaria universale, essenziale per dotare i Paesi poveri di sistemi e competenze sanitarie utili alla prevenzione di nuove epidemie.


In merito alla crescita economica, inoltre, non vi è stata una focalizzazione sul crescente divario nei livelli di disuguaglianza nei Paesi e tra i Paesi. Misure di contrasto all’elusione fiscale da parte di grandi aziende ed il supporto ai sistemi fiscali nei Paesi poveri sono sicuramente dei passi in avanti, ma è necessario che una riforma della governance fiscale globale non sia decisa soltanto dal club del G7. Secondo Oxfam, è necessario infatti che tutti i Paesi siedano al tavolo del negoziato, in particolare i Paesi in via di sviluppo che ogni perdono miliardi di dollari in entrate fiscali dirottate verso i paradisi fiscali.


“Per fortuna, non mancheranno nuove occasioni per i leader del G7 per compiere quei decisivi passi in avanti che non sono stati in grado di compiere durante il summit in Germania.- conclude Barbieri – Il primo appuntamento sarà già il prossimo mese con la Conferenza delle Nazioni Unite sul Finanziamento allo Sviluppo che si terrà a luglio ad Addis Abeba, a cui il Premier Renzi prenderà parte: l’auspicio è che manifesti la stessa ambizione con cui oggi a margine del G7 ha dichiarato di non voler più che l’Italia sia fanalino di coda nella cooperazione allo sviluppo. L’appuntamento di Addis Abeba può essere infatti il punto di partenza per concordare un’ambiziosa riforma del sistema fiscale globale e per mantenere le promesse assunte per l’investimento in aiuto pubblico allo sviluppo. Queste due misure aiuterebbero a sbloccare i fondi necessari a finanziare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile che guideranno le politiche di cooperazione e sviluppo dei prossimi quindici anni”.

 

Flashmob di Oxfam al G7

 

Flashmob delle "big heads" al G7

 

LA GIUSTA STRADA PER LA FINE DELLA DISUGUAGLIANZA

Alla vigilia del vertice di Elmau, il flash-mob di Oxfam: Matteo Renzi, Barack Obama, Angela Merkel, David Cameron e gli altri leader del G7 nelle insolite vesti di esploratori alla ricerca della strada giusta per porre fine alla crescente disuguaglianza economica globale.

Alla vigilia del G7 dei capi di governo in programma domani e lunedì allo Schloss Elmau di Garmisch-Partenkirchen in Baviera, Oxfam accende i riflettori sulla drammatica crescita della disuguaglianza economica globale e organizza un flash mob con le famose “big heads” dei leader presenti al summit: Matteo Renzi, Barack Obama, Angela Merkel, David Cameron, Francoise Hollande, Stephen Harper e Shinzo Abe ritratti nelle insolite vesti di esploratori a cui il mondo chiede di individuare con urgenza la strada giusta per porre fine ad un trend che costringe centinaia di milioni di persone nel mondo a vivere in condizioni di estrema povertà.

Economia globale e crescita saranno infatti due dei temi centrali in discussione nella sessione di domenica mattina del summit. Oxfam chiede perciò che i leader mondiali mettano in atto tutte le misure necessarie per porre fine all’elusione fiscale delle grandi multinazionali, all’interno dei singoli Stati e in tutto il mondo, promuovendo un’equa riforma del sistema fiscale globale che permetta di combattere la povertà, frenare la disuguaglianza e ottenere una crescita economica sostenibile. Mentre l’attuale mancanza di regole chiare e definite permette alle multinazionali di prosperare, ad alcune delle aree più povere del Mondo vengono sottratte risorse vitali per il proprio sviluppo. Aree come l’Africa che, nonostante una forte crescita economica negli ultimi anni, non è riuscita a cogliere i frutti di questo straordinario sviluppo a causa dell’elusione fiscale delle grandi multinazionali. Solo nel 2010, gli investitori e le aziende con sede nei Paesi appartenenti al G7, attraverso il trade mispricing, hanno di fatto impedito che risorse per circa 6 miliardi di dollari rimanessero a disposizione dei paesi africani: si tratta di una forma di elusione fiscale che consente di alterare in maniera legale la base imponibile in alcuni paesi spostando i profitti all’interno dello stesso gruppo verso paradisi fiscali o Paesi a più bassa tassazione. Il risultato è un elusione fiscale complessiva tre volte superiore all’ammontare necessario per assicurare la copertura sanitaria universale nei Paesi colpiti dall’epidemia di Ebola, che in un anno ha causato oltre 9.600 decessi e oltre 23.700 persone contagiate tra Sierra Leone, Liberia, Guinea e Guinea Bissau.

“Se i leader del G7 vogliono seriamente sostenere la crescita economica e uno sviluppo sostenibile in Africa, devono impegnarsi a promuovere riforme ambiziose della governance fiscale globale. – afferma il direttore generale di Oxfam Italia, Roberto Barbieri – E’ perciò necessario correggere quelle pratiche che oggi permettono alle multinazionali di eludere le tasse e di alimentare una “corsa al ribasso” dei diversi governi  che offrono agevolazioni fiscali sempre più generose per attrarre aziende e investitori nei propri Paesi. E’ un sistema che non funziona, che toglie risorse a chi ne avrebbe estremo bisogno, alimentando così il circolo vizioso della disuguaglianza”.

Allo stesso tempo, i Paesi donatori, tra cui alcuni membri del G7, continuano ancora a non mantenere le promesse di investimento in aiuto pubblico allo sviluppo: molti sono ancora loro lontani dal raggiungimento dell’obiettivo dello 0,7% del PIL e dallo stanziamento delle risorse aggiuntive necessarie per contrastare il cambiamento climatico. Oxfam perciò chiede che anche in vista della Conferenza delle Nazioni Unite sul Finanziamento allo Sviluppo che si terrà ad Addis Abeba a luglio, i governi del G7  assumano degli impegni concreti per raggiungere il prima possibile questi obiettivi.