Vulnerabili e abbandonati

Ammassati, esposti a violenza e senza accesso alle cure mediche

Denunciamo il dramma  di centinaia di donne incinte, minori non accompagnati, sopravvissuti a torture e a abusi, sono costretti nel pieno dell’inverno a vivere in condizioni “disumane” nei campi profughi delle isole greche nel nostro report “Vulnerabili e abbandonati” diffuso oggi.

Donne incinte, bambini soli sopravvissuti a torture e guerra costretti in condizioni “disumane”Abbiamo raccolto tante drammatiche testimonianze di migranti a cui viene negato il diritto a un’accoglienza dignitosa, come conseguenza del collasso del sistema di identificazione e di protezione.

Nel dossier, le voci di madri che sono state mandate via dagli ospedali a soli quattro giorni da un parto cesareo e che si sono ritrovate a vivere in una tenda assieme ai figli appena nati. Abbiamo testimonianze di minori e donne sopravvissuti a violenze sessuali e ad altri traumi, che sopravvivono in campi profughi dove regolarmente avvengono risse. 

Nel campo di Moria, che contiene il doppio di persone che potrebbe accogliere, c’è un solo medico per quasi tutto il 2018, incaricato dalle autorità di Lesbo di provvedere all’identificazione e al primo soccorso delle circa 2.000 persone, che arrivavano ogni mese sull’isola.  

È inaccettabile trovarsi nella condizione di non poter identificare le persone che hanno immediato bisogno di aiuto. Identificare e assistere queste persone è un dovere fondamentale sia per la Grecia che per l’Europa. In base alle norme europee e greche, minori non accompagnati, donne incinte o con bambini piccoli, persone con disabilità e sopravvissuti a torture devono essere identificati come vulnerabili e quindi rientrare nel normale sistema di accoglienza per richiedenti asilo, anziché essere sottoposti a processi lampo con il solo obiettivo di rimandarli in Turchia.  

Sono inoltre moltissimi i casi di persone detenute ingiustamente nonostante siano giovanissime, soffrano di malattie psichiche e o disagi fisici dovuti ai traumi subiti. Una condizione in cui è molto difficile avere accesso a cure mediche e all’assistenza psicologica.

L’emergenza a Lesbo nel pieno dell’inverno

Donne incinte, bambini soli sopravvissuti a torture e guerra costretti in condizioni “disumane”L’inverno ha portato una pioggia incessante a Lesbo e la tendopoli è diventata una vera e propria palude di fango, con le temperature che nelle prossime settimane si abbasseranno ancora sotto lo zero portando la neve. In cerca di qualsiasi fonte di calore le persone stanno iniziando a bruciare tutto quello che trovano, inclusa la plastica. Portano stufe improvvisate e pericolose dentro alle tende, rischiando la vita solo per riscaldarsi.

Le autorità locali e le organizzazioni umanitarie stanno facendo il possibile per migliorare le condizioni di vita delle persone bloccate nei campi, ma tutti gli sforzi sono resi vani dalle politiche che continuano a bloccare le persone sull’isola per periodi di tempo indefiniti.

L’appello alla “Fortezza Europa”

Facciamo appello all’Unione europea, agli stati membri perché si trovi al più presto una soluzione all’emergenza che si sta consumando nelle isole greche; servono:

  • uno staff sanitario adeguato
  • un diverso sistema di identificazione dei più vulnerabili
  • trasferimenti regolari dei migranti sulla terraferma.

Assistiamo ad una chiusura di fatto delle frontiere europee, che tradisce i valori fondanti dell’Unione e il comune senso di umanità che dovrebbe guidarne l’azione. Alle frontiere di Croazia e Ungheria migliaia di uomini, donne e bambini in fuga da guerre e persecuzioni vengono respinti in Serbia dove sono costretti a vivere intrappolati, come in un limbo. Qui noi di Oxfam lavoriamo per assicurare pasti e ricovero nei centri predisposti dal Governo. Alla frontiera italiana, lungo la rotta del Mediterraneo centrale, dopo la chiusura dei porti decisa dal Governo la scorsa estate, da giorni interminabili assistiamo al dramma di 49 profughi bloccati in mare a rischio della vita.

Tutto questo è insensato e ingiusto. Ciascuno Stato deve fare la propria parte accogliendo una quota di migranti e agire perché si giunga prima possibile alla riforma del Trattato di Dublino, in linea con la posizione del Parlamento europeo.

La campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie

Oxfam sostiene la campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie che ha l’obiettivo di raccogliere 1 milione di firme nei prossimi 12 mesi in almeno 7 paesi membri per.

  • il cambiamento delle politiche europee sui migranti
  • la creazione di passaggi sicuri per i rifugiati
  • la protezione delle vittime di abusi, sfruttamento e violazioni dei diritti umani

Le firme saranno consegnate alla Commissione europea con la richiesta di presentare un atto legislativo di riforma in materia di immigrazione, volto a superare le difficoltà dei Governi nazionali nella gestione dei flussi migratori.

Un milione di sud sudanesi trova rifugio in Uganda

L’86% dei rifugiati sono donne e bambini, che è necessario proteggere da torture, maltrattamenti, stupri e fameÈ di oggi l’annuncio dell’UNHCR secondo cui il numero di profughi provenienti dal Sud Sudan ha raggiunto il milione in Uganda.

Cosa succede in Sud Sudan

In Sud Sudan ci sono 1,94 milioni di sfollati interni: da dicembre 2013, 1 su 3 è stato costretto a lasciare il proprio paese. Circa 6 milioni hanno bisogno di aiuto umanitario e Oxfam lavora in 10 comunità per portare cibo, acqua e kit igienico-sanitari, in particolare nella Panyijar County, dove arrivano moltissime persone in fuga dalla carestia.

L’86% dei rifugiati sono donne e bambini, che è necessario proteggere da torture, maltrattamenti, stupri e fame.

L’Uganda accoglie profughi e rifugiati

Oggi la politica di accoglienza dell’Uganda consente a un milione di rifugiati di trovare un luogo sicuro in cui vivere.

L’Uganda ospita anche profughi provenienti da Repubblica democratica del Congo, Burundi e Repubblica Centrafricana

Eppure, tra i paesi ospitanti, l’Uganda è tra quelli che ricevono meno fondi.

AIUTACI A SALVARE QUANTE PIÙ VITE POSSIBILI

Sud Sudan sull’orlo della carestia

In alcune aree del Paese 1 famiglia su 5 è già colpita dalla carestia. Oltre 1 milione di bambini sotto i 5 anni sono colpiti da malnutrizione acuta. Non possiamo aspettare una formale dichiarazione dello stato di carestia per intensificare l’intervento in soccorso della popolazione: le persone stanno morendo adesso

Uragano Irma, migliaia di sfollati

Uragano Irma, gravi danni ad Haiti e in Dominicana Il passaggio dell’uragano Irma, il più intenso ad aver attraversato l’Atlantico…

Il dramma delle persone in fuga dall’ISIS

Aiutamo i civili esausti e traumatizzati, in fuga da Tal Afar e dal’ISIS, distribuendo loro alimenti salvavita e acqua. Tutti hanno urgentemente bisogno di acqua, cibo e riparo.

Al via i corridoi umanitari, primi siriani accolti in Toscana

Molte famiglie fuggite dalle atrocità in Siria saranno accolte nelle nostre strutture in Toscana attraverso il programma Corridoi umanitari

Al via i corridoi umanitari, primi siriani accolti in Toscana

Siria, triste anniversario

A sei anni dall’inizio della guerra milioni di siriani sono intrappolati nel paese o bloccati ai confini.

Cosa succede in Siria?

 

A sei anni dall’inizio della guerra milioni di siriani sono intrappolati nel paese o bloccati ai confini. In Italia Oxfam aderisce al progetto Corridoi umanitari che garantisce una via di approdo sicura a centinaia di rifugiati.

Secondo le stime Nazioni Unite

  • il conflitto ha causato 300.000 vittime ma il conteggio effettivo potrebbe essere di gran lunga superiore
  • in Siria circa 13 milioni e mezzo di uomini, donne e bambini, hanno bisogno di assistenza umanitaria e di protezione
  • 78.000 siriani bloccati al confine con la Giordania
  • centinaia di migliaia respinti alla frontiera con la Turchia
  • 640.000 in Siria, sotto l’assedio militare imposto dal governo e i suoi alleati, dai gruppi armati di opposizione e dall’ISIS.

Quasi cinque milioni di siriani che sono riusciti a scappare vivono oggi sulla propria pelle le conseguenze delle decisioni dei paesi più ricchi del mondo che si traducono per moltissimi nell’impossibilità di trovare un luogo sicuro in cui vivere.

Il 15 marzo coincide anche con l’anniversario dell’accordo UE-Turchia, esemplificativo della volontà dell’Europa a non prendersi carico delle richieste d’asilo di chi è in fuga dalla guerra.

Il nostro aiuto: i Corridoi umanitari in Italia

 

“Siamo di fronte alla più grande tragedia umanitaria dal secondo dopo guerra. Come rappresentanti della società civile non potevamo rimanere con le mani in mano. – ha detto Alessandro Bechini, direttore dei programmi in Italia – Da aprile Oxfam aderisce al progetto Corridoi umanitari, inaugurato più di un anno fa dalla Diaconia valdese e dalla Comunità di S. Egidio, che ha già portato in Italia 700 rifugiati siriani vulnerabili, attraverso una via sicura e grazie a visti umanitari previsti dal diritto internazionale. L’obiettivo è ospitarne 1.000 entro la fine del 2017 in varie città italiane e il primo gruppo di rifugiati di cui Oxfam si farà carico, sarà accolto nel Comune di Rosignano Marittimo. L’appello che rivolgiamo ai leader del mondo è di smettere la politica dei muri e di rispettare gli impegni di reinsediamento assunti nei confronti di chi fugge dalla guerra.”

L’aiuto in Siria, Libano e Giordania

 

  • Dall’inizio della crisi abbiamo aiutato oltre 2 milioni di siriani.
  • In Siria abbiamo fornito acqua pulita a più di un milione di persone attraverso camion cisterna, riparando reti idriche e pozzi e fornendo servizi igienico-sanitari.
  • Lo scorso novembre, abbiamo installato anche un generatore nella principale stazione idrica di Aleppo, Suleiman al-Halabi, appena riconquistata dalle forze governative, garantendo così acqua pulita ai 2 milioni di abitanti della città.
  • In Giordania e in Libano abbiamo sostenuto oltre 186 mila rifugiati siriani e persone vulnerabili ospitate nelle comunità locali con acqua, cibo e servizi igienici di base.
  • Nell’immenso campo profughi di Zaatari, in Giordania, coordiniamo inoltre il lavoro di potabilizzazione dell’acqua a servizio delle decine di migliaia di persone che qui hanno trovato rifugio.
Sostieni l’intervento di Oxfam a fianco di profughi siriani, attraverso la campagna #Savinglives

Appello alla conferenza donatori crisi siriana

Oltre 13 milioni di persone hanno urgente bisogno di aiuto: all’indomani di uno dei peggiori anni dall’inizio della guerra in Siria, con altre sette organizzazioni che lavorano nel paese lanciamo un appello per sostenere la risposta umanitaria.

Siria: il nostro aiuto continua

Almeno 400.000 siriani sono stati uccisi e più di 13 milioni hanno disperato bisogno di aiuto umanitario, inclusi quasi tre milioni di persone intrappolate in zone assediate e difficili da raggiungere, come Ghouta orientale. Più di 5.6 milioni di rifugiati vivono nei paesi confinanti, la maggioranza in povertà estrema.

Condanniamo fermamente i terribili attacchi di Idlib in Siria

Condanniamo fermamente i terribili attacchi di Idlib in Siria “Le immagini di bambini asfissiati dalle armi chimiche sono scioccanti e…

Immigrazione: fortezza Europa schiaccia i più deboli

Alla vigilia del Consiglio europeo in programma a Bruxelles il 20 e 21 ottobre, abbiamo lanciato un appello attraverso il rapporto Fortezza Europa, l’inadeguatezza della risposta europea alla crisi migratoria. Un documento che rende conto delle condizioni di vita degradanti a cui sono costrette migliaia di uomini, donne e bambini, a cui oggi è negata anche la sola speranza di un futuro libero dalla paura.

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La risposta dell’Unione europea all’arrivo dei migranti sul proprio territorio sta provocando troppe sofferenze inutili alle migliaia di persone bloccate lungo la rotta balcanica o in fuga attraverso il Mediterraneo alla ricerca di un rifugio sicuro. Per questo motivo è prioritario che i leader europei cambino radicalmente il loro approccio alla gestione di questo fenomeno, sostituendo l’attuale modello incentrato sulla difesa della Fortezza Europa con una politica basata prima di tutto sul rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani. Per questo è importante sostenere la nostra campagna Stand as one a fianco di chi fugge da guerra e violenza, DONA QUI

Vogliamo denunciare le condizioni di sfruttamento a cui sono esposti migliaia di persone lungo la “rotta balcanica”: oltre 5 mila persone bloccate in Serbia, viaggi moltiplicati attraverso “rotte illegali” e i casi di abusi sulle donne da parte dei trafficanti.

Elisa Bacciotti, direttrice delle nostre campagne, afferma: “La chiusura dei confini europei di fronte alle migliaia di persone in fuga da guerre e persecuzioni, le costringe a percorrere le rotte più pericolose e spesso a cadere nelle mani dei trafficanti di esseri umani. L’Europa deve intervenire al più presto non solo per garantire vie sicure e legali, ma anche per costruire un sistema di asilo degno di questo nome”.

Con i nostri partner abbiamo raccolto sul campo testimonianze di abusi subiti dalle donne costrette a prostituirsi per sopravvivere o per ottenere riparo, cibo o la prosecuzione del viaggio. Una ragazza diciassettenne arrivata dalla Siria ha descritto così il trattamento riservato alle donne che viaggiavano con lei: “In Macedonia, abbiamo provato a entrare in contatto con dei trafficanti, ma non avevamo abbastanza denaro. Allora hanno proposto di portarci in Serbia in cambio di sesso con le donne del nostro gruppo. Eravamo terrorizzate, perché erano armati”.

balcan-route-3Le procedure d’asilo e di ricongiungimento familiare in Grecia sono spesso inefficienti e molto lente. Sono migliaia i richiedenti asilo che, senza indicazioni chiare sui passaggi da seguire, attendono per mesi di ricevere risposte riguardanti il loro status legale, trovandosi spesso costretti a sopravvivere in condizioni terribili. L’assistenza legale è pressoché inesistente, i ricongiungimenti familiari spesso impossibili anche se si hanno effettivamente parenti in altri paesi europei. Nei campi sempre più spesso scoppiano tensioni tra migranti bloccati a tempo indeterminato, che perdono la speranza di veder migliorare le proprie condizioni.  Da qui la necessità di intervenire quanto prima per garantire ai 60.000 profughi presenti nel paese (secondo le stime) assistenza sanitaria, istruzione per i minori e sostegno psicologico soprattutto verso le donne, più a rischio di violenze e abusi.

In Italia: 28 minori al giorno scompaiono dal sistema di accoglienza

Sono già 19.429 i bambini e i ragazzi non accompagnati arrivati in Europa attraverso l’Italia quest’anno, contro i 12.360 arrivati nel 2015. Un significativo aumento che trova però il sistema di accoglienza italiano inadeguato a rispondere ai loro bisogni, anche i più essenziali, e rispettare i loro diritti. Solo nei primi sei mesi del 2016, 5.222 minori non accompagnati sono stati dichiarati “scomparsi” dai centri di accoglienza: ragazzi che diventano così invisibili e conseguentemente ancor più vulnerabili a fenomeni di abuso, violenza e sfruttamento.

Attraverso gli accordi che si sono succeduti negli ultimi mesi (Conferenza de La Valletta che ha dato vita all’EU Trust Fund for Africa, accordo UE-Turchia, Partnership Framework, accordo UE-Afghanistan) è evidente che, con la promessa di stanziamenti di fondi, l’UE sta esternalizzando il controllo dei propri confini, di fatto attuando una politica estera il cui solo obiettivo è porre un freno ai flussi migratori e procedere con i rimpatri.

Per quanto riguarda le dinamiche interne all’Unione, la procedura di ricollocamento (relocation), messa a punto ufficialmente per condividere la responsabilità dell’accoglienza e alleggerire il peso dei paesi frontalieri, non è mai realmente partita. A settembre di quest’anno soltanto una minima parte dei ricollocamenti promessi sono stati attuati: su un totale di 66.400 persone da ricollocare, soltanto 4.455 persone dalla Grecia e 1.196 dall’Italia sono state trasferite verso altri paesi europei.

Per questo è importante il tuo aiuto,  sostieni la risposta di Oxfam a fianco di chi fugge da guerra e violenza, DONA ORA

 

Iraq: l’offensiva su Mosul e la catastrofe umanitaria

iraq-2 L’ Iraq è un paese martoriato che già dà rifugio a  3,4 milioni di sfollati, mentre 10 milioni di persone, metà dei quali bambini, hanno bisogno di assistenza umanitaria.

L’imminente offensiva su Mosul e le zone circostanti sotto il controllo dell’ISIS potrebbe intrappolare negli scontri centinaia di migliaia di civili.

Intere famiglie si troveranno di fronte alla scelta drammatica tra restare nelle zone sotto il controllo del Daesh o fuggire.

Molti testimoni raccontano come episodi di violenza brutale e mancanza di cibo siano all’ordine del giorno e molte persone rischino la vita per sfuggire ai combattimenti.

Il racconto di Zahia:

 

“Gli abitanti di Mosul hanno già sofferto abbastanza. – dichiara Camilla Stecca dal nostro ufficio emergenze umanitarie  E’ essenziale perciò garantire alla popolazione vie di fuga dai combattimenti in modo che possano raggiungere zone sicure e avere accesso agli aiuti umanitari di cui hanno un disperato bisogno. E inoltre prioritario che tutte le forze armate coinvolte evitino l’uso di armi pesanti, soprattutto nelle aree più densamente popolate della città, facendo tutto il possibile per proteggere i civili. Il governo iracheno ha tutto il diritto di controllare il proprio territorio ma, insieme alle altre parti coinvolte nel conflitto, deve rispettare il diritto umanitario internazionale e proteggere le aree abitate dai civili e le infrastrutture essenziali”.

Gli scontri delle ultime settimane hanno già costretto decine di migliaia di persone a fuggire dalle proprie case, ma l’offensiva per la riconquista della seconda città dell’Iraq potrebbe generare oltre 1 milione di profughi.

Rifugiati scappati dagli attacchi dell'ISIS

Rifugiati scappati dagli attacchi dell’ISIS

Uomini, donne e bambini, con l’inverno in arrivo, avranno bisogno di immediata assistenza umanitaria. Dal marzo di quest’anno gli scontri hanno causato la fuga di quasi 150 mila profughi lungo il cosiddetto “corridoio di Mosul”.

Stiamo intervenendo lungo il “corridoio di Mosul” per fornire  alle persone in fuga dal conflitto acqua potabile, servizi igienici, coperte e altri aiuti umanitari essenziali.

 

Per sostenere la risposta di Oxfam a fianco di chi fugge da guerra e violenza clicca QUI

 

 

 

 

 

 

Lasciati nel limbo

In fuga dalla guerra, dalla povertà, dalle violazioni dei diritti e dall’umiliazione

I migranti bloccati nel limbo dei campi greci vivono in condizioni disperate, fatte di violenza, scarso accesso a cibo, cure mediche e informazioni. E’ quanto emerge da Lasciati nel limbo il rapporto lanciato oggi da ActionAid e Oxfam, dove sono raccolte le testimonianze di oltre 250 persone dai campi profughi di Lesbo, Atene e dell’Epiro.

L’aspetto più evidente è lo stato d’ansia e il grave disagio che deriva dalla quasi totale mancanza di informazioni su quello che riserva loro il futuro.

Lasciati nel limbo mette al centro storie e volti di uomini, donne, ragazzi che chiedono ai leader europei di rispettare non solo la lettera della legge internazionale, ma anche il suo spirito, dando priorità alle riunificazioni familiari e offrendo informazioni, assistenza, protezione e accesso alle procedure di asilo aiutandoli così a costruirsi un futuro in Europa.

Dopo la chiusura delle frontiere in Nord Europa e dopo l’accordo UE-Turchia, sono oltre 50.000 i migranti, – in fuga da guerra e povertà – rimasti bloccati in Grecia e costretti a vivere in centri di detenzione, edifici abbandonati o campi improvvisati.

Il lavoro di Oxfam nella crisi migratoria

La situazione dei migranti non è grave solo in Grecia e per questo Oxfam lancia oggi la Campagna Stand as One. Insieme alle persone in fuga per chiedere al Governo italiano di garantire sicurezza, protezione, dignità ed un futuro migliore alle persone in fuga, impegnandosi per la tutela dei loro diritti

Attività in Grecia

Oxfam ha iniziato le sue operazioni in Grecia nell’ottobre 2015 quando la situazione umanitaria per le persone in arrivo dalla Turchia è peggiorata drammaticamente. Oxfam ha intrapreso la missione partendo dalle sue competenza di base: fornitura di acqua potabile, servizi igienico-sanitari (WASH) e distribuzione di cibo. In questo momento aiuta 3.000 persone in sei diverse aree della Grecia: Kara Tepe a Lesbo e Katsika, Doliana, Filippiada, Tsepelovo e Konitsa nella regione nord-occidentale dell’Epiro.

Attività in Italia

Il 19 maggio scorso Oxfam, insieme a Diaconia Valdese e Borderline Sicilia, ha lanciato Open Europe, un progetto di accoglienza, consulenza legale e distribuzione di kit di prima necessità. Un team mobile, costituito da un operatore socio-legale e da un mediatore linguistico-culturale, offre assistenza legale per presentare ricorso verso il decreto di respingimento e per fornire supporto per l’eventuale richiesta di protezione internazionale. Il team fornisce inoltre informazioni sui diritti e sulle strutture di accoglienza oltre a un sostegno materiale attraverso la distribuzione di kit igienico-sanitari differenziati per gli uomini e per le donne, di abiti, calzature, indumenti intimi, cibo confezionato, acqua, schede telefoniche locali e internazionali. Ai soggetti più vulnerabili, quali minori non accompagnati, donne che viaggiano sole o in stato di gravidanza, persone che hanno subito traumi fisici o psichici, malati o portatori di handicap, viene inoltre offerta una degna accoglienza assieme a servizi di orientamento e inclusione in strutture dedicate. A un mese dall’inizio delle attività l’unità mobile ha percorso 5.000 chilometri, soccorso circa 3.000 migranti di cui 130 minori non accompagnati.

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Il prossimo settembre i governi di tutto il mondo si incontreranno alle Nazioni Unite a New York per definire il loro impegno concreto per le persone costrette a fuggire: questo è il momento di chiedere loro di cambiare il destino di queste persone.

Chiedi al Governo Italiano di impegnarsi per garantire sicurezza, dignità e la speranza in un futuro migliore alle persone costrette a fuggire.

Firma la petizione: Stand as One. Insieme alle persone in fuga

L’UE fallisce a Moria

Grecia - credit Pablo Tosco

Grecia – credit Pablo Tosco

Gli scarsi mezzi a disposizione del governo greco e le forti pressioni dovute all’accordo Ue-Turchia esasperano le condizioni di migliaia di migranti, costretti a vivere in veri e propri luoghi di detenzione. Il campo di Moria è sovraffollato e accoglie attualmente 3.000 persone, di cui 80 sono minori non accompagnati. Il fatto che chiunque non sia siriano non abbia accesso alle procedure di richiesta di protezione internazionale rappresenta un fatto inaccettabile che sgretola il concetto stesso di diritto di asilo.

Il campo di Kara Tepe, dove c’è libertà di movimento e dove è possibile assistere minori non accompagnati, donne incinte e anziani, è pieno, lasciando tutti coloro in stato di grave bisogno di fatto abbandonati nel campo di Moria. Circa 47.000 persone si trovano in campi sulla terraferma, in condizioni estremamente precarie.

Dall’entrata in vigore dell’accordo Ue-Turchia le procedure di registrazione dei nuovi arrivi sono cambiate praticamente ogni giorno, ma le informazioni offerte dalle forze dell’ordine sono scarse e i profughi sono lasciati in uno stato di confusione e frustrazione. Chi ha raggiunto la terraferma vive in una specie di limbo, con scarsa possibilità di accesso alle procedure per fare richiesta di asilo.

Oxfam chiede con urgenza all’Unione europea e al governo greco di garantire sicurezza e dignità alle persone, di fornire adeguate informazioni e la possibilità di richiedere asilo. Chiede inoltre di aprire tutti i centri in cui si trovano i richiedenti asilo, consentendo loro di potersi recare altrove per evitare sovraffollamento e deterioramento delle condizioni di vita nei campi.

“È l’Unione Europea ad aver generato questo caos vergognoso: per questo deve immediatamente porvi rimedio e assicurare il rispetto dei diritti e la dignità delle persone – ha detto Elisa Bacciotti, direttrice Campagne di Oxfam Italia – L’Ue non può ergersi a difesa dei richiedenti asilo fuori dai propri confini e al contempo calpestarne i diritti al suo interno. È un’ipocrisia intollerabile.”

L’accordo Ue-Turchia lascia queste persone totalmente sprovviste di diritti e di sicurezza. Ogni deportazione verso la Turchia deve finire ora ed è necessario garantire a tutti le informazioni necessarie per fare richiesta di asilo secondo procedure trasparenti, chiare e giuste.” ha concluso Bacciotti.

Oxfam lavora in sei campi a Kara Tepe sull’isola di Lesbo, e nella regione nord-occidentale del paese a Katsika, Doliana, Filipiada, Tsepelovo e Konista. Ha sospeso le attività a Moria dopo l’entrata in vigore dell’accordo Ue-Turchia, quando il campo è diventato, di fatto, un centro di detenzione, a causa dell’oggettiva difficoltà di garantire, in quel centro, dignità e diritti delle persone.

L’accoglienza precaria delle vittime di tortura

Mancanza di riscaldamento, isolamento, impreparazione degli operatori e ritardi dell’assistenza sanitaria: l’associazione Medici per i Diritti Umani (Medu), partner di Oxfam in Sicilia, ha pubblicato un rapporto in cui denuncia le condizioni di estrema inadeguatezza in 14 Centri di Accoglienza Straordinaria nella provincia di Ragusa.

Uno studio che mette in luce le disfunzioni di strutture di emergenza che oggi sono diventate la colonna portante del sistema d’asilo italiano ospitando il 72% dei migranti complessivamente accolti. Persone che hanno subito viaggi drammatici e violenze nei paesi di origine e di transito si trovano così a subire nuove violazioni dei propri diritti.

Scarica qui il rapporto di MEDU

Grecia: stop alle deportazioni da chi fugge da guerre e abusi

Isola di Lesbo, Grecia - credit Pablo Tosco

Isola di Lesbo, Grecia – credit Pablo Tosco

Le deportazioni delle persone arrivate in Grecia in fuga da guerre e abusi devono aver fine: chi vuole chiedere asilo deve essere accolto degnamente, non trattenuto in centri di detenzione. L’appello arriva oggi da Oxfam, Norwegian Refugee Council e Solidarity Now, alla vigilia della visita di Papa Francesco e del Patriarca Bartolomeo prevista domani nell’isola di Lesbo.

Dal 20 marzo – data dell’accordo tra UE e Turchia sull’emergenza migranti – circa 6.300 persone sono arrivate nelle isole greche, e sono trattenute, in modo del tutto arbitrario, in veri e propri centri di detenzione. La maggioranza di loro ha fatto richiesta di asilo: tuttavia la Commissione Europea, nonostante l’impegno dello scorso 4 aprile a inviare nelle isole 1.500 funzionari e poliziotti per esaminare le richieste, non ha assicurato ancora il sostegno necessario al Greek Asylum Service, che può contare a Lesbo su appena una manciata di funzionari e operatori.

Dopo 7 giorni di pausa, la scorsa settimana sono ricominciati i rientri forzati dei migranti in Turchia.  Ad aggravare la situazione ci sono poi le “misure di emergenza” adottate dal governo greco lo scorso 3 aprile, come le interviste rapide per determinare l’ammissibilità della richiesta di asilo. Secondo queste nuove procedure, in un solo giorno si potrà decidere il futuro di una persona o stabilire se la Turchia è un paese sicuro o meno.

“Per come stanno le cose oggi, abbiamo fondati timori che molte persone – oggi trattenute in quelli che sono diventati veri e propri centri di detenzione nelle isole greche – possano essere rinviate in Turchia senza essere state informate pienamente sui loro diritti e quindi senza avere avuto nemmeno l’opportunità di chiedere asilo in Europa”, afferma Elisa Bacciotti, direttrice Campagne di Oxfam Italia “Non può essere questo il nuovo volto dell’Europa, che mette al primo posto la sicurezza delle frontiere a prezzo della deportazione di esseri umani. Ci auguriamo che Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo, come leader spirituali e morali, possano contribuire a richiamare l’Unione europea al rispetto dei suoi valori fondanti: il rispetto della dignità e dei diritti umani.”

“E’ scioccante vedere in che modo l’Europa stia trattando questi uomini, donne e bambini che fuggono verso il nostro continente alla ricerca di una vita migliore, lontano da guerra e persecuzioni. – afferma Jan Egeland, Secretary General del Norwegian Refugee CouncilTrattenuti in centri di detenzione sovraffollati, privati di ogni dignità e dei più elementari diritti umani, queste persone vivono in condizioni deprecabili. I leader europei hanno in mano le chiavi di questa crisi: devono immediatamente aprire i campi”.

Sbarco a Lesbo, Grecia - credit Pablo Tosco

Sbarco a Lesbo, Grecia – credit Pablo Tosco

Le associazioni umanitarie denunciano che le condizioni di vita nei centri di detenzione si stanno rapidamente deteriorando, con molte persone costrette a dormire all’aperto o in spazi angusti; non ci sono procedure di identificazione per i soggetti più vulnerabili, e rimangono in stato di detenzione  bambini, donne incinte, persone con disabilità. A Lesbo e Chio alcuni pakistani che hanno ricevuto un trattamento discriminatorio hanno minacciato di suicidarsi. Si sono già verificati episodi di violenza di notte e le donne sono particolarmente a rischio.

“L’Europa non può continuare a ignorare questa situazione disumana. – afferma Epaminondas Farmakis, Managing Director di Solidarity NowDobbiamo assicurare che queste persone possano vivere in posti aperti e sicuri per tutto il tempo che resteranno nel paese. E ancora più importante è che immediatamente si ponga fine le deportazioni verso la Turchia. A chi fugge da guerre e abusi bisogna dare la possibilità di esercitare i propri diritti, fra cui quello di asilo”.

Oxfam, Norwegian Refugee Council e Solidarity Now chiedono all’Unione europea di:

  • sospendere immediatamente i rientri forzati dalla Grecia alla Turchia;
  • aprire tutti i campi dove le persone hanno espresso l’intenzione di chiedere asilo;
  • garantire l’integrità delle procedure per la richiesta d’asilo, assicurando che le persone abbiano rapidamente accesso all’assistenza legale;
  • incrementare lo staff del Greek Asylum Service nelle isole per visionare le richieste di asilo e assicurare che le persone possano presentare la documentazione prima di qualsiasi ordine di deportazione;
  • mettere fine ad arresti e detenzioni arbitrari. La preoccupazione maggiore riguarda il crescente uso della detenzione per ingresso irregolare come strumento per limitare la libertà di movimento dei richiedenti asilo