Se questa è Europa. La situazione dei migranti a Ventimiglia

La situazione dei migranti a Ventimiglia

A tre anni dal ripristino dei controlli alla frontiera da parte della Francia, la situazione dei migranti a Ventimiglia resta grave. A lungo donne, bambini e ragazzi soli si sono accampati sul greto del fiume, in condizioni durissime. I recenti sgomberi, disperdendo le persone sul territorio, le hanno rese ancora più vulnerabili.

La Francia continua i respingimenti di minori non accompagnati, in palese violazione del diritto europeo e interno. Minori non accompagnati anche di 12 anni continuano a essere vittime di abusi, detenzioni e respingimenti illegali.

Nei primi quattro mesi di quest’anno sono stati 4.231 i migranti (16.500 da agosto 2017 ad aprile di quest’anno), adulti e minorenni, passati da Ventimiglia, provenienti in maggioranza da Eritrea, Afghanistan e Sudan, in particolare dal Darfur. Un numero che con ogni probabilità è destinato a crescere con l’arrivo dell’estate. Al momento però l’unica struttura di accoglienza è presso il Campo Roja che ha disponibili 444 posti.

Il rapporto Se questa è Europa

Il nuovo rapporto Se questa è Europa, diffuso oggi da Oxfam, Diaconia Valdese e Asgi, che lavorano a Ventimiglia per prestare soccorso ai migranti bloccati in città, in condizioni di estrema vulnerabilità, lancia un allarme che parte dalle testimonianze dei tanti in fuga da guerra e persecuzioni, che ogni giorno cercano di attraversare la frontiera, a cui troppo spesso viene negata protezione e il diritto di chiedere asilo previsto dalle norme europee.

1 su 4 è un minore che cerca di ricongiungersi con familiari o conoscenti in Francia, Inghilterra, Svezia o Germania.

Sempre di più le donne sole, anche con figli piccoli, costrette a dormire all’aperto.

L’intervento, ormai di prassi, della polizia francese comporta, prima ancora del respingimento in Italia, in violazione delle norme europee e francesi:

  • il fermo dei minori, spesso la loro registrazione come maggiorenni
  • la falsificazione delle dichiarazioni sulla loro volontà di tornare indietro
  • la loro detenzione senza acqua, cibo o coperte, senza la possibilità di poter parlare con un tutore legale.

I ragazzi raccontano anche di essere stati vittime di riprovevoli abusi verbali o fisici: il taglio delle suole delle scarpe, il furto di carte SIM. In molti vengono costretti a tornare fino a Ventimiglia a piedi, lungo una strada priva di marciapiede, con qualunque condizione atmosferica: una giovanissima donna eritrea è stata costretta a farlo sotto il sole cocente, portando in braccio il suo bambino nato da soli 40 giorni.

In Italia, invece, permangono gravi disfunzioni nella tutela dei diritti dei minori all’interno dei centri di accoglienza: molti non vengono iscritti a scuola, come prevede la legge, o non ricevono informazioni sulle possibilità di richiedere asilo o ricongiungersi legalmente con la propria famiglia in altri paesi europei.

 

Rapporto in francese: NULLE PART OÙ ALLER. L’échec de la France et de l’Italie pour aider les réfugiées et autres migrantes échouées à la frontière vers Vintimille

Rapporto in inglese: NOWHERE BUT OUT. The failure of France and Italy to help refugees and other migrants stranded at the border in Ventimiglia

L’appello a Italia, Francia e Ue

Di fronte a quest’emergenza in continuo divenire, chiediamo alle autorità locali e al Governo italiano che vengano individuate rapidamente strutture adeguate per realizzare un centro per minori non accompagnati in transito e uno per donne sole con e senza figli, che garantisca una permanenza dignitosa e sicura dei soggetti più vulnerabili.

Insieme a Diaconia Valdese e Asgi attraverso l’unità mobile del progetto Open Europe, da settembre del 2017 abbiamo soccorso circa 750 migranti, arrivati a Ventimiglia, di cui il 20% di minori stranieri non accompagnati:

  • attraverso la distribuzione di kit di prima necessità ai tanti costretti a vivere all’aperto lungo il greto del fiume Roja
  • identificando i casi di abuso soprattutto verso i soggetti più vulnerabili
  • fornendo, là dove necessario, assistenza legale per presentare ricorso verso il decreto di respingimento a supporto di un’eventuale richiesta di protezione internazionale
  • dando informazioni sui servizi presenti sul territorio e i rischi connessi all’attraversamento della frontiera italo-francese.

La campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie

Oxfam sostiene la campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie che ha l’obiettivo di raccogliere 1 milione di firme nei prossimi 12 mesi in almeno 7 paesi membri.

Firme che saranno consegnate alla Commissione europea con la richiesta di presentare un atto legislativo di riforma in materia di immigrazione, volto a superare le difficoltà dei Governi nazionali nella gestione dei flussi migratori.

Strage di Lampedusa: un anno dopo ancora morti e respingimenti.

A un anno esatto dalla terribile strage di migranti in cui persero la vita 800 persone a largo di Lampedusa e mentre altre 400 persone risultano disperse nel Mediterraneo a seguito del naufragio di quattro barconi, l’Europa non è ancora riuscita a trovare una soluzione alla crisi migratoria. Le persone, anche quelle più vulnerabili, sono costrette a rischiare la vita e a esporsi a torture e violenze per cercare salvezza e dignità al di là del Mediterraneo e, una volta raggiunte le coste europee, rischiano di non vedere riconosciuto il loro diritto a chiedere protezione internazionale: lo denuncia Oxfam nel report “Hotspot: fabbriche di incertezza e paura” pubblicato oggi.

Il canale di Sicilia è la rotta marittima in cui si registra il più alto numero di morti al mondo: dall’inizio dell’anno già 219 persone vi hanno perso la vita. Ciononostante, nel solo mese di marzo circa 10mila persone hanno deciso di attraversarlo per raggiungere l’Europa. Nei primi tre mesi del 2016 i migranti sbarcati in Italia sono stati quasi il doppio di quelli che sono arrivati il nostro paese nello stesso periodo del 2015. Solo la settimana scorsa, nel giro di pochi giorni, sono sbarcate più di 6.000 persone.

Molti di loro hanno già subito abusi prima ancora di salpare per il Mediterraneo, da parte dei trafficanti nei paesi attraversati durante il viaggio. Secondo le Nazioni Unite, i migranti in Libia sono spesso vittime di abusi, percosse e lavori forzati. Recentemente quattro migranti sono stati uccisi con un colpo di arma da fuoco mentre cercavano di fuggire da un centro di detenzione e altre 20 persone sono rimaste ferite.

“Ho passato 8 mesi in Libia” racconta Filsim, una ragazza di 22 anni che ha viaggiato, da sola, dalla Somalia all’Italia. “Siamo stati imprigionati da una banda di trafficanti appena arrivati nel paese. Eravamo più di 20 nella stessa stanza, uomini e donne insieme. I trafficanti ci lasciavano spesso anche due o tre giorni senza cibo ed acqua, e ci picchiavano solo per divertirsi. Ho il seno pieno di cicatrici. Eravamo costretti a chiamare le nostre famiglie, chiedendo loro di inviare soldi ai trafficanti.” Filsim è stata rilasciata quando la sua famiglia è riuscita a pagare 800 dollari ai trafficanti come riscatto. Poi ha dovuto pagare altri 1.000 dollari per mettersi in viaggio verso l’Italia.

Stunt di Oxfam Italia per non dimenticare

Stunt di Oxfam Italia per non dimenticare

La risposta dell’Unione Europea alla strage di Lampedusa, e più in generale alla crisi del Mediterraneo, è stata quella di rafforzare il controllo delle frontiere anche attraverso il cosiddetto “approccio hotspots”, che prevede, poco dopo lo sbarco, una intervista sommaria mirata a distinguere – in maniera piuttosto arbitraria – tra richiedenti asilo e migranti irregolari. sebbene non sia stato ancora stabilito un quadro giuridico che regoli il loro funzionamento Tre hotspots sono ufficialmente attivi in Sicilia da settembre 2015, e da poco è attivo anche quello di Taranto in Puglia,. Le persone respinte sono state lasciate fuori dalla rete dell’accoglienza, abbandonate e rese ancora più vulnerabili.

“Ci sono persone disperate in condizioni disperate e l’unica risposta dell’Unione Europea è stata mettere l’interesse politico davanti alla sicurezza e alla dignità degli esseri umani – afferma Elisa Bacciotti, direttrice Campagne di Oxfam Italia – ma le tragedie in mare, come vediamo tristemente anche oggi, non si fermano e i respingimenti mettono in crisi il concetto stesso di protezione internazionale: l’Europa deve fare di più”.

“Dopo due giorni ci hanno dato un pezzo di carta, il foglio di via, e ci hanno lasciato su una strada senza nessuna spiegazione – afferma Boubakar, arrivato dal Gambia – eravamo sette e abbiamo dormito in stazione a Catania per tre mesi”.

Abbandonate, le persone rischiano di finire nella rete della tratta e dello sfruttamento: la paura di essere espulse spesso impedisce loro di chiedere aiuto. Secondo l’Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali, alla base di questa paura c’è la convinzione che i responsabili di queste violenze possano agire nell’impunità: le donne abbandonate sono particolarmente vulnerabili. Inoltre, chi cerca di aiutare gli immigrati irregolari rischia di affrontare cause penali.

“I migranti respinti sono abbandonati in un limbo, senza nessun posto dove andare e costantemente a rischio di finire nella rete della criminalità – sottolinea Giulia Capitani, policy advisor di Oxfam Italia – E’ un colpo mortale al diritto d’asilo, che si consuma in silenzio nel nostro paese e che riguarda persone spesso traumatizzate e bisognose di tutto”.

Persone che, per ironia della sorte, sono da considerarsi fortunate per essere sopravvissute al viaggio nel Mediterraneo, a differenza delle 800 che sono annegate a largo di Lampedusa lo scorso anno e di quelle che, oggi, risultano ancora disperse in mare.

Oxfam chiede dunque all’Unione Europea e al governo italiano di:

  • Chiarire immediatamente se e in che modo le procedure utilizzate nell’approccio hotspots garantiscono il rispetto della legge a livello europeo e nazionale e come viene assicurata una supervisione imparziale di quanto avviene, incluso il ricorso agli appelli;
  • Assicurare che, nel rispetto della legge, ogni persona sia pienamente informata dei suoi diritti, incluso il diritto di richiedere protezione internazionale, in forma e lingua a lei effettivamente comprensibile.
  • Allineare le procedure di identificazione e registrazione al pieno rispetto dei diritti umani. L’utilizzo della forza per finalizzare le procedure di identificazione o per prendere le impronte non deve essere in alcun modo permesso.
  • Garantire che nessuno sia respinto o rimpatriato senza un approfondito esame della sua situazione individuale da parte dell’autorità competente, che non può essere un ufficiale di pubblica sicurezza nei luoghi di frontiera.
  • Mettere fine alle detenzioni arbitrarie. Nessuno può essere detenuto nei centri per il solo scopo di essere identificato.
  • Garantire l’accesso ad organizzazioni indipendenti che possono offrire supporto, incluso sostegno psicosociale, e monitorare il rispetto dei diritti umani, sulle navi usate per le operazioni di ricerca e salvataggio, ai punti di sbarco e nei centri dove si procede all’identificazione delle persone.
  • Creare specifiche procedure di protezione per le persone più vulnerabili, inclusi i minori non accompagnati, donne che viaggiano sole, donne in stato di gravidanza, persone vittime di traumi o malate, e persone con disabilità.

Oxfam chiede di salvare la vita e garantire la protezione di chi fugge da guerre e abusi con la petizione Adesso Basta

Il nostro lavoro con i richiedenti asilo in Sicilia: leggi qui la scheda