Le famiglie in fuga da Mosul: “veniamo dall’ inferno”

Nella fuga dal conflitto di Mosul, i traumi e le ferite riportate dalle famiglie sono atroci. 

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Nel gelo dell’inverno, il numero degli sfollati è più che triplicato nell’arco di una settimana. Insieme alle altre organizzazioni umanitarie siamo al lavoro per far fronte all’emergenza nei campi profughi per fornire acqua pulita, alloggi, prevenire le epidemie e che si tenga il passo con i nuovi arrivi.

Secondo l’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (OIM), almeno 3.362 famiglie sono state costrette a scappare nell’ultima settimana e il numero degli sfollati dall’inizio dell’offensiva lo scorso 17 ottobre è arrivato a 42.000.

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Una donna arrivata nel campo di Hassansham, 50 chilometri a est di Mosul, ha raccontato che il marito è stato ucciso e lei stessa è rimasta gravemente ustionata dopo che un attentatore suicida dell’Isis si è fatto esplodere fuori casa sua, nel sobborgo di Hai Samar. Anche la figlia di nove anni è rimasta ustionata in modo grave durante l’attacco, che secondo la donna ha ucciso i membri di altre quattro famiglie che avevano trovato rifugio nello stesso luogo.

“Veniamo dall’inferno – registriamo dalla testimonianza di una donna di 25 anni, appena giunta nel campo insieme alla figlia di dieci anni, descrivendo le condizioni di vita a Mosul – Tantissimi nostri vicini sono stati uccisi e non riusciamo a credere di essere ancora vivi”.

Convogli di autobus e camion carichi di famiglie arrivano ogni giorno al campo di Hassansham, gestito dalle Nazioni Unite. Arrivano soltanto con pochi averi, in fuga dai bombardamenti e dal fuoco dei cecchini. In questo contesto il campo di Hassansham, dove sono state allestite tende in grado di ospitare 1.950 famiglie, è quasi al completo, così come il vicino campo di Qayarrah.

mosul-inferni-3-nInsieme alle altre organizzazioni umanitarie sono al lavoro giorno e notte per allestire tende, garantire servizi igienico-sanitari e assistenza ai feriti. L’inverno è alle porte, di notte fa già molto freddo e l’aumento delle piogge e gli allagamenti potranno facilitare le malattie trasmissibili attraverso l’acqua sporca. Per questo motivo, stiamo installando cisterne per l’acqua potabile e si prepara a distribuire coperte, lampade a energia solare, kit igienici e altri aiuti di prima necessità.

“Le persone in fuga da Mosul si lasciano tutto alle spalle e arrivano in condizioni di assoluto bisogno. La sfida, adesso, è quella di fornire acqua pulita e un riparo dignitoso, al caldo, prima che l’inverno si faccia sentire.ha detto Riccardo Sansone, coordinatore umanitario –  con le altre organizzazioni lavoriamo senza sosta per garantire tutto quel che serve alla tante persone disperate che aumentano di giorno in giorno”.

Quasi una famiglia su cinque in fuga dalla città di Mosul e dalle aree circostanti si sta rifugiando infatti nelle zone riconquistate all’Isis, dove non c’è cibo, acqua, combustibile e medicine. Secondo il governo iracheno, l’offensiva su Mosul potrebbe causare fino a 700 mila profughi, nel contesto di un Paese come l’Iraq dove dall’inizio del conflitto si contano circa 3,4 milioni di sfollati e 10 milioni di persone che necessitano di assistenza umanitaria.

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Ufficio stampa Oxfam Italia:

Mariateresa Alvino: +39 348 9803541; mariateresa.alvino@oxfam.it

David Mattesini: +39 349 4417723david.mattesini@oxfam.it

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Mosul: la corsa per salvare la vita a 1,2 milioni di civili

Mentre la comunità internazionale si riunisce oggi a Parigi per discutere del futuro politico di Mosul, dopo l’offensiva lanciata il 17 ottobre, il destino di 1,2 milioni di persone – di cui 600.000 bambini –  intrappolate incittà, rimane appeso a un filo.    mosul-2

Uomini, donne e bambini di fronte a una scelta impossibile: restare a Mosul significa rischiare di essere uccisi negli scontri o essere usati come scudi umani dall’ISIS, finire nel mirino dei cecchini o saltare in aria su mine antiuomo; andarsene non implica, purtroppo, trovare protezione e un luogo sicuro perché le agenzie umanitarie sono impegnate in una corsa contro il tempo per assicurare il supporto cruciale che serve.

Le forze in campo – irachene e appartenenti alla coalizione – devono fare tutto il possibile per salvare la vita dei civili.

“Bisogna affiancare il governo iracheno per garantire vie di fuga sicure, impedire l’uso di esplosivi in aree densamente popolate e rafforzare la risposta umanitaria.ha detto Riccardo Sansone, responsabile del nostro Ufficio umanitario La comunità internazionale, riunita oggi a Parigi, deve lavorare per una riconciliazione e soluzioni a lungo termine per tutti i civili intrappolati nel conflitto. Se ciò non avverrà, le conseguenze per i bambini di Mosul e le loro famiglie saranno catastrofiche, il futuro dell’Iraq sempre più incerto.”