Un milione di sud sudanesi trova rifugio in Uganda

L’86% dei rifugiati sono donne e bambini, che è necessario proteggere da torture, maltrattamenti, stupri e fameÈ di oggi l’annuncio dell’UNHCR secondo cui il numero di profughi provenienti dal Sud Sudan ha raggiunto il milione in Uganda.

Cosa succede in Sud Sudan

In Sud Sudan ci sono 1,94 milioni di sfollati interni: da dicembre 2013, 1 su 3 è stato costretto a lasciare il proprio paese. Circa 6 milioni hanno bisogno di aiuto umanitario e Oxfam lavora in 10 comunità per portare cibo, acqua e kit igienico-sanitari, in particolare nella Panyijar County, dove arrivano moltissime persone in fuga dalla carestia.

L’86% dei rifugiati sono donne e bambini, che è necessario proteggere da torture, maltrattamenti, stupri e fame.

L’Uganda accoglie profughi e rifugiati

Oggi la politica di accoglienza dell’Uganda consente a un milione di rifugiati di trovare un luogo sicuro in cui vivere.

L’Uganda ospita anche profughi provenienti da Repubblica democratica del Congo, Burundi e Repubblica Centrafricana

Eppure, tra i paesi ospitanti, l’Uganda è tra quelli che ricevono meno fondi.

AIUTACI A SALVARE QUANTE PIÙ VITE POSSIBILI

Sud Sudan sull’orlo della carestia

In alcune aree del Paese 1 famiglia su 5 è già colpita dalla carestia. Oltre 1 milione di bambini sotto i 5 anni sono colpiti da malnutrizione acuta. Non possiamo aspettare una formale dichiarazione dello stato di carestia per intensificare l’intervento in soccorso della popolazione: le persone stanno morendo adesso

Uragano Irma, migliaia di sfollati

Uragano Irma, gravi danni ad Haiti e in Dominicana Il passaggio dell’uragano Irma, il più intenso ad aver attraversato l’Atlantico…

Il dramma delle persone in fuga dall’ISIS

Aiutamo i civili esausti e traumatizzati, in fuga da Tal Afar e dal’ISIS, distribuendo loro alimenti salvavita e acqua. Tutti hanno urgentemente bisogno di acqua, cibo e riparo.

Libia, abusi e torture per i migranti

Violenze di ogni genere, detenzioni illegali, stupri e torture in Libia

La denuncia di abusi e torture per i migranti in Libia

Cosa possiamo fare per aiutare le persone in fuga?

Oggi nel mondo più di 65 milioni di uomini, donne, bambini – gli abitanti di un paese come l’Italia! – sono in fuga da violenze, conflitti, fame, povertà, impatti del cambiamento climatico. Queste persone hanno perso tutto: la loro casa, il loro lavoro, spesso la propria famiglia.

Oggi le nazioni più ricche del mondo non riescono a proteggere queste persone come dovrebbero, e lasciano il peso dell’accoglienza dei rifugiati sulle spalle delle nazioni più povere. In molti paesi, i rifugiati non sono adeguatamente assistiti e protetti, non possono lavorare e i loro bambini non possono andare a scuola. Questo danneggia le loro opportunità di avere una vita migliore di quella che hanno lasciato.

Non possiamo restare indifferenti mentre vengono violati i loro diritti, i diritti di ognuno di noi.

Firma la petizione “Stand as one. Insieme alle persone in fuga”

Insieme alle persone in fuga

Giornata mondiale del rifugiato 2017

20 giugno Giornata mondiale del rifugiato: chiediamo al governo di proteggere, accogliere e tutelare i diritti di chi è costretto a fuggire

Il cuore viola con i bambini in fuga

La solidarietà scende in campo allo Stadio Artemio Franchi al fianco di Oxfam Italia, in occasione di Fiorentina-Milan, per raccogliere…

Nel mondo muore 1 persona ogni 80 minuti lungo le rotte migratorie

Dal ritrovamento del corpo del piccolo Alan Kurdi, i decessi delle persone in fuga dai loro paesi aumentati di oltre 1/5

Crisi migratoria, serve un cambio di rotta

La condizione delle persone migranti che arrivano in Europa non sono migliorate

Crisi migratoria: serve un cambio di rotta

Alla vigilia del Consiglio Ue del 22 e 23 giugno, all’interno delle reti delle organizzazioni della società civile italiana di cui facciamo parte – al lavoro ogni giorno al fianco delle decine di migliaia di migranti arrivati nel nostro paese – lanciamo un appello congiunto alle istituzioni italiane ed europee indicando in una road map,  le misure indispensabili e urgenti per un cambio di rotta nella gestione dei flussi migratori in Italia e una nuova e più efficace Agenda Europea.

La gestione della crisi migratoria fino a oggi

L’impegno europeo nell’accoglienza è insufficiente: a fine 2016, secondo i dati dell’UNHCR in Europa erano presenti 3,5 milioni tra richiedenti asilo e rifugiati, ossia lo 0,68% della popolazione europea. I paesi dell’Unione Europea hanno accolto solo circa 5% dei rifugiati del mondo.

Le caratteristiche salienti della politica europea in questo senso sono:

  • La tendenza è quella di delegare la gestione dei migranti a paesi terzi, già sovraccaricati di responsabilità.
    L’accordo tra Ue e Turchia inoltre, ad oltre un anno dalla sua adozione, non solo non è riuscito a fermare davvero i flussi verso la Grecia, ma ha intrappolato nel paese decine di migliaia di persone costrette a sopravvivere in condizioni disumane, costringendone molte altre ad intraprendere rotte sempre più pericolose – ad esempio attraverso la Bulgaria – ed esponendole quindi a trattamenti inumani e degradanti. Sorte uguale toccherebbe ai migranti nei paesi di transito e origine africani, se l’accordo tra Italia e Libia – avvallato dall’Unione europea –  trovasse piena applicazione.
  • L’applicazione in modo illegittimo del sistema hot spot in Italia, che non è supportato da alcuna norma ed è affiancato dal mancato rispetto degli impegni sulla ricollocazione dei migranti a livello europeo: su 160.000 richiedenti asilo da ricollocare da Grecia e Italia verso altri stati membri, ne sono stati ricollocati solo 21.313 al 15 giugno 2017.

I numeri della crisi migratoria in Italia

Nel 2016 abbiamo avuto circa 180 mila arrivi via mare e circa 174.000 persone sono state inserite nel sistema di accoglienza, pari allo 0,2% della popolazione italiana.  Allo stesso tempo i minori stranieri non accompagnati censiti ad aprile di quest’anno erano 15.939 mentre quelli semplicemente scomparsi dal sistema di accoglienza nel 2016 sono stati 27.995 (un +27,94% rispetto al 2015).

Cosa chiediamo per gestire l’accoglienza

Per correggere l’attuale approccio definito dall’Agenda Europea per le Migrazioni e i provvedimenti assunti dal Governo italiano, le organizzazioni firmatarie chiedono quindi che:

  • Si favoriscano politiche di sviluppo umano sostenibile nei paesi di origine e di transito dei flussi migratori
  • L’Unione Europea e gli Stati membri effettuino operazioni di ricerca e salvataggio con il solo scopo di salvare vite umane
  • L’Unione Europea e i suoi Stati membri garantiscano alle persone che si trovano ai loro confini l’accesso ad un equo ed effettivo diritto di richiedere asilo
  • I richiedenti protezione internazionale in Europa abbiano il diritto a una procedura giusta ed efficace
  • Chiunque richieda la protezione internazionale in Europa, inclusi tutti quelli in attesa di pronunciamento o già respinti e in attesa di rimpatrio, abbia diritto ad un’accoglienza dignitosa e ad accedere a servizi adeguati
  • Gli stati membri rivolgano particolare attenzione alle esigenze specifiche delle donne, dei bambini e delle persone vulnerabili, indipendentemente dalla nazionalità o dalla concessione del diritto asilo
  • I migranti non vengano considerati come detenuti in centri di accoglienza al solo fine di essere identificati
  • Gli Stati Membri contribuiscano per la loro parte alla risposta globale sul forced displacement
  • Gli Stati membri sviluppino canali sicuri e regolari per rifugiati e migranti
  • Il reinsediamento, i visti umanitari e altri programmi di condivisione delle responsabilità, tra gli Stati membri dell’Unione Europea, vengano gestiti in modo trasparente dando priorità alle persone più vulnerabili e non discriminando sulla base della nazionalità, della religione, del genere o dell’etnia
  • L’Unione Europea e gli stati membri facciano ritornare le persone nei loro paesi di origine solo attraverso procedure fondate sul rispetto dei diritti umani, e mai a condizioni che li possano mettere in pericolo
  • Gli schemi e le procedure di ricongiungimento familiare per rifugiati e richiedenti asilo siano facili da praticare e garantiscano che le famiglie siano in grado di riunirsi nel minor tempo possibile.

FIRMATARI DELL’APPELLO

Tavolo Asilo*
AOI
CINI
Concord Italia
Coonger
COP
Focsiv
Link 2007
Marche solidali

*Per il Tavolo Asilo: A BUON DIRITTO, ACLI, ARCI, ASGI, CENTRO ASTALLI, CNCA, FCEI, FOCUS-CASA DEI DIRITTI SOCIALI, MEDU, OXFAM

Storie in fuga

Qasm ha 4 anni. Ha trovato rifugio nel campo per sfollati nel villaggio di Tinah, a Sud di Mosul.

Storie di chi è costretto a fuggire

Oltre 65 milioni di persone sono costretti ad abbandonare le proprie case a causa di guerre, catastrofi naturali, fame e povertà. Queste sono le storie di alcuni di loro.

Dalla Siria all’Italia

Khalil e Fatem sono fuggiti dalla loro città natale, Raqqa, in Siria, nel 2013, quando il loro figlio Mohamed era appena nato.

Khalil e Fatem sono fuggiti dalla loro città natale, Raqqa, in Siria, nel 2013, quando il loro figlio Mohamed era appena nato. Hanno raggiunto il Libano, dove è nato Ahmad e dove hanno vissuto condividendo una sola stanza senza riscaldamento. I bambini si ammalavano spesso e Khalil non riusciva a trovare lavoro, per cui era costretto a elemosinare cibo o denaro dai vicini. Una volta saputo che questi erano stati selezionati per partecipare al programma dei corridoi umanitari e accolti in Italia, Khalil ha deciso di provare a chiedere lo stesso per la sua famiglia.

Dopo due interviste, è arrivata la bella notizia: non avrebbero mai immaginato che il destino li avrebbe portati nel nostro paese, dove vogliono imparare al più presto la lingua e lavorare per far studiare i loro figli, dando loro un futuro migliore.

La famiglia di Kahlil è stata accolta in Italia grazie al programma dei Corridoi umanitari, che gestiamo in collaborazione con la Chiesa Valdese, che garantirà a 500 rifugiati, tra l’altro, assistenza legale, mediazione linguistico culturale, corsi di lingua italiana.

Iraq

Qasm ha 4 anni. Ha trovato rifugio con la sua famiglia nel campo per sfollati nel villaggio di Tinah, circa 70 km a Sud di Mosul. Abitavano poco lontano, nel villaggio di Imam Gharbi, quando questo è stato occupato dalle milizie dell’ISIS. L’esercito iracheno ha ripreso possesso della zona, ma le operazioni militari nel corridoio di Mosul hanno spinto centinaia di migliaia di civili ad abbandonare le proprie case. Abbiamo aiutato la famiglia di Qasm e tante altre come la sua distribuendo acqua, cibo, coperte e generi di prima necessità per permettere loro di sopravvivere.

Qasm ha 4 anni. Ha trovato rifugio nel campo per sfollati nel villaggio di Tinah, a Sud di Mosul.

Più di 10 milioni di persone – di cui la metà bambini – hanno bisogno di assistenza umanitaria in Iraq, e 3.4 milioni sono gli sfollati a causa della guerra.

Sud Sudan

In seguito alle violenze nel loro villaggio, Nyandiew e Nyachak sono riuscite a fuggire in canoa con i figli.

In seguito alle violenze nel loro villaggio, Nyandiew e  Nyachak sono riuscite a fuggire in canoa con i figli. I mariti purtroppo sono rimasti indietro, e di loro non si sa nulla. Nyandiew e  Nyachak si  sono rifugiate nelle paludi, dove hanno più possibilità di trovare cibo e sopravvivere. Non hanno una casa dove tornare: tutto quello che avevano è andato perduto. A causa del conflitto e della siccità, il Sud Sudan è vittima di una drammatica carestia che ha spinto milioni di persone alla fame.

Per aiutare le famiglie come quella di Nyandiew e Nyachak abbiamo retribuito le persone perché conducano le canoe e consegnino gli aiuti a chi ha bisogno. Abbiamo inoltre installato pompe, pozzi e latrine, in modo da garantire acqua e potabile e prevenire la diffusione del colera e di altre malattie potenzialmente mortali.

Nigeria

Quando le milizie di Boko Haram sono arrivate nel suo villaggio, Fatimata è fuggita e ha cercato rifugio nel campo di Muna Garage; ora, con molte donne come lei, attende di essere intervistata per essere accolta. Il campo ospita più di 30mila sfollati. E’ una crisi di proporzioni drammatiche quella che interessa i paesi del bacino del lago Chad. Il conflitto che è iniziato in Nigeria otto anni fa tra Boko Haram e i militari che gli si sono opposti si è diffuso in Niger, Chad e Camerun.

Quando le milizie di Boko Haram sono arrivate nel suo villaggio, Fatimata è fuggita e ha cercato rifugio nel campo di Muna Garage

Più di 2.6 milioni di persone, di cui 1.5 milioni di bambini, sono fuggiti per salvarsi e quasi 11 milioni hanno urgente bisogno di aiuto. Quasi 7 milioni soffrono la fame e 500.000 bambini sono malnutriti.

Lavoriamo in Nigeria, Niger e Chad aiutando sfollati, rifugiati e comunità locali distribuendo cibo, acqua potabile, installando servizi igienici e facendo pressione su governi e istituzioni perché soccorrano e proteggano i civili.

Il cuore viola con i bambini in fuga

La solidarietà scende in campo allo Stadio Artemio Franchi al fianco di Oxfam Italia, in occasione di Fiorentina-Milan, per raccogliere…

Nel mondo muore 1 persona ogni 80 minuti lungo le rotte migratorie

Dal ritrovamento del corpo del piccolo Alan Kurdi, i decessi delle persone in fuga dai loro paesi aumentati di oltre 1/5

Insieme alle persone in fuga

Oggi, in piena estate, migliaia di persone sono ancora in attesa di conoscere il proprio destino.

Giornata mondiale del rifugiato 2017

Più di 65 milioni di persone sono in fuga dai loro paesi

Giornata mondiale del rifugiato: 65.6 milioni in fuga

Rifugiati e sfollati, secondo i dati diffusi oggi dall’UNHCR, sono saliti a 65,6 milioni. Un quadro che sta divenendo sempre più complesso di anno in anno, anche a causa della scelta di molti paesi di chiudere le frontiere a uomini donne e bambini costretti a fuggire da guerre, persecuzioni, disastri naturali e povertà.

Una delle situazioni più drammatiche è in Siria, un paese devastato da oltre 6 anni di guerra che ha prodotto oltre 2 milioni di vittime e feriti e più di 12 milioni di sfollati alla fine del 2016.

Cosa chiediamo

Chiediamo alla comunità internazionale di fornire immediatamente alternative sicure a chi è costretto a fuggire, lavorando insieme per affrontare le cause principali di quella che è una delle questioni centrali della nostra epoca.

I membri della comunità internazionale dovrebbero imparare dall’esempio offerto da altri paesi che, seppur poveri, sono disposti ad aprire le proprie porte, per offrire quel poco che hanno a chi ha più bisogno. Come l’Uganda, che ha accolto centinaia di migliaia di rifugiati.

Cosa facciamo nel mondo per aiutare chi fugge

Nell’ultimo anno, Oxfam ha lavorato ogni giorno per aiutare oltre 6,7 milioni di persone in paesi colpiti da conflitti. Famiglie vulnerabili costrette a separarsi, donne e bambini vittime di politiche che negano i loro stessi diritti.

Cosa facciamo in Italia chi fugge

Sono ancora moltissimi i migranti giunti sulle nostre coste a cui vengono negati i diritti più essenziali. Sono oltre 6.200 i minori sbarcati sulle nostre coste solo nel 2017, secondo i dati del Ministero degli Interni.

Le persone respinte non possono quindi che andare a ingrossare le fila degli irregolari, costretti in alloggi di fortuna, senza nessuna prospettiva. Non possiamo abbandonarli, non possiamo permettere che i minori semplicemente scompaiano dal sistema di accoglienza.

Per questo un anno fa abbiamo dato via al progetto Open Europe – nato con l’obiettivo di fornire assistenza legale, sanitaria e di prima accoglienza ai migranti esclusi dal sistema per richiedenti asilo in 6 province siciliane.

Dallo scorso aprile abbiamo aderito al progetto “Corridoi umanitari” con l’obiettivo di garantire accoglienza e un accesso sicuro a 500 siriani entro l’anno da paesi di transito come Libano, Marocco e Etiopia. Un progetto realizzato assieme alla Comunità di Sant’Egidio, alla Diaconia Valdese e alla Federazione delle Chiese evangeliche, che rappresenta per adesso l’unica risposta concreta di accesso sicuro in un’Europa che ha adottato politiche di chiusura delle frontiere come unico strumento di gestione dei flussi migratori.

Chiediamo al governo di affrontare ora e nel modo più inclusivo possibile, quella che resta una vera e propria emergenza sociale, dando il prima possibile piena applicazione alla legge Zampa.

FIRMA LA PETIZIONE STAND AS ONE

Nel mondo muore 1 persona ogni 80 minuti lungo le rotte migratorie

Dal ritrovamento del corpo del piccolo Alan Kurdi, i decessi delle persone in fuga dai loro paesi aumentati di oltre 1/5

Insieme alle persone in fuga

Oggi, in piena estate, migliaia di persone sono ancora in attesa di conoscere il proprio destino.

Sud Sudan, metà della popolazione dipende dagli aiuti umanitari

Quasi 5 milioni le persone senza cibo, 2,5 milioni gli sfollati. Prioritario il rispetto del cessate il fuoco.

Stunt su migrazione nell’ultimo giorno G7

I leader G7 non ignorino le sofferenze di rifugiati e migranti

Al G7 un grande nulla di fatto

Dal summit nessuna misura concreta su lotta alla fame e tutela dei diritti dei migranti

G7 TAORMINA: clima, cosa farà Trump?

I leader del G7 in marcia verso Parigi. Il Presidente USA Trump però non ha ancora deciso cosa fare, tra incertezze e cambi di rotta.

Stunt su insicurezza alimentare dal G7 a Taormina

Stunt da Taormina: i leader del G7 “banchettano” mentre 30 milioni di persone sono minacciate dalla fame

In attesa del G7 di Taormina

I leader del G7 non possono lasciare Taormina, senza aver prima definito soluzioni politiche chiare e stanziato gli aiuti necessari per evitare una catastrofe umanitaria senza precedenti

In Siria si muore: ma per chi fugge lungo la rotta balcanica vi sono abusi e violenze

Chi decide di fuggire lungo la rotta balcanica va incontro a violenza sistematica, brutalità e trattamenti illegali

Il rapporto sul respingimento di migranti e rifugiati alle frontiere europee

Denunciamo le brutalità da parte delle autorità in Serbia, Ungheria, Croazia, Bulgaria e Macedonia e chiediamo all’Unione Europea tutela dei diritti dei migranti.

Mentre in Siria si continua a morire, chi decide di fuggire lungo la rotta balcanica va incontro a violenza sistematica, brutalità e trattamenti illegali.  Lo raccontiamo in Un “gioco” pericoloso, il nuovo rapporto che diffondiamo oggi con il Belgrade Centre for Human Rights e il Macedonian Young Lawyers Association.

Le testimonianze parlano chiaro: in centinaia raccontano di essere stati picchiati, derubati e trattati in modo disumano per mano di poliziotti, guardie di frontiera o altre autorità pubbliche. Molti testimoniano di deportazioni vere e proprie, di funzionari che negano il diritto d’asilo a chi chiede protezione internazionale.

Quali sono le conseguenze di questi abusi?

Le azioni illegali messe in atto da chi dovrebbe far rispettare la legge generano un clima di paura e incertezza tra migranti e rifugiati e molti finiscono col mettersi nelle mani dei trafficanti per proseguire il viaggio in Europa, esponendosi a ulteriori violenze.

Come possiamo fermare questi abusi?

  • Chiediamo all’Unione Europea di garantire il rispetto e la difesa dei diritti umani e condannare i comportamenti violenti riassumendo il ruolo di guida morale e legale che le compete.
  • Chiediamo ai governi di Serbia, Croazia, Ungheria e Bulgaria di cessare immediatamente ogni genere di violazione dei diritti delle persone e di perseguire quanti commettano crimini contro migranti e rifugiati.
Le polizie di stato, preposte alla tutela dei diritti fondamentali, infliggono invece violenza e intimidazioni e negano l’accesso alle procedure d’asilo a coloro che arrivano in cerca protezione internazionale

Migranti: centinaia di giubbotti di salvataggio nelle capitali europee

Quattro grandi macchie arancioni disposte nel cuore di città simbolo per i bisogni dei migranti

Immigrazione: fortezza Europa schiaccia i più deboli

Un appello: il rispetto dei diritti umani per i 60.000 profughi oggi sul suolo europeo

Diario umanitario. Con i profughi lungo la rotta balcanica

Il Diario Umanitario di Anna Sambo, coordinatrice del nostro programma umanitario in Serbia e Macedonia

Accordo UE Turchia, il fallimento dell’Europa

Denunciamo il fallimento delle politiche europee sui migranti intrappolati in Grecia

A un anno dalla sua adozione, l’accordo Unione Europea Turchia esemplifica il fallimento di politiche che calpestano i diritti dei rifugiati e dei richiedenti asilo costringendoli a sopravvivere in condizioni disumane, spesso in strutture sovraffollate nelle isole greche.

Cosa prevede l’accordo UE-Turchia

L’accordo UE-Turchia permette all’Europa di rimandare indietro i richiedenti asilo dalla Grecia alla Turchia, delegando a quest’ultima la responsabilità di garantirne la protezione e violandone i diritti fondamentali. Moltissimi richiedenti asilo di sei nazionalità sono direttamente messi in detenzione al loro arrivo sull’isola di Lesbo per espletare le procedure collegate alla loro richiesta, contrariamente alla legislazione europea sull’accoglienza.

L’Unione Europea ha indicato l’accordo UE-Turchia come un modello per nuovi accordi con altri paesi terzi per affrontare i flussi migratori verso l’Europa.

Qual è l’impatto dell’accordo?

Abbiamo intervistato migranti, i legali e altri operatori nelle isole greche di Chio, Lesbo e Samos – le tre isole nelle quali è arrivata la maggior parte dei richiedenti asilo.

Le persone più vulnerabili come donne e bambini (rispettivamente il 21% e il 28% degli arrivi dal marzo scorso), oltre al trauma della fuga da guerre e persecuzioni, negli ultimi 12 mesi hanno dovuto vivere in condizioni “disumane”.

Moltissimi hanno passato l’inverno sotto le tende, esposti al freddo e alle malattie, senza assistenza medica o sostegno psicologico.  Le procedure di richiesta d’asilo sono inoltre poco chiare, rese impossibili da infiniti ostacoli, di fatto la negazione del diritto a ricevere protezione.

Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne in Italia: “Si tratta di un accordo che costituisce un precedente pericoloso perché – come sta già avvenendo – potrebbe portare altri paesi a sottrarsi dall’obbligo di garantire protezione internazionale e accoglienza a chi è in cerca di una vita dignitosa in Europa”.

Cosa chiediamo

Oxfam, International Rescue Commitee e Norwegian Refugee Council chiedono il rispetto dei diritti umani e il diritto di cercare protezione internazionale secondo la convenzione di Ginevra del 1951 che stabilisce chiaramente il diritto dei rifugiati a vedere esaminate le loro richieste d’asilo su base individuale, come misura essenziale per la loro protezione.

Accordo Italia-Libia: scacco ai diritti umani in 4 mosse

A due anni dalla firma, l’accordo Italia- Libia, sostenuto dall’Ue, continua a causare morte nel Mediterraneo e violazioni dei diritti umani

DIMMI di Storie Migranti

Partire dal racconto di sé come strumento di conoscenza ed incontro con l’Altro per capire i temi della migrazione, dell’accoglienza e dell’integrazione

Vulnerabili e abbandonati

Centinaia di donne incinte, minori non accompagnati, sopravvissuti alle torture e agli abusi sono costretti nel pieno dell’inverno a vivere in condizioni “disumane” nei campi profughi delle isole greche.

Siria, triste anniversario

A sei anni dall’inizio della guerra milioni di siriani sono intrappolati nel paese o bloccati ai confini.

Cosa succede in Siria?

 

A sei anni dall’inizio della guerra milioni di siriani sono intrappolati nel paese o bloccati ai confini. In Italia Oxfam aderisce al progetto Corridoi umanitari che garantisce una via di approdo sicura a centinaia di rifugiati.

Secondo le stime Nazioni Unite

  • il conflitto ha causato 300.000 vittime ma il conteggio effettivo potrebbe essere di gran lunga superiore
  • in Siria circa 13 milioni e mezzo di uomini, donne e bambini, hanno bisogno di assistenza umanitaria e di protezione
  • 78.000 siriani bloccati al confine con la Giordania
  • centinaia di migliaia respinti alla frontiera con la Turchia
  • 640.000 in Siria, sotto l’assedio militare imposto dal governo e i suoi alleati, dai gruppi armati di opposizione e dall’ISIS.

Quasi cinque milioni di siriani che sono riusciti a scappare vivono oggi sulla propria pelle le conseguenze delle decisioni dei paesi più ricchi del mondo che si traducono per moltissimi nell’impossibilità di trovare un luogo sicuro in cui vivere.

Il 15 marzo coincide anche con l’anniversario dell’accordo UE-Turchia, esemplificativo della volontà dell’Europa a non prendersi carico delle richieste d’asilo di chi è in fuga dalla guerra.

Il nostro aiuto: i Corridoi umanitari in Italia

 

“Siamo di fronte alla più grande tragedia umanitaria dal secondo dopo guerra. Come rappresentanti della società civile non potevamo rimanere con le mani in mano. – ha detto Alessandro Bechini, direttore dei programmi in Italia – Da aprile Oxfam aderisce al progetto Corridoi umanitari, inaugurato più di un anno fa dalla Diaconia valdese e dalla Comunità di S. Egidio, che ha già portato in Italia 700 rifugiati siriani vulnerabili, attraverso una via sicura e grazie a visti umanitari previsti dal diritto internazionale. L’obiettivo è ospitarne 1.000 entro la fine del 2017 in varie città italiane e il primo gruppo di rifugiati di cui Oxfam si farà carico, sarà accolto nel Comune di Rosignano Marittimo. L’appello che rivolgiamo ai leader del mondo è di smettere la politica dei muri e di rispettare gli impegni di reinsediamento assunti nei confronti di chi fugge dalla guerra.”

L’aiuto in Siria, Libano e Giordania

 

  • Dall’inizio della crisi abbiamo aiutato oltre 2 milioni di siriani.
  • In Siria abbiamo fornito acqua pulita a più di un milione di persone attraverso camion cisterna, riparando reti idriche e pozzi e fornendo servizi igienico-sanitari.
  • Lo scorso novembre, abbiamo installato anche un generatore nella principale stazione idrica di Aleppo, Suleiman al-Halabi, appena riconquistata dalle forze governative, garantendo così acqua pulita ai 2 milioni di abitanti della città.
  • In Giordania e in Libano abbiamo sostenuto oltre 186 mila rifugiati siriani e persone vulnerabili ospitate nelle comunità locali con acqua, cibo e servizi igienici di base.
  • Nell’immenso campo profughi di Zaatari, in Giordania, coordiniamo inoltre il lavoro di potabilizzazione dell’acqua a servizio delle decine di migliaia di persone che qui hanno trovato rifugio.
Sostieni l’intervento di Oxfam a fianco di profughi siriani, attraverso la campagna #Savinglives

Appello alla conferenza donatori crisi siriana

Oltre 13 milioni di persone hanno urgente bisogno di aiuto: all’indomani di uno dei peggiori anni dall’inizio della guerra in Siria, con altre sette organizzazioni che lavorano nel paese lanciamo un appello per sostenere la risposta umanitaria.

Siria: il nostro aiuto continua

Almeno 400.000 siriani sono stati uccisi e più di 13 milioni hanno disperato bisogno di aiuto umanitario, inclusi quasi tre milioni di persone intrappolate in zone assediate e difficili da raggiungere, come Ghouta orientale. Più di 5.6 milioni di rifugiati vivono nei paesi confinanti, la maggioranza in povertà estrema.

Condanniamo fermamente i terribili attacchi di Idlib in Siria

Condanniamo fermamente i terribili attacchi di Idlib in Siria “Le immagini di bambini asfissiati dalle armi chimiche sono scioccanti e…

No alla discriminazione. Messaggio al Governo italiano

No alla discriminazione. Messaggio al Governo italiano

Chiedi al Governo italiano di opporsi a una politica gravemente discriminatoria che colpisce i più deboli.

 

Diciamo NO alla discriminazione. Condanniamo l’ordine esecutivo emesso dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che blocca per quattro mesi l’ingresso nel paese a decine di migliaia di uomini, donne e bambini, tra i più vulnerabili al mondo, in fuga da guerra e persecuzioni, discriminando in base al paese e alla religione.

Lanciamo quindi un appello al Presidente del Consiglio Gentiloni:

  • Perché si esprima pubblicamente chiedendo l’annullamento del provvedimento;
  • Perché acceleri i tempi per il reinsediamento di tutti i rifugiati che l’Italia si è impegnata ad accogliere (a oggi solo un terzo della quota stabilita è stato accolto);
  • Perché si dichiari disponibile ad accogliere anche coloro a cui viene negato un rifugio sicuro negli Stati Uniti.

Perché condanniamo il provvedimento

Si tratta di un provvedimento senza precedenti nella storia recente delle democrazie occidentali, che non solo nega un rifugio sicuro a decine di migliaia di rifugiati che ne hanno diritto, ma anche discrimina sulla base del paese e della religione di appartenenza, senza per questo motivo garantire una maggiore sicurezza ai cittadini americani, dati i già severissimi controlli a cui sono sottoposti i rifugiati che varcano le frontiere USA.

Domani a Malta si terrà il vertice tra capi di stato e di governo in cui si discuteranno le proposte di cooperazione con la Libia: è quindi importantissimo che ci si impegni a migliorare le condizioni di vita nel paese, con l’obiettivo di arrivare a un accordo che rispetti i diritti umani e protegga la vita dei migranti.

Firma anche tu il nostro appello al Presidente del Consiglio Gentiloni.

#Standasone

Chiedi al Presidente Gentiloni di agire contro il provvedimento USA su rifugiati e immigrazione

Ciao Nadia

Ricorderemo sempre Nadia, straordinaria e insostituibile compagna di viaggio, per l’entusiasmo e la professionalità con cui ci ha sempre sostenuto.

Giornata Internazionale della Gioventù

4 persone su 10 oggi (il 42% della popolazione mondiale) hanno meno di 25 anni. Per la Giornata internazionale della…

Provide: gli operatori raccontano

Gli operatori legali raccolgono le memorie delle donne, dei minori e degli uomini che chiedono asilo al fine di supportarli nella loro richiesta di asilo.