Uragano Irma, migliaia di sfollati

Allagamenti nella zona di frontiera con Haiti

Gli effetti del passaggio dell’uragano Irma, crolli e allagamenti.

Uragano Irma, gravi danni ad Haiti e in Dominicana

Il passaggio dell’uragano Irma, il più intenso ad aver attraversato l’Atlantico negli ultimi dieci anni, ha provocato allagamenti e crolli nelle zone settentrionali di Haiti e della Repubblica Dominicana, danneggiando le abitazioni e provocando decine di migliaia di sfollati.

Il nostro staff è già al lavoro a fianco della popolazione per garantire rifugi, acqua e servizi igienici per scongiurare il diffondersi di malattie.

Appena un anno fa Haiti fu colpita dall’uragano Matthew, i cui danni sono visibili tutt’oggi; la nostra principale preoccupazione resta tuttavia la protezione delle vite umane:  “La nostra speranza è che il peggio sia passato e che le persone siano riuscite a scampare alla furia dell’uragano”, ha dichiarato durante la notte Gabriele Regio, responsabile degli interventi nella zona di frontiera tra Haiti e Repubblica Dominicana, dove stiamo portando avanti un importante programma di sostegno ai lavoratori informali.

I danni provocati dal passaggio di Irma

Forti piogge e inondazioni hanno colpito il distretto di Ouanaminthie e la città di Fort Liberte, al confine di Haiti con la Repubblica Dominicana. Inoltre, il ponte sul fiume Massacre che collega i due paesi è crollato. In Repubblica Dominicana sono migliaia le case danneggiate, mentre si contano decine di migliaia di sfollati anche ad Haiti.

La preoccupazione principale riguarda lo stato delle infrastrutture sanitarie e idriche colpite dalle piogge e inondazioni provocate da Irma, inondazioni che hanno raggiunto un metro di altezza nei quartieri più poveri.

Molte persone qui non hanno voluto evacuare le loro case, e viste le forti piogge, si trovano in situazione di pericolo.

L’accumulo di detriti nelle strade allagate di Cap-Haïtien aumenta il rischio di diffusione di colera e di altre malattie.

I due paesi sono inoltre sulla traiettoria di un secondo uragano, Josè, mentre un terzo uragano, Katia, sta per colpire l’area di Veracruz, in Messico.

Come puoi aiutare la popolazione colpita dall’uragano

Mai come in questo contesto la rapidità d’azione, accompagnata dall’efficienza, quantità e qualità dell’aiuto, fanno la differenza nel salvare vite umane.

Oltre a compiere una valutazione dei danni, le nostre squadre coordinano l’intervento di emergenza, d’accordo con i partner e le autorità locali.

La priorità è impedire il diffondersi di epidemie legate all’acqua sporca o contaminata: puoi aiutarci a portare kit igienico sanitari, materiale per rifugi e acqua potabile.

 

 

Il dramma delle persone in fuga dall’ISIS

In fuga dall'ISIS hanno urgentemente bisogno di acqua, cibo e riparo

Le testimonianze di civili che sono riusciti a scappare da Tal Afar, una delle ultime roccaforti dell’ISIS, sono drammatiche e raccontano di morte, sofferenza, fame, paura.

Secondo le Nazioni Unite oltre 30.000 persone tra uomini, donne e bambini sono già fuggiti da Tal Afar, a ovest di Mosul verso il confine con la Siria e altre 40.000 si trovano ancora nella città e nei dintorni.

Cosa succede a Tal Afar

Dopo l’inizio dell’offensiva iniziata domenica 20 agosto da parte dell’esercito iracheno per liberare la città di Tal Afar, una delle ultime roccaforti dell’ISIS, molti miliziani dello Stato Islamico si stanno dando alla fuga e migliaia di civili stanno scappando. Molti non ce l’hanno fatta a superare il trauma della fuga attraverso il deserto, dove le temperature raggiungono i 50 gradi.

Tutti hanno urgentemente bisogno di acqua, cibo e riparo.

Il dramma delle persone in fuga da Tal Afar e dall’ISIS

Abbiamo incontrato e ascoltato alcune delle persone fuggite dalla città nel centro sanitario di Badush, a circa 60 km a est di Tal Afar.

I civili in fuga erano tutti esausti e traumatizzati da quella terrificante esperienza. Dopo giorni interi di cammino nel deserto, hanno urgentemente bisogno di acqua, cibo, riparo.

Alcuni sono stati costretti a fuggire di notte, perché l’ISIS impediva loro di andarsene e a Tal Afar non era rimasto più niente da mangiare.

Cosa chiede Oxfam al governo iracheno e alle parti in conflitto

Chiediamo al governo iracheno di assicurare l’incolumità dei civili e consentire che ricevano gli aiuti di cui hanno disperatamente bisogno.

Rivolgiamo inoltre un appello a tutte le parti in conflitto affinché siano risparmiate le vite di chi è rimasto in città, evitando l’uso di armi capaci di distruggere intere aree e infrastrutture civili.

Come possiamo aiutare le persone in fuga

Nel centro di screening sanitario di Badush stiamo distribuendo kit contenenti saponi, pannolini, biancheria intima e assorbenti, prima che venga data loro la possibilità di trovare rifugio all’interno dei campi sfollati.

I nostri team in Iraq sono al lavoro in queste ore per sostenere quanti stanno fuggendo, distribuendo loro alimenti salvavita e acqua, sia nei campi profughi che nelle zone liberate, dove le famiglie in fuga stanno cercando protezione.

AIUTACI A SALVARE QUANTE PIÙ VITE POSSIBILI

 

Mosul: la corsa per salvare la vita a 1,2 milioni di civili

Il destino appeso a un filo per 1,2 milioni di persone – di cui 600.000 bambini

Iraq: l’offensiva su Mosul e la catastrofe umanitaria

L’offensiva per riprendere Mosul dall’ISIS potrebbe causare una catastrofe umanitaria coinvolgendo un milione di persone

Un milione di sud sudanesi trova rifugio in Uganda

L’86% dei rifugiati sono donne e bambini, che è necessario proteggere da torture, maltrattamenti, stupri e fameÈ di oggi l’annuncio dell’UNHCR secondo cui il numero di profughi provenienti dal Sud Sudan ha raggiunto il milione in Uganda.

Cosa succede in Sud Sudan

In Sud Sudan ci sono 1,94 milioni di sfollati interni: da dicembre 2013, 1 su 3 è stato costretto a lasciare il proprio paese. Circa 6 milioni hanno bisogno di aiuto umanitario e Oxfam lavora in 10 comunità per portare cibo, acqua e kit igienico-sanitari, in particolare nella Panyijar County, dove arrivano moltissime persone in fuga dalla carestia.

L’86% dei rifugiati sono donne e bambini, che è necessario proteggere da torture, maltrattamenti, stupri e fame.

L’Uganda accoglie profughi e rifugiati

Oggi la politica di accoglienza dell’Uganda consente a un milione di rifugiati di trovare un luogo sicuro in cui vivere.

L’Uganda ospita anche profughi provenienti da Repubblica democratica del Congo, Burundi e Repubblica Centrafricana

Eppure, tra i paesi ospitanti, l’Uganda è tra quelli che ricevono meno fondi.

AIUTACI A SALVARE QUANTE PIÙ VITE POSSIBILI

Sud Sudan sull’orlo della carestia

In alcune aree del Paese 1 famiglia su 5 è già colpita dalla carestia. Oltre 1 milione di bambini sotto i 5 anni sono colpiti da malnutrizione acuta. Non possiamo aspettare una formale dichiarazione dello stato di carestia per intensificare l’intervento in soccorso della popolazione: le persone stanno morendo adesso

Uragano Irma, migliaia di sfollati

Uragano Irma, gravi danni ad Haiti e in Dominicana Il passaggio dell’uragano Irma, il più intenso ad aver attraversato l’Atlantico…

In Sudan si muore di diarrea

L’epidemia di diarrea in Sudan sta uccidendo molte persone, soprattutto bambini. Tu puoi aiutarci a salvarli garantendo acqua e servizi igienici

In Sudan si muore di diarrea

Promotrice di salute distribuisce sapone

L’epidemia di diarrea acuta che ha colpito numerose regioni del Sudan a inizio maggio è oggi il principale problema sanitario del paese.

Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità tra la metà di agosto del 2016 e il 9 giugno 2017 ci sono stati circa 16.600 casi di diarrea, che ha causato 317 morti. Alla fine del 2016 l’epidemia era in declino, ma è insorta di nuovo a maggio di quest’anno. Le zone colpite sono quelle del Nilo Blu, il Darfur, Khartoum, il Nilo Bianco, Gaddarif, il Sud di Gordofan e gli stati di Gazira.

Perché la diarrea è pericolosa?

La diarrea, comune in tutto il mondo, rappresenta un grave problema di salute specialmente nei paesi in via di sviluppo, dove le condizioni di scarsa igiene e l’uso di acqua sporca o contaminata contribuiscono alla sua diffusione. Ogni anno colpisce circa 1,5 miliardi di persone ed è responsabile del 21% di tutte le morti nei bambini in età inferiore ai 5 anni, che corrispondono a circa 2,5 milioni di morti nello stesso gruppo di età.

La diarrea è infatti particolarmente grave nei neonati e nelle persone già debilitate, come malati o anziani. Una delle conseguenze più gravi nei neonati è la disidratazione: in casi di diarrea grave o prolungata, anche se si assume acqua, questa non viene assorbita dal corpo. Inoltre la diarrea può portare a uno sbilanciamento negli elettroliti, che può causare aritmia e convulsioni.

Come si cura la diarrea?

Uno dei principali miglioramenti nella riduzione della mortalità è stata l’introduzione da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità delle soluzioni reidratanti per bocca; la prevenzione resta comunque il principale mezzo per contrastarla. Questo vuol dire garantire accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico sanitari.

Lavarsi le mani e bere acqua pulita sono il primo passo per combattere la diarrea, il colera e altre malattie trasmesse attraverso l’acqua.

Cosa facciamo per prevenire la diarrea e salvare vite?

Lavoriamo per garantire a tutti acqua pulita e igiene. In Sudan, il nostro staff sta lavorando per pianificare un intervento nella zona del Darfur che copra il periodo almeno fino a settembre.

  • In particolare nel Sud Darfur, dove secondo i dati del Ministero della salute vi sono stati 376 casi e 27 morti, vogliamo aumentare le analisi dei campioni dell’acqua, anche a livello familiare. Sarà quindi necessario pulire le cisterne e i container, e disinfettare i pozzi. Vogliamo anche sostituire 200 latrine contaminate, e disinfettare quelle delle scuole e delle famiglie nella zona di Kalma, monitorandone pulizia e igiene. Con l’aiuto di promotori di salute appositamente formati organizzeremo sessioni informative per sensibilizzare la popolazione sull’importanza delle pratiche igieniche di prevenzione, distribuendo sapone e kit igienici.
  • Nel Nord Darfur lavoriamo nei campi per sfollati di El Salam e Abu Shouk, dove i promotori di igiene si sono recati presso le famiglie raggiungendo circa 5.000 persone tra donne, uomini e bambini, disseminando pratiche di prevenzione. Nella città di Kebkabiya sono state disinfettate 18 cisterne e 6 pozzi, e organizzata una campagna di pulizia.
  • A partire da metà luglio abbiamo iniziato inoltre a lavorare nel Darfur orientale, formando 28 promotori di salute che si recano quotidianamente nelle abitazioni del campo di El Nimir per coinvolgere le famiglie in attività di informazione e prevenzione.
Aiutaci a combattere la diarrea

Yemen, il colera è il colpo finale

Sono già salite a più di 1300 le vittime del colera che ha colpito la popolazione yemenita, già gravemente debilitata dalla fame e dalle ferite della guerra.

In Siria si muore: ma per chi fugge lungo la rotta balcanica vi sono abusi e violenze

Le persone che cercano di entrare nell’Unione Europea in cerca di salvezza e dignità subiscono sistematici abusi da parte delle forze di sicurezza nei Paesi dei Balcani occidentali.

Condanniamo fermamente i terribili attacchi di Idlib in Siria

Condanniamo fermamente i terribili attacchi di Idlib in Siria “Le immagini di bambini asfissiati dalle armi chimiche sono scioccanti e…

Yemen, il colera è il colpo finale

Aiuti diretti in Yemen, per epidemia di colera che aggravato la condizione della popolazione, stremata da guerra e fame

Yemen terribile epidemia di colera

Sono già salite a più di 1.300 le vittime del colera che ha colpito la popolazione yemenita, già gravemente debilitata dalla fame e dalle ferite della guerra. I casi sospetti sono più di 200.000, e si teme che salgano a 300.000 in agosto. Con l’arrivo delle piogge, previsto nei prossimi giorni, si prevede infatti un peggioramento.

Cosa fa Oxfam: 39 tonnellate di aiuti in partenza oggi per lo Yemen

Un aereo carico di aiuti è partito oggi dal nostro magazzino di Bicester, nel Regno Unito: 39 tonnellate di equipaggiamento sanitario (pompe, bucket, kit igienici, tubature, Sali reidratanti etc), per un valore di 470.000 sterline, a cui si aggiungeranno altri carichi: tende da Karachi e bustine per purificare l’acqua da Johannesburg.

Fino ad ora abbiamo portato aiuto a più di 418.000 persone, distribuendo kit igienico sanitari, riparando pozzi e tubature e formando i responsabili di comunità circa le regole e i mezzi di prevenzione, l’importanza dell’igiene e del consumo di acqua potabile.

Fame, guerra e malattia in Yemen

Winnie Byanyima, Direttrice di Oxfam International: “Lo Yemen è in ginocchio dopo due anni di guerra e fame, e il colera rappresenta il colpo finale. Gli operatori comunali non ricevono stipendio, molti hanno perso il lavoro e l’economia locale è devastata. I governi che stanno armando le parti in conflitto sono complici della morte di ogni civile, a causa della guerra, della fame e ora anche della malattia.  La guerra in Yemen non potrebbe essere pensata meglio, se lo scopo fosse quello di fare del male a quanti più civili possibile, più gravemente possibile”. Quasi 5.000 sono morti nei combattimenti e alcune zone sono sull’orlo della carestia.

Aumentano le vendite di armi, diminuiscono gli aiuti

Circa 18.8 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria: cibo, acqua potabile, servizi igienico sanitari. I rifiuti si accumulano nei campi per sfollati, i sistemi idrici e i servizi sanitari sono al collasso, favorendo la diffusione del colera tra una popolazione già gravemente indebolita. Circa 30.000 operatori sanitari non ricevono uno stipendio da 10 mesi; nel frattempo, il mondo sta vendendo sempre più armi ai militari sauditi di quanto non stia spendendo per far fronte all’appello umanitario. Nel 2016, l’Arabia Saudita ha speso 2.979 miliardi di dollari trasferendo armi dai maggiori esportatori mondiali.  E fino a oggi, molti di questi stessi governi hanno contribuito solo per 620 milioni di dollari all’appello della Naizoni Unite per lo Yemen, che prevede un impegno per 2.1 miliardi. “È increscioso che il valore delle vendite di armi superi di 5 volte quello dell’aiuto umanitario” – ribadisce Winnie Byanyima, Direttrice di Oxfam International.

#savinglives

In Siria si muore: ma per chi fugge lungo la rotta balcanica vi sono abusi e violenze

Le persone che cercano di entrare nell’Unione Europea in cerca di salvezza e dignità subiscono sistematici abusi da parte delle forze di sicurezza nei Paesi dei Balcani occidentali.

Gaza senz’acqua

A due anni e mezzo dal conflitto del 2014, oltre 1,8 milioni di abitanti hanno un limitatissimo accesso all’acqua potabile e a servizi igienico-sanitari.

Siria, triste anniversario

A sei anni dall’inizio della guerra milioni di siriani sono intrappolati nel paese o bloccati ai confini. In Italia Oxfam aderisce al progetto Corridoi umanitari che garantisce una via di approdo sicura a centinaia di rifugiati.

In Siria si muore: ma per chi fugge lungo la rotta balcanica vi sono abusi e violenze

Chi decide di fuggire lungo la rotta balcanica va incontro a violenza sistematica, brutalità e trattamenti illegali

Il rapporto sul respingimento di migranti e rifugiati alle frontiere europee

Denunciamo le brutalità da parte delle autorità in Serbia, Ungheria, Croazia, Bulgaria e Macedonia e chiediamo all’Unione Europea tutela dei diritti dei migranti.

Mentre in Siria si continua a morire, chi decide di fuggire lungo la rotta balcanica va incontro a violenza sistematica, brutalità e trattamenti illegali.  Lo raccontiamo in Un “gioco” pericoloso, il nuovo rapporto che diffondiamo oggi con il Belgrade Centre for Human Rights e il Macedonian Young Lawyers Association.

Le testimonianze parlano chiaro: in centinaia raccontano di essere stati picchiati, derubati e trattati in modo disumano per mano di poliziotti, guardie di frontiera o altre autorità pubbliche. Molti testimoniano di deportazioni vere e proprie, di funzionari che negano il diritto d’asilo a chi chiede protezione internazionale.

Quali sono le conseguenze di questi abusi?

Le azioni illegali messe in atto da chi dovrebbe far rispettare la legge generano un clima di paura e incertezza tra migranti e rifugiati e molti finiscono col mettersi nelle mani dei trafficanti per proseguire il viaggio in Europa, esponendosi a ulteriori violenze.

Come possiamo fermare questi abusi?

  • Chiediamo all’Unione Europea di garantire il rispetto e la difesa dei diritti umani e condannare i comportamenti violenti riassumendo il ruolo di guida morale e legale che le compete.
  • Chiediamo ai governi di Serbia, Croazia, Ungheria e Bulgaria di cessare immediatamente ogni genere di violazione dei diritti delle persone e di perseguire quanti commettano crimini contro migranti e rifugiati.
Le polizie di stato, preposte alla tutela dei diritti fondamentali, infliggono invece violenza e intimidazioni e negano l’accesso alle procedure d’asilo a coloro che arrivano in cerca protezione internazionale

Migranti: centinaia di giubbotti di salvataggio nelle capitali europee

Quattro grandi macchie arancioni disposte nel cuore di città simbolo per i bisogni dei migranti

Immigrazione: fortezza Europa schiaccia i più deboli

Un appello: il rispetto dei diritti umani per i 60.000 profughi oggi sul suolo europeo

Diario umanitario. Con i profughi lungo la rotta balcanica

Il Diario Umanitario di Anna Sambo, coordinatrice del nostro programma umanitario in Serbia e Macedonia

Condanniamo fermamente i terribili attacchi di Idlib in Siria

Il popolo siriano subisce terribili sofferenze e gli attacchi sui civili sono la chiara testimonianza del fallimento della comunità internazionale

Condanniamo fermamente i terribili attacchi di Idlib in Siria

“Le immagini di bambini asfissiati dalle armi chimiche sono scioccanti e richiedono un’azione immediata per fermare gli attacchi sui civili. – ha detto il nostro coordinatore umanitario Riccardo Sansone – Ma in realtà, questa ennesima tragedia rappresenta solo l’ultimo esempio delle terribili sofferenze che il popolo siriano subisce dall’inizio del conflitto e che abbiamo sempre denunciato.  L’uso di armi chimiche e gli attacchi sui civili sono la chiara testimonianza del fallimento della comunità internazionale, che non riesce a garantire la protezione della popolazione”.

La tragedia di Idlib allontana la reale applicazione di un cessate il fuoco in Siria, diventato ormai solo un miraggio, come pure la possibilità di ritorno in patria di parte dei rifugiati.

In Siria, ancora oggi, l’accesso agli aiuti umanitari è pressoché precluso a circa 700 mila persone nelle zone sotto assedio.

L’orrore di Idlib richiede un’azione immediata

Lanciamo perciò un appello urgente al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, di cui l’Italia è membro non permanente, affinché venga data piena attuazione alla risoluzione 2209 sull’uso di armi chimiche in Siria e venga avviata un’indagine imparziale per accertare le responsabiltà delle parti conflitto.

Appello alla conferenza donatori crisi siriana

Oltre 13 milioni di persone hanno urgente bisogno di aiuto: all’indomani di uno dei peggiori anni dall’inizio della guerra in Siria, con altre sette organizzazioni che lavorano nel paese lanciamo un appello per sostenere la risposta umanitaria.

Siria: il nostro aiuto continua

Almeno 400.000 siriani sono stati uccisi e più di 13 milioni hanno disperato bisogno di aiuto umanitario, inclusi quasi tre milioni di persone intrappolate in zone assediate e difficili da raggiungere, come Ghouta orientale. Più di 5.6 milioni di rifugiati vivono nei paesi confinanti, la maggioranza in povertà estrema.

Siria, triste anniversario

A sei anni dall’inizio della guerra milioni di siriani sono intrappolati nel paese o bloccati ai confini. In Italia Oxfam aderisce al progetto Corridoi umanitari che garantisce una via di approdo sicura a centinaia di rifugiati.

Gaza senz’acqua

Un camion carico d’acqua a Gaza.

In occasione della Giornata mondiale dell’acqua abbiamo pubblicato il rapporto Gaza senz’acqua per denunciare che a due anni e mezzo dal conflitto del 2014, oltre 1,8 milioni di abitanti hanno un limitatissimo accesso all’acqua potabile e a servizi igienico-sanitari.

L’emergenza idrica a Gaza

Il sistema straordinario disegnato dalla comunità internazionale per la ricostruzione post-bellica (il cosiddetto Gaza Reconstruction Mechanism-GRM) non riesce ancora a rispondere ai bisogni dei quasi 2 milioni di abitanti della Striscia “intrappolati” in una delle zone più densamente popolate del mondo.

Il 95% della popolazione – anche solo per bere e cucinare –  dipende dall’acqua marina desalinizzata fornita dalle autocisterne private. A questo si aggiunge un sistema fognario del tutto inadeguato con oltre un terzo delle famiglie che non è connesso al sistema delle acque reflue. Una situazione di carenza idrica di cui fanno le spese soprattutto donne e bambini, che in molti casi sono costretti a lavarsi, bere e cucinare con acqua contaminata e si trovano esposti così al rischio di diarrea, vomito e disidratazione.

Una situazione drammatica, aggravata degli effetti del decennale blocco di Israele sulla Striscia.

Il blocco di Israele sulla Striscia di Gaza

Siamo di fronte a una situazione di “stallo”, nel processo di ricostruzione, considerando che:

  • una lista di ben 2.950 materiali necessari per ricostruire le infrastrutture essenziali per la fornitura di acqua e di servizi igienico sanitari ancora è in attesa di approvazione per poter entrare nella Striscia;
  • solo il 16% dei materiali destinati a progetti di ricostruzione di infrastrutture idriche, sottoposti all’approvazione dell’attuale sistema, hanno passato il blocco imposto dalle autorità israeliane;
  • per la maggior parte dei materiali necessari per le infrastrutture idriche –  che sono ritenuti utilizzabili sia per scopi civili che militari dalla autorità israeliane- si deve attendere tra i 61 e i 100 giorni per il responso di idoneità e poter entrare a Gaza;
  • meno della metà dei progetti per la ricostruzione delle infrastrutture idriche e per l’erogazione dei servizi igienici essenziali, previsti dall’attuale sistema di ricostruzione, sono stati completati.

Cosa chiediamo al governo di Israele:

  • di porre fine immediatamente al blocco sulla Strscia
  • di aprire tutti i valichi da e verso Gaza
  • di rimuovere con urgenza dalla “dual use list” materiali fondamentali per progetti umanitari e di sviluppo.

Cosa chiediamo all’Autorità palestinese e le autorità politiche che de facto controllano Gaza:

  • di dare priorità alla riconciliazione
  • di favorire la comunicazione e il coordinamento tra Gaza e la Cisgiordania
  • di assumere un ruolo di leadership più forte nella ricostruzione e nello sviluppo.
Sostieni l’intervento di Oxfam a fianco della popolazione di Gaza, attraverso la campagna #Savinglives

Fame e sangue a Gaza

2 milioni di abitanti intrappolati nella Striscia di Gaza, in maggioranza rifugiati, sono ormai allo stremo. Quasi la metà della popolazione non ha cibo a sufficienza. Oxfam al momento sta aiutando 258.000 persone fornendo cibo, acqua e servizi igienici vitali, ma la situazione umanitaria è disperata.

Uragano Irma, migliaia di sfollati

Uragano Irma, gravi danni ad Haiti e in Dominicana Il passaggio dell’uragano Irma, il più intenso ad aver attraversato l’Atlantico…

Emergenza, Gaza senza luce e acqua

Lanciamo la campagna #LightsOnGaza per chiedere l’immediato ripristino della fornitura di elettricità nella Striscia, dove è in corso una gravissima…

Siria, triste anniversario

A sei anni dall’inizio della guerra milioni di siriani sono intrappolati nel paese o bloccati ai confini.

Cosa succede in Siria?

 

A sei anni dall’inizio della guerra milioni di siriani sono intrappolati nel paese o bloccati ai confini. In Italia Oxfam aderisce al progetto Corridoi umanitari che garantisce una via di approdo sicura a centinaia di rifugiati.

Secondo le stime Nazioni Unite

  • il conflitto ha causato 300.000 vittime ma il conteggio effettivo potrebbe essere di gran lunga superiore
  • in Siria circa 13 milioni e mezzo di uomini, donne e bambini, hanno bisogno di assistenza umanitaria e di protezione
  • 78.000 siriani bloccati al confine con la Giordania
  • centinaia di migliaia respinti alla frontiera con la Turchia
  • 640.000 in Siria, sotto l’assedio militare imposto dal governo e i suoi alleati, dai gruppi armati di opposizione e dall’ISIS.

Quasi cinque milioni di siriani che sono riusciti a scappare vivono oggi sulla propria pelle le conseguenze delle decisioni dei paesi più ricchi del mondo che si traducono per moltissimi nell’impossibilità di trovare un luogo sicuro in cui vivere.

Il 15 marzo coincide anche con l’anniversario dell’accordo UE-Turchia, esemplificativo della volontà dell’Europa a non prendersi carico delle richieste d’asilo di chi è in fuga dalla guerra.

Il nostro aiuto: i Corridoi umanitari in Italia

 

“Siamo di fronte alla più grande tragedia umanitaria dal secondo dopo guerra. Come rappresentanti della società civile non potevamo rimanere con le mani in mano. – ha detto Alessandro Bechini, direttore dei programmi in Italia – Da aprile Oxfam aderisce al progetto Corridoi umanitari, inaugurato più di un anno fa dalla Diaconia valdese e dalla Comunità di S. Egidio, che ha già portato in Italia 700 rifugiati siriani vulnerabili, attraverso una via sicura e grazie a visti umanitari previsti dal diritto internazionale. L’obiettivo è ospitarne 1.000 entro la fine del 2017 in varie città italiane e il primo gruppo di rifugiati di cui Oxfam si farà carico, sarà accolto nel Comune di Rosignano Marittimo. L’appello che rivolgiamo ai leader del mondo è di smettere la politica dei muri e di rispettare gli impegni di reinsediamento assunti nei confronti di chi fugge dalla guerra.”

L’aiuto in Siria, Libano e Giordania

 

  • Dall’inizio della crisi abbiamo aiutato oltre 2 milioni di siriani.
  • In Siria abbiamo fornito acqua pulita a più di un milione di persone attraverso camion cisterna, riparando reti idriche e pozzi e fornendo servizi igienico-sanitari.
  • Lo scorso novembre, abbiamo installato anche un generatore nella principale stazione idrica di Aleppo, Suleiman al-Halabi, appena riconquistata dalle forze governative, garantendo così acqua pulita ai 2 milioni di abitanti della città.
  • In Giordania e in Libano abbiamo sostenuto oltre 186 mila rifugiati siriani e persone vulnerabili ospitate nelle comunità locali con acqua, cibo e servizi igienici di base.
  • Nell’immenso campo profughi di Zaatari, in Giordania, coordiniamo inoltre il lavoro di potabilizzazione dell’acqua a servizio delle decine di migliaia di persone che qui hanno trovato rifugio.
Sostieni l’intervento di Oxfam a fianco di profughi siriani, attraverso la campagna #Savinglives

Appello alla conferenza donatori crisi siriana

Oltre 13 milioni di persone hanno urgente bisogno di aiuto: all’indomani di uno dei peggiori anni dall’inizio della guerra in Siria, con altre sette organizzazioni che lavorano nel paese lanciamo un appello per sostenere la risposta umanitaria.

Siria: il nostro aiuto continua

Almeno 400.000 siriani sono stati uccisi e più di 13 milioni hanno disperato bisogno di aiuto umanitario, inclusi quasi tre milioni di persone intrappolate in zone assediate e difficili da raggiungere, come Ghouta orientale. Più di 5.6 milioni di rifugiati vivono nei paesi confinanti, la maggioranza in povertà estrema.

Aleppo est sta collassando

Con l’assedio e l’inverno oltre 250 mila persone rischiano di rimanere senza beni primari, elettricità e cure mediche

Offensiva anti ISIS su Mosul: salviamo la vita dei civili

Fuga civili a Mosul - Profughi nel campo di Hassansham

Abbiamo predisposto aiuti per 250 mila persone, per far fronte alla nuova ondata di sfollati nel momento in cui scatterà la seconda fase dell’offensiva anti ISIS per la riconquista della parte ovest di Mosul, in Iraq, attesa nei prossimi giorni, che potrebbe trasformarsi in una trappola mortale per 750 mila civili.

La prima fase di liberazione di Mosul dalle forze dell’ISIS, lo scorso novembre, che ha riguardato la parte orientale della città, ha causato oltre 2.000 vittime, e 190.000 sfollati.

La nuova offensiva, che riguarda la parte occidentale della città, potrebbe causare oltre 250.000 nuovi sfollati e centinaia di migliaia di vittime: i ponti e tutti i collegamenti con la parte orientale sono infatti interrotti e vicoli e strade si trasformerebbero in una trappola per i civili inermi, privati delle vie di fuga.

Cosa chiediamo

  • Chiediamo alla Coalizione irachena di rispettare l’impegno del Primo Ministro nel dare la priorità alla protezione dei civili nel corso delle operazioni militari.
  • Chiediamo a tutte le parti in conflitto di evitare l’uso di armi pesanti nelle zone abitate dai civili, garantendo a uomini, donne e bambini vie di fuga sicure dagli scontri.

È indispensabile garantire la protezione dei civili a Mosul

Abbiamo già distribuito coperte, kit igienici e altri generi di prima necessità nei villaggi a sud di Mosul, dove si sta concentrando il maggior afflusso di sfollati e abbiamo in programma di intervenire per sostenere i centri di primo soccorso medico nella zona.

Migliaia di persone in fuga dall’ISIS hanno bisogno di aiuto.

Fuga civili a Mosul - Profughi nel campo di Hassansham

Mosul: la corsa per salvare la vita a 1,2 milioni di civili

Il destino appeso a un filo per 1,2 milioni di persone – di cui 600.000 bambini

Iraq: l’offensiva su Mosul e la catastrofe umanitaria

L’offensiva per riprendere Mosul dall’ISIS potrebbe causare una catastrofe umanitaria coinvolgendo un milione di persone