Dona al 45591 e sfida la fame

Da oggi, 28 settembre, al 20 ottobre sarà possibile donare 2 euro con sms oppure 5 e 10 euro con una chiamata dal telefono fisso al 45591.

La campagna sms solidale Sfido la fame

Ancora oggi 821 milioni di persone soffrono la fame. Molte di loro sono donne.

Sfidare la fame vuol dire garantire possibilità di scelta, in primis per le donne e fare leva sulle loro capacità e potenzialità per un futuro più giusto. Per tutti.

Sfida la fame e dona al 45591

La situazione gravissima in Etiopia

Nella sola Etiopia interi raccolti sono andati perduti, e centinaia di migliaia di pastori vedono morire il proprio bestiame, unica fonte di sostentamento.

Più di 8 milioni di persone soffrono la fame e 700.000 sono a rischio morte per malnutrizione solo in questo paese. Circa il 25% delle donne in età riproduttiva soffre di anemia dovuta a carenze nutritive. Complessivamente, quasi 4 milioni tra bambini e donne in allattamento necessitano di alimenti integrativi.

 

La Campagna di raccolta fondi è sostenuta da:

Wind Tre, TIM, Vodafone, PosteMobile, Coop Voce e Tiscali; TIM, Wind TRE, Fastweb, Vodafone, Tiscali, TWT,Convergenze e PosteMobile.

Mediafriends Onlus – dal 30 settembre al 6 ottobre
LA7 – dal 30 settembre al 6 ottobre
Sky per il Sociale – dal 7 al 13 ottobre
TV2000 – dal 7 al 20 ottobre

Oxfam Italia ringrazia per la diffusione della Campagna:
Discovery, Autogrill, Alice, Marco Polo, Radio 24.

 

 

Dona al 45544 e sfida la fame


Da oggi, 11 febbraio, al 3 marzo sarà possibile donare 2 euro con sms oppure 5 e 10 euro con una chiamata dal telefono fisso al 45544.

La campagna sms solidale Sfido la fame

Per la prima volta, dopo 10 anni nel mondo stanno aumentando le persone che soffrono la fame.

Sono 815 milioni di persone, donne per la maggior parte, che non possiamo abbandonare.

Centinaia di migliaia di famiglie che pur vivendo di agricoltura e allevamento ogni giorno vanno a dormire con la pancia vuota.

L’80% del cibo che mangiamo ogni giorno è prodotto da agricoltura familiare e di piccola scala, e che investire in essa è da due a quattro volte più efficace che in qualsiasi altro settore, per la riduzione della fame e della povertà. Soprattutto in paesi in cui la stragrande maggioranza della popolazione dipende dall’agricoltura per la propria sopravvivenza.

La situazione più grave è in Africa orientale

In Etiopia e Sudan oltre 18 milioni di persone allo stremo

La popolazione è stremata dal terzo anno consecutivo di una siccità devastante, che ha letteralmente arso pascoli e terreni, uccidendo milioni di capi di bestiame, da cui dipende il sostentamento quotidiano di milioni di persone.

Solo in Etiopia, in questo momento, per la mancanza di piogge, un terzo della popolazione soffre la fame e 8 milioni e mezzo di persone sopravvivono grazie agli aiuti alimentari.

I primi ad essere colpiti sono i bambini e le donne: 2 milioni di bambini non hanno cibo sufficiente e oltre 300 mila sono malnutriti mentre 1 donna su 4, nonostante sia in giovane età, soffre per la carenza di nutrienti di base.

Una situazione altrettanto grave si riscontra in Sudan, dove per instabilità politica e siccità in questo momento 10 milioni di persone, di cui la metà bambini, sono senza cibo; mentre il prezzo di beni alimentari di base come il sorgo, il miglio e il grano è schizzato alle stelle, con la conseguenza che il costo del pane, ad esempio, in un anno è aumentato del 300%.

Il sostegno alle donne rappresenta un fattore chiave di cambiamento.

Pur costituendo oltre il 43% della forza lavoro in agricoltura a livello globale e oltre la metà in una regione come l’Africa orientale, le donne hanno un minor accesso alla terra, ai semi, ai fertilizzanti, all’acqua per irrigare i campi, alla tecnologia, al credito e alla formazione tecnica. Sono discriminate nell’accesso al mercato del lavoro agricolo e molto spesso relegate a svolgere lavoro non retribuito nei campi.

Eppure investire nell’agricoltura per rimuovere le barriere che ostacolano la capacità delle donne di produrre cibo e sfamare le proprie famiglie consentirebbe di aumentare la produzione agricola fino al 30% in più e di diminuire il livello globale di fame del 17%.

Con la Campagna Sfido la fame sosterremo le comunità agricole in Etiopia e in Sudan, soprattutto le donne, attraverso progetti di cooperazione finalizzati a migliorare la produzione di cibo, l’accesso alle risorse e al credito, rafforzandone la capacità di creare e commercializzare prodotti agricoli e artigianali.

 

La Campagna di raccolta fondi è sostenuta da:
Wind Tre, TIM, Vodafone, PosteMobile, Coop Voce e Tiscali; TIM, Wind TRE, Fastweb, Vodafone, Tiscali, TWT,Convergenze e PosteMobile.
Mediafriends Onlus – dall’11 al 17 febbraio
Sky per il Sociale – dal 18 al 24 febbraio
LA7 – dal 25 febbraio al 3 marzo
TV2000 – dall’11 febbraio al 3 marzo

Oxfam Italia ringrazia per la diffusione della Campagna:
Autostrade per l’Italia, Cento Stazioni, Discovery Italia, GTT – Gruppo Torinese Trasporti, Ikea e Radio 24

 

Uomini e donne, fra 170 anni guadagneranno la stessa cifra

Giornata internazionale della donna. Nel mondo, la mancanza di indipendenza economica lascia le donne esposte alla discriminazione e alla violenza. Donne che hanno l'onere di sfamare la famiglia ma che sono le prime a non avere accesso a reddito, risorse e mezzi per guadagnarsi da vivere. Siamo al loro fianco, ieri, oggi e sempre. Perché combattere la disuguaglianza, investire sulle donne, promuoverne i diritti è la condizione indispensabile per vincere povertà e fame. E perché vi sia giustizia.

8 marzo: c’è ben poco da festeggiare, in un mondo dove la disuguaglianza tra i sessi è in crescita.

 

Retribuzione salariale, accesso al mercato del lavoro e ai fattori produttivi: la disuguaglianza tra uomini e donne è in continuo aumento. La differenza media nella retribuzione è a oggi del 23% a livello globale, e la disparità di salario e di opportunità di accesso al mercato del lavoro è ancora più significativa nei paesi più poveri. Qui costa infatti fino a 9mila miliardi dollari all’anno di mancate risorse, risorse che potrebbero permettere l’uscita dalla povertà estrema di una fetta sempre maggiore di quei 795 milioni di persone che ancora oggi soffrono la fame.

Questo e altri dati sono contenuti nel rapporto “Un’economia che funziona per le donne” che presentiamo oggi in occasione della Giornata internazionale della donna.

Un altro esempio? La quota di lavoro non retribuito (soprattutto di cura delle persone) che a seconda dei diversi paesi viene svolto da 2 a 10 volte in più dalle donne rispetto agli uomini. Il settore è in grado di generare un valore economico complessivo di circa 10 mila miliardi di dollari all’anno, ossia più del Pil di Giappone, Brasile e India messi insieme. Un’enormità di risorse che potrebbero non solo garantire un reddito dignitoso a milioni di famiglie nei paesi in via di sviluppo, ma anche migliori servizi pubblici essenziali come istruzione e sanità.

Sconfiggere la disuguaglianza e investire sulle donne è quindi la chiave per vincere povertà e fame. E’ per questo che abbiamo lanciato la campagna di raccolta fondi SFIDO LA FAME, grazie alla quale fino al 31 marzo sarà possibile donare un aiuto (di 2, 5 o 10 euro) con un sms solidale o chiamata da telefono fisso al 45528 per permetterci di sostenere le donne e le loro comunità in due paesi particolarmente vulnerabili, quali Sudan e Senegal.

A qualcuno piace caldo

L’industria alimentare che produce riso, soia, mais, grano e olio di palma, genera da sola una quantità di emissioni di gas serra superiore a quella prodotta da qualsiasi altro paese al mondo, ad eccezione di Cina e Stati Uniti.

Con questo trend impossibile centrare gli obiettivi chiave nell’accordo di Parigi.

A rivelarlo è il nuovo dossier A qualcuno piace caldo: così l’industria alimentare nutre il cambiamento climatico”, diffuso da Oxfam in occasione del Business and Climate Summit 2016, che riunirà oggi e domani a Londra, i rappresentanti delle grandi aziende, della finanza e delle istituzioni internazionali.

Il dossier, che analizza il rapporto tra industria alimentare e cambiamento climatico, sottolinea infatti come le grandi aziende produttrici di queste cinque materie prime, assieme a molte altre, debbano ridurre drasticamente e al più presto la quantità di emissioni in atmosfera.

A rischio infatti c’è prima di tutto il raggiungimento degli obiettivi chiave definiti nell’accordo di Parigi del dicembre scorso, ossia l’azzeramento delle emissioni entro la metà del secolo e il contenimento dell’aumento delle temperature entro 1,5 °C.  Due obiettivi che senza una immediata inversione di rotta sarà impossibile centrare.

Il rapporto individua infatti nelle emissioni provenienti dalla produzione agricola intensiva, una delle cause principali del cambiamento climatico. Basti pensare al metano prodotto dalle risaie allagate o al protossido di azoto derivante dall’utilizzo dei fertilizzanti. Se sommate, infatti, questo genere di emissioni sono dannose per l’ambiente quanto quelle prodotte dalla deforestazione per scopi agricoli, che giustamente è stata al centro delle politiche di lotta al cambiamento climatico degli ultimi anni.

“L’accordo di Parigi è stato un primo importante passo avanti, ma non riusciremo a raggiungerne gli obiettivi senza un ulteriore sforzo e un’azione urgente.afferma Elisa Bacciotti, direttrice delle Campagne di Oxfam Italia, Le grandi aziende riunite a Londra oggi e domani devono dar prova che Parigi è stato davvero un trampolino di lancio verso tagli più consistenti alle emissioni e devono assicurare un maggiore sostegno agli agricoltori di piccola scala nella lotta agli effetti del cambiamento climatico. Il settore alimentare è il primo ad essere chiamato in causa e dovrebbe davvero aprire la strada per gli altri settori, affinché questo processo virtuoso diventi realtà”.

Dall’industria alimentare un quarto delle emissioni: a rischio decine di milioni di piccoli contadini

L’industria alimentare oggi è responsabile per almeno il 25% delle emissioni di gas serra a livello globale, e quindi tra i principali responsabili dei cambiamenti climatici. Un sistema produttivo fondato sul lavoro di milioni di agricoltori di piccola scala, che sono le prime vittime di shock climatici estremi, ormai sempre più frequenti. Un circolo vizioso insostenibile.

Oxfam stima che le 10 maggiori aziende del settore alimentare dipendano dal lavoro di almeno 100 milioni di agricoltori di piccola scala, che per primi subiscono le conseguenze delle calamità naturali causate dal cambiamento climatico, e sono costretti a vendere la loro terra rischiando di piombare nel circolo vizioso della povertà.

Ad essere le più colpite sono poi le donne, che in molti paesi non hanno diritto a possedere la terra e molte più difficoltà ad avere accesso al credito e ad altre risorse economiche. Per di più, sono spesso escluse dalle cooperative agricole e dagli altri sistemi fondamentali nel supportare il sistema agricolo quando il verificarsi di disastri climatici mette a rischio i raccolti. Per questo motivo Oxfam nel nuovo report, “A qualcuno piace caldo: così l’industria alimentare nutre il cambiamento climatico”, pubblica oggi i dati sul livello di emissioni associate alla produzione intensiva di diversi generi alimentari.

“Le grandi aziende del cibo non solo devono pensare a come ridurre le emissioni di gas serra all’interno della loro filiera produttiva,conclude Bacciotti – ma devono anche garantire ai contadini un reddito adeguato in modo che possano reggere agli impatti del cambiamento climatico, senza perdere l’unica risorsa che permette loro di condurre una vita dignitosa”.

Con la campagna Sfido la fame Oxfam sostiene migliaia di agricoltrici di piccola scala in alcuni dei paesi più poveri del pianeta con l’obiettivo di dare l’opportunità alle donne più povere e vulnerabili di avere piena autonomia decisionale ed economica, permettendo loro di condurre una vita più dignitosa e produrre reddito per sfamare se stesse e le proprie famiglie.

Guarda il video “Making the Change – Female climate fighters”

Le storie delle eroine che lottano contro il cambiamento climatico e contro fame e povertà che ne derivano.

Grazie per aver sfidato la fame con noi

La campagna Sfido la fame, conclusasi il 9 maggio, ci ha permesso di raccogliere più di 350.000 euro, frutto degli oltre 135.000 sms e chiamate da telefono fisso ricevute.

Un grandissimo risultato, che ci consentirà di liberare dalla fame almeno 30mila persone, soprattutto donne, garantendo loro sementi, attrezzature e formazione necessaria per avviare e migliorare la produzione agricola e combattere i disastrosi effetti dei cambiamenti climatici nelle comunità rurali in Sudan, Etiopia, Tanzania, Haiti, Marocco, Tunisia e Libano.

A nome di tutti loro, GRAZIE!

Grazie a tutti coloro che hanno sfidato la fame insieme a noi!

GRAZIE ai testimonial della campagna:

Alessandra Appiano, Malika Ayane, Caterina Balivo, Camilla Baresani, Andrea Barzagli, Margherita Buy, Davide Cassani, Geppi Cucciari, Alessandro Florenzi, Tessa Gelisio, Gigi Mastrangelo, Alessandro Matri, Fiona May, Eliana Miglio, Candida Morvillo, Francesca Schiavone e Nadia Toffa.

GRAZIE a tutti coloro che l’hanno sostenuta:

  • TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile, CoopVoce, Tiscali, TWT, Infostrada e Fastweb
  • Segretariato Sociale Rai
  • Mediafriends Onlus
  • Sky per il sociale
  • LA7
  • Discovery Media
  • Radio 24
  • Lega Serie A
  • FIGC – Federazione Italiana Giuoco Calcio
  • AIA – Associazione Italiana Arbitri
  • FCI – Federazione Ciclistica Italiana

GRAZIE per la diffusione a:

  • Autostrade per l’Italia SpA
  • Grandi Stazioni SpA
  • Coin

Sfidolafame: ancora 12 ore per donare al 45509

Hai ancora 12 ore, entro la mezzanotte di oggi 9 maggio, per aiutare 5.000 donne a vincere la fame: dona subito 2€ con un sms oppure 2 o 5 € da telefono fisso al 45509.

Oggi una persona su nove nel mondo andrà a letto a stomaco vuoto. Non è giusto e possiamo fare qualcosa insieme.

Due settimane fa abbiamo lanciato un appello per aiutare le donne che ogni giorno lottano per sfamare i propri figli, con l’obiettivo di raggiungere 40.000 persone. Manca poco al traguardo: ti chiediamo un ultimo passo per raggiungerlo. Con le donazioni di oggi, possiamo aiutare altre 5.000 donne e mamme che, in Etiopia, sono costrette ad affrontare la più grave siccità che abbia colpito il paese negli ultimi 30 anni.

Dona subito 2€ con un sms o 2 o 5 € da telefono fisso al 45509: abbiamo 12 ore per cambiare la vita di 5.000 donne e mamme e sconfiggere insieme a loro la fame.

Asia

Mi chiamo Asia Paskali, vivo nel villaggio di Bulugala, Nyasato Parish, Mbogwe District, nella regione di Geita in Tanzania. Produco riso da vendere e allevo mucche e polli, ma coltivo anche altri cereali per il consumo della mia famiglia. Ho 52 anni, 5 figli, 4 maschi e una femmina e 3 nipoti maschi.

Oxfam mi ha aiutata a costruire la diga che è fondamentale per combattere i notevoli cambiamenti del clima e le piogge scarse e imprevedibili. Anche se la pioggia ritarda, ora posso usare l’acqua che è nella diga per seminare nella giusta stagione usare i fertilizzanti adatti a salvare il raccolto anche in caso di siccità.

Il cambiamento climatico ci sta realmente danneggiando come donne, perché siamo le maggiori produttrici di cibo.

Il mio sogno è quello di costruire una bella casa e vedere i miei figli e i miei nipoti andare a scuola e ottenere una buona istruzione per poter aver un futuro migliore.

Il Gufo per Oxfam Italia

In occasione della festa della mamma, Il Gufo ha scelto di legarsi ad Oxfam Italia per promuovere la campagna #sfidolafame.

Dal 28 Aprile al 31 Maggio in tutti i negozi di Milano, Roma, Firenze, Treviso, New York e Parigi e online sul sito shop.ilgufo.it, è stato possibile acquistare il libro MAMMA, ADESSO CUCINO IO!, e il ricavato della vendita – prezzo di copertina 26,00 Euro – è stato interamente devoluto a Oxfam Italia.

Il libro di cucina, ideato e prodotto dal Gufo, è una raccolta di ricette semplici e gustose, tutte ispirate alla tradizione gastronomica italiana, ideate appositamente per stimolare la curiosità e la creatività dei piccoli chef, da preparare con l’aiuto di mamme, papà o nonni.

Un progetto che unisce la passione del brand per i più piccoli al profondo amore e rispetto verso il valore della famiglia.

Habodo sfida la fame per i suoi bambini

Etiopia. Due giorni di cammino solo per raccogliere l’acqua necessaria a dissetare la propria famiglia e i propri animali, che spesso sono l’unica fonte di reddito e sostentamento. E’ quanto ogni giorno milioni di persone in alcune regioni del nord, dell’est e del sud dell’Etiopia sono costrette ad affrontare a causa della peggiore siccità che ha colpito il paese negli ultimi 30 anni, effetto di El Niño.

Habodo è una di loro, una mamma sola di 50 anni, che è costretta, ogni giorno, a fare i conti con la fame e la sete.
Habodo vive con un piccolo gruppo di persone (sei adulti con i loro bambini) a un miglio dalla comunità di Bisle e dal campo per sfollati. Habodo ha sette figli, cinque dei quali abitano con lei in una piccola capanna di legno, con alcune coperte e pelli per proteggere il tetto. Habodo e la sua famiglia dormono sopra ai sacchi vuoti di mais. Fuori, in un piccolo recinto ci sono tre caprette. Il campo, e la cisterna installata da Oxfam, si trovano a venti minuti di cammino. Habodo aveva 60 mucche, ma solo una è sopravvissuta. E’ molto magra e le si vedono le costole; cerca invano di ripararsi dal sole cocente sotto un esile alberello. Il paesaggio arido e polveroso è punteggiato da cespugli verdi, conosciuti come “alberi sempreverdi”. Si tratta in realtà di una pianta spinosa estremamente invasiva e pericolosa: se un asino ne mangia quantità eccessive infatti può anche morire.

Fino ad ora, la siccità ha colpito soprattutto gli animali. Oggi invece riguarda anche noi. Questo mi spaventa. Non abbiamo abbastanza da mangiare adesso. Riceviamo aiuto, e cerchiamo di fare il possibile per farcela da soli. È la siccità la causa di tutti i nostri problemi. Il peggiore è la mancanza di cibo e acqua, quello di cui abbiamo più bisogno. Sono una sfollata. Ci siamo fermati qui perché intorno non c’è più acqua. Prima avevamo un cammello, e spostarsi era molto più facile. Da Settembre, ci siamo spostati circa 6 o 7 volte. Più forti sono i tuoi asini, più alte sono le possibilità di riuscire a sopravvivere. Questo è tutto quello che siamo riusciti a portare con noi.

Siamo qui da due mesi e mezzo. Ci sono voluti due giorni per arrivare qui a piedi. Non è un bel periodo per il bestiame questo. Siamo pastori nomadi, quindi ci spostiamo sempre. Prima in giro si potevano vedere molte case. C’erano iene dappertutto, ma nessuna macchina. Io ho sette bambini, e hanno molta paura delle macchine. Non sono abituati, non avevano mai visto gente di pelle bianca prima d’ora. Il sole ci dà molto fastidio. Non abbiamo coperte, non abbiamo nemmeno una tanica di plastica per raccogliere l’acqua, usiamo contenitori fatti con le pelli di capra. Dicono che se una mucca mostra le costole allora sta per morire. Asini e cammelli sono i più resistenti, mentre le mucche sono le più vulnerabili. Avevo 30 capi grandi e 30 piccoli: ora mi resta solo questa mucca, e dividiamo il cibo con lei. È malata, si vede quando le guardi le zampe. Due anni fa, prima della siccità, avevo mucche, pecore, capre, asini e un cammello. La siccità li ha uccisi tutti, anche il cammello, il più importante tra tutti i miei animali. Durante il viaggio per cercare l’acqua si è rotto una zampa, e siamo stati costretti ad abbatterlo, prima che le iene lo uccidessero.

La differenza tra prima e dopo la siccità è enorme. Adesso dipendiamo totalmente dagli aiuti. E’ la sfida più grande che abbia mai dovuto affrontare. L’unico mio bene adesso è questa mucca. Ho anche 14 maialini da latte, ma non hanno mercato. Sono molto magri e non darebbero abbastanza carne. Prima avrebbero mangiato l’erba e sarebbero ingrassati. Li avremmo portati al mercato e venduti.

Ai commercianti interessa il peso dell’animale. Adesso li guardo e mi chiedo, cosa mangeranno? Sono come morti viventi. In pratica non ho più nulla. Prima dovevo solo accudire gli animali. Avevamo latte da bere. Adesso ho molto lavoro, devo andare presto al mattino a cercare qualche foglia per loro nei cespugli sempreverdi, e dargliele io stessa. Sono troppo deboli per sfamarsi da soli. Cerco anche i semi, e purtroppo devo pensare a come divider quello che trovo tra loro e i miei figli. Se perdo gli animali, non sarò in grado di provvedere a loro. Per noi, gli animali sono importanti tanto quanto gli esseri umani. Certe volte mangiamo appena, così che gli animali possano avere cibo e avere qualche possibilità di sopravvivere. Speriamo che piova.

Cerchiamo solo di sopravvivere. Chi non ha più nulla è andato in città. Noi siamo qui perché abbiamo ancora qualcosa. Quando verrà la pioggia so che vivremo, ma ci vorranno anni per ricominciare. Andare in città vuol dire più soldi e più tempo per abituarsi. Se non hai casa, puoi scordarti le città più grandi. Non abbiamo soldi per sopravvivere in città. Qui al limite possiamo mangiare le foglie, in città servono i soldi.

Gli adulti possono stare qualche tempo senza mangiare e andare avanti con poco cibo. Ma i bambini soffrono la fame e si ammalano. Quando hanno fame mangiano troppe foglie, che fanno male allo stomaco e li fanno stare male per giorni. Il mais che abbiamo non è abbastanza. Possiamo resistere la massimo due giorni senza mangiare. Adesso abbiamo cibo sufficiente per mangiare una volta al giorno, così che quello che abbiamo dura di più. Quando la fame è tanta, mangiamo anche cose che non mangiavamo prima. Abbiamo provato con le radici, ma non hanno sapore e comunque non fanno passare la fame. Ci sentiamo impotenti e paralizzati. Quando si ha così tanta fame non ci si può muovere, non si può nemmeno andare a prendere l’acqua. Guardatemi. Non dormo più. Non possiamo dormire fuori, ci sono iene e volpi e i bambini hanno paura. Mi metto di traverso alla porta così i bambini se si svegliano non possono uscire. Se dovessero allontanarsi… prima le iene mangiavano il bestiame, ma ora che il bestiame non c’è più attaccano uomini e asini. La paura uccide ogni altro mio sentimento. E quando hai paura sei responsabile.

Prima della siccità eravamo felici. Mungivamo le mucche, avevamo sempre latte fresco, facevamo il burro e lo vendevamo al mercato. Non dipendevamo dal governo. Ogni pasto era fonte di gioia. Quando piove l’erba cresce e diventa pascolo. Quando gli animali mangiano, tutti noi ci svegliamo. L’acqua riempie la terra. I bambini erano belli, sani, felici. Portavano gli animali al pascolo, giocavano, andavano a scuola. Vederli insieme agli animali era una visione felice. Le nostre canzoni parlavano di questo: felicità, pioggia, pascoli e latte.

Adesso i bambini non giocano più. Chiedono cibo alle macchine che passano. Cercano l’ombra per ripararsi. Non c’è più latte e non c’è più forza per giocare.
Quando riesco a mangiare qualcosa ho anche il latte per il mio bambino. Se non mangio piange e sono costretta ad attaccarlo al seno per farlo ciucciare, anche se non esce niente.

I nostri figli ci chiedono perché Dio ci sta facendo questo. Spieghiamo loro che non è colpa nostra. Non capiscono.
Siamo gente che condivide. Se abbiamo più degli altri, dividiamo. Crediamo che quello che si da oggi lo si riceva indietro domani. Se non fosse per Oxfam non avremmo l’acqua. Avere l’acqua così vicino significa risparmiarsi ore di cammino. Persino gli asini si stancavano, quando dovevamo recarci al pozzo. Usavamo un piccolo recipiente e scavavamo sempre più a fondo, perché l’acqua era poca. Ci alzavamo alle sei e tornavamo a casa a mezzogiorno. Quest’acqua ci salva anche dalle iene. Crediamo che ogni aiuto porti ancora più aiuto.“.

45509 vs fame

Una persona su nove nel mondo soffre la fame, 795 milioni di persone che per il 98 per cento vivono nel Sud del mondo, a cui si potrebbero aggiungere nel 2016 altri 60 milioni di persone colpite dalla siccità causata da El Niño: se le donne avessero gli stessi diritti degli uomini, si potrebbe sfamare 150 milioni di persone in più.

Dal 24 aprile al 9 maggio è possibile contribuire a cambiare le cose, sostenendo i progetti di Oxfam a favore delle donne grazie a una donazione con SMS solidale o chiamata da telefono fisso al 45509.

Ancora oggi una persona su nove nel mondo soffre la fame. Sono 795 i milioni di persone, donne per la maggior parte, che il mondo più fortunato non deve abbandonare. Paradossalmente, il 98% di chi fa ancora i conti con una cronica carenza di cibo vive di agricoltura e allevamento nei paesi in via di sviluppo. Un dramma, quello della fame nei paesi poveri, che rischia nel 2016 di assumere dimensioni ancor più allarmanti a causa de El Niño: ben 60 milioni di persone in più, soprattutto piccoli agricoltori e allevatori, in Africa, America Latina e Sud-Est asiatico rischiano infatti di trovarsi in una condizione di insicurezza alimentare a seguito delle gravi siccità provocate da questo fenomeno metereologico strettamente collegato al cambiamento climatico e al surriscaldamento globale. Moltissime di loro sono donne, costrette a lottare ogni giorno per sfamare la propria famiglia. Si stima, che se avessero stessi diritti e stesse opportunità degli uomini, si potrebbero sfamare 150 milioni di persone in più e ridurre la fame del 19%. Per loro e per sostenere le loro comunità Oxfam lancia la Campagna di raccolta fondi SFIDO LA FAME, grazie alla quale dal 24 aprile al 9 maggio sarà possibile donare un aiuto (di € 2 o 5) con un sms solidale o chiamata da telefono fisso al 45509.

Nessuno deve più morire di fame nel mondo! Dobbiamo volerlo e possiamo ottenerlo. Oggi esistono mezzi per raggiungere l’obiettivo nel tempo di una sola generazione. Ancora 795 milioni  di persone soffrono per la mancanza di acqua e cibo, soprattutto in Africa. – dice Maurizia Iachino, presidente di Oxfam Italia – Con la Campagna Sfido la fame sosterremo le comunità agricole in Etiopia, Sudan, Tanzania, Haiti, Tunisia, Marocco e Libano. Partiamo dalle donne, che rappresentano i 2/3 degli agricoltori più poveri del mondo, guadagnano solo 1/3 del reddito mondiale, e sono quelle che spesso da sole assicurano risorse e benessere alle loro famiglie e comunità. Non dimentichiamo che sono loro a produrre la maggior parte del cibo e a sfamare intere famiglie, eppure quasi mai hanno accesso a risorse, terra, credito e formazione. Colmare il divario tra uomini e donne, in termini di opportunità e accesso alle risorse, è cruciale e potrebbe da subito salvare dalla fame fino a 150 milioni di persone”.

Le donne sono da sempre il motore del cambiamento.

Oxfam Italia utilizzerà i fondi raccolti dalla campagna SFIDO LA FAME per dare opportunità alle donne più povere e vulnerabili di avere piena autonomia decisionale ed economica, permettendo loro di condurre una vita più dignitosa producendo reddito per sfamarsi e provvedere ai bisogni delle proprie famiglie.

Con un contributo di:

  • 2 euro sarà possibile fornire a una donna i semi necessari che le permetteranno di garantire cibo ai suoi figli per un’intera stagione;
  • 5 euro sarà possibile garantire a una donna 10 piante resistenti alla siccità, per diversificare i raccolti e sconfiggere la malnutrizione infantile.

Con i proventi della campagna si potranno sostenere circa 40.000 persone, per la maggior parte donne, attraverso progetti di cooperazione finalizzati a migliorare la produzione di cibo, l’accesso alle risorse e al credito, rafforzandone la capacità di creare e commercializzare prodotti agricoli e artigianali in Etiopia, Sudan, Haiti, Tunisia, Tanzania, Marocco e Libano.

Il calcio a sostegno della Campagna SFIDO LA FAME

Lega Serie A ha deciso di sostenere Oxfam Italia: in occasione della 37ma giornata della Serie A TIM del 7, 8 maggio, tutte le squadre scenderanno in campo a sostegno di Oxfam Italia.

La Campagna di raccolta fondi è sostenuta da:

  • TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile, CoopVoce, Tiscali, TWT, Infostrada e Fastweb
  • Segretariato Sociale Rai – dal 2 all’8 maggio
  • Mediafriends Onlus – dal 24 al 30 aprile
  • Sky per il sociale – dal 7 al 9 maggio
  • LA7 – dal 25 aprile al 7 maggio
  • Discovery Media
  • Radio 24
  • Lega Serie A
  • FIGC – Federazione Italiana Giuoco Calcio
  • AIA – Associazione Italiana Arbitri
  • FCI – Federazione Ciclistica Italiana

Oxfam ringrazia per la diffusione della Campagna:

  • Autostrade per l’Italia SpA
  • Grandi Stazioni SpA
  • Coin

Come donare

Dal 24 aprile al 9 maggio sarà possibile donare tramite il numero 45509:

  • 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulari TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile, CoopVoce e Tiscali;
  • 2 euro anche per ciascuna chiamata fatta allo stesso numero da rete fissa Vodafone e TWT;
  • 2-5 euro per ciascuna chiamata fatta allo stesso numero da rete fissa TIM, Infostrada, Fastweb e Tiscali.