Lo sfruttamento nelle filiere dei supermercati

Milioni di donne e di uomini che ogni giorno lavorano in tutto il mondo e in Italia per portare il cibo sulle nostre tavole sono intrappolati nel circolo vizioso della povertà, vittime spesso di condizioni di lavoro disumane, a dispetto dei profitti multimiliardari generati dall’industria alimentare.

Lo sfruttamento nelle filiere dei supermercati

Denunciamo i crescenti squilibri e le condizioni di sfruttamento nelle filiere dei supermercati a livello globale nel rapporto Maturi per il cambiamento.

Abbiamo analizzato le politiche di alcune tra le maggiori catene di supermercati in Europa e negli Stati Uniti:

  • i supermercati trattengono una quota crescente del prezzo pagato dai consumatori – in alcuni casi fino al 50%.
  • la quota destinata a lavoratori e produttori è spesso pari a meno del 5%.
  • nel 2016 le prime otto catene di supermercati Usa quotati in borsa hanno incassato quasi 1.000 miliardi di dollari, generando 22 miliardi di profitti e restituendo 15 miliardi agli azionisti.
  • un’indagine tra i lavoratori e i piccoli agricoltori in 5 paesi con livelli di reddito molto diversi come Italia, Sud Africa, Filippine, Tailandia e Pakistan, ha rivelato un minimo comun denominatore: condizioni di povertà tali da compromettere la possibilità di sfamare adeguatamente sé e la propria famiglia.
  • in Italia il 75% delle lavoratrici nei campi intervistate da Oxfam, afferma di essere sottopagata e di rinunciare a pasti regolari.
  • in Sud Africa oltre il 90% delle lavoratrici delle aziende vitivinicole dichiara di non essere riuscita ad acquistare abbastanza cibo nel mese precedente.
  • nel 2015 circa 430 mila i lavoratori irregolari in agricoltura e potenziali vittime di caporalato in Italia erano “impiegati” in quasi tutte le principali filiere stagionali di frutta e verdura in vendita nella grande distribuzione.

Siamo contro lo sfruttamento economico di cui sono vittime milioni di agricoltori di piccola scala e lavoratori delle filiere alimentari

Le testimonianze raccolte ci dicono di piccoli agricoltori nella filiera della frutta esposti a pesticidi tossici, donne che lavorano nell’industria della trasformazione del pescato costrette a sottoporsi a test di gravidanza per poter lavorare.

Il disagio maggiore ricade sulle donne.

Se la grande distribuzione organizzata riconoscesse un prezzo equo ai produttori senza gravare sui consumatori, in molti casi sarebbe sufficiente restituire l’1 o il 2% del prezzo al dettaglio – pochi centesimi – cambierebbe la vita di donne e uomini che producono il cibo che finisce nelle nostre tavole.

Parliamo di cibo, ma la storia che raccontiamo si ripete in tutti i settori dell’economia globale, da quello tessile a quello elettronico.

Crediamo sia giunto il momento di costruire un’economia più umana che compensi il lavoro, non la ricchezza.

Donne e migranti le prime vittime del caporalato Made in Italy

Donne e migranti tra i più vulnerabiliAbbiamo raccolto testimonianze drammatiche nel caso studio sull’Italia “Sfruttati” sul fenomeno del caporalato e dello sfruttamento dei lavoratori informali in agricoltura.

Ci trattano come bestie. Controllano quante volte andiamo al bagno e ci dicono di tornare subito al lavoro. Se ti rifiuti di lavorare la domenica minacciano di non chiamarti più”, così una lavoratrice italiana racconta le proprie condizioni di sfruttamento in Campania.

Negli ultimi due anni è stato estremamente difficile trovare un’alternativa. È per questo che non posso permettermi di denunciare gli abusi”, le fa eco un’altra lavoratrice rumena in Sicilia.

Lavoriamo dalle 6.00 del mattino alle 6.00 della sera, tutti i giorni della settimana, per 25 euro al giorno. Possiamo fermarci solo 10 minuti per mangiare”, ha raccontato un bracciante agricolo originario del Mali, che lavora nelle campagne campane.

Centinaia di migliaia di persone senza diritti, con l’80% di lavoratori stranieri e il 42% di donne, che a parità di tipologia di lavoro venivano sottopagate rispetto agli uomini.

Tra le più gravi forme di sfruttamento e violazione dei diritti:

  • orari di lavoro nei campi fino a 12 ore al giorno;
  • lavoratori esposti a pesticidi tossici e a temperature altissime in estate e estremamente rigide in inverno;
  • abusi e violenze sulle lavoratrici;
  • paghe medie tra i 15 e 20 euro al giorno, ben al di sotto del minimo legale di 47 euro al giorno.

Un’indagine integrativa, sempre sulla base di dati pubblici, è in corso anche in Italia per i più grandi operatori italiani della GDO (Conad, Coop, Esselunga, Gruppo Selex, Eurospin). I risultati saranno pubblicati a novembre 2018.

Leggi la versione completa del rapporto “Maturi per il cambiamento”

Leggi la versione in sintesi del rapporto “Maturi per il cambiamento”

Leggi il caso studio sull’Italia “Sfruttati”