Presentazione contratto di rete per contrastare caporalato e sfruttamento

Presentazione alla stampa della nuova alleanza tra Oxfam, Funky Tomato (realtà nata, dopo la morte della bracciante Paola Clemente a Taranto), Cooperativa Resistenza Anticamorra (nata a Scampia, per l’inserimento lavorativo dei soggetti vittime delle condizioni di degrado dovute al contesto mafioso) e diversi soggetti profit e no-profit impegnati nel settore della sostenibilità sociale ed ambientale.

Un’alleanza,  che nasce con l’obiettivo principale di contrastare  caporalato e sfruttamento del lavoro lungo la filiera di produzione del pomodoro in Italia, rendendola trasparente e sostenibile a diversi livelli.

Un’alleanza, che nasce con l’obiettivo principale di contrastare caporalato e sfruttamento del lavoro lungo la filiera di produzione del pomodoro in Italia

Ingiustizia e sfruttamento, il prezzo della moda

Ricchezza che nasce dall’ingiustizia

In Vietnam, centinaia di migliaia di donne come Lan (nel video) e Phu vengono sfruttate per produrre i nostri capi di abbigliamento. Lontane dalle famiglie per mesi e anni, producono ricchezza senza poterne godere affatto.

La moda produce ricchezza…

Secondo la lista dei Miliardari di Forbes, 11 delle 50 persone più ricche al mondo sono legate al settore della moda e dell’abbigliamento. Le 5 più grandi aziende di abbigliamento hanno reso ai proprietari un totale di 6.9 milioni di dollari nel 2016. Un terzo di questa somma sarebbe sufficiente ad assicurare uno stipendio equo a ciascun lavoratore vietnamita impiegato nel settore.

… ma non per i lavoratori

Alcune delle più grandi firme del mondo della moda fanno confezionare i propri vestiti in paesi dove il costo del lavoro è basso, come il Vietnam. Ma i costi umani sono molto alti.

  • I lavoratori del settore dell’abbigliamento lavorano sei giorni a settimana, spesso per meno di 1$ l’ora.
  • I lavoratori migranti sono costretti a pagare il doppio per i servizi di base, come acqua o elettricità
  • In Vietnam, milioni di persone si spostano dalle campagne alle città per cercare un impiego meglio retribuito che permetta loro di mantenere sé stessi e la propria famiglia.
  • A causa dell’esiguità del salario, molti non possono permettersi di tornare spesso a visitarle, finendo per non vedere i propri figli per mesi o persino anni.

In media, ci vogliono circa 11 giorni per un amministratore delegato di una delle prime 5 aziende nel settore dell’abbigliamento per guadagnare quello che un lavoratore normale guadagna in tutta la sua vita in Vietnam.

 

Agisci contro la disuguaglianza.

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La storia di Phu

Phu mostra la foto della sua casa

Phu vede i figli solo per poche ore ogni mese. Sam Tarling/Oxfam

Phu ha 36 anni e lavora in una fabbrica che esporta vestiti in tutta l’Asia. È divorziata e ha due figli che mantiene da sola. Non si può permettere di farli vivere insieme a lei, dal momento che lavora in fabbrica tutto il giorno, quindi i bambini vivono con i nonni. Il figlio maggiore è malato, ma Phu non ha i soldi per farlo curare. Ogni sera parla con loro al telefono, ma riesce a vederli solo una volta al mese. Il viaggio dura 8 ore, e ha solo la domenica libera, quindi trascorre con i bambini solo pochissimo tempo. Il suo stipendio basta a malapena per coprire le sue spese e per mandare qualcosa alla famiglia.

Il mio stipendio non è sufficiente. Devo mandare i soldi ai miei figli, che vivono con i miei genitori nella città dove sono nata. Ho due figli, un ragazzo di 14 anni e una bambina di 5. Il più grande ha problemi di salute, è molto debole e non può fare quello che fanno le persone normali. Lo ho portato in ospedale per farlo visitare, e i medici hanno detto che ha una malattia del sangue e avrebbe bisogno di una trasfusione per guarire. Ma io non avevo abbastanza soldi per questo.

Manco moltissimo ai miei figli, specialmente al più grande. Mi chiama sempre al telefono e mi chiede di tornare a casa e lavorare lì, così può dormire accanto a me ogni notte. Gli ho detto che potrò comprare una nuova casa solo se lavoro così lontano, così ogni volta che mi chiama mi chiede se ho risparmiato abbastanza per comprarla.

In un mese, il mio stipendio base è di 168$. In un giorno guadagno 6$, senza gli straordinari. C’è un bonus per chi lavora di più – senza mai prendere permesso per 26 giorni lavorativi – che è di 25$.

Prendo un permesso solo quando ci sono ragioni davvero urgenti, come quando i bambini sono malati. Quando sono stata via due giorni, mi hanno detratto 7$ dal mio bonus. Con altri colleghi ci siamo lamentati, perché il nostro stipendio viene decurtato anche quando prendiamo le ferie annuali che ci spettano.

Una delle fabbriche in cui lavorano migliaia di migranti

Una fabbrica a Dong Nai che produce abbigliamento per grandi marche di moda

Se c’è bisogno, faccio gli straordinari dal lunedì al sabato. Non possiamo fare pause, possiamo smettere di lavorare solo per andare in bagno, chiedendo il permesso al nostro responsabile.

Ho lasciato la scuola presto, quando avevo 12 anni. Sognavo di diventare sarta, ma con il mio negozio, cucendo i vestiti che mi venivano ordinati.

Non sogno più ormai. La mia mente è piena di pensieri e preoccupazioni legate al lavoro, a guadagnare il più possibile per i miei figli. Voglio solo dare loro il meglio possibile.

Una volta ho visto il cartellino del prezzo di una camicia, era circa 104$. Una catena di produzione ha bisogno di 40 persone per produrne una. In un giorno, io ne faccio 200. L’azienda investe molto nei lavoratori, perché ce ne vogliono circa 40 per ciascun prodotto. Nonostante ogni giorno questi siano i risultati, l’azienda si lamenta di essere in perdita. Sono stata a parlare con il direttore per chiedere come mai non sono stata pagata, e mi ha detto che l’azienda sta attraversando una situazione difficile. Ma non sappiamo quale sia”.

 

Sfida l’ingiustizia

In occasione del Forum Economico Mondiale di Davos, abbiamo denunciato sempre più fortemente le mancanze del sistema economico attuale, che consente solo a una ristretta élite di accumulare enormi fortune, mentre centinaia di milioni di persone lottano per la sopravvivenza con salari da fame, e abbiamo chiesto ai governi e ai candidati alle prossime elezioni nazionali di prendere impegni concreti contro la disuguaglianza.

La disuguaglianza… risolta dai bambini

Fino a quando per il sistema economico globale la remunerazione della ricchezza di pochi rimarrà un obiettivo predominante rispetto alla garanzia di un lavoro dignitoso per tutti, non sarà possibile arrestare la crescita di questa estrema e ingiusta disuguaglianza.

Alcuni dati sulla disuguaglianza

Il 50% più povero degli italiani possiede solo l'8,5% della ricchezza nazionale netta

 

L’82% dell’incremento di ricchezza globale registrato l’anno scorso è finito nelle casseforti dell’1% più ricca della popolazione, mentre la metà più povera del mondo (3,7 miliardi di persone) ha avuto lo 0%.

In Italia a metà 2017, il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre il 66% della ricchezza nazionale netta.

Nel periodo 2006-2016, il reddito nazionale disponibile lordo del 10% più povero degli italiani è diminuito del 23,1%.

Perché esiste la disuguaglianza?

Ogni due giorni nasce un nuovo miliardario: ma a fare le spese sono i più poveri e vulnerabili, molto spesso donne. Il costante incremento dei profitti di azionisti e top manager infatti corrisponde a un peggioramento altrettanto costante dei salari e delle condizioni dei lavoratori. Perché?

I colpevoli principali:

  • La forsennata corsa alla riduzione del costo del lavoro che porta all’erosione delle retribuzioni;
  • La colpevole negligenza verso i diritti dei lavoratori e la drastica limitazione del loro potere di contrattazione nel mercato globale;
  • I processi di esternalizzazione lungo le filiere globali di produzione;
  • La massimizzazione ‘ad ogni costo’ degli utili d’impresa a vantaggio di emolumenti e incentivi concessi ai top-manager;
  • La forte influenza esercitata da portatori di interessi privati, capace di condizionare le politiche.

I più poveri pagano il nostro benessere

Una delle fabbriche in cui lavorano migliaia di migrantiLe persone che confezionano i nostri abiti, assemblano i nostri cellulari, coltivano il cibo che mangiamo vengono sfruttate per assicurare la produzione costante di un gran volume di merci a poco prezzo e aumentare i profitti delle corporation e degli investitori.

Una storia per tutte: Lan, vietnamita, che ogni giorno cuce centinaia di scarpe, ma che non può comprarle a suo figlio, che vede una volta all’anno.

Scopri la storia di Lan

Come porre fine a disuguaglianza e povertà?

Le proposte di Oxfam:

  • Incentivare modelli imprenditoriali che adottino politiche di maggiore equità retributiva e sostengano livelli salariali dignitosi;
  • Introdurre un tetto agli stipendi dei top-manager così che il divario retributivo non superi il rapporto 20:1 ed eliminare il gap di genere;
  • Proteggere i diritti dei lavoratori specialmente delle categorie più vulnerabili: lavoratori domestici, migranti e del settore informale, in particolare garantendo loro il diritto di associazione sindacale;
  • Assicurare che i ricchi e le grandi corporation paghino la giusta quota di tasse, attraverso una maggiore progressività fiscale e misure solide di contrasto all’evasione ed elusione fiscale;
  • Aumentare la spesa pubblica per servizi come sanità, istruzione e sicurezza sociale a favore delle fasce più vulnerabili della popolazione.

Le nostre richieste ai candidati italiani

Partendo dall’analisi del nuovo rapporto di Oxfam, ci siamo rivolti con una lettera aperta ai leader delle principali forze politiche italiane che hanno concorso alle elezioni del 4 marzo per chiedere quali politiche intendono mettere in campo per ridurre la disuguaglianza nel nostro paese.

Leggi la lettera

Approfondimenti

Quanto conosci i paesi del mondo?

Partecipa al quiz “Indovina il Paese” e scopri cosa c’entra con la disuguaglianza

Partecipa al quiz

Scarica e leggi il nuovo rapporto Oxfam

#sfidalingiustizia

Il triangolo virtuoso contro lo sfruttamento del lavoro dei migranti

firma-accordo-1Un innovativo accordo, primo nel suo genere in Italia, per offrire a giovani migranti richiedenti asilo, un percorso di accesso, regolare e trasparente, al mercato del lavoro italiano, sconfiggendo sfruttamento e concorrenza sleale.

E’ il risultato dell’intesa, sottoscritta stamani tra la nostra organizzazione, Cisl Firenze-Prato e le agenzie per il lavoro del territorio Adecco Italia, Ali-Spa, GI-Group, LavoroPiù e Synergie Italia.  Ultimo step di un percorso iniziato già nei mesi scorsi che dalla formazione si pone adesso l’obiettivo di passare all’inserimento lavorativo, consentendo ai migranti di proporsi sul mercato del lavoro attraverso canali legali, come alternativa alle reti parallele di lavoro nero nelle quali spesso rischiano di finire.

Dall’orientamento alla ricerca di lavoro regolare

In virtù dell’intesa sottoscritta nei mesi scorsi tra noi e Cisl, un primo gruppo di 16 giovani migranti accolti  in Toscana, ha avuto infatti l’occasione di partecipare l’8 e il 9 novembre scorsi, ad un corso di orientamento attivo al lavoro presso la Cisl di Firenze (che verrà replicato ed esteso) dedicato alla formazione sull’impostazione del curriculum vitae, alla profilazione e alle informazioni sulle varie tipologie contrattuali. Un’occasione di formazione che adesso aprirà nuove occasioni lavorative ai giovani migranti.

Nell’accordo sottoscritto stamani infatti le agenzie firmatarie “si rendono disponibili ad individuare percorsi specifici” previo colloqui con ogni singolo migrante, “che possano valorizzare le competenze maturande o maturate delle persone coinvolte, al fine di un loro inserimento lavorativo”.

Con questa intesa si passa dalle parole ai fatti. – ha detto il segretario generale della Cisl di Firenze e Prato, Roberto Pistonina – In una società spaccata tra quanti vedono l’immigrazione solo come un problema e quanti invece se ne fanno carico in termini di integrazione e opportunità, la Cisl di Firenze e Prato ha pensato e reso operativo, grazie alla collaborazione di Oxfam e la disponibilità di 5 agenzie interinali, un progetto concreto. Abbiamo creato un circuito positivo che è esempio di cosa possiamo fare lavorando insieme.”

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Alessandro Bechini, nostro direttore dei programmi, dichiara:Per i giovani che hanno preso parte al corso di orientamento al lavoro appena conclusosi potrebbero aprirsi adesso prospettive concrete di inserimento lavorativo: obiettivo primario per noi infatti è aiutarli nella ricerca attiva di un impiego, sottraendoli al caporalato e al lavoro nero, che oltre a costituire un pericolo per loro, rappresentano anche un danno per le tante imprese che operano correttamente sul mercato del lavoro”.