In Etiopia la siccità brucia la vita

La fame nel mondo è in aumento

Emergenza fame in Etiopia

In Etiopia, a causa della estrema siccità causata da El Niño, sono più di 8 milioni gli uomini, le donne, i bambini che soffrono la fame per la perdita della loro unica fonte di reddito: il bestiame.

Le fonti d’acqua sono sempre più scarse, le piante seccano, gli animali muoiono, le persone rischiano la vita. Sono pastori da sempre e non sanno cosa altro fare. Molti decidono di emigrare per raggiungere l’Europa.

Donne come Mako sopravvivono solo grazie agli aiuti umanitari

La storia di Mako

Mako, 25 anni e una figlia di 3 mesi, non è andata a scuola, ha sempre lavorato.

Lei e suo marito Mahamud sono pastori e vivono nella regione Somali dell’Etiopia.

Hanno perso quasi tutto il bestiame a causa della siccità: quando piove ormai piove troppo poco, e non basta. Per trovare l’acqua Mahamud deve andare lontano per lunghi periodi con il bestiame e Mako rimane sola con la bambina senza nulla da mangiare e circondata da mille pericoli. Anche solo per andare a prendere l’acqua per loro due, deve camminare quattro ore e, senza gli aiuti umanitari che talvolta ricevono, non potrebbe sopravvivere.

 

Allerta El Niño

Crisi di siccità in Etiopia

“IN ETIOPIA OLTRE 10 MILIONI LE PERSONE A RISCHIO”
Nel Paese la peggiore siccità degli ultimi 30 anni. Crollo dal 50 al 90% delle produzioni agricole nelle regioni più colpite.
#sfidolafame


Due giorni di cammino solo per raccogliere l’acqua necessaria a dissetare la propria famiglia e i propri animali, che spesso sono l’unica fonte di reddito e sostentamento. E’ quanto ogni giorno milioni di persone in alcune regioni del nord, dell’est e del sud dell’Etiopia (Afar, Somali, Oromia), sono costrette ad affrontare a causa degli effetti della peggiore siccità che abbia colpito il Paese negli ultimi trent’anni. A denunciarlo è Oxfam, già al lavoro in Etiopia in aiuto alla popolazione colpita dagli effetti di El Niño.
Nei prossimi mesi la situazione umanitaria non potrà che peggiorare. “Secondo la FAO la produzione agricola in Etiopia è crollata dal 50 al 90% nelle regioni colpite. – afferma la responsabile dell’Ufficio Africa di Oxfam Italia, Silvia Testi. –  Il raccolto è completamente perduto nella regione del Somali, a Est del paese. Le persone che vivono in questa zona vedono marcire i loro raccolti e morire di fame i loro animali, e non hanno abbastanza cibo e acqua per vivere”.


Il quadro umanitario: Oxfam al lavoro per portare acqua pulita a 160 mila persone


Staff Oxfam a lavoro

Al momento Oxfam è al lavoro per prestare soccorso a oltre 160 mila persone in tre diverse aree del paese, nelle tre regioni più colpite – Afar, Somali, Oromia – trasportando acqua, riparando pozzi e fornendo ai piccoli allevatori mangimi per gli animali. Nel 2016 l’obiettivo è raggiungere 777 mila persone: ma, affinché tutto ciò sia possibile, sono necessari altri 25 milioni di dollari.
Nell’area di Siti, nella parte orientale dell’Etiopia, ad esempio, le comunità ormai dipendono dagli aiuti umanitari e le poche risorse disponibili sono condivise con pecore e capre nel disperato tentativo di tenerle in vita e non dover rinunciare all’unica fonte di reddito e produzione di cibo. Tra le testimonianze raccolte da Oxfam quella di Fatuma, una allevatrice madre di otto figli che aveva un gregge di 300 pecore e capre, che sono oggi ridotte a 7. “Ci sono state altre siccità, – ricorda – ma questa è la peggiore che io abbia mai visto. Abbiamo urgente bisogno di aiuti”.


Secondo il governo etiope, quest’anno 10,2 milioni di persone necessiteranno di assistenza umanitaria, per un costo complessivo di 1,4 miliardi di dollari. Sebbene infatti fra un paio di mesi sia prevista una ripresa delle precipitazioni, Oxfam avverte come anche in presenza di precipitazioni normali, ci vorrà del tempo perché la popolazione possa ricostituire gli allevamenti e riprendere le coltivazioni.


L’appello al governo italiano per la lotta a fame e cambiamenti climatici
Il governo etiope sta facendo tutto il possibile per far fronte a questa situazione, ma è necessaria una rapida e significativa risposta della comunità internazionale per integrare gli sforzi del governo. – continua Silvia Testi – Proprio ieri il governo italiano ha riconosciuto la grave situazione di emergenza causata da El Niño decidendo lo stanziamento di un milione di euro per interventi nel settore della sicurezza alimentare in Etiopia tramite l’operato di FAO e World Food Program. L’augurio è che si tratti di risorse aggiuntive rispetto a quelle già programmate per interventi di lotta alla fame. Nel quadro della campagna #sfidolafame, Oxfam fa quindi appello al governo italiano affinché vi sia un progressivo aumento delle risorse per sostenere l’adattamento dei Paesi poveri ai cambiamenti climatici, permettendo agli agricoltori e allevatori di piccola scala di affrontare nel medio-lungo periodo questi eventi meteorologici avversi”.



L’impatto de El Niño a livello globale
L’Etiopia è soltanto uno dei paesi costretti a fronteggiare gli effetti devastanti de El Nino: un fenomeno naturale che avviene periodicamente ogni 7-8 anni i cui effetti oggi sono aggravati dal riscaldamento globale. Il rilascio di calore prodotto da El Niño nell’Oceano Pacifico contribuisce all’ulteriore innalzamento delle temperature e all’irregolarità delle piogge, sconvolgendo il clima su scala globale. Oltre alle carestie che si stanno verificando negli altri paesi dell’Africa orientale e meridionale, gli effetti de El Niño stanno colpendo Papua Nuova Guinea e America centrale, provocando inoltre alluvioni in Paraguay e Bolivia.

Siccità nel Corno d’Africa

Siccità nel Corno d’Africa

Kenya, Il bambino di Namanakwee Ngamor è morto di fame. Credits: Irina Fuhrmann/Oxfam

Pastori a Turkana

La più grave siccità degli ultimi 60 anni ha colpito tutto il Corno d’Africa a partire dall’autunno del 2010 ed ha interessato circa 12,4 milioni di persone tra Somalia, Etiopia, Kenya e Gibuti. L’emergenza è aggravata dall’aumento dei prezzi del cibo (il prezzo del sorgo è cresciuto ad esempio del 240%), del petrolio, da una elevata mortalità del bestiame che in alcune zone ha raggiunto il 90%, dalla crescente desertificazione di alcune aree e dai limitati investimenti nelle politiche agricole a favore dei contadini.

Cosa ha fatto Oxfam Italia

Oxfam Italia ha messo in campo interventi di emergenza finalizzati nel dare assistenza immediata a comunità autoctone vittime di grave crisi alimentare, e al tempo stesso strutturando azioni di lungo periodo con lo scopo di mettere la popolazione in grado di affrontare al meglio situazioni climatiche sfavorevoli e ridurre il rischio nelle emergenze future.

Gli aiuti hanno raggiunto oltre 20.000 individui e si sono concentrati sia nel breve periodo (fornitura di aiuti alimentari) che attraverso azioni di medio e lungo periodo come ripristino di allevamenti e coltivazioni, diversificazione agricola, accesso all’acqua, miglioramento della sanità pubblica nelle aree maggiormente esposte a malattie e, infine, azioni di lobby e advocacy per promuovere cambiamenti di lungo termine.

In particolare

  • Promozione di pratiche igieniche per 1.382 famiglie;
  • Riabilitazione bacino d’acqua nella zona di Hargedeb, utilizzabile sia per l’allevamento che a uno personale (6.500 persone e 38.000 capi di bestiame);
  • Promozione di pratiche igieniche attraverso il trasporto di acqua tramite autocisterne nella zone di Goro Bakaska (16.000 beneficiari).

Oxfam International è intervenuta in Etiopia, Kenya e Somalia:

In Etiopia Oxfam sta sostenendo oltre 425.000 persone nell’area con attività per garantire acqua potabile, cercando fonti di acqua sostenibili, scavando nuovi pozzi, migliorando il sistema tradizionale di fornitura d’acqua.
Nel campo della sicurezza alimentare Oxfam sta assicurando la fornitura di mangime e cure adeguate a 500.000 capi di bestiame. Supporto agli agricoltori e allevatori locali (250.000 agricoltori)

In Kenya Oxfam ha sostenuto circa 1 milione di persone costruendo latrine, fornendo carburante per il funzionamento delle pompe per il pompaggio dell’acqua,sostenendo la popolazione locale con programmi di cash for work, migliorando le condizioni di vita della popolazione locale, specialmente nei campi profughi.

In Somalia Oxfam ha sostenuto circa 1.3 milioni di persone. In particolare nelle zone vicino a Mogadiscio le azioni si sono indirizzate nel combattere la malnutrizione, assistendo in primis mamme e bambini.
900.000 persone hanno beneficiato del sistema idrico implementato e mantenuto in loco da Oxfam, 320.000 persone hanno beneficiato di attività di Cash transfer per soddisfare i bisogni primari come acqua, cibo, attrezzi per il lavoro.