Gaza: i ragazzi della generazione Oslo alla fame

La “Generazione Oslo” nel Territorio Occupato Palestinese

Palestina: i ragazzi della generazione Oslo alla fame

A 25 anni dalla firma del primo degli accordi di Oslo tra Israele e l’Organizzazione per la liberazione della Palestina, i giovani palestinesi con meno di 29 anni rappresentano più della metà della popolazione del Territorio Occupato Palestinese (OPT).

In quasi 1 caso su 2 due sono disoccupati, con un tasso di disoccupazione del 43,4% . Una situazione che a Gaza riguarda il 64,6% dei giovani. La conseguenza diretta è che 1,44 milioni di giovani palestinesi non cercano nemmeno più lavoro, né frequentano la scuola, con il 53% dei neo laureati disoccupato.

Inevitabile dunque che circa un terzo desideri lasciare la propria terra e il 73% non nutra alcuna speranza di miglioramento. Tantissime anche le donne disoccupate: il 47,4%, il più alto tasso di disoccupazione femminile al mondo.

Nella stragrande maggioranza non hanno mai avuto la possibilità di votare, perdendo qualsiasi speranza di cambiamento.

Cosa diciamo nel rapporto Generazione Oslo

Nel rapporto Generazione Oslo, che abbiamo diffuso oggi, denunciamo la condizione di questi ragazzi che oggi non hanno potere, diritti, né speranza per il futuro.

Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale tra il 1994 e il 2014 la produzione pro-capite nel Territorio Occupato Palestinese è “cresciuta” solo dello 0,1%, con un terzo del popolo palestinese oggi costretto a vivere in povertà, una condizione che a Gaza riguarda oltre 1 milione di persone, tra cui 400 mila bambini.

Gli Accordi avevano promesso la fine dell’occupazione, la stabilità nella regione e una road map verso la pace, ma nulla di tutto questo si è tradotto in realtà.

L’ulteriore rafforzamento dell’occupazione israeliana nella Cisgiordania ha portato un impoverimento socio-economico in tutto il Territorio Occupato Palestinese, nonostante i 30 miliardi di dollari di aiuti internazionali stanziati dalla Dichiarazione dei Principi nel 1993 in poi. Eppure, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, senza le restrizioni imposte dall’occupazione israeliana, il PIL pro capite solo nel 2016 sarebbe aumentato del 37%.

I palestinesi sono di fatto intrappolati in 760 chilometri di muri, una prigione che impedisce la libertà di movimento, nega diritti e separa le famiglie. Gli insediamenti illegali in Cisgiordania inoltre sono aumentati a dismisura con intere comunità palestinesi che hanno perso l’accesso alla terra e alle risorse da cui dipendevano.

 

 

Fame e sangue a Gaza

Nella Striscia di Gaza la situazione umanitaria è disperata

L’isolamento di Gaza

Dieci anni di blocco da parte di Israele hanno causato il collasso delle infrastrutture e dei servizi di base per 2 milioni di abitanti intrappolati nella Striscia di Gaza, in maggioranza rifugiati, ormai allo stremo.

Il valico Kerem Shalom, uno dei pochissimi punti di accesso per i beni e gli aiuti in entrata e uscita da Gaza, dopo essere rimasto danneggiato negli scontri di due giorni fa, al momento è aperto solo per il passaggio di pochissimi beni essenziali, insufficienti ai bisogni della popolazione.

Quasi la metà degli abitanti di Gaza non ha cibo a sufficienza, il tasso di disoccupazione è arrivato oltre il 40% e circa 23.550 persone sono ancora senza casa dalla guerra del 2014.

Oxfam al momento sta aiutando 258.000 persone fornendo cibo, acqua e servizi igienici vitali, ma la situazione umanitaria è disperata aggravata dalle violenze degli ultimi giorni.

Appello urgente alla comunità internazionale

Condanniamo fermamente l’uccisione di oltre 60 dimostranti. La comunità internazionale deve agire immediatamente per porre fine alle violenze e assicurare un contenimento dell’escalation della crisi da ambo le parti.  È necessario avviare immediatamente un’indagine indipendente sulle uccisioni avvenute in questi giorni, per accertare le violazioni del diritto internazionale e consegnare alla giustizia i colpevoli.

 

 

Madeleine, Striscia di Gaza.

La storia di Madeleine che lotta contro la disuguaglianza

Madeleine è l’unica donna pescatrice nella striscia di Gaza. Il suo coraggio nel lavorare in un settore tradizionalmente maschile, ha attirato l’attenzione globale su una attività tradizionale, fondamentale per la sussistenza di centinaia di famiglie, in crisi a causa del blocco di Israele, e per la situazione generale che sta vivendo la striscia di Gaza.

Il suo è un “caso esemplare di adattamento a una situazione difficile, spingendosi con coraggio oltre i limiti imposti dalla società e dall’economia”.

Progetto WEMIN

Il progetto mira a sviluppare e realizzare un modello innovativo di integrazione per donne migranti e rifugiate di tutte le età nelle comunità coinvolte.

Le condizioni di disparità per le donne nel mondo del lavoro

Ancora oggi in Europa le donne sono pagate meno degli uomini, più esposte a lavori precari, in ruoli che non tengono conto delle loro reali qualifiche di studio o capacità professionali

Giornata internazionale della donna

Giornata internazionale della donna. Un esempio del nostro lavoro per promuovere la parità tra i sessi: la storia di Pauline e Opheus.