Migranti: centinaia di giubbotti di salvataggio nelle capitali europee

In occasione del Consiglio europeo che si chiude oggi a Bruxelles, dove i leader europei stanno decidendo come far fronte alla più grave crisi migratoria della storia recente, centinaia di giubbotti di salvataggio raccolti dalle spiagge di Chios in Grecia, hanno invaso il centro di quattro città europee.  

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Giubbotti a Bruxelles

Quattro grandi macchie arancioni disposte nel cuore di città simbolo come Bruxelles, Berlino, Varsavia, e Poznan, a testimoniare i pericolosissimi viaggi compiuti dagli uomini, donne e bambini che li hanno indossati per attraversare il Mediterraneo e sfuggire ai conflitti e alle persecuzioni nel proprio paese di origine.

Sono gli stunt realizzati dalla nostra organizzazione con l’obiettivo di rilanciare un appello urgente all’Unione europea e ai leader di governo presenti al summit di Bruxelles, perché intervengano al più presto per garantire rotte sicure e legali verso l’Europa alle migliaia di migranti e rifugiati in fuga da guerra e persecuzioni.

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Giubotti a Varsavia

“Questi giubbotti di salvataggio rappresentano le migliaia di bambini, donne e uomini che hanno cercato di raggiungere l’Europa via mare e quanti non ce l’hanno fatta. –afferma la nostra direttrice delle campagne, Elisa Bacciotti – Un modo per ricordare ai leader europei le loro responsabilità, a partire dalla necessità di garantire protezione e il sostegno dovuto alle persone più vulnerabili in cerca di una vita dignitosa e sicura. In questo momento – continua Bacciotti – la risposta messa in campo dall’Unione europea di fronte alla più grave crisi umanitaria dalla Seconda Guerra Mondiale non solo non sta risolvendo le tantissime criticità esistenti, ma ne sta creando di nuove”.

È perciò urgente, un’inversione di rotta, che porti tutti gli stati membri dell’Unione europea a fornire un sistema di asilo equo, trasparente ed efficace.

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Giubotti a Berlino

“La difesa tout court dei confini della Fortezza Europa rappresenta un enorme fallimento di fronte ai tanti che rischiano la vita attraverso il Mediterraneo o si trovano davanti alla chiusura delle frontiere lungo la “rotta balcanica”. – conclude Bacciotti – Migliaia di persone si trovano costrette a percorrere le tratte più pericolose finendo in molti casi nella rete dei trafficanti di esseri umani”.

La campagna Stand As One La campagna di Oxfam Stand as One fa appello a un’azione globale per accogliere più rifugiati, impedire che le famiglie siano separate e garantire la sicurezza delle persone che fuggono da guerra e povertà. Fai la tua parte e DONA ORA

Immigrazione: fortezza Europa schiaccia i più deboli

Alla vigilia del Consiglio europeo in programma a Bruxelles il 20 e 21 ottobre, abbiamo lanciato un appello attraverso il rapporto Fortezza Europa, l’inadeguatezza della risposta europea alla crisi migratoria. Un documento che rende conto delle condizioni di vita degradanti a cui sono costrette migliaia di uomini, donne e bambini, a cui oggi è negata anche la sola speranza di un futuro libero dalla paura.

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La risposta dell’Unione europea all’arrivo dei migranti sul proprio territorio sta provocando troppe sofferenze inutili alle migliaia di persone bloccate lungo la rotta balcanica o in fuga attraverso il Mediterraneo alla ricerca di un rifugio sicuro. Per questo motivo è prioritario che i leader europei cambino radicalmente il loro approccio alla gestione di questo fenomeno, sostituendo l’attuale modello incentrato sulla difesa della Fortezza Europa con una politica basata prima di tutto sul rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani. Per questo è importante sostenere la nostra campagna Stand as one a fianco di chi fugge da guerra e violenza, DONA QUI

Vogliamo denunciare le condizioni di sfruttamento a cui sono esposti migliaia di persone lungo la “rotta balcanica”: oltre 5 mila persone bloccate in Serbia, viaggi moltiplicati attraverso “rotte illegali” e i casi di abusi sulle donne da parte dei trafficanti.

Elisa Bacciotti, direttrice delle nostre campagne, afferma: “La chiusura dei confini europei di fronte alle migliaia di persone in fuga da guerre e persecuzioni, le costringe a percorrere le rotte più pericolose e spesso a cadere nelle mani dei trafficanti di esseri umani. L’Europa deve intervenire al più presto non solo per garantire vie sicure e legali, ma anche per costruire un sistema di asilo degno di questo nome”.

Con i nostri partner abbiamo raccolto sul campo testimonianze di abusi subiti dalle donne costrette a prostituirsi per sopravvivere o per ottenere riparo, cibo o la prosecuzione del viaggio. Una ragazza diciassettenne arrivata dalla Siria ha descritto così il trattamento riservato alle donne che viaggiavano con lei: “In Macedonia, abbiamo provato a entrare in contatto con dei trafficanti, ma non avevamo abbastanza denaro. Allora hanno proposto di portarci in Serbia in cambio di sesso con le donne del nostro gruppo. Eravamo terrorizzate, perché erano armati”.

balcan-route-3Le procedure d’asilo e di ricongiungimento familiare in Grecia sono spesso inefficienti e molto lente. Sono migliaia i richiedenti asilo che, senza indicazioni chiare sui passaggi da seguire, attendono per mesi di ricevere risposte riguardanti il loro status legale, trovandosi spesso costretti a sopravvivere in condizioni terribili. L’assistenza legale è pressoché inesistente, i ricongiungimenti familiari spesso impossibili anche se si hanno effettivamente parenti in altri paesi europei. Nei campi sempre più spesso scoppiano tensioni tra migranti bloccati a tempo indeterminato, che perdono la speranza di veder migliorare le proprie condizioni.  Da qui la necessità di intervenire quanto prima per garantire ai 60.000 profughi presenti nel paese (secondo le stime) assistenza sanitaria, istruzione per i minori e sostegno psicologico soprattutto verso le donne, più a rischio di violenze e abusi.

In Italia: 28 minori al giorno scompaiono dal sistema di accoglienza

Sono già 19.429 i bambini e i ragazzi non accompagnati arrivati in Europa attraverso l’Italia quest’anno, contro i 12.360 arrivati nel 2015. Un significativo aumento che trova però il sistema di accoglienza italiano inadeguato a rispondere ai loro bisogni, anche i più essenziali, e rispettare i loro diritti. Solo nei primi sei mesi del 2016, 5.222 minori non accompagnati sono stati dichiarati “scomparsi” dai centri di accoglienza: ragazzi che diventano così invisibili e conseguentemente ancor più vulnerabili a fenomeni di abuso, violenza e sfruttamento.

Attraverso gli accordi che si sono succeduti negli ultimi mesi (Conferenza de La Valletta che ha dato vita all’EU Trust Fund for Africa, accordo UE-Turchia, Partnership Framework, accordo UE-Afghanistan) è evidente che, con la promessa di stanziamenti di fondi, l’UE sta esternalizzando il controllo dei propri confini, di fatto attuando una politica estera il cui solo obiettivo è porre un freno ai flussi migratori e procedere con i rimpatri.

Per quanto riguarda le dinamiche interne all’Unione, la procedura di ricollocamento (relocation), messa a punto ufficialmente per condividere la responsabilità dell’accoglienza e alleggerire il peso dei paesi frontalieri, non è mai realmente partita. A settembre di quest’anno soltanto una minima parte dei ricollocamenti promessi sono stati attuati: su un totale di 66.400 persone da ricollocare, soltanto 4.455 persone dalla Grecia e 1.196 dall’Italia sono state trasferite verso altri paesi europei.

Per questo è importante il tuo aiuto,  sostieni la risposta di Oxfam a fianco di chi fugge da guerra e violenza, DONA ORA

 

Strage di Lampedusa: un anno dopo ancora morti e respingimenti.

A un anno esatto dalla terribile strage di migranti in cui persero la vita 800 persone a largo di Lampedusa e mentre altre 400 persone risultano disperse nel Mediterraneo a seguito del naufragio di quattro barconi, l’Europa non è ancora riuscita a trovare una soluzione alla crisi migratoria. Le persone, anche quelle più vulnerabili, sono costrette a rischiare la vita e a esporsi a torture e violenze per cercare salvezza e dignità al di là del Mediterraneo e, una volta raggiunte le coste europee, rischiano di non vedere riconosciuto il loro diritto a chiedere protezione internazionale: lo denuncia Oxfam nel report “Hotspot: fabbriche di incertezza e paura” pubblicato oggi.

Il canale di Sicilia è la rotta marittima in cui si registra il più alto numero di morti al mondo: dall’inizio dell’anno già 219 persone vi hanno perso la vita. Ciononostante, nel solo mese di marzo circa 10mila persone hanno deciso di attraversarlo per raggiungere l’Europa. Nei primi tre mesi del 2016 i migranti sbarcati in Italia sono stati quasi il doppio di quelli che sono arrivati il nostro paese nello stesso periodo del 2015. Solo la settimana scorsa, nel giro di pochi giorni, sono sbarcate più di 6.000 persone.

Molti di loro hanno già subito abusi prima ancora di salpare per il Mediterraneo, da parte dei trafficanti nei paesi attraversati durante il viaggio. Secondo le Nazioni Unite, i migranti in Libia sono spesso vittime di abusi, percosse e lavori forzati. Recentemente quattro migranti sono stati uccisi con un colpo di arma da fuoco mentre cercavano di fuggire da un centro di detenzione e altre 20 persone sono rimaste ferite.

“Ho passato 8 mesi in Libia” racconta Filsim, una ragazza di 22 anni che ha viaggiato, da sola, dalla Somalia all’Italia. “Siamo stati imprigionati da una banda di trafficanti appena arrivati nel paese. Eravamo più di 20 nella stessa stanza, uomini e donne insieme. I trafficanti ci lasciavano spesso anche due o tre giorni senza cibo ed acqua, e ci picchiavano solo per divertirsi. Ho il seno pieno di cicatrici. Eravamo costretti a chiamare le nostre famiglie, chiedendo loro di inviare soldi ai trafficanti.” Filsim è stata rilasciata quando la sua famiglia è riuscita a pagare 800 dollari ai trafficanti come riscatto. Poi ha dovuto pagare altri 1.000 dollari per mettersi in viaggio verso l’Italia.

Stunt di Oxfam Italia per non dimenticare

Stunt di Oxfam Italia per non dimenticare

La risposta dell’Unione Europea alla strage di Lampedusa, e più in generale alla crisi del Mediterraneo, è stata quella di rafforzare il controllo delle frontiere anche attraverso il cosiddetto “approccio hotspots”, che prevede, poco dopo lo sbarco, una intervista sommaria mirata a distinguere – in maniera piuttosto arbitraria – tra richiedenti asilo e migranti irregolari. sebbene non sia stato ancora stabilito un quadro giuridico che regoli il loro funzionamento Tre hotspots sono ufficialmente attivi in Sicilia da settembre 2015, e da poco è attivo anche quello di Taranto in Puglia,. Le persone respinte sono state lasciate fuori dalla rete dell’accoglienza, abbandonate e rese ancora più vulnerabili.

“Ci sono persone disperate in condizioni disperate e l’unica risposta dell’Unione Europea è stata mettere l’interesse politico davanti alla sicurezza e alla dignità degli esseri umani – afferma Elisa Bacciotti, direttrice Campagne di Oxfam Italia – ma le tragedie in mare, come vediamo tristemente anche oggi, non si fermano e i respingimenti mettono in crisi il concetto stesso di protezione internazionale: l’Europa deve fare di più”.

“Dopo due giorni ci hanno dato un pezzo di carta, il foglio di via, e ci hanno lasciato su una strada senza nessuna spiegazione – afferma Boubakar, arrivato dal Gambia – eravamo sette e abbiamo dormito in stazione a Catania per tre mesi”.

Abbandonate, le persone rischiano di finire nella rete della tratta e dello sfruttamento: la paura di essere espulse spesso impedisce loro di chiedere aiuto. Secondo l’Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali, alla base di questa paura c’è la convinzione che i responsabili di queste violenze possano agire nell’impunità: le donne abbandonate sono particolarmente vulnerabili. Inoltre, chi cerca di aiutare gli immigrati irregolari rischia di affrontare cause penali.

“I migranti respinti sono abbandonati in un limbo, senza nessun posto dove andare e costantemente a rischio di finire nella rete della criminalità – sottolinea Giulia Capitani, policy advisor di Oxfam Italia – E’ un colpo mortale al diritto d’asilo, che si consuma in silenzio nel nostro paese e che riguarda persone spesso traumatizzate e bisognose di tutto”.

Persone che, per ironia della sorte, sono da considerarsi fortunate per essere sopravvissute al viaggio nel Mediterraneo, a differenza delle 800 che sono annegate a largo di Lampedusa lo scorso anno e di quelle che, oggi, risultano ancora disperse in mare.

Oxfam chiede dunque all’Unione Europea e al governo italiano di:

  • Chiarire immediatamente se e in che modo le procedure utilizzate nell’approccio hotspots garantiscono il rispetto della legge a livello europeo e nazionale e come viene assicurata una supervisione imparziale di quanto avviene, incluso il ricorso agli appelli;
  • Assicurare che, nel rispetto della legge, ogni persona sia pienamente informata dei suoi diritti, incluso il diritto di richiedere protezione internazionale, in forma e lingua a lei effettivamente comprensibile.
  • Allineare le procedure di identificazione e registrazione al pieno rispetto dei diritti umani. L’utilizzo della forza per finalizzare le procedure di identificazione o per prendere le impronte non deve essere in alcun modo permesso.
  • Garantire che nessuno sia respinto o rimpatriato senza un approfondito esame della sua situazione individuale da parte dell’autorità competente, che non può essere un ufficiale di pubblica sicurezza nei luoghi di frontiera.
  • Mettere fine alle detenzioni arbitrarie. Nessuno può essere detenuto nei centri per il solo scopo di essere identificato.
  • Garantire l’accesso ad organizzazioni indipendenti che possono offrire supporto, incluso sostegno psicosociale, e monitorare il rispetto dei diritti umani, sulle navi usate per le operazioni di ricerca e salvataggio, ai punti di sbarco e nei centri dove si procede all’identificazione delle persone.
  • Creare specifiche procedure di protezione per le persone più vulnerabili, inclusi i minori non accompagnati, donne che viaggiano sole, donne in stato di gravidanza, persone vittime di traumi o malate, e persone con disabilità.

Oxfam chiede di salvare la vita e garantire la protezione di chi fugge da guerre e abusi con la petizione Adesso Basta

Il nostro lavoro con i richiedenti asilo in Sicilia: leggi qui la scheda