Camera approva: stop alle armi italiane in Yemen

Mozioni sullo Yemen alla Camera

In Yemen 4 anni di guerra hanno causato una delle più gravi crisi umanitarie del mondo.

Approvata oggi la mozione che nella parte dispositiva impegna il Governo: “ad adottare gli atti necessari a sospendere le esportazioni di bombe d’aereo e missili che possono essere utilizzati per colpire la popolazione civile e loro componentistica verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, sino a quando non vi saranno sviluppi concreti nel processo di pace con lo Yemen”.

Consideriamo uno stop delle forniture militari italiani ai Paesi coinvolti nel drammatico conflitto in Yemen, la condizione per promuovere la pacificazione sostenendo le iniziative di diplomazia internazionale e gli sforzi di aiuto umanitario delle agenzie delle Nazioni Unite e di numerose ong internazionali.

Riteniamo che le richieste dispositive delle Mozioni presentate da Liberi e Uguali e dal Partito Democratico siano in linea con le richieste avanzate ormai da mesi (se non anni) dalla società civile italiana, ma consideriamo un passo positivo e soprattutto un’indicazione precisa e vincolante per il Governo verso azioni di sospensione alle armi da intraprendersi subito anche i punti di impegno nelle Mozioni di Fratelli d’Italia e dalla maggioranza di Governo (Movimento 5 Stelle e Lega).

La mozione di maggioranza, approvata, è comunque frutto di un accordo al ribasso. Sarebbe sicuramente stato più efficace estendere la sospensione all’export a tutto il materiale militare senza circoscriverla a bombe d’aereo e missili. Non appare chiaro poi perché la sospensione sia rivolta solo ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti e non verso tutti paesi membri della coalizione saudita, ossia anche Bahrein, Egitto, Kuwait e Sudan.

Assente una chiara richiesta di embargo europeo

Molti dubbi persistono anche rispetto al fatto che, nella mozione approvata stamani, non venga dato al Governo un chiaro mandato per esercitare un’azione incisiva per ottenere un embargo a livello europeo, ma ci si limiti a dare indicazione “a valutare l’avvio e la realizzazione di iniziative finalizzate alla futura adozione, da parte dell’Unione europea, di un embargo”.

Nessun aumento dei fondi per la risposta umanitaria

Accogliamo sicuramente con soddisfazione che l’Italia continui l’azione umanitaria in Yemen, sotto il coordinamento delle Nazioni Unite, ma ancora una volta non ci si è impegnati ad aumentare i fondi per la risposta umanitaria, come chiediamo da tempo. Al momento l’Italia, di fronte alla più grave emergenza al mondo, con oltre 22 milioni di persone allo stremo, contribuisce solo con 5 milioni di euro al Piano complessivo.

Dibattito sul conflitto yemenita in Parlamento

Alla Camera dei Deputati, oggi lunedì 24 giugno 2019, sta per iniziare un dibattito sul conflitto in corso in Yemen e sulla fornitura di armamenti italiani ai Paesi in esso coinvolti.

Sin dall’inizio del conflitto una serie di Organizzazioni della società civile italiana ha sottolineato la  propria preoccupazione non solo per l’evoluzione dello stesso e le drammatiche conseguenze sulla popolazione civile, ma anche sulla fornitura di armi di produzione italiana ad alcune delle parti coinvolte nei combattimenti.

Le nostre Organizzazioni intendono rilanciare le richieste che da tempo sono state poste all’attenzione di Parlamento e Governo affinché il nostro Paese assuma un ruolo attivo di facilitazione della fine delle ostilità e non contribuisca invece alla continuazione dello stesso con forniture militari.

Mentre molti altri Paesi hanno deciso di quantomeno sospendere l’invio di armamenti (Germania, Paesi Bassi, Belgio, Norvegia, Finlandia tra tutti) l’Italia non può continuare solo ad osservare dall’esterno e passivamente l’impatto del conflitto sui civili yemeniti, ma dovrebbe al contrario avere il coraggio di scelte forti e concrete.

Le nostre Organizzazioni fanno dunque appello alle convinzioni profonde di ciascun eletto ed eletta in Parlamento affinché prenda rapidamente una posizione netta ed esplicita per sollecitare il Governo italiano, in linea con le Risoluzioni del Parlamento Europeo, a:

  • Attivare e promuovere iniziative concrete per la risoluzione diplomatica e multilaterale del conflitto in corso in Yemen. Occorre dunque che la comunità internazionale si impegni quanto prima, per un nuovo ciclo di negoziati di pace sotto l’egida delle Nazioni Unite. Auspichiamo azioni di rilievo e di vero protagonismo da parte del nostro Paese.
  • Aumentare il budget destinato a questa crisi rispetto agli anni scorsi e finanziare adeguatamente il Fondo di intervento per gli aiuti umanitari, in soccorso alla popolazione civile yemenita martoriata da una catastrofe umanitaria di vaste proporzioni;
  • Imporre (in linea con le risoluzioni del Parlamento europeo del 4 ottobre e 25 ottobre 2018 e nel rispetto della normativa nazionale (legge 185/90), del Trattato internazionale sul commercio di armamenti e della Posizione Comune dell’Unione europea sull’export di armamenti) un embargo immediato sulle armi e la sospensione delle attuali licenze di esportazione di armi a tutte le parti nel conflitto dello Yemen, in quanto è presente un chiaro rischio di gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario (come testimoniano numerosi episodi di questi ultimi mesi). L’embargo dovrebbe riguardare anche tutti i tipi di armamento presenti nell’elenco comune delle attrezzature militari e delle tecnologie di uso duale dell’Unione europea al fine di garantire che nessun arma, munizione, equipaggiamento militare o tecnologia, o supporto logistico e finanziario per tali trasferimenti sia oggetto di forniture dirette o indirette alle parti in conflitto nello Yemen né possa essere di sostegno alle loro operazioni militari nello Yemen;
  • Attivare e finanziare il fondo per la riconversione dell’industria militare previsto nella stessa legge 185/90 anche sulla base di una discussione pubblica sull’impatto del complesso militare-industriale italiano sulla instabilità geopolitica (in particolare in Medio Oriente) e nella definizione della politica estera e di sicurezza dell’Italia;
  • Intraprendere iniziative verso le parti in conflitto (in particolare chi utilizza maggiormente lo strumento dei bombardamenti aerei cioè la Coalizione guidata dall’Arabia Saudita e di cui fanno parte anche altri Paesi destinatari dei sistemi d’arma italiani, come gli Emirati Arabi Uniti) affinché siano rigorosamente rispettati i divieti di bombardamento di ospedali, scuole, strutture di cura ricordando che gli ospedali e il personale medico sono esplicitamente tutelati da trattati e convenzioni dal diritto umanitario internazionale, che un attacco deliberato contro i civili e le infrastrutture civili costituisce un crimine di guerra e che gli attacchi alle scuole sono condannati dalla Safe Schools Declaration, di cui l’Italia è tra i primi firmatari. Tutte le parti in conflitto dovrebbero inoltre evitare l’utilizzo di ordigni esplosivi in aree popolate al fine di proteggere i civili nella massima misura possibile;
  • Condannare l’uso di munizioni a grappolo nel conflitto in Yemen e fare pressioni affinché anche l’Arabia Saudita ratifichi il Trattato internazionale sulle munizioni a grappolo e distrugga quelle che ancora possiede;
  • Sollecitare l’istituzione di una indagine internazionale indipendente per esaminare le possibili violazioni del diritto umanitario internazionale da parte di tutte le parti in conflitto, al fine di assicurare la giustizia, le responsabilità e il risarcimento per le vittime. Negli oltre tre anni di conflitto armato numerose sono state le segnalazioni riguardanti violazioni di diritti umani e crimini di guerra, come confermato anche nel rapporto recentemente pubblicato dal Panel of Eminent Expert delle Nazioni Unite.

Amnesty International Italia – Fondazione Finanza Etica – Movimento dei Focolari Italia – Oxfam Italia – Rete della Pace – Rete Italiana per il Disarmo – Save the Children Italia

 

Yemen: una vittima ogni 8 ore

Yemen: a quattro anni di guerra, lo spettro della carestia, il colera stanno riducendo un’intera popolazione alla fame. E i bambini sono i primi a pagare.

Chiediamo che tutte le parti coinvolte cessino immediatamente le ostilità, e che la comunità internazionale rafforzi il proprio impegno per l’avvio di un vero processo di pace. E facciamo appello alla generosità di ciascuno: aiutaci a proseguire il nostro lavoro a fianco dei bambini, delle donne, degli uomini dello Yemen.

Guerra, carestia, colera

  • La guerra. Il conflitto in Yemen dura ormai da quattro anni, con bombardamenti pesantissimi dei quali fanno le spese soprattutto donne e bambini. 14 milioni di yemeniti sono sull’orlo della carestia. Solo nel 2018 sono stati uccisi o feriti circa 100 civili alla settimana. In questi tre anni di guerra oltre 3 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case.
  • Il colera. Dall’inizio dell’epidemia di colera nel 2016, più di 3.000 persone sono morte e oltre 1,3 milioni sono state contagiate: si tratta della più grave epidemia del mondo, aggravata dal collasso del sistema sanitario e delle infrastrutture idriche. Nelle ultime settimane di marzo infatti sono state registrati 2.500 nuovi casi sospetti al giorno. Al momento oltre 38.000 delle 195.000 persone sospettate di aver contratto la malattia nelle ultime settimane, si trovano in aree sempre difficili da raggiungere per le organizzazioni umanitarie
  • L’inverno. Senza aiuti adeguati 75 mila famiglie hanno rischiato di non superare l’inverno. Le temperature infatti scendono spesso sotto lo zero nelle aree montuose dello Yemen e la pioggia portata dai venti sud-occidentali potrebbe gonfiare i torrenti, causando inondazioni.
  • La carestia. Per sopravvivere ormai più del 75% della popolazione del paese (22.2 milioni di persone) dipende dall’importazione di derrate alimentari. 8,4 milioni di persone sono a un passo dalla carestia. Dall’inizio del conflitto, il costo di molti alimenti primari per la sopravvivenza della popolazione è diventato insostenibile: il prezzo del riso è salito più del 300%, dei fagioli del 92%, dell’olio vegetale dell’86%, della farina per il pane del 54%. Oltre 14 milioni potrebbero morire di fame senza un cessate il fuoco duraturo.
  • L’isolamento. Le vite di 22 milioni di persone saranno in pericolo se non aumentano le importazioni di cibo, carburante, medicine: il blocco delle importazioni deve essere permanentemente eliminato. Anche il prezzo del petrolio è aumentato enormemente: il prezzo medio al litro è salito del 280% da quando il conflitto è iniziato.
  • L’infanzia negata. I bambini subiscono l’impatto peggiore del conflitto e, con il proseguire dei combattimenti, il loro futuro appare sempre più tetro. Più di 1.600 scuole sono state distrutte, e fame e debiti spingono molte bambine – anche sotto i 10 anni – verso i matrimoni precoci: nel Governatorato di Amran nel nord del Paese, ad esempio, tante famiglie stremate, rimaste senza cibo e senza una casa, arrivano al punto di dare in matrimonio figlie anche piccolissime, in un caso anche di tre anni, per poter comprare cibo e salvare il resto della famiglia.
  • Emergenza idrica e sanitaria. Quasi 18 milioni di persone non hanno accesso a fonti di acqua pulita e in 19.7 all’assistenza sanitaria di base, rimanendo così inevitabilmente esposte a epidemie mortali.
  • La situazione a Hodeidah. Oltre 80.000 persone sono state già costrette ad abbandonare la più grande città portuale dello Yemen, in completo assetto da guerra con truppe schierate, trincee e barricate. Le vittime tra i civili rimasti intrappolati in città continuano ad aumentare, e la popolazione non ha la minima possibilità di fuggire o ottenere assistenza medica. I danni alle infrastrutture idriche e sanitarie stanno lasciando migliaia di persone senz’acqua e assistenza medica, aumentando a dismisura il rischio di una nuova epidemia di colera.

Aiutaci a portare loro acqua, cibo, la speranza di sopravvivere

 

Full of love. Full of care. La nuova capsule di Alessandro Enriquez

La nuova capsule di Alessandro Enriquez insieme a Biffi Boutiques a favore della popolazione dello Yemen

Quest’anno a San Valentino diventa possibile fare un regalo a chi si ama con un gesto d’amore solidale: con l’acquisto di una t-shirt FULL OF LOVE firmata Alessandro Enriquez sarà possibile sostenere i progetti di Oxfam e partecipare alla raccolta fondi a favore della popolazione dello Yemen, uno dei paesi più poveri del mondo, travolto da una guerra civile in corso da oltre mille giorni.

Lo Yemen è ormai a un passo dalla carestia, con una popolazione che sembra condannata a morire di fame. L’embargo a cui è sottoposto il Paese ostacola l’importazione di derrate alimentari e carburante, necessario per la distribuzione di acqua potabile, resa peraltro difficile anche dalla distruzione delle infrastrutture nazionali. L’inasprimento del conflitto ha sconvolto le vite di milioni di persone e distrutto la fragile economia del paese, provocando una delle peggiori emergenze alimentari del mondo. Il conseguente deterioramento delle condizioni igieniche e sanitarie ha favorito lo scatenarsi nel 2017 della più grave epidemia di colera mai registrata nella storia ed è attualmente in corso la peggiore epidemia di difterite dal 1989. I bambini subiscono l’impatto peggiore del conflitto e, con il proseguire dei combattimenti, il loro futuro appare sempre più tetro. In base alle stime, 4,1 milioni di bambini non sanno se potranno proseguire gli studi con 1.600 scuole distrutte e adibite a rifugio per le famiglie sfollate o usate dalle parti in conflitto.

Di fronte a questa situazione anche nel 2018 Alessandro Enriquez ha deciso di collaborare con Oxfam Italia, a riprova del suo impegno a favore del sociale. Ancora una volta, sono state le prestigiose realtà di Banner e Biffi per la distribuzione, e Camac per la produzione, a sostenerlo in questo percorso, segno tangibile della sensibilità del mondo della moda.

L’evento di lancio, con guest performer Gabriele Esposito dall’ultimo Xfactor, è previsto per mercoledì 14 febbraio dalle ore 18:00 nella suggestiva cornice della boutique Banner (in via sant’Andrea a Milano) che, per l’occasione, si trasformerà in una casa per Felix the Cat.

Una donazione legata a un acquisto di un capo unico può fare la differenza e consentire a Oxfam di non lasciare da solo chi in Yemen ha poco, quasi più niente, in cui sperare. Con soli 50 euro, interamente devoluti a Oxfam Italia, sarà possibile acquistare una t-shirt sia durante la serata che nei negozi Biffi Boutiques di Via sant’Andrea e Corso Genova, nonché infine su biffi.com.

Capsule collection per Oxfam

Le t-shirt FULL OF LOVE firmate da Alessandro Enriquez.

Chi è Alessandro Enriquez

Alessandro Enriquez in visita alla Casa delle Culture a Scicli

Nato a Palermo da madre siciliana e padre di origine franco-tunisina di famiglia di discendenza spagnola. Italiano all’anagrafe, ma cittadino del mondo. Da quando nel 2004 si laurea in Lettere a pieni voti presso l’Università di Palermo, inizia il suo “itinerare”, vive a Barcellona, Palma de Mallorca e a Londra. Studia Fashion Design negli istituti più prestigiosi d’Europa, Central Saint Martin di Londra e Istituto Marangoni a Milano, dove infine si trasferisce e vive, lavora tutt’oggi.

Terminati gli studi inizia per lui una carriera da stilista, che negli anni lo porta a disegnare per Costume National. Nel 2009 inizia ad insegnare presso lo IED, dove tutt’ora mantiene le sue docenze. Anima inquieta ed eclettica non si limita al suo lavoro di stilista, ma segue la sua più grande attitudine, la “comunicazione”, trasformandola in appassionata scrittura di arte e di moda, collaborando con testate internazionali: Vogue Bambini, Elle Italia e Marie Claire. Naturalmente curioso di conoscere il mondo in ogni sua sfumatura cerca di intraprendere sempre nuovi viaggi, di partire verso nuove mete e ritornare anche negli stessi luoghi, di scoprire e riscoprire. Non è un comune viaggiatore, ma un abitante di tutti i luoghi. Il viaggio non è mero piacere turistico, ma è per lui scoperta di tradizioni, usi e costumi, è ricerca e conoscenza, spunto costante nel lavoro e arricchimento personale. Il suo più grande amore è la cucina. Tutto viene ricondotto all’Italia, paese che Alessandro ama “alla follia” e dal quale trae continua ispirazione per le collezioni del suo brand 10X10  ANITALIANTHEORY, in breve tempo nei migliori department store italiani ed esteri, come Biffi, Banner, 10CorsoComo, Luisaviaroma, Torregrossa, Parisi, Harvey Nichols, Gallerie LaFayette, Le Bon Marche, Isetan, Saks tra i tanti. Da una stagione si è cimentato su una collezione di borse, made in Toscana, che firma con il suo nome: ALESSANDRO ENRIQUEZ.

Banner by Biffi Boutiques

La Boutique BANNER, situata in Via Sant’Andrea a Milano in una delle vie più prestigiose del quadrilatero della moda, fa parte degli store del Gruppo Biffi Boutiques, fondato da Rosy Biffi a partire dalla seconda metà degli anni ’60. Lo spazio espositivo di BANNER, inaugurato nel 1993 e disegnata dall’architetto Gae Aulenti, si sviluppa su due livelli, in cui risultano espresse al meglio le caratteristiche di una modernità formale. L’effetto d’insieme estremamente ricercato è esaltato dai materiali di rivestimento e dalle opere di artisti e designer contemporanei che fanno da cornice alle creazioni womenswear di stilisti italiani e internazionali. Grazie alle numerose collaborazioni con creativi emergenti, luxury brand e architetti, il nome di BANNER nel tempo si è legato indissolubilmente a un concetto di estetica all’avanguardia, sottolineando l’importanza della commistione tra diverse espressioni artistiche tanto cara al brand Biffi Boutiques.

Yemen, appello per la pace e stop vendita armi

Yemen, bambini sfollati

Yemen. Bambini in un campo per sfollati, vittime di guerra e fame.

L’appello per lo Yemen

Si vota oggi alla Camera dei deputati sullo Yemen e le forniture militari all’Arabia Saudita: chiediamo al Parlamento di farsi promotore di un effettivo processo di pace e di aiuto alla popolazione dello Yemen e, soprattutto di sospendere l’invio di materiali militari a tutte le parti in conflitto tra cui la coalizione a guida saudita.

Il voto di oggi alla Camera

Oggi, martedì 19 settembre, si terrà alla Camera dei Deputati la discussione finale e, con ogni probabilità, la votazione su alcune mozioni concernenti la situazione di crisi nello Yemen con particolare riferimento all’emergenza umanitaria e all’esportazione di armi verso i paesi coinvolti nel conflitto.

Il dibattito parlamentare è scaturito in seguito ad un appello rivolto nei mesi scorsi a tutti i partiti da reti ed organizzazioni nazionali (Rete Italiana per il Disarmo, Amnesty International Italia, Fondazione Finanza Etica, Movimento dei Focolari, Oxfam Italia e Rete della Pace) per chiedere al Parlamento di farsi promotore di un effettivo processo di pace e di aiuto alla popolazione dello Yemen e, soprattutto di sospendere l’invio di materiali militari che vengono ampiamente impiegati per bombardare zone civili uccidendo donne e bambini inermi.

Cosa chiediamo?

  • Chiediamo al Parlamento di applicare la Costituzione e le nostre leggi. Il ripudio della guerra trova concretezza nel controllo sulla produzione e sulla vendita di armi, e, laddove si dimostrano violazione dei diritti umani e conflitti armati, nessuna concessione e nessuna vendita è lecita. Violare questi principi per supposti interessi strategici significa farsi responsabili dei conflitti che destabilizzano intere regioni e alimentano il terrorismo internazionale.
  • Chiediamo un embargo sugli armamenti a tutte le parti in conflitto e la conseguente sospensione delle forniture da parte del nostro Paese che alimentano il conflitto armato.
  • Chiediamo ai parlamentari e ai partiti un gesto di responsabilità che va oltre gli schieramenti e le diverse posizioni politiche: fermare la fornitura di armamenti alle forze militari della coalizione guidata dall’Arabia Saudita è un dovere nazionale, è una decisione di responsabilità, è dimostrare che l’Italia mette la pace, la sicurezza e la difesa dei diritti umani al centro della propria politica estera e di difesa.

Cosa si chiede in Europa?

Nei giorni scorsi, il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione con la quale ha invitato l’Alto Rappresentante per la politica estera, Federica Mogherini, ad “avviare un’iniziativa finalizzata all’imposizione da parte dell’UE di un embargo sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita tenuto conto delle gravi accuse di violazione del diritto umanitario internazionale da parte di tale paese nello Yemen”.

Diversi paesi europei, con cui l’Italia è alleata, tra cui Germania, Svezia e Olanda, già da tempo hanno interrotto le forniture di sistemi militari all’Arabia Saudita ed in particolare quelle che vengono impiegate dall’aviazione saudita nel conflitto in Yemen.

Le organizzazioni della società civile italiana hanno inoltre chiesto al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni di sostenere la proposta avanzata dai Paesi Bassi e dal Canada di un’indagine indipendente sui crimini di guerra in Yemen. Si tratta di un’iniziativa richiesta da tempo dall’Alto Commissario dell’Onu per i Diritti Umani e ampiamente sostenuta dalla società civile internazionale.

Yemen, il colera è il colpo finale

Aiuti diretti in Yemen, per epidemia di colera che aggravato la condizione della popolazione, stremata da guerra e fame

Yemen terribile epidemia di colera

Sono già salite a più di 1.300 le vittime del colera che ha colpito la popolazione yemenita, già gravemente debilitata dalla fame e dalle ferite della guerra. I casi sospetti sono più di 200.000, e si teme che salgano a 300.000 in agosto. Con l’arrivo delle piogge, previsto nei prossimi giorni, si prevede infatti un peggioramento.

Cosa fa Oxfam: 39 tonnellate di aiuti in partenza oggi per lo Yemen

Un aereo carico di aiuti è partito oggi dal nostro magazzino di Bicester, nel Regno Unito: 39 tonnellate di equipaggiamento sanitario (pompe, bucket, kit igienici, tubature, Sali reidratanti etc), per un valore di 470.000 sterline, a cui si aggiungeranno altri carichi: tende da Karachi e bustine per purificare l’acqua da Johannesburg.

Fino ad ora abbiamo portato aiuto a più di 418.000 persone, distribuendo kit igienico sanitari, riparando pozzi e tubature e formando i responsabili di comunità circa le regole e i mezzi di prevenzione, l’importanza dell’igiene e del consumo di acqua potabile.

Fame, guerra e malattia in Yemen

Winnie Byanyima, Direttrice di Oxfam International: “Lo Yemen è in ginocchio dopo due anni di guerra e fame, e il colera rappresenta il colpo finale. Gli operatori comunali non ricevono stipendio, molti hanno perso il lavoro e l’economia locale è devastata. I governi che stanno armando le parti in conflitto sono complici della morte di ogni civile, a causa della guerra, della fame e ora anche della malattia.  La guerra in Yemen non potrebbe essere pensata meglio, se lo scopo fosse quello di fare del male a quanti più civili possibile, più gravemente possibile”. Quasi 5.000 sono morti nei combattimenti e alcune zone sono sull’orlo della carestia.

Aumentano le vendite di armi, diminuiscono gli aiuti

Circa 18.8 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria: cibo, acqua potabile, servizi igienico sanitari. I rifiuti si accumulano nei campi per sfollati, i sistemi idrici e i servizi sanitari sono al collasso, favorendo la diffusione del colera tra una popolazione già gravemente indebolita. Circa 30.000 operatori sanitari non ricevono uno stipendio da 10 mesi; nel frattempo, il mondo sta vendendo sempre più armi ai militari sauditi di quanto non stia spendendo per far fronte all’appello umanitario. Nel 2016, l’Arabia Saudita ha speso 2.979 miliardi di dollari trasferendo armi dai maggiori esportatori mondiali.  E fino a oggi, molti di questi stessi governi hanno contribuito solo per 620 milioni di dollari all’appello della Naizoni Unite per lo Yemen, che prevede un impegno per 2.1 miliardi. “È increscioso che il valore delle vendite di armi superi di 5 volte quello dell’aiuto umanitario” – ribadisce Winnie Byanyima, Direttrice di Oxfam International.

#savinglives

Il dramma delle persone in fuga dall’ISIS

Aiutamo i civili esausti e traumatizzati, in fuga da Tal Afar e dal’ISIS, distribuendo loro alimenti salvavita e acqua. Tutti hanno urgentemente bisogno di acqua, cibo e riparo.

Un milione di sud sudanesi trova rifugio in Uganda

Oggi la politica di accoglienza dell’Uganda offre rifugio a un milione di rifugiati. Eppure, tra i paesi ospitanti, è tra quelli che ricevono meno fondi

In Sudan si muore di diarrea

L’epidemia di diarrea in Sudan sta uccidendo molte persone, soprattutto bambini. Tu puoi aiutarci a salvarli garantendo acqua e servizi igienici

Yemen: condanna senza appello per l’attacco all’ospedale di Medici Senza Frontiere

Oxfam, Care, Handicap International, Mercy Corps, Intersos e Save the Children condannano con forza il raid aereo della coalizione a guida saudita su un ospedale gestito da Medici Senza Frontiere ad Abs, Yemen. Il 60% dei casi di morte e ferimento tra i bambini è dovuto ad attacchi aerei come questo e i numeri dell’ultimo raccontano di una violenza inaudita: 785 bambini hanno perso la vita e 1.168 sono rimasti feriti.

“Questo tremendo attacco ha ucciso persone ferite e indifese, insieme al personale medico impegnato a soccorrerle – ha dichiarato Sajjad Mohammad Sajid, direttore di Oxfam in Yemen – Il mondo non può rimanere indifferente perché sono i più vulnerabili ad essere colpiti. Chiediamo con urgenza a tutte le parti in conflitto di raggiungere una soluzione politica per fermare le violenze e mettere fine a questo bagno di sangue”.

Le sei agenzie chiedono inoltre che sia avviata un’indagine indipendente sull’accaduto. E’ già la quarta volta in meno di un anno che in Yemen si verificano attacchi su strutture gestite da Medici Senza Frontiere e quest’ultimo episodio avviene a distanza di soli due giorni da quando 10 bambini hanno perso la vita e 28 sono rimasti feriti nel bombardamento di una scuola nella regione di Saada.

“La coalizione a guida saudita sostiene di aver adottato misure per scongiurare le gravi violazioni dei diritti dei bambini – ha aggiunto Edward Santiago, direttore in Yemen per Save the Children – Ma è evidente che non è così, dato che i bambini continuano a morire, e che scuole e ospedali vengono attaccati”. Le Nazioni Unite, insieme alle maggiori organizzazioni per i diritti umani, raccontano di diffuse accuse di violazione delle leggi di guerra da parte di tutti gli attori del conflitto in Yemen.

Dall’inizio del conflitto più di 2,8 milioni di persone sono sfollate a causa dei bombardamenti quotidiani e con la chiusura del principale aeroporto yemenita milioni di persone sono ora in pericolo. In seguito al recente fallimento dei colloqui di pace, i civili sono tornati ad essere l’obiettivo principale in questa guerra. Nelle ultime settimane il numero di vittime è continuato ad aumentare: le Nazioni Unite hanno registrato 272 morti e 543 feriti tra aprile e agosto.