La storia di Chol

Fuggita dal Sudan per proteggere i suoi figli, Chol ha affrontato un viaggio estenuante e anni di difficoltà. Per amore dei suoi figli, ha trasformato la sopravvivenza in resistenza.

Illustrazione: Francesco Chiacchio

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Mi chiamo Chol Kun, ho 43 anni, sono madre di due figli e ho lasciato il Sudan nel 2013, a causa della guerra.

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Un viaggio disperato per salvarsi

Quando la guerra è arrivata, restare non era più un’opzione. Per mettere in salvo i miei figli ho affrontato un viaggio a piedi di dieci giorni, senza acqua né cibo.

Siamo sopravvissuti mangiando le foglie degli alberi. Ogni sera pregavo, e la fede mi dava la forza di andare avanti.

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L’arrivo in Etiopia e la vita nel campo

Una volta attraversato il confine, siamo stati accolti dagli operatori umanitari e accompagnati in un campo per sfollati.

Qui, le emozioni si alternano ogni giorno: alla sofferenza si affianca un senso di sollievo, per essere ancora vivi e insieme.

Col tempo, però, la situazione è diventata più dura. Gli aiuti alimentari si sono ridotti drasticamente e siamo rimasti senza cibo anche per quaranta giorni*.

Per affrontare questa nuova sfida, ho iniziato a raccogliere legna nella foresta, che poi vendo al mercato. Con quel poco che ricavo, cerco di sostenere la mia famiglia.

L’arrivo in Etiopia e la vita nel campo

Dettaglio di mani di Chol Kun. Credit: Maheder Haileselassie Tadese. Illustrazione: Francesco Chiacchio

Dettaglio di mani di Chol Kun. Credit: Maheder Haileselassie Tadese. Illustrazione: Francesco Chiacchio

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Un piccolo commercio per resistere

Oltre alla legna, ogni giorno vado al mercato per acquistare verdure o altri beni da rivendere nel campo.

È un’attività modesta, ma mi dà un minimo di indipendenza, e la possibilità di offrire qualcosa di più ai miei figli.

I nostri rifugi sono costruiti con sterpaglie e necessitano di continua manutenzione. Ma non sempre possiamo entrare nella foresta, perché la zona non è sicura.

Anche trovare acqua pulita è difficile: spesso dobbiamo farne a meno o accontentarci di quel poco che si riesce a raccogliere.

 

Il ricordo di una vita serena

Nei momenti più difficili, ripenso alla mia vita in Sud Sudan. Era una vita semplice, scandita dalle stagioni. Allevavamo bestiame, coltivavamo la terra, pescavamo.

I bambini andavano a scuola, e ogni giorno portava una forma di pace.

Vivevo con mio marito, che oggi avrà quasi novant’anni. Quando la guerra ci ha costretti a fuggire, mi disse di andare senza di lui, per salvare i nostri figli. Da allora non l’ho più rivisto.

 

Il futuro nei miei figli

Oggi, la mia più grande speranza è che i miei figli possano continuare a studiare, crescere sani e costruire un futuro migliore per sé stessi, e per me.

Nonostante tutto, continuo ad avere fede. E a resistere.

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Illustrazione: Francesco Chiacchio

* I ritardi nella distribuzione degli alimenti nella regione di Gambella sono stati dovuti a problemi di sicurezza che hanno ostacolato l’accesso e la consegna delle scorte alimentari, aggravati da difficoltà nei trasporti. Per approfondimenti, si rimanda al rapporto completo di WFP Ethiopia Country Brief May 2024

Illustrazione: Francesco Chiacchio

* I ritardi nella distribuzione degli alimenti nella regione di Gambella sono stati dovuti a problemi di sicurezza che hanno ostacolato l’accesso e la consegna delle scorte alimentari, aggravati da difficoltà nei trasporti. Per approfondimenti, si rimanda al rapporto completo di WFP Ethiopia Country Brief May 2024

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