15 Gennaio 2026

100 giorni dopo il cessate il fuoco, a Gaza l’acqua è ancora la priorità

 

Il cessate il fuoco non ha alleviato la condizione delle decine di migliaia di persone intrappolate nella Striscia, esposte al freddo, alla pioggia e al vento e private delle condizioni di base per sopravvivere. Insieme alle altre organizzazioni, e grazie al lavoro incessante dei nostri partner, abbiamo continuato il nostro lavoro salvavita, nonostante l’incertezza legata ai nuovi requisiti di registrazione imposti dalle autorità israeliane. In un contesto di estrema difficoltà, con il collasso quasi totale delle infrastrutture idriche e sanitarie, siamo riusciti a garantire un accesso limitato all’acqua a 156 mila persone.

SFORZI ENORMI A FRONTE DI BISOGNI IN CONTINUO AUMENTO

Nonostante mesi in cui il flusso degli aiuti è stato gravemente limitato, interruzioni di corrente, chiusure di accesso e ripetuti rifiuti di materiali essenziali, abbiamo lavorato senza sosta, avvalendoci di esperti delle organizzazioni partner locali per ripristinare pozzi d’acqua vitali – persino setacciando le macerie per recuperare e riutilizzare materiali, come le lamiere.

Secondo le valutazioni effettuate dal nostro partner, la Coastal Municipalities Water Utility, il costo totale per ricostruire i sistemi e le infrastrutture idriche e sanitarie distrutte o danneggiate dall’esercito israeliano a Gaza ammonta a circa 800 milioni di dollari. Una cifra che potrebbe essere ancora più alta, poiché alcune aree di Gaza restano inaccessibili e i costi di costruzione sono raddoppiati a causa della mancanza di materiali autorizzati all’ingresso.

Le acque contaminate si riversano per le strade a Gaza City. Nella Striscia, oltre l’80% delle strutture idriche sono state distrutte (reti, stazioni di pompaggio, linee principali, serbatoi, pozzi). Foto: Mosab Al-Borno/ Alef Multimedia/ Oxfam
Le acque contaminate si riversano per le strade a Gaza City. Nella Striscia, oltre l’80% delle strutture idriche sono state distrutte (reti, stazioni di pompaggio, linee principali, serbatoi, pozzi). Foto: Mosab Al-Borno/ Alef Multimedia/ Oxfam

OPERAZIONI SALVAVITA

I pozzi che abbiamo ripristinato si trovano a Gaza City e Khan Younis, e ora forniscono ad almeno 156.000 persone un approvvigionamento idrico vitale e sostenibile. Il lavoro continua e riguarda altri otto pozzi e due stazioni di pompaggio, che dovrebbero tornare operativi entro febbraio, fornendo acqua potabile continua a ulteriori 175.000 persone.

Wassem Mushtaha, responsabile della nostra risposta a Gaza, ha dichiarato:
Non ci siamo limitati a riaprire questi pozzi. Per renderli operativi, abbiamo risolto un puzzle in movimento: sotto l’assedio e le restrizioni abbiamo recuperato pezzi, riutilizzato attrezzature e pagato prezzi enormi per ottenere componenti sostanziali, il tutto cercando di mantenere le nostre squadre al sicuro.
Finché persisteranno politiche e pratiche sistematiche che impediscono alle agenzie umanitarie di far entrare forniture essenziali a Gaza, dovremo continuare a trovare un modo per raggiungere le persone bisognose di aiuto. Non è una situazione accettabile, ma come operatori umanitari non possiamo mai smettere di cercare di salvare vite. Si sarebbe potuto fare molto di più se i nostri sforzi non fossero stati ostacolati a ogni passo – cosa che continua ancora oggi. Solo Oxfam ha oltre 2 milioni di dollari di aiuti e attrezzature idriche e sanitarie pronti per entrare a Gaza, ma queste forniture sono state ripetutamente respinte da marzo 2025.

La distribuzione di voucher articoli per l’igiene personale è una delle attività cruciali del nostro lavoro. Foto: Mosab Al-Borno/ Alef Multimedia/ Oxfam
La distribuzione di voucher articoli per l’igiene personale è una delle attività cruciali del nostro lavoro. Foto: Mosab Al-Borno/ Alef Multimedia/ Oxfam

ISRAELE CONTINUA A IMPEDIRE UN AIUTO EFFICACE

Le autorità israeliane hanno reso impossibile una risposta umanitaria significativa. Israele difende le minacce di revocare la registrazione a fino a 37 ONG internazionali, sostenendo che l’impatto delle organizzazioni umanitarie è stato “irrilevante”. Ma le ONG hanno ripetutamente fatto appello a Israele affinché consenta loro di svolgere il proprio lavoro, chiedendo la revoca delle restrizioni che minano la sopravvivenza dei civili. In realtà, Israele continua a bloccare gli sforzi di soccorso efficaci e il ripristino delle infrastrutture essenziali.

In risposta alle sfide sempre crescenti, laddove possibile abbiamo aumentato l’approvvigionamento di aiuti dai mercati locali dove possibile e continuiamo ad ampliare i servizi quali supporto psico-sociale e promozione della salute, WASH (acqua, servizi igienico-sanitari e igiene), trasferimenti di denaro multiuso, distribuzione di buoni alimentari – attività essenziali, con minore dipendenza dai materiali che Israele continua a respingere sistematicamente.

Monther Shoblaq, Direttore Generale della Coastal Municipalities Water Utility, ha affermato che le agenzie umanitarie non dovrebbero essere costrette a lavorare in modo inutilmente dispendioso e faticoso:
«È ammirevole che il personale dedicato si spinga a tali estremi per portare l’accesso all’acqua a chi ne ha disperatamente bisogno, ma l’attrezzatura necessaria è appena oltre il confine, bloccata dall’ingresso. Le agenzie sono costrette a recuperare materiali dalle macerie delle infrastrutture idriche bombardate e dai resti delle abitazioni, riutilizzando pezzi e pagando prezzi gonfiati. Questo è il risultato diretto delle restrizioni israeliane, misure di ultima istanza imposte dalle condizioni di assedio.»

I bisogni a Gaza superano di gran lunga gli aiuti: la situazione peggiorerà se continueranno la punizione collettiva e il blocco illegale di Israele. La privazione di acqua è solo una delle molte violazioni dei diritti umani che Israele ha perpetrato impunemente. Insieme con le altre organizzazioni che lavorano a Gaza, chiediamo di essere autorizzati a rispondere su larga scala.

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