18 Luglio 2022

IN AFRICA ORIENTALE È CARESTIA

 

Africa orientale: carestia in Somalia

In Africa orientale la crescita fuori controllo del costo dei beni alimentari è quasi 5 volte superiore rispetto alla media globale. 1 persone ogni 48 secondi sta morendo di fame.

Drammatica la situazione in Etiopia, Somalia, Sud Sudan e Kenya.

In Africa orientale l’inflazione alimentare – innescata dalla crisi ucraina – in questo momento è fino a 5 a volte superiore rispetto alla media globale. L’Etiopia è il paese più colpito con una crescita del 44% dei prezzi. Un aumento letteralmente fuori controllo che, sommato alla peggiore siccità degli ultimi decenni, spinge milioni di individui in una situazione di carestia. Con 1 persona che ogni 48 secondi sta morendo di fame

Al vertice della piramide di un sistema alimentare globale sempre più disuguale, sono collocati invece i miliardari dell’industria alimentare che dal 2020 hanno aumentato la loro ricchezza di 382 miliardi di dollari.

È questo il quadro sconcertante denunciato oggi da Oxfam, mentre la crisi umanitaria coinvolge aree sempre più vaste dell’Africa.

“Siamo di fronte a un sistema in cui chi è al vertice e controlla le catene globali di approvvigionamento alimentare accumula fortune enormi, mentre milioni di persone muoiono di fame.  – ha detto Francesco Petrelli, policy advisor per la sicurezza alimentare di Oxfam ItaliaBasti pensare che l’aumento dei patrimoni dei miliardari del settore alimentare, in sole 2 settimane, è equivalente alla cifra necessaria a finanziare interamente l’appello delle Nazioni Unite per la risposta alla fame in Africa orientale, Appello che al momento è coperto per appena il 16% di quanto necessario. I leader mondiali rimangono indifferenti di fronte a questa catastrofe, facendo pagare alla parte più povera della popolazione mondiale il prezzo di un sistema alimentare globale insostenibile, per le persone e il pianeta, privo di regole, concentrato e controllato da poche multinazionali. Al contrario servirebbe aumentare il prelievo fiscale sui soggetti più facoltosi a partire  da chi sta realizzando enormi profitti dalla congiuntura  come i colossi del settore alimentare, per consentire ai paesi più poveri di salvare vite”.

In Africa orientale si spende il 60% del reddito per il cibo

In questo momento in Africa orientale la popolazione sconta una fortissima dipendenza dalle importazioni di cibo, arrivando a spendere fino al 60% del proprio reddito per l’acquisto di prodotti alimentari. Ad esempio cibo e bevande rappresentano ben il 54% dell’indice dei prezzi al consumo in Etiopia, mentre appena l’11,6% nel Regno Unito.

In Italia, secondo le rivelazioni dell’Istat, a giugno l’aumento su base annua dei prezzi di generi alimentari riferiti al cosiddetto “carrello della spesa” era pari all’8,3%, record dal 1986. In altre parole, mentre i Paesi ad alto reddito devono fronteggiare una preoccupante inflazione, l’Africa orientale ha a che fare con la fame e la povertà estrema.

La mappa della crescita fuori controllo dei prezzi

  • In Somalia, in confronto a un anno fa, l’aumento del prezzo del mais a maggio era 6 volte superiore (+ 78%) rispetto alla crescita del prezzo medio globale (+ 12,9%). In alcune aree del paese la spesa alimentare è aumentata di oltre il 160% rispetto al 2021. Il prezzo di un chilo di sorgo, un alimento di base, è cresciuto di oltre il 240% rispetto alla media degli ultimi 5 anni.
  • In Etiopia, i prezzi dei beni alimentari sono saliti in media del 43,9% rispetto allo scorso anno. Con il costo dei cereali che a maggio era salito del 70%, più del doppio rispetto alla media globale.
  • In Kenya il prezzo della farina di mais, ossia il principale alimento base della popolazione, è raddoppiato in 7 mesi. Facendo segnare un + 50% solo tra giugno e luglio. L’aumento dei prezzi di cibo ed energia farà crescere il numero di poveri del 2,5%, portando circa 1,4 milioni di kenioti alla povertà estrema.
  • In Sud Sudan i prezzi dei cereali a maggio sono triplicati rispetto allo stesso periodo nel 2021, mentre il prezzo del pane è raddoppiato. Il prezzo medio dei cereali è salito del 30%, rispetto alla media degli ultimi 5 anni.

“Mangiamo un po’ di riso una volta al giorno”

Uno degli epicentri dell’emergenza, assieme all’Etiopia, è la Somalia, dove da poco è stato dichiarato il “rischio di carestia” dalle Nazioni Unite. Quasi la metà della popolazione – oltre sette milioni di persone – soffre di malnutrizione acuta, e tra loro 213 mila sono rimaste letteralmente senza cibo.

Nel villaggio di Bundunbuto, nel Puntland, il potere d’acquisto delle famiglie da due mesi si è dimezzato. Quanto bastava a comprare 25 kg di riso e zucchero, oggi è appena sufficiente per 13,5 kg.

“Mangiamo un po’ di riso una volta al giorno., mentre prima riuscivamo a fare tre pasti”, racconta Shamis Jama Elmi, madre di 38 anni che con il marito e 6 figli ha dovuto abbandonare tutto per la siccità e dal 2017 vive nel campo profughi di Docoloha.

Grazie all’aiuto di Oxfam, da cui riceve 60 dollari al mese, in questo momento riesce a comprare 12 kg di farina, riso e zucchero. Purtroppo sono sufficienti a sfamare la sua famiglia per appena due settimane.

La più grave spirale inflazionistica degli ultimi 50 anni, che non risparmia i poveri nelle economie avanzate

Siamo di fronte alla peggiore crisi inflazionistica degli ultimi 50 anni a livello globale che, inserendosi in un trend già esistente, ha esiti drammatici.

A livello globale 828 milioni di persone in questo momento sono colpite da malnutrizione acuta, ossia 150 milioni in più rispetto all’inizio della pandemia; mentre milioni di persone anche nei paesi ricchi rischiano di ritrovarsi in enorme difficoltà per la perdita di potere d’acquisto.

Negli Stati Uniti, ad esempio, il 20% più povero della popolazione è costretta a spendere per il cibo in media 4 volte di più del 20% più ricco, in rapporto al proprio reddito.

Urgente regolamentare il mercato e cancellare il debito dei paesi poveri

“Per aiutare i paesi più fragili a far fronte all’aumento dei prezzi dei beni alimentari, è cruciale che i Paesi ricchi è cruciale che i Paesi ricchi cancellino immediatamente i pagamenti per il servizio del debito a carico dei paesi a basso e medio reddito nel 2022 e 2023 , che è più che raddoppiato negli ultimi 10 anni e tassino chi si sta arricchendo da questa situazione. – conclude Petrelli – Solo così i paesi africani, ad esempio, potranno contare sulle risorse necessarie per salvare milioni di persone dalla fame e pagare le importazioni di cereali. Servono inoltre una più efficace regolamentazione dei mercati alimentari in funzione anti speculativa e norme commerciali internazionali più flessibili a favore dei consumatori, dei lavoratori e dei piccoli agricoltori soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Questi ultimi in Asia e Africa sub-sahariana sono peraltro responsabili del 70% della produzione alimentare globale”.

La risposta di Oxfam in Africa orientale

Oxfam lavora in Africa orientale per fornire cibo, aiuti economici e servizi igienico- sanitari alla popolazione colpita dall’emergenza in corso, con l’obiettivo di soccorrere oltre 1,3 milioni di persone.

Si può sostenere la risposta di Oxfam QUI

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