IN GRECIA L’EUROPA STA VOLTANDO LE SPALLE AI PROFUGHI AFGHANI

8 Settembre 2021

A un anno dal rogo di Moria, centinaia di famiglie sono intrappolate in condizioni disumane in un limbo senza diritti nel campo di Mavrovouni a Lesbo, dove il 63% dei richiedenti asilo sono afghani e il 32% sono bambini, in gran parte sotto i 12 anni. La denuncia in un nuovo rapporto, alla luce della decisione del Governo greco di chiudere le frontiere a chi fugge dall’Afghanistan.

È solo a parole che i leader europei esprimono preoccupazione per la sicurezza dei profughi afghani, perché di fatto stanno voltando le spalle a migliaia di persone in fuga da guerra e violenza.

A dimostrarlo le condizioni disumane in cui vivono i migranti intrappolati nel campo di Mavrovouni a Lesbo, ribattezzato “Moria 2.0”, che per il 63% sono afghani; o la decisione presa a giugno dal Governo greco di riconoscere la Turchia come paese sicuro, con l’obiettivo di mandare indietro gli afghani, oltre che i siriani, i somali, i pakistani e i bengalesi. Famiglie spesso in fuga da guerre e persecuzioni, che avrebbero il diritto ad essere accolte in Europa come rifugiati.

È la denuncia contenuta nel nuovo rapporto, diffuso oggi da Oxfam e Greek Refugees Council.

Un anno fa bruciava il campo Moria di Lesbo, quando il Commissario Ue Ylva Johansson dichiarò “mai più campi come questo”. Eppure per i rifugiati che stanno a Moria 2, una struttura temporanea e allestita in tutta fretta, le condizioni di vita sono tutt’ora indicibili. – ha detto Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie – Allo stesso tempo nulla è cambiato nell’impostazione dell’Unione europea e dei leader dei paesi membri sull’accoglienza di chi è in fuga in cerca di salvezza come gli afghani, ora al centro dell’attenzione internazionale, nessun passo concreto è stato fatto per garantire diritti e dignità. Al contrario, dopo la prima fase di evacuazione e il grande moto di solidarietà espresso al popolo afghano, l’unica strategia messa in atto è bloccare i flussi migratori a monte e lungo la rotta balcanica, nel tentativo di delegare a paesi terzi il controllo delle frontiere e di scaricare sui paesi al confine con l’Afghanistan, la gestione del possibile esodo che si registrerà nei prossimi mesi”.

L’immorale posizione assunta dal Governo greco con il bene-placet europeo

Il 16 agosto, il giorno dopo la caduta di Kabul, il ministro greco per le migrazioni, Notis Mitarachi, ha affermato che la Grecia non sarebbe diventata la porta di ingresso per gli afghani in Europa, in palese violazione degli obblighi internazionali che prevedono l’accoglienza di chi è in cerca di sicurezza.

“La decisione del Governo greco di bandire gli afghani dall’Europa è semplicemente immoraleha aggiunto Vasilis Papastergiou, esperto legale del Greek Refugees CouncilNon solo va contro il diritto internazionale ed europeo, ma impedisce alle persone di ricostruirsi una vita. Attraverso un meccanismo di manipolazione burocratica nel momento in cui vengono registrati, gli viene negato ogni aiuto. In un caso che abbiamo seguito direttamente, le autorità greche si sono rifiutate di esaminare la domanda di asilo di una famiglia afghana, nonostante lo imponesse la normativa europea, dichiarando che dovevano essere rimandate in Turchia, dove avevano trascorso solo 4 giorni. Una decisione assunta nonostante il governo turco dal 2020 rifiuti qualsiasi nuovo trasferimento dalla Grecia. Il risultato è che adesso la famiglia è bloccata a Lesbo, come altre centinaia di persone che si trovano a Moria 2.0. Tutti intrappolati in un limbo in cui i richiedenti asilo vengono usati come mera merce di scambio politico”.

Le condizioni disumane per i migranti intrappolati a Moria 2.0, costretti a passare in tenda il sesto inverno di fila, senza vaccini Covid

Il Tribunale europeo per i diritti umani ha recentemente dichiarato che le autorità greche sono state incapaci di garantire un luogo di accoglienza all’altezza degli standard europei.  Le ondate di caldo di quest’estate senza poter contare su un riparo, non hanno fatto altro che rendere impossibili le già difficili condizioni di vita a Moria 2, e la mancanza di preparazione del governo greco fa presagire che molte persone trascorreranno l’inverno in tenda per il sesto anno consecutivo. Delle oltre 3570 persone che sono intrappolate qui, il 32% sono bambini, di cui 7 su 10 ha meno di 12 anni.

Migliaia di persone, che arrivano in Grecia spesso già vittime di traumi indicibili, che oltre a non riuscire a vedere un futuro davanti, ancora adesso sono costrette a sopravvivere in condizioni limite, affrontando il rischio di contagio da Covid, dato che il 91% della popolazione del campo ancora non è vaccinata.

La mancanza di misure di sicurezza all’interno del campo, inoltre, mette a serio rischio le donne, che rappresentano il 20% dei profughi nel campo. Secondo un recente sondaggio hanno paura di lasciare le tende dopo il tramonto per prendere l’acqua o usare docce e bagni. In questo caso sarebbe sufficiente anche solo prevedere un’illuminazione adeguata, la costruzione di servizi igienici più vicini alla sezione delle donne single e un numero maggiore di agenti di sicurezza donne.

Appello urgente all’Unione europea per un immediato cambio di rotta

“Moria 2 è una baraccopoli indecente, ma del resto il governo greco ha dichiarato apertamente di voler scoraggiare l’ingresso dei migranti. – ha concluso Pezzati – Rifugiati e richiedenti asilo, scappati da guerre e violenza, si ritrovano così in condizioni indegne per l’Europa.  L’Ue ha dichiarato di voler aiutare i rifugiati a ricostruirsi una vita, ma come si concilia questo proposito con i campi nelle isole greche?”.