La parola “carestia” evoca immagini antiche, ma è un termine tecnico con criteri molto precisi. Per dichiararla ufficialmente si usa la classificazione IPC (Integrated Phase Classification), uno standard internazionale che divide l’insicurezza alimentare in cinque livelli:
- IPC 1 Minimal
- IPC 2 Stress
- IPC 3 Crisis
- IPC 4 Emergency
- IPC 5 Famine, cioè carestia
Arrivare al livello 5 significa trovarsi nel punto in cui una crisi diventa una tragedia collettiva. Per dichiarare la carestia devono verificarsi tre condizioni nello stesso momento:
- almeno il 20% della popolazione non ha accesso a cibo sufficiente;
- il tasso di malnutrizione acuta supera il 30%;
- il tasso di mortalità supera due persone adulte, o quattro bambini, ogni 10.000 abitanti al giorno.
In altre parole, non basta che manchi il cibo: serve che un intero sistema di vita sia collassato. Dichiarare una carestia è anche un atto politico: significa affermare che la sopravvivenza di una popolazione è a rischio immediato e che gli aiuti devono poter raggiungere le persone senza ostacoli.
In Sudan, diverse regioni stanno precipitando verso gli ultimi livelli dell’IPC. Anche senza una dichiarazione formale, gli indicatori parlano da soli: fame estrema, mercati fermi, famiglie costrette a saltare pasti per giorni, comunità che non hanno più un modo per garantirsi il necessario.
Un elemento che spesso genera confusione nelle ricerche online riguarda le parole usate per descrivere queste crisi. Fame, insicurezza alimentare e carestia non sono sinonimi. La fame è una condizione individuale, l’insicurezza alimentare descrive una mancanza crescente di accesso a cibo adeguato e stabile, mentre la carestia è lo stadio più grave e collettivo, quello in cui la situazione diventa letale per un numero elevato di persone.

Perché il Sudan rischia la carestia
Dal 2023, il Sudan è inghiottito da una guerra che ha distrutto intere città, costretto milioni di persone a fuggire e fatto crollare l’economia. La capitale Khartoum, vaste aree del Darfur e parti del Kordofan sono oggi irriconoscibili: infrastrutture al collasso, ospedali saccheggiati, villaggi svuotati.
La combinazione di fattori che spinge il Sudan verso la carestia è brutale e riguarda ogni aspetto della vita quotidiana:
- mercati locali paralizzati e prezzi dei beni essenziali fuori controllo
- raccolti distrutti o impossibili da portare a termine
- blocchi agli spostamenti che tagliano fuori intere comunità
- violenza diffusa che rende impossibile lavorare o commerciare
- servizi pubblici fondamentali crollati, dall’acqua alle cure mediche
Non si tratta solo di mancanza di cibo. È il collasso di tutto ciò che serve per sopravvivere: economia locale, produzione agricola, acqua pulita, sicurezza di movimento, accesso agli aiuti. Basta che uno di questi elementi ceda perché gli altri seguano a catena.
Sfollamenti di massa e ostacoli agli aiuti
La fame si muove insieme alle persone. Nel Sudan di oggi, gli spostamenti sono immensi: milioni di persone hanno lasciato le proprie case, spesso più volte, cercando rifugio in aree che a loro volta non hanno abbastanza risorse.
Due elementi sono particolarmente evidenti:
- Gli sfollati interni (IDPs) sono tra i più esposti alla fame.
Vivono in luoghi provvisori, con accesso minimo a cibo, acqua e cure. Le scorte durano pochi giorni, i mercati non funzionano e le reti familiari sono state spezzate dal conflitto. - Gli aiuti fanno fatica a raggiungere chi ne ha bisogno.
Attacchi ai convogli, controlli ai checkpoint, saccheggi e ostacoli amministrativi rallentano consegne essenziali come acqua potabile, kit igienici e cibo. Portare assistenza diventa un percorso ad alto rischio.
Ogni ritardo può trasformare una crisi alimentare grave in una carestia conclamata. Per molte famiglie basta perdere pochi giorni di accesso a cibo o acqua perché la loro situazione precipiti.
Bambini, donne e comunità rurali: chi sta pagando il prezzo più alto
La fame colpisce tutti, ma non allo stesso modo. In Sudan:
- i bambini mostrano livelli allarmanti di malnutrizione acuta
- le donne spesso rinunciano al proprio cibo per far mangiare i figli
- le comunità rurali hanno perso animali, raccolti e semi, cioè il loro intero ciclo produttivo
Quando si parla di acqua e nutrizione, c’è un punto chiave che non può essere ignorato. Senza WASH, cioè acqua sicura, servizi igienici e condizioni minime di igiene, la malnutrizione si aggrava rapidamente. La fame non è mai solo fame: diventa fame sommata a acqua contaminata, diarrea, colera, infezioni respiratorie. In un corpo già indebolito, queste malattie possono avere conseguenze mortali.

Cosa sta facendo Oxfam per contrastare l’emergenza alimentare
L’intervento di Oxfam si concentra su tre pilastri collegati tra loro:
- WASH: acqua pulita e servizi essenziali
Ripristinare fonti idriche, distribuire kit igienici, costruire servizi igienico sanitari. Prevenire le malattie è fondamentale per evitare che la malnutrizione diventi letale. - Sostegno ai mercati e cash assistance
Laddove i mercati funzionano ancora, distribuire denaro permette alle famiglie di scegliere cosa comprare e riduce i tempi di attesa. - Protezione delle comunità vulnerabili
Supporto psicologico, spazi protetti per donne e bambini, formazione sui rischi. In un contesto in cui la violenza è diffusa, proteggere le persone più vulnerabili è parte integrante della risposta umanitaria.
Questo approccio integrato serve a contenere, almeno in parte, l’avanzare della fame e a restituire un minimo di stabilità alle famiglie colpite.
Cosa possiamo fare ora
La crisi in Sudan è enorme, ma non irrimediabile. Ogni intervento che garantisce acqua pulita, cibo, protezione o libertà di movimento può letteralmente salvare vite.
Anche un contributo piccolo può diventare un kit igienico, acqua potabile, una rete di protezione per donne e bambini o un sostegno economico per una famiglia che ha perso tutto.




