Cessate il fuoco

17 Luglio 2014
La crisi a Gaza - Oxfam e le ong italiane incontrano oggi il Ministro Mogherini a Gerusalemme

La crisi a Gaza – Oxfam e le ong italiane incontrano oggi, 17 luglio 2014, il Ministro Mogherini a Gerusalemme

Drammatica la situazione umanitaria, che riguarda civili e minori vittime dei raid. Secondo i nsotro dati, sono 25.000 i minori che hanno bisogno di immediata assistenza psicologica, mentre tra le vittime palestinesi il 75 per cento sono civili: sono 39 i bambini tra le vittime dei raid israeliani. Ulteriore rischio per i minori sono le oltre 100 le bombe inesplose rimaste a terra nella Striscia. Razionati i rifornimenti idrici: 600.000 persone, un terzo della popolazione di Gaza, rischiano di rimanere senz’acqua.


Ci uniamo a tutti i soggetti che in queste ore stanno chiedendo alla comunità  internazionale e quindi anche al Governo italiano di adoperarsi perché si arrivi ad un immediato e duraturo cessate il fuoco tra il Governo di Israele ed Hamas, così da proteggere i civili e scongiurare una crisi umanitaria ancora più drammatica di quella attuale. La tregua di cinque ore concessa oggi e poi non rispettata  è un elemento positivo ma naturalmente non sufficiente”.

Parte da qui l’appello rilanciato oggi dal direttore generale di Oxfam Italia Roberto Barbieri, in occasione dell’incontro del Ministro degli Esteri Federica Mogherini con le ong italiane al lavoro in Palestina e nella Striscia di Gaza, che si è tenuto stamani a Gerusalemme, nel corso della visita del Ministro in Medioriente. Un incontro a porte chiuse, che ha visto la presentazione di richieste puntuali al Ministro Mogherini, da parte delle organizzazioni italiane al lavoro per far fronte al crescente bisogno di intervento umanitario nella Striscia relativamente alla situazione medio-orientale, inclusa l’emergenza umanitaria a Gaza. Un deterioramento del quadro umanitario e politico fino all’esplosione dell’ultimo conflitto, che ad oggi ha generato oltre 230 vittime tra la popolazione palestinese, con 39 bambini uccisi e 25.000 minori che hanno bisogno di immediata assistenza psicologica, per aver vissuto l’esperienza della perdita o il ferimento di un familiare o essere stati costretti ad abbandonare le proprie case. Minori messi a rischio adesso dalla presenza di oltre 100 bombe inesplose rimaste a terra nella Striscia. Ma secondo Oxfam (al lavoro con 34 operatori locali a Gaza), l’attuale emergenza umanitaria ha cause ben precise, partite ben prima dell’escalation militare delle ultime settimane:  “L’attuale situazione di conflitto acuisce l’impatto del blocco su Gaza – continua Barbieri –  una politica che ha provocato nel tempo una crisi a diversi livelli per la popolazione che vive nella Striscia, con gravi conseguenze umanitarie ed un grave processo di de-sviluppo, che sta mettendo a repentaglio ogni possibilità di ripresa economica anche una volta che si sarà concluso il conflitto aperto”. Da qui una richiesta puntuale al Ministro Mogherini, per un intervento politico in seno all’Unione Europea, in grado di riaccendere la speranza di un futuro ed un presente per la popolazione di Gaza, già alle prese con gravissime difficoltà ben prima dell’esplosione del conflitto tra Israele e Hamas.

L’appello di Oxfam per la fine del blocco a Gaza

Chiediamo al Governo Italiano – continua Barbieri – di esigere il rispetto da parte di Israele del diritto internazionale, a partire dalla fine del blocco su Gaza. Le preoccupazioni di Israele per la propria sicurezza, che devono essere riconosciute ed assicurate, non possono tuttavia continuare ad essere affrontate a spese della popolazione civile palestinese. Le istituzioni internazionali devono intervenire immediatamente per porre fine al blocco israeliano e concorrere a una rapida conclusione del conflitto. Gli scontri stanno raggiungendo dimensioni drammatiche per tutta la popolazione civile. Due giorni fa si è avuta la prima vittima israeliana: un nome e una vita in più che vanno ad aggiungersi ai 26 feriti tra i civili israeliani e alle tantissime vittime palestinesi. I popoli di Palestina e Israele non meritano questo: bisogna intervenire immediatamente”.

Il quadro economico a Gaza dall’inizio degli attacchi

Secondo la Federazione Palestinese dell’Industria (PFI), più del 98% della produzione industriale a Gaza è ferma dalla scorsa settimana. Il settore delle costruzioni, che impiega 4.500 lavoratori in 500 diverse fabbriche, ha completamente azzerato la produzione. Stesso drammatico bilancio per i settori delle materie plastiche e del tessile, che impiegano rispettivamente 4.000 e 3.500 lavoratori. Regge, se così si può dire, solamente il settore alimentare che, con i suoi 4.000 occupati dislocati in 100 diversi centri di produzione, mantiene un tasso di produttività del 3% sul potenziale globale.

Il quadro umanitario a Gaza

Con l’intensificarsi dei bombardamenti israeliani delle ultime ore, gli ospedali stanno cercando di far fronte alla mancanza di medicinali e carburanti per i generatori elettrici, per portare assistenza agli oltre 1600 feriti conteggiati sino ad ora. Le Nazioni Unite stimano che per garantire tutti i servizi medici e sanitari siano necessari al più presto  di almeno 60 milioni di dollari di aiuti. Durante gli ultimi attacchi circa 18.000 persone a Gaza hanno trovato rifugio in uno dei 21 centri di emergenza allestiti dall’UNRWA. Il costante aumento degli sfollati è motivato oltre che dalle operazioni militari dal continuo invio di messaggi da parte dell’esercito israeliano con cui si invita la popolazione locale a lasciare le proprie abitazioni e a trovare una sistemazione sicura in vista di un attacco di terra. L’esodo di palestinesi ha incrementato il bisogno di generi alimentari ed acqua. Gli agricoltori non riescono a raggiungere i propri campi, i pescatori difficilmente riescono a uscire in mare e la mobilità di beni e persone a Gaza è fortemente limitata.

Gli effetti del blocco su Gaza prima del conflitto

Il blocco israeliano su Gaza ha avuto un forte incremento nel corso degli ultimi anni. Nella prima metà del 2013, soltanto 200 persone al giorno sono autorizzate a uscire da Gaza: nel corrispettivo periodo del 2000, prima della seconda Intifada, le autorizzazioni raggiungevano quota 26.000. La politica del blocco ha paralizzato l’economia: l’80% dei palestinesi a Gaza prima dell’escalation militare delle ultime settimane viveva grazie agli aiuti internazionali e il 40% risultava disoccupato. Prima del conflitto in corso il PNL pro capite a Gaza era di 1.074 USD: la metà di quello della Cisgiordania e il 3 per cento di quello israeliano.


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