COVID19, 1 ANNO DOPO: LA RISPOSTA DI OXFAM ALLA PANDEMIA

11 Marzo 2021

Bangladesh. Nel campo per rifugiati Rohingya di Kutupalong, a Cox’s Bazar, Razia cuce mascherine che aiuteranno le persone a proteggersi dal Covid-19. Foto: Mutasim Billah/Oxfam

11 marzo 2020 – 11 marzo 2021: gli interventi di Oxfam a fianco di oltre 14 milioni di persone colpiti dalla pandemia in 68 paesi per combattere disuguaglianze e discriminazione

L’11 marzo 2020, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato lo stato di pandemia dovuto al Covid-19. All’1 marzo 2021, i casi confermati nel mondo sono 113.820.168, incluse 2.527.891 vittime. Solo nel nostro paese, sempre a questa data, i contagi ammontano a 2.925.265 e i decessi a 97.699. In questo lunghissimo e difficilissimo anno, la preoccupazione principale di Oxfam è stata quella di garantire assistenza e aiuto alle persone più povere e vulnerabili nel mondo, le cui vite sono state ulteriormente minacciate dalla pandemia.

Oxfam ha aiutato 14.3 milioni di persone in 68 paesi a far fronte all’impatto del Coronavirus. Oltre 41.7 milioni di persone sono state inoltre raggiunte delle attività di comunicazione finalizzate alla prevenzione sul contagio. Un risultato enorme, raggiunto grazie all’impegno di uno staff preparato, impegnato ed efficiente e al coinvolgimento di 694 organizzazioni partner, tra cui 33 di donne, e di tutti i volontari, donatori e sostenitori che hanno creduto in noi.

La sfida per rispondere alle emergenze imposte dalla pandemia nei paesi più poveri e colpiti dai contagi

La pandemia ha rappresentato un’enorme sfida per chi lavora sul campo. E’ stata una corsa contro il tempo per reimpostare le attività e riprogettare programmi e interventi in modo da rispondere nella maniera più rapida ed efficace alle esigenze delle migliaia di persone per cui l’emergenza sanitaria è stata una ulteriore aggravante, nei confronti di una situazione già notevolmente compromessa. Progettazione di fontanelle che erogano acqua grazie a pannelli solari e dispositivi a pedale, costruiti da ingegneri locali. Monitoraggio online sui bisogni delle comunità. Distribuzione di denaro via cellulare a chi non ha più possibilità di uscire per guadagnarsi da vivere. E poi tonnellate di sapone, disinfettanti, presidi medici e acqua potabile messi a disposizione di comunità, ospedali e scuole nei paesi più poveri e colpiti da profonde crisi umanitarie: queste alcune delle tante attività che hanno contribuito a limitare il contagio, salvare vite umane e limitare gli impatti economici su tante famiglie finite in povertà.

Per la prima volta le disuguaglianze aumentano in tutti i paesi del mondo

Il Covid-19 ha messo a nudo la brutale disuguaglianza che plasma il nostro mondo. – spiega Max Lawson, responsabile delle politiche di disuguaglianza di Oxfam – La pandemia è destinata a portare ovunque un aumento della disuguaglianza per la prima volta nella storia. I paesi poveri stanno fallendo per restare a galla nella tempesta economica. I monopoli farmaceutici e la disuguaglianza globale nell’accesso ai vaccini significano che solo 1 cittadino su 10 delle nazioni più povere può aspettarsi un vaccino quest’anno. Le nazioni ricche devono cancellare i debiti dei paesi poveri e affrontare le società farmaceutiche, per far sì che condividano le loro i brevetti sui vaccini e pongano fine a questa terribile malattia “.

Nessuno può salvarsi da solo

Già dal marzo 2020, Oxfam ha chiesto un vaccino e cure accessibili a tutti, e si è unita a una campagna crescente che dimostra come vaccinare i 3.7 miliardi di più poveri costerebbe meno di quello che le dieci compagnie farmaceutiche guadagnerebbero in quattro mesi. Un lavoro si sensibilizzazione verso i decisori politici e l’opinione pubblica, a cui Oxfam ha accompagnato un impegno concreto per garantire l’accesso all’acqua e a servizi igienico sanitari a centinania di migliaia di persone in paesi colpiti da guerre e dall’impatto del cambiamento climatico; fornendo un sostegno alimentare e ai bisogni di base delle famiglie delle comunità più vulnerabili; lavorando per tutela dei diritti e dell’accesso ai servizi dei più fragili, con particolare attenzione alle donne; e infine, lavorando in Italia per dare a tanti ragazzi e ragazze un’istruzione di qualità, anche se a distanza, in un periodo difficilissimo per il mondo della scuola.