23 Febbraio 2022

UE: Nuove regole sulla responsabilità sociale d’impresa. Un passo avanti, ma non basta

 

Imprese Ue

La Commissione europea ha presentato la proposta di Direttiva sulla dovuta diligenza per le imprese in materia di diritti umani e ambiente attesa da tempo. Lo scopo è quello di imporre alle imprese obblighi di verifica e prevenzione degli impatti negativi derivanti dalle loro attività su lavoratori, consumatori, comunità vulnerabili ed ecosistemi (in inglese, cd. due diligence).

“La proposta rappresenta certamente una svolta significativa, ma non è ancora sufficiente a contribuire al rispetto dei diritti umani e dell’ambiente nel mondo”, avverte la Campagna Impresa2030.

Giosuè De Salvo, co-portavoce di Impresa2030, dichiara: “Si tratta sicuramente di un passo in avanti, ma ci sono una serie di criticità evidenti. La legge, così pensata, prevede che solo le grandi imprese – quelle cioè con fatturato superiore a 150 milioni di euro e più di 500 dipendenti – siano considerate legalmente responsabili delle violazioni generate direttamente o indirettamente dalle loro attività. In settori particolarmente ad alto rischio come agricoltura, tessile\abbigliamento ed estrattivo, la soglia scende a 250 dipendenti con ricavi superiori a 40 milioni di euro, ma questo non basta ad estendere la normativa alla stragrande maggioranza delle imprese europee, che per il 99% sono piccole e medie, incluse quelle dei settori considerati ad alto rischio. Il numero di personale impiegato e il fatturato annuo non sono dati che, necessariamente, raccontano come un’azienda possa creare danni all’ambiente e alle persone. Se la direttiva dovesse riguardare solo lo 0,2% delle imprese europee si perderebbe l’occasione storica di utilizzare la Due Diligence come leva strategica per modificare la cultura aziendale che ha sempre anteposto e tuttora antepone il profitto al rispetto dei diritti fondamentali e della natura”.

Martina Rogato, co-portavoce di Impresa2030, specifica: “La proposta lascia ampi margini per essere aggirata. Le grandi imprese, per esempio, potrebbero aggiungere nuove clausole di condotta nei contratti con i partner fornitori minori e, così facendo, liberarsi dall’obbligo di vigilanza trasferendolo a questi ultimi”.

Se da un lato la proposta prevede l’introduzione della responsabilità civile, per la mancata osservanza degli obblighi di Due Diligence, il testo non tiene conto di una serie di ostacoli nell’accesso alla giustizia da parte delle vittime.

“Non c’è alcun rimedio a una serie di fattori che spesso negano alle vittime di avere un equo processo – ha aggiunto De Salvo – come il costo elevato delle spese legali, i termini di denuncia troppo brevi, un onere della prova sproporzionato rispetto alla forza delle controparti. Immaginate, per esempio, una comunità indigena nigeriana che accusa una multinazionale del petrolio”.

Il progetto di direttiva della Commissione promette un nuovo percorso verso la giustizia e il risarcimento per le comunità e i lavoratori sfruttati, traumatizzati e feriti. Ma – illustra Rogato – Se non si rende più facile per le vittime citare le imprese in giudizio, è improbabile che faccia la differenza. E questa mancanza di responsabilità sostanziale rischia di perpetuare grandi problemi quali lo sfruttamento del lavoro, anche minorile, l’accesso alla terra e alle foreste, la distruzione di biodiversità e le emissioni di CO2 in atmosfera”. “A proposito di riscaldamento globale”, chiosa De Salvo, “la Commissione europea vuole che le imprese adottino un piano di transizione climatica in linea con l’obiettivo di 1,5 gradi dell’Accordo di Parigi sul clima. Tuttavia, la proposta non prevede conseguenze specifiche per la violazione di tale obbligo”.

La proposta, attesa e posticipata da giugno 2021 fino a oggi, sarà adesso oggetto di negoziazione da parte del Parlamento europeo e del Consiglio:

“Chiediamo ora al Parlamento europeo e al Consiglio di rafforzare il testo e colmarne le mancanze, per adattarla alle evidenti e urgenti esigenze di tutela delle persone e del pianeta”, conclude Rogato.

Impresa2030, Diamoci una regolata è promossa da un network di organizzazioni già impegnate nella difesa dei diritti umani nella propria azione quotidiana tra cui: ActionAid Italia, Equo Garantito, Fair, Fairtrade Italia, Focsiv, Fondazione Finanza Etica, Good Shepherd International Foundation, Human Rights International Corner, Large Movements, Mani Tese, Oxfam Italia, Save the Children e WeWorld.

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