4 Aprile 2024

NEL NORD DI GAZA È CARESTIA, SI SOPRAVVIVE CON MENO DI 100 GRAMMI DI PANE AL GIORNO

 

Muna insieme al marito Mutaz* e ad alcuni membri della famiglia raccolti intorno al forno di argilla che hanno costruito. Foto: Alef Multimedia/ Oxfam

A 6 mesi dall’inizio del conflitto, in media ogni persona, tra le 300 mila in trappola a Gaza nord, sopravvive con 245 calorie al giorno. Meno del 12% del fabbisogno calorico necessario

 In tutta Gaza stanno entrando meno della metà dei camion con agli aiuti alimentari necessari, mentre oltre 1 milione di persone tra cui tanti bambini stanno letteralmente morendo di fame, costretti a mangiare piante selvatiche

 Nonostante le tante difficoltà, Oxfam ha già soccorso oltre 250 mila persone a Gaza portando acqua pulita e beni essenziali

 Fino al 9 aprile si può fare la differenza con un SMS al 45593

Roma, 4 aprile 2024 – Dallo scorso gennaio 300 mila persone intrappolate nel nord di Gaza sono costrette a sopravvivere potendo consumare cibo per circa 245 calorie al giorno a testa, l’equivalente di 100 grammi di pane. Si tratta di meno del 12% del fabbisogno calorico necessario di 2.100 calorie a persona, calcolato sulla base di dati demografici che tengono conto delle variazioni per età e sesso.

È quanto denuncia oggi Oxfam, traendo i dati da un recente rapporto sulla classificazione integrata delle fasi della sicurezza alimentare (IPC).

Nel quadro di una crisi umanitaria indicibile, il Governo israeliano pochi giorni fa ha inoltre annunciato che nessun camion di aiuti dell’UNRWA – la principale agenzia umanitaria nella Striscia – potrà più entrare nel nord di Gaza.

“Analizzando i dati – spiega Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italiasi scopre inoltre come dallo scorso ottobre il totale degli aiuti alimentari di cui è stato consentito l’ingresso in tutta Gaza è servito a garantire appena il 41% delle calorie necessarie ai 2,2 milioni di abitanti, che in questo momento rischiano di morire di fame. Sono almeno 20 anni però che le autorità israeliane hanno ben chiaro cosa è necessario fare per prevenire la malnutrizione nella Striscia, visto che sono loro a decidere la tipologia e la quantità di cibo che può entrare in base ad età e genere, oltre che la capacità presunta di produrre cibo. Ma al momento non ne sta più tenendo in conto”.

“Prima della guerra stavamo bene, ma in questo momento sia io che i miei figli siamo denutriti. – ha raccontato agli operatori di Oxfam, un madre intrappolata nel nord di Gaza – Siamo costretti a mangiare qualsiasi cosa troviamo, anche piante selvatiche a malapena commestibili”.

Secondo le stime di Oxfam entrano attualmente a Gaza meno della metà dei camion con gli aiuti alimentari minimi: 105 contro i 221 necessari a non privare la popolazione del cibo necessario per sopravvivere.

Il rapporto dell’IPC ha rilevato inoltre come la carestia sia imminente nel nord di Gaza e come quasi l’intera popolazione soffra di malnutrizione acuta, con 1,1 milioni di persone allo stremo. Molti bambini stanno già morendo di fame e malattie, mentre le infrastrutture essenziali sanitarie e idriche sono in gran parte distrutte. Impossibile comprare frutta e verdura che scarseggiano e sono arrivate a prezzi proibitivi, come pure è impossibile curare i bambini malnutriti perché mancano mezzi e strutture.

“Israele ha deliberatamente deciso di affamare i civili. – aggiunge Pezzati – Immaginate cosa significhi sopravvivere con 245 calorie, mentre si è sfollati, senza accesso all’acqua pulita o a un bagno, o a cure mediche. Israele sta ignorando sia l’ordine della Corte Internazionale di Giustizia di prevenire il genocidio, sia le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Solo la scorsa settimana la Corte Internazionale di Giustizia ha ordinato nuove misure provvisorie, affermando che la carestia è ormai “in atto” a Gaza.  Tutti i Paesi devono interrompere immediatamente la fornitura di armi a Israele e fare tutto il possibile per garantire un cessate il fuoco immediato e permanente. Solo così potremo fermare la carneficina che dura da sei mesi.”

Oxfam chiede un cessate il fuoco permanente, la restituzione di tutti gli ostaggi e il rilascio dei prigionieri palestinesi detenuti illegalmente, l’immediata cessazione delle forniture di armi a Israele e il pieno accesso agli aiuti umanitari. La risposta globale per Gaza deve includere aiuti alimentari adeguati per tutta la popolazione, il pieno ripristino degli ospedali e dei servizi sanitari, delle infrastrutture igienico-sanitarie e il permesso di attraversare il confine per tutti i materiali di ricostruzione.

La risposta di Oxfam a Gaza

Oxfam è intervenuta tempestivamente dopo l’inizio dell’offensiva nella Striscia, seguita agli attentati del 7 ottobre, per rispondere agli enormi e crescenti bisogni della popolazione. Un lavoro quotidiano che ha consentito di raggiungere oltre 250 mila persone, di cui 120 mila bambini, nelle zone più colpite.  Vitale è stata la distribuzione di acqua pulita e cibo, o di coperte e abiti caldi per affrontare l’inverno. Nei campi profughi sono stati installati servizi igienici, mentre a Rafah è stato possibile avviare 11 impianti di desalinizzazione a energia solare, di cui 5 già operanti, per garantire acqua pulita a 25 mila sfollati costretti a sopravvivere in condizioni sempre più critiche.

Fino al 9 aprile si può fare la differenza con un SMS al 45593

Ufficio stampa

Mariateresa Alvino – 348.9803541 – [email protected]

David Mattesini – 349.4417723 – [email protected]

NOTE:

  • L’analisi e i calcoli di Oxfam sono disponibili su richiesta.
  • 2.100 chilocalorie per persona rappresentano il fabbisogno giornaliero medio utilizzato come riferimento nel rapporto sulla Classificazione Integrata delle Fasi della Sicurezza Alimentare (IPC)  del 18 marzo. Il dato è stato calcolato tenendo conto dei dati demografici e delle variazioni per età e sesso. La popolazione di Gaza è di 2,23 milioni di persone.
  • La media delle calorie giornaliere per persona nel nord di Gaza è stata calcolata utilizzando i dati IPC dal 7 gennaio al 20 febbraio. La media delle calorie giornaliere per persona per l’intera popolazione di Gaza è stata calcolata invece utilizzando i dati IPC dal 26 ottobre al 20 febbraio.
  • Il report IPC ha utilizzato un’analisi approfondita di tutti disponibili sul numero di camion che portavano aiuti alimentari e sono stati autorizzati a entrare a Gaza dal 26 ottobre al 20 febbraio. I calcoli di Oxfam sul punto fanno riferimento allo stesso periodo.
  • I dati dell’UNRWA mostrano che 3.781 camion di aiuti alimentari sono stati autorizzati a entrare a Gaza dal 21 febbraio al 27 marzo, ossia una media di 105 camion di al giorno. Questo dato non tiene conto dei 301 camion che nello stesso periodo trasportavano aiuti di varia natura, tra cui potenzialmente cibo.
  • Tenendo conto del fabbisogno giornaliero di 2.100 chilocalorie per persona, per i 2,2 milioni di abitanti di Gaza, Oxfam ha calcolato che sarebbe necessario l’ingresso di almeno 221 camion di aiuti alimentari al giorno.
  • Dopo una lunga battaglia legale condotta da “Gisha” – organizzazione israeliana per la difesa dei diritti umani – il governo israeliano è stato costretto a pubblicare nell’ottobre 2012 il Food Consumption in the Gaza Strip – Red Lines.

Il documento analizzava le politiche restrittive per l’ingresso di aiuti alimentari a Gaza in vigore tra il 2007 e il 2009, calcolando il numero esatto di calorie contenute da vari alimenti di base necessari alla popolazione di Gaza, per evitare malnutrizione e fame.

  • Un barattolo di fagioli da 400 grammi contiene in media tra le 250 e le 340 calorie.
  • Le morti dei bambini per fame a Gaza sono state più volte denunciate dalle Nazioni Unite e da diverse altre organizzazioni umanitarie.

 

 

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