25 Novembre 2025

COSA FA LA GUERRA ALLE DONNE PALESTINESI

 

Una donna è seduta tra le macerie di edifici distrutti, tenendo un bambino piccolo tra le braccia. La scena mostra devastazione e perdita a Gaza.

La maggior parte delle oltre 70 mila vittime del conflitto a Gaza sono bambini e donne, esposte a violenze di ogni sorta e private di qualsiasi assistenza

In Cisgiordania gli attacchi armati dei coloni, spesso sostenuti dalle forze israeliane, hanno portato a molestie sessuali, minacce di stupro, distruzione di abitazioni e scuole, costringendo le ragazze palestinesi a smettere di studiare, a subire aborti spontanei e traumi psicologici

Appello urgente alla comunità internazionale per un’azione immediata per la difesa dei diritti delle donne palestinesi e per il loro coinvolgimento nella ricostruzione

Roma, 24 novembre 2025 – Il conflitto a Gaza e l’occupazione illegale della Cisgiordania da parte di Israele hanno un impatto indicibile sulle donne palestinesi. Un’emergenza drammatica che la comunità internazionale e le Nazioni Unite avrebbero potuto contrastare e prevenire, ma di fronte a cui sono rimasti inerti.

È quanto denunciato da Oxfam con un nuovo rapporto, pubblicato in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne,  e a 25 anni dall’adozione della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e dell’Agenda Donne, Pace e Sicurezza. Due iniziative, che avrebbero dovuto garantire un ruolo chiave delle donne palestinesi nella vita pubblica, ma che non sono mai state davvero attuate.

A Gaza, le donne e i bambini rappresentano la maggior parte delle vittime del genocidio commesso da Israele negli ultimi 2 anni, che in totale ha causato la morte di quasi 70,000 palestinesi, con oltre 170.000 feriti.

I continui sfollamentiche hanno riguardato il 90% della popolazione – la distruzione di ospedali e infrastrutture essenziali hanno avuto conseguenze drammatiche sulle donne, private di ogni assistenza per la maternità, esposte a continui traumi, fame e violenze di ogni sorta.

Anche le donne palestinesi detenute sono state vittime di abusi sistematici, sessuali e di genere, che secondo le indagini delle Nazioni Unite potrebbero costituire crimini di guerra e contro l’umanità.

In Cisgiordania, gli attacchi armati dei coloni, spesso sostenuti dalle forze israeliane, hanno portato a molestie sessuali, minacce di stupro e distruzione di case e scuole.

Le donne e le ragazze palestinesi hanno così vissuto in uno stato di paura, che le ha costrette ad abbandonare gli studi, subire aborti spontanei o gravissimi danni psicologici.

Chi si batte per i propri diritti in questa parte di mondo è spesso vittima di detenzioni arbitrarie e repressione, mentre la partecipazione delle donne alla vita pubblica e politica è pregiudicata dagli effetti dell’occupazione israeliana o da una visione patriarcale ancora predominante nella società palestinese.

Le organizzazioni della società civile guidate da donne palestinesi continuano a svolgere un ruolo chiave per garantire il diritto all’istruzione e la difesa dei diritti di genere nei Territori Occupati. Un lavoro quotidiano su cui Oxfam è in prima linea, assieme a tanti partner, sia a Gaza che in Cisgiordania.

Le Nazioni Unite, sia prima che dopo l’inizio del conflitto a Gaza, hanno ignorato la difesa dei diritti delle donne e delle ragazze palestinesi, il ruolo chiave che possono giocare per la costruzione della pace. –  ha dichiarato Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam ItaliaAllo stesso tempo la comunità internazionale si è resa di fatto complice di questa situazione vendendo armi a Israele, mai chiamato a rispondere per i crimini commessi, inclusa l’occupazione illegale. Per questo lanciamo un appello urgente perché la comunità internazionale si impegni da subito per garantire un ruolo centrale alle donne palestinesi nel processo di ricostruzione di Gaza e in Cisgiordania agendo concretamente per porre fine all’occupazione illegale di Israele”.

Ufficio stampa Oxfam Italia

Mariateresa Alvino – 348.9803541 – [email protected]

David Mattesini – 349.4417723 – [email protected]

NOTE:

  • L’Agenda Donne, Pace e Sicurezza chiede la piena partecipazione delle donne ai processi di pace, la protezione dalla violenza e approcci sensibili al genere nella prevenzione dei conflitti e nei processi di ricostruzione. Sebbene ampiamente approvata, la sua attuazione è stata spesso limitata e incoerente, in particolare in contesti di occupazione prolungata e ingiustizia sistemica.
  • Sebbene l’Autorità Palestinese (AP) abbia adottato piani d’azione nazionali (NAP) sulll’Agenda, la loro attuazione è ostacolata dalla frammentazione politica, dalla mancanza di finanziamenti e dalla mancanza di volontà politica.
  • Oxfam ritiene che l’Agenda debba tornare al suo nucleo centrale: contrastare il militarismo, far rispettare il diritto internazionale e dare priorità alla giustizia di genere. Per le donne palestinesi, la pace richiede lo smantellamento dell’occupazione illegale di Israele, il ripristino della giustizia e della responsabilità e la garanzia che le loro voci siano centrali nella costruzione di un futuro giusto e duraturo.
  • Un altro rapporto di Oxfam pubblicato di recente Beyond Rhetoric – Feminist Leadership for a Transformative Women, Peace and Security Agenda at 25 ), è disponibile qui.
  • L’agenda WPS (Women, Peace and Security) è stata istituita dalla risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel 2000. È stata la prima risoluzione a riconoscere formalmente l’impatto dei conflitti sulle donne e sulle ragazze e il ruolo fondamentale che queste svolgono nella costruzione della pace e nella prevenzione dei conflitti. L’agenda si basa su quattro pilastri fondamentali: prevenzione, protezione, partecipazione, soccorso e recupero.
  • Le donne palestinesi devono affrontare quella che è stata descritta come una “doppia minaccia”: l’impatto combinato della prolungata occupazione militare israeliana e delle leggi e norme patriarcali radicate nella società palestinese. I quadri giuridici discriminatori, molti dei quali risalgono a prima del 1967, continuano a limitare i diritti delle donne in settori quali il matrimonio, la mobilità, l’accesso all’assistenza sanitaria e la partecipazione politica. A ciò si aggiungono le sfide estreme poste dall’occupazione illegale di Israele, tra cui la violenza, lo sfollamento e le restrizioni alla libertà di movimento. Un aspetto particolarmente straziante è il trattamento riservato alle donne palestinesi in detenzione. Secondo un rapporto del marzo 2025 della Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite, le pratiche di detenzione israeliane sono caratterizzate da abusi diffusi e sistematici, tra cui violenze sessuali e di genere, che si sono intensificati in modo significativo dal 7 ottobre 2023. Donne e ragazze hanno riferito di essere state sottoposte a nudità forzata, minacce di violenza sessuale, compreso lo stupro, e aggressioni fisiche di natura sessuale durante gli interrogatori e le perquisizioni. La Commissione ha concluso che tali atti costituiscono crimini di guerra, tra cui oltraggi alla dignità personale e trattamenti inumani; e crimini contro l’umanità, tra cui la tortura. Ha inoltre riscontrato che questi abusi riflettono una politica intenzionale volta a umiliare e degradare i detenuti palestinesi attraverso violenze sessuali, riproduttive e altre forme di violenza di genere, osservate in diverse strutture e luoghi di transito.

 

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