19 Gennaio 2026

OXFAM: “DISUGUAGLIANZA, LA LEGGE DEL PIU’ RICCO”

 

Nel 2025 i miliardari nel mondo sono diventati più di 3.000 con una ricchezza netta aggregata di 18.300 miliardi di dollari, una concentrazione mai registrata nella storia

In un anno le fortune dei miliardari sono cresciute di 2.500 miliardi di dollari, una cifra quasi equivalente alla ricchezza netta della metà più povera dell’umanità, ossia 4,1 miliardi di persone

Un miliardario ha oggi 4.000 volte più probabilità di ricoprire cariche politiche rispetto a un cittadino comune

DisuguItalia: oggi il 5% più ricco delle famiglie italiane è titolare della metà della ricchezza nazionale e in 15 anni ha beneficiato del 91% dell’incremento della ricchezza nazionale, mentre alla metà più povera della popolazione è andato appena il 2,7%

Oltre 2,2 milioni di famiglie sono ancora in povertà assoluta

Oxfam chiede misure per un fisco più giusto, politiche che ridiano potere, dignità e valore al lavoro, un sistema di welfare a vocazione universalistica

Il nuovo rapporto diffuso in apertura del Meeting Annuale del World Economic Forum di Davos

Roma, 19 gennaio 2026 – Nel 2025 la ricchezza dei miliardari è cresciuta del 16% in termini reali, a un ritmo tre volte superiore alla media degli ultimi cinque anni. Complessivamente, i patrimoni miliardari hanno toccato il livello record di 18.300 miliardi di dollari, segnando un aumento dell’81% rispetto al 2020Da soli i 12 miliardari più ricchi del mondo possiedono una ricchezza (2.635 miliardi di dollari) superiore a quella detenuta dalla metà più povera dell’umanità, ovvero da oltre 4,1 miliardi di persone.

Una concentrazione di ricchezza, mai registrata nella storia, raggiunta mentre 1 persona su 4 nel mondo soffre di insicurezza alimentare e quasi la metà della popolazione mondiale vive in povertà.

È quanto emerge da Nel baratro della disuguaglianza. Come uscirne e prendersi cura della democrazia, il nuovo rapporto pubblicato oggi da Oxfam, organizzazione impegnata nella lotta alle disuguaglianze, in occasione dell’apertura dei lavori del World Economic Forum di Davos.

Il dossier illustra come i super ricchi, non solo abbiano accumulato più fortune di quante potrebbero mai spendere, ma che abbiano anche trasformato questa ricchezza in potere politico, esercitato per plasmare le nostre società e condizionare le regole economiche globali, a scapito dei diritti e delle libertà individuali e collettive in tutto il mondo, a detrimento del buon funzionamento dei sistemi di garanzia, della fiducia nelle istituzioni e della qualità della democrazia. Oxfam stima che oggi un miliardario abbia 4.000 volte più probabilità di ricoprire cariche politiche rispetto a un cittadino comune. Ben 7 tra le 10 più grandi media corporation globali hanno proprietari miliardari, consentendo a pochi attori di esercitare una sproporzionata influenza sul discorso pubblico.

Gli eventi del 2025 hanno dato una rappresentazione plastica di questo potere di influenza politica: l’aumento della ricchezza dei miliardari coincide infatti con l’attuazione del programma dell’amministrazione Trump a favore di un’élite oligarchica, sia negli Stati Uniti che a livello globale. Il Governo Usa non solo ha ridotto le imposte per gli ultra-ricchi, ma ha minato gli sforzi a livello internazionale per tassare le grandi multinazionali e contrastato ogni tentativo di limitarne il potere monopolistico.

Una tendenza che va ben oltre gli Stati Uniti perché l’estrema disuguaglianza sta mettendo sempre più a rischio la tenuta delle democrazie, in diverse parti del mondo:

  • le fortune dei miliardari globali sono cresciute nel 2025 di 2.500 miliardi di dollari, una cifra record quasi equivalente alla ricchezza complessiva detenuta dalla metà più povera dell’umanità, ossia 4,1 miliardi di persone;
  • la loro ricchezza aggregata sarebbe sufficiente a sradicare la povertà estrema 26 volte;
  • per la prima volta l’anno scorso il numero di miliardari ha superato quota 3 mila, mentre il patrimonio di Elon Musk (l’uomo più ricco del mondo) ha superato per un breve periodo i 500 miliardi di dollari.

“Siamo letteralmente di fronte alla legge del più ricco che sta portando al fallimento della democrazia: l’estremizzazione delle disuguaglianze corrode il patto di cittadinanza, disintegrando legami sociali, corresponsabilità e fiducia reciproca. – ha affermato Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam ItaliaMolti governi, invece di contrastare le disuguaglianze, agiscono in difesa di una élite oligarchica, comprimendo i diritti e silenziando il dissenso della maggioranza della popolazione, che si trova ad affrontare condizioni di vita sempre più insostenibili”.

Miliardi di persone oggi nel mondo devono fare i conti con la povertà, la fame e il rischio di morire per malattie del tutto prevenibili. Il tasso di riduzione della povertà globale è rimasto sostanzialmente invariato negli ultimi 6 anni e la povertà estrema è nuovamente in aumento in Africa. I tagli degli aiuti internazionali operati l’anno scorso dai governi di tutto il mondo potrebbero causare, nei Paesi più poveri, oltre 14 milioni di morti in più entro il 2030. La disuguaglianza economica gioca un ruolo chiave nell’erosione dei diritti, della libertà politica e di espressione, creando un terreno fertile per l’autoritarismo. Il rischio di arretramento democratico è sette volte più probabile nei Paesi dove i livelli di disuguaglianza sono maggiori. La percentuale della popolazione mondiale che vive in autocrazie è aumentata di quasi il 50%. tra il 2004 e IL 2024, solo 3 persone su 10 vivono oggi in democrazie, mentre nel 2004 erano 1 su 2.

L’influenza sproporzionata che i super-ricchi esercitano sulla politica, sull’economia e sui media ha acuito le disuguaglianze e ci ha allontanato dalla lotta alla povertà. – ha aggiunto Barbieri – Nessuno Stato dovrebbe rimanere inerte perché la disuguaglianza economica e politica stanno erodendo i diritti e la sicurezza dei cittadini a una velocità elevatissima. La via d’uscita dal baratro della disuguaglianza c’è e le proposte di certo non mancano, ma richiedono lo sviluppo di un’offerta politica incardinata su istanze condivise di uguaglianza sostanziale, frutto di ascolto profondo e confronto con la società”.

DISUGUITALIA: le cicatrici delle disuguaglianze nel contesto nazionale

In uno scenario globale di aggravamento delle disuguaglianze e progressiva erosione democratica, l’Italia non fa purtroppo eccezione, confermandosi il Paese delle fortune invertite, in cui l’azione di governo è sempre più tesa a riconoscere meriti e premialità a gruppi sociali e territori in condizioni di relativo vantaggio, disinteressata a ricucire i divari economico-sociali, disattenta al benessere dei cittadini in condizioni di maggiore vulnerabilità e pericolosamente incline a torsioni illiberali che minano i principi democratici.

Divari di ricchezza insostenibili

Nell’ultimo anno, la ricchezza dei miliardari italiani è aumentata, in termini reali, di 54,6 miliardi di euro (al ritmo di 150 milioni di euro al giorno), raggiungendo un valore complessivo di 307,5 miliardi di euro detenuto da 79 individui (erano 71 nel 2024).

In Italia, a metà del 2025, il 10% più ricco delle famiglie possedeva oltre 8 volte la ricchezza della metà più povera dei nuclei familiari. Il rapporto era poco più di 6 alla fine del 2010.

Tra dicembre 2010 e giugno 2025 la ricchezza nazionale netta è aumentata, in termini nominali, di oltre 2.000 miliardi di euro, ma la distribuzione dell’incremento è stata profondamente sbilanciata a favore delle famiglie più abbienti: circa il 91% dell’incremento di ricchezza è stato appannaggio del 5% più ricco dei nuclei familiari a fronte di appena il 2,7% dell’incremento “incamerato” dalla metà più povera. Oggi il top-5% delle famiglie italiane, titolare della metà della ricchezza nazionale (49,4%), possiede quasi il 17% in più dello stock complessivo di ricchezza detenuta dal 90% più povero.

Italia, ereditocrazia

Il nostro Paese si va contraddistinguendo inoltre per un profondo cambiamento nei meccanismi di accumulazione dei patrimoni, che riducono fortemente il dinamismo economico e sociale e hanno ripercussioni negative sull’uguaglianza di opportunità e sulle prospettive di mobilità intergenerazionale: è in forte crescita infatti il peso delle eredità sul totale della ricchezza nazionale e i lasciti diventano sempre più concentrati. La dinamica rischia di consolidare il carattere “ereditocratico” della nostra società, alla luce del valore dei patrimoni che si stima “passeranno di mano” nel prossimo decennio (almeno 2.500 miliardi di euro), in un contesto caratterizzato per di più da un prelievo molto blando sulla ricchezza trasferita.


Lotta alla povertà, non pervenuta

La disuguaglianza nella distribuzione dei redditi netti in Italia vede un peggioramento nel 2023 (ultimo anno per cui i dati sono accertati). L’Italia resta relegata al 20° posto tra i 27 dell’UE sotto il profilo egalitario della distribuzione dei redditi. Per il 2024, le stime sull’impatto redistributivo delle politiche del Governo indicano un’ulteriore recrudescenza della disuguaglianza reddituale, attribuibile esclusivamente al peggioramento dei redditi più bassi.I primi due anni del Governo Meloni restituiscono inoltre un quadro sconfortante di stasi della povertà assoluta in Italia: oltre 2,2 milioni di famiglie per un totale di 5,7 milioni di individui nel 2024 non disponevano di risorse mensili sufficienti ad acquistare un paniere di beni e servizi essenziali per vivere in condizioni dignitose. L’allarmante immutabilità del fenomeno nell’ultimo biennio, in coda a una crescita portentosa della povertà dal 2014, appare destinata a mantenersi anche nei prossimi anni secondo le stesse previsioni governative.

Senza casa e super poveri

Se la povertà assoluta è sostanzialmente stabile sul totale delle famiglie, la sua diffusione cresce tra i nuclei in affitto con un’incidenza più alta tra quelli con figli o di origine straniera. Per le famiglie in affitto, l’incidenza della spesa per la casa arriva a quasi un terzo del reddito o supera il 40% nei grandi centri urbani.  Un costo che, complice anche l’impennata dell’inflazione, è diventato negli ultimi anni sempre più oneroso, aggravato dalla stagnazione salariale di lungo corso che caratterizza l’Italia.

“Incurante dell’elevata fragilità economica di ampi strati della popolazione, il nostro Governo continua a perseguire un iniquo approccio categoriale nel contrasto alla povertà. ha commentato Mikhail Maslennikov, policy advisor su giustizia economica di Oxfam Italia – Da due anni il diritto di ricevere un supporto da parte dello Stato a fronte di una condizione di bisogno non è più assicurato a tutti i poveri in quanto tali ma è subordinato all’appartenenza a categorie eccezionalmente svantaggiate, le uniche ritenute meritevoli di tutela. L’abbandono dell’impostazione universalistica del reddito di cittadinanza ha ridotto il numero dei beneficiari dei trasferimenti pubblici, la cui platea è oggi anche più lontana dall’universo dei nuclei in povertà assoluta. Sul fronte del disagio abitativo l’azione del Governo, nonostante annunci più volte reiterati, si rivela del tutto inadeguata rispetto al bisogno, con risorse di gran lunga inferiori a quelle che sarebbero necessarie per un reale rilancio di politiche organiche sull’abitare.”

Mercato del lavoro in chiaroscuro

I dati positivi del 2025 su crescita occupazionale e record al ribasso della disoccupazione, nascondono ampie zone grigie.

Il contributo prevalente all’incremento dell’occupazione arriva dagli over-50, mentre giovani e donne continuano a registrare una marcata sotto-occupazione e una bassa qualità del lavoro.

Alla disoccupazione ai minimi storici fa da contraltare un tasso di inattività che colloca l’Italia in cima all’UE e una quota consistente di occupati che continua ad accedere e rimanere nel mercato del lavoro con contratti intermittenti e precari.

Per i salari il recupero dell’inflazione è ancora lontano: tra il 2019 e il 2024, la perdita cumulata del potere d’acquisto delle retribuzioni contrattuali si è attestata a 7,1 punti percentuali. Per il 2025 è stimato solo un modesto recupero di appena +0,5 p.p.

La stagnazione salariale non allenta la sua presa e si accompagna alla crescita di lungo corso della disuguaglianza retributiva e dell’incidenza del lavoro povero. Tra il 1990 e il 2018, la quota di occupati a bassa retribuzione nel settore privato è passata dal 26,7% al 31,1%.

Impegnato nella celebrazione della dinamica positiva dell’occupazione, il Governo fa poco per porre rimedio alle debolezze strutturali del mercato del lavoro italiano. – ha aggiunto Maslennikov – Piuttosto che rafforzare la contrattazione collettiva e rivedere i sistemi di fissazione dei salari, l’esecutivo assegna impropriamente alla leva fiscale il compito di sostenere i bassi redditi da lavoro. La politica industriale, orientata alla creazione di buoni posti di lavoro, resta un’illustre assente, sostituita dal ricorso a incentivi occupazionali di dubbia efficacia e da una forsennata spinta alla liberalizzazione dei contratti atipici. Non si implementano misure efficaci contro il lavoro nero e grigio – precondizione per la lotta alla precarietà – e si affossa il salario minimo legale, disdegnando una misura in grado di rafforzare il potere contrattuale dei lavoratori più fragili e meno tutelati”.

La via dell’equità smarrita del fisco

Riportare il principio dell’uguaglianza nell’orbita del fisco non costituisce, purtroppo, l’obiettivo dell’azione del Governo Meloni.

La necessaria ricomposizione complessiva del prelievo, a partire da uno spostamento della tassazione dal lavoro, non è all’ordine del giorno, nonostante i salari costituiscano il 38% del Pil italiano contro il 50% dei profitti, ma, fatto 100 il totale delle entrate fiscali e contributive, 49 sono le risorse che arrivano dai salari, mentre il contributo dei profitti si ferma a 17.

Misure Tax The Rich (tra cui un’imposta sui grandi patrimoni) restano un tabù mentre i contribuenti italiani più ricchi continuano a versare al fisco, in proporzione al proprio reddito, minori imposte dirette, indirette e contributi di un’infermiera o un’insegnante. Si esasperano, inoltre, i trattamenti fiscali differenziati di contribuenti in condizioni economiche affini rendendo il sistema fiscale sempre più corporativo, frantumato in molteplici, iniqui, regimi preferenziali.

Tra le misure fiscali del Governo nel 2025 va menzionato il ritocco marginale all’Irpef, con la metà delle risorse allocate a favore dell’8% dei percettori di redditi più elevati, superiori a 48.000 euro. Un intervento che, assieme agli altri che si sono susseguiti dal 2021, ha reso l’imposta sui redditi delle persone fisiche meno razionale, comprensibile, trasparente ed equa.

Sul fronte del contrasto all’evasione la legge di bilancio per il 2026 ha previsto misure utili ma dalla portata limitata, introducendo allo stesso tempo un nuovo generoso condono che svilisce la fedeltà fiscale e incentiva ulteriormente comportamenti opportunistici dei contribuenti.

Le raccomandazioni di policy al Governo italiano

Coerentemente e limitatamente ai focus del rapporto, di seguito si riportano le principali raccomandazioni che Oxfam rivolge al Governo italiano:

AMBITO NAZIONALE

Misure di contrasto alla povertà a vocazione universale

  • Ripensare profondamente le misure di contrasto a povertà ed esclusione lavorativa garantendo la possibilità di accedere a uno schema di reddito minimo a chiunque si trovi in condizione di bisogno.
  • Definire politiche organiche a sostegno dell’abitare e adeguati investimenti pluriennali


Misure per contrastare il lavoro povero e promuovere un lavoro dignitoso per tutti

  • Promuovere misure dissuasive ex ante per il contrasto al lavoro nero e grigio.
  • Disincentivare l’utilizzo dei contratti non standard.
  • Definire i contratti collettivi principali ed estenderne la validità erga omnes.
  • Introdurre un salario minimo legale.
  • Perseguire politiche industriali che favoriscano la buona occupazione.
  • Introdurre condizionalità alle imprese per l’accesso a incentivi e investimenti pubblici.

Misure in materia fiscale per una maggiore equità del sistema impositivo

  • Favorire una generale ricomposizione del prelievo e rafforzare l’equità orizzontale del sistema impositivo.
  • Introdurre un’imposta progressiva sui grandi patrimoni.
  • Aumentare il prelievo sulle grandi successioni.
  • Promuovere una revisione del prelievo immobiliare.
  • Non perseguire interventi condonistici.
  • Dare impulso a una serrata lotta all’evasione fiscale.

AMBITO INTERNAZIONALE

  • Supportare interventi di riduzione/ristrutturazione e cancellazione del debito dei Paesi a basso e medio reddito.
  • Definire un percorso programmato di progressivo aumento dei fondi per l’aiuto pubblico allo sviluppo.
  • Sostenere l’emissione regolare di Diritti Speciali di Prelievo e favorirne una maggiore allocazione a beneficio dei Paesi del Sud del mondo.
  • Supportare l’istituzione di uno standard globale di tassazione dell’estrema ricchezza che renda più equo (ed effettivo) il prelievo a carico degli ultra ricchi.
  • Supportare l’istituzione di un Panel Internazionale sulla Disuguaglianza, come richiesto dalla taskforce speciale sulle disuguaglianze globali del G20.

 

Ufficio stampa Oxfam Italia

Mariateresa Alvino – 348.9803541 – [email protected]

David Mattesini – 349.4417723 – [email protected]

NOTE

  • Il rapporto di Oxfam Italia “Nel baratro della disuguaglianza. Come uscirne e prendersi cura della democrazia” è scaricabile a questo link.
  • Tutti i dati contenuti in questo comunicato con relative fonti sono consultabili nel rapporto.

 

Scarica il file: OXFAM: “DISUGUAGLIANZA, LA LEGGE DEL PIU’ RICCO”

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