
Roma, 15 giugno 2026 – Il patrimonio aggregato di 41 miliardari del settore energetico dei paesi del G7 è cresciuto di 23,5 miliardi di dollari – pari a più 300 milioni al giorno o 1.000 dollari ogni 0,3 secondi – nei primi due mesi e mezzo della guerra illegale condotta dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran. Nel complesso dal 2020 i miliardari di tutto il mondo hanno incrementato la propria ricchezza di 9.800 miliardi di dollari.
A rivelarlo è un nuovo report pubblicato oggi da Oxfam, in occasione dell’apertura del G7 di Evian, in Francia.
Profitti di guerra
L’impennata dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari – evidenzia il dossier – sta mettendo in ginocchio le famiglie in tutto il mondo, soprattutto nei paesi a basso e medio reddito già martoriati da anni di turbolenze economiche, crisi del debito e shock climatici. Nel frattempo si stima che i profitti delle sei maggiori compagnie petrolifere globali cresceranno nel 2026 dell’80%, rispetto alle previsioni pre-belliche, arrivando a toccare quota 152 miliardi di dollari alla fine dell’anno (416 milioni di dollari al giorno).
Una vera e propria “manna” per i pochi in grado di avvantaggiarsene, che non si limiterà al solo settore petrolifero: anche le 3 maggiori aziende mondiali di fertilizzanti, infatti, dovrebbero vedere i propri profitti aumentare del 23%, ossia di ben 928 milioni di dollari, rispetto a quanto si poteva prevedere prima dell’inizio della guerra all’Iran. Il profitto medio di una corporation dell’indice S&P 1200 con casa-madre in un Paese del G7 dovrebbe superare nel 2026 le previsioni ante-guerra di 413 milioni di euro.
“I conflitti in corso stanno devastando interi paesi, spezzando decine di migliaia di vite e rischiano di spingere in povertà oltre 30 milioni di persone, eppure per alcuni sono straordinariamente redditizi. – ha dichiarato Francesco Petrelli, portavoce di Oxfam Italia – Stiamo facendo i conti con un sistema globale, che ridistribuisce la ricchezza solo verso l’alto: dai lavoratori agli azionisti, dai più poveri ai più ricchi, da chi ha meno potere a chi ne ha già fin troppo”.
La cosa più preoccupante – evidenzia ancora il report – è l’inerzia con cui i governi stanno affrontando la quinta crisi economica che il mondo sta attraversando dal 2020.
“I leader dei paesi G7 non stanno facendo nulla per aiutare i paesi più poveri e colpiti dalla crisi, a differenza dell’azione internazionale coordinata messa in campo all’indomani della pandemia di COVID-19 e dell’invasione russa dell’Ucraina, quando i governi sospesero almeno temporaneamente ii pagamenti del servizio del debito e il Fondo Monetario Internazionale fornì prestiti di emergenza agli Stati più colpiti. – continua Petrelli – Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone e Regno Unito devono smettere di usare la posizione di Trump come scusa per non agire. Il ‘G6’, anche senza gli Stati Uniti, ha un’enorme influenza sia a livello economico che diplomatico che sta scegliendo di non esercitare”.
“Al contrario tra il 2024 e il 2025, i paesi del G7 hanno tagliato 48 miliardi di dollari di aiuti pubblici allo sviluppo (APS), la più grande riduzione di sempre. – continua Petrelli – Ciò sta producendo impatti economici ed umanitari senza precedenti considerando che i Paesi del G7 rappresentano ben tre quarti degli aiuti globali. Una cifra che i miliardari dei Paesi G7 hanno guadagnato in appena nove giorni durante lo stesso periodo. Il costo umano di tutto questo è drammatico. Si calcola che dall’inizio della presidenza francese, 44 persone al minuto sono precipitate in una condizione di emergenza umanitaria”.
Da anni si assiste inoltre al sistematico smantellamento del multilateralismo mentre esplodono crisi prevenibili come la recrudescenza di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo o si consuma il genocidio a Gaza, senza che nessuno dei G7 abbia imposto un embargo sulle armi a Israele.
“Per garantire la presenza del Presidente Trump a questo vertice, Macron ha accettato di escludere dall’agenda temi quali la crisi climatica o la disuguaglianza globale su cui servirebbero risposte condivise e coordinate. – conclude Petrelli– Sono state cancellate dall’agenda del vertice parole come ‘genere’ o ‘clima’ per compiacere Washington con buona pace degli altri paesi, tutto questo avrà conseguenze disastrose. Il G6 non può dichiararsi impotente abdicando al suo ruolo e alla sua responsabilità politica e morale. Possono cancellare il debito, tassare gli extra profitti e i grandi patrimoni. Possono promuovere una nuova emissione di Diritti Speciali di Prelievo, fornire maggiori aiuti, a partire da quelli umanitari. Rifiutarsi di agire per compiacere gli Stati Uniti non è diplomazia, ma codardia e accelererà solo lo scivolamento del G6 verso l’irrilevanza globale”.
In questo contesto, Oxfam chiede quindi al G7 di:
Ufficio stampa
Mariateresa Alvino – 348.9803541 – [email protected]
David Mattesini – 349.4417723 – [email protected]
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