18 Febbraio 2025

GAZA SENZ’ACQUA

 
Foto del Drone del Nord di Gaza, Credit Ghada AlHaddad
Foto del Nord di Gaza, Credit Ghada AlHaddad

A Rafah e a Gaza Nord il conflitto ha ridotto la disponibilità idrica del 93%, una nuova escalation porterebbe alla catastrofe sanitaria in tutta la Striscia

I bombardamenti hanno distrutto 1.700 chilometri di reti idriche e igienico-sanitarie, ma Israele continua a bloccare l’ingresso dei materiali necessari alle riparazioni da cui dipende la sopravvivenza della popolazione

Roma, 18/2/2025 – I bombardamenti hanno distrutto 1.700 chilometri di reti idriche e igienico-sanitarie, ma Israele continua a bloccare l’ingresso dei materiali necessari alle riparazioni da cui dipende la sopravvivenza della popolazione

La distruzione delle infrastrutture idriche a Gaza: foto e video (link)

Roma, 18/2/2025 – La situazione umanitaria nel governatorato di Gaza Nord e a Rafah resta disperata, nonostante in altre zone della Striscia la ripresa dell’ingresso degli aiuti – come il carburante necessario a far funzionare le pochissime infrastrutture idriche e igienico-sanitarie rimaste in piedi – stia migliorando gradualmente l’accesso all’acqua pulita per una parte della popolazione.

È l’allarme lanciato oggi da Oxfam, di fronte ad una situazione che rischia di precipitare nuovamente da un momento all’altro.

Il bilancio della distruzione causata da 15 mesi di conflitto alle infrastrutture essenziali è infatti drammatico: complessivamente sono stati resi inservibili 1.675 chilometri di reti idriche e igienico-sanitarie.

A Gaza Nord e Rafah, ormai quasi completamente rase al suolo, la diponibilità di acqua per la popolazione si è ridotta del 93%, rispetto a prima del 7 ottobre 2023.

“Mentre il fragile cessate il fuoco in vigore resta in bilico, le parti in conflitto e la comunità internazionale devono avere ben chiaro che qualsiasi nuova escalation del conflitto potrebbe generare una catastrofe sanitaria su vasta scala. – ha detto Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia – Nelle aree di Gaza Nord e Rafah le persone devono sopravvivere con appena 5,7 litri di acqua a testa, ossia quanto noi ne consumiamo in meno di un minuto facendo la doccia o tirando una sola volta lo scarico del bagno. In tale condizione il rischio di epidemie è altissimo. Le storie che ascoltiamo ogni giorno soccorrendo la popolazione sono strazianti: bambini che devono camminare per chilometri per raccogliere una tanica d’acqua, genitori che non bevono per dissetare i figli”.

A Gaza Nord interi quartieri sono stati spazzati via, in 700 mila sono senz’acqua

Nel governatorato di Gaza Nord, dall’inizio del conflitto, quasi tutti i pozzi d’acqua sono stati distrutti dall’esercito israeliano. Le oltre 700 mila persone che sono tornate qui con il cessate il fuoco, si sono ritrovate in quartieri letteralmente spazzati via e nelle poche case rimaste in piedi non c’è acqua.

Anche a Rafah, nel sud della Striscia, oltre il 90% dei pozzi e dei serbatoi d’acqua installati sui tetti delle abitazioni sono distrutti e la disponibilità idrica si è ridotta del 95%, rispetto a prima del conflitto.  Qui al momento sono in funzione appena 2 pozzi sui 35 che servivano l’area. Nonostante gli sforzi per riparare al più presto le reti idriche, al momento la distruzione delle condutture in tutta Gaza causa la dispersione nel terreno del 60% dell’acqua disponibile per la popolazione.

Oltre l’80% delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie sono state distrutte

Nel dettaglio, la prima valutazione effettuata da Oxfam e dai suoi partner al lavoro a Gaza, dopo il cessate il fuoco, ha rilevato che:

  • oltre l’80% delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie in tutta la Striscia sono state parzialmente o interamente distrutte, inclusi i 6 principali impianti di trattamento delle acque reflue;
  • l’85% delle stazioni di pompaggio delle acque reflue (73 su 84) e delle reti sono state distrutte. Alcune sono state riparate, ma necessitano al più presto di carburante per essere rimesse in funzione;
  • l’85% dei piccoli impianti di desalinizzazione dell’acqua in funzione prima del conflitto (85 su 103) sono stati parzialmente danneggiati o completamente distrutti;
  • Il 67% dei 368 pozzi comunali è stato distrutto. La maggior parte dei pozzi privati non può essere rimessa in funzione, a causa della mancanza di carburante o di generatori.

Il rischio sempre più alto di epidemie in tutta Gaza

La mancanza di acqua pulita sommata alle acque reflue non trattate che traboccano per le strade sta aumentando il rischio di una catastrofe sanitaria in tutta Gaza. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato l’allarme per il rischio di una nuova epidemia di poliomelite, dopo averne rivenuto tracce nell’88% dei campioni ambientali esaminati in tutta Gaza.

Aumenta anche l’incidenza di altre malattie infettive, come la diarrea acuta e le infezioni respiratorie. In questo momento sono infatti la principale causa di morte, con 46.000 casi segnalati ogni settimana, soprattutto tra i bambini.

Anche la varicella e le malattie della pelle, come la scabbia e l’impetigine, si stanno diffondendo rapidamente, in particolare tra le centinaia di migliaia di sfollati che a Gaza Nord sono rimasti senz’acqua.

Una situazione sanitaria aggravata anche dalla presenza di enormi quantità di rifiuti per le strade, dato che da 15 mesi la raccolta e il trasporto è impossibile: oltre 2.000 tonnellate di spazzatura si stanno accumulando ogni giorno per le vie di Gaza.

Il blocco dei materiali necessari alla ricostruzione

“Siamo di fronte a un mix letale che sta creando tutti i presupposti per lo scoppio di nuove epidemie. – continua PezzatiAnche se c’è stato un aumento degli aiuti dopo il cessate il fuoco, Israele continua a impedire l’ingresso dei materiali necessari ad avviare la ricostruzione, a partire dalle tubature e dai generatori che consentirebbero di garantire l’accesso all’acqua pulita alla popolazione.  Ad esempio, ci è stato impedito per 6 mesi di far entrare a Gaza 85 tonnellate di tubature e serbatoi per l’acqua – per un valore di oltre 480.000 dollari – perché la fornitura era ritenuta “sovradimensionata” e gli articoli catalogati come a ‘doppio uso’, ossia potenzialmente utilizzabili anche per scopi militari. Le autorità israeliane hanno finalmente approvato la spedizione solo questa settimana, anche se deve ancora arrivare a destinazione”.

“Centinaia di migliaia di sfollati in tutta Gaza hanno dovuto ricorrere allo scavo di pozzi neri di fortuna accanto alle proprie tende.  – conclude Pezzati – Questo ha provocato lo scarico quotidiano nel terreno di circa 130.000 metri cubi di acque reflue – l’equivalente di 52 piscine olimpicheche sta contaminando il Mar Mediterraneo e l’unica falda acquifera di tutta la Striscia.  Di fronte a tutto questo, lanciamo quindi un appello urgente affinché il cessate il fuoco sia mantenuto in vigore e sia resa possibile al più presto la ricostruzione delle infrastrutture essenziali, consentendo l’ingresso degli aiuti necessari ad accompagnare la popolazione di Gaza verso un po’ di normalità. Verso una pace duratura e giusta sia per i palestinesi che per gli israeliani”.  

Ufficio stampa Oxfam Italia

Mariateresa Alvino – 348.9803541 - [email protected]
David Mattesini – 349.4417723 - [email protected]

NOTE: 

  • Secondo la Coastal Municipalities Water Utility (CMWU), dall’ottobre 2023 al febbraio 2025, un totale di 1675 km su 4.800 km di reti idriche e igienico-sanitarie di Gaza sono state parzialmente o interamente distrutte. Di cui 350 km nel nord di Gaza, 495 km a Gaza City, 240 km nella zona centrale della Striscia, 350 km a Khan Younis e 240 km a Rafah.
  • Sono stati distrutti circa 1.035 km di condutture idriche e igienico-sanitarie I dati sulla distruzione dell’acqua e dei servizi igienico-sanitari si basano sul Coastal Municipalities Water Utility (CMWU) Rapid Damage Assessment Report, del gennaio 2025.
  • I dati sui costi di riparazione delle infrastrutture si basano sul Gaza Municipality Planning and Investment Unit report del 31 dicembre 2024.
  • Secondo il rapporto Water War Crimes di Oxfam, la popolazione di Gaza aveva accesso a 82,7 litri per persona al giorno, prima del 7 ottobre 2023.
  • Secondo il rapporto del Cluster WASH del 10 febbraio 2025, solo due pozzi (su 35) a Rafah sono attualmente operativi.
  • La diarrea acquosa acuta nei bambini sotto i cinque anni è stata segnalata in 13.179 casi. Questo rappresenta circa il 54% dei casi totali registrati. Inoltre, 21 dei 24 campioni ambientali analizzati per la Polio in tutta Gaza (l’88%) sono risultati positivi. Fonte: Polio Global Eradication Initiative (WHO & UN) dell’1 febbraio 2025.
  • Gli ultimi dati UNOSAT raccolti il 1° dicembre 2024 hanno identificato 60.368 strutture distrutte, 20.050 gravemente danneggiate, 56.292 moderatamente danneggiate e 34.102 probabilmente danneggiate, per un totale di 170.812. I governatorati di Gaza Nord e Rafah hanno registrato il più alto aumento di danni subiti, rispetto a quanto registrato nell’analisi del 6 settembre 2024, con circa 3.138 nuove strutture danneggiate a Gaza Nord e circa 3.054 a Rafah. All’interno di Gaza Nord, il Comune di Jabalya ha registrato il maggior numero di “nuove” strutture danneggiate, per un totale di 1.339.

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