
Roma, 25 maggio 2026 – La strategia israeliana in Libano è la stessa adottata a Gaza e degenerata in un genocidio, mentre il cessate il fuoco resta solo teorico. Dalla sua entrata in vigore – il 17 aprile – 600 persone sono state uccise, 10.000 case distrutte o danneggiate, e solo nei primi quattro giorni è stato violato 220 volte. Anche a Gaza dallo scorso 10 ottobre si contano almeno 850 vittime civili, che vanno ad aggiungersi alle oltre 72 mila causate dal 2023, tra cui oltre 20 mila bambini.
È la denuncia contenuta nel nuovo report “The Gaza Playbook”, pubblicato oggi da Oxfam, che analizza le tattiche militari -già applicate nella Striscia – portate avanti da Israele nella più totale impunità e le devastanti conseguenze umanitarie che ne derivano.
Per descrivere la devastazione causata in tutto il Libano dall’ultima escalation, bastano pochi dati:
“In Libano, come a Gaza, civili innocenti continuano ad essere uccisi ogni giorno, mentre il costo stimato per la ricostruzione e la riparazione dei danni causati dal conflitto a partire dal 2023 ha già giù superato i 14 miliardi di dollari, senza contare l’impatto dell’ultima escalation. – sottolinea Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia – Facendosi scudo del diritto all’autodifesa e di un’accondiscendente complicità internazionale, Israele continua a commettere ogni tipo di violazione del diritto internazionale umanitario e degli accordi di tregua, privando la popolazione delle proprie case, dei servizi essenziali e dei mezzi di sussistenza”.
Tra i principali crimini di guerra commessi da Israele in Libano secondo il diritto internazionale – evidenzia il rapporto – ci sono gli sfollamenti di massa di milioni di persone.
Dopo il confinamento di centinaia di migliaia di civili nelle cosiddette “aree sicure” a Gaza, l’ultima offensiva israeliana in Libano ha infatti causato lo sfollamento del 20% della popolazione, con l’occupazione di circa il 15% dell’intero territorio libanese.
Come accaduto nella Striscia a Rafah, Khan Younis, Abasan e Jabalia, anche in Libano si assiste alla distruzione di intere città e villaggi. Nel corso del conflitto del 2024, Israele aveva già distrutto 37 villaggi, la maggior parte dei quali all’interno della zona cuscinetto di tre chilometri che ha creato in territorio libanese. Ebbene, le immagini satellitari mostrano che questa strategia deliberata di distruzione e sradicamento di intere comunità, sta continuando quasi quotidianamente con demolizioni su larga scala, come nell’antico villaggio di Deir Sarya.
Agli sfollati è negato il diritto di tornare nelle decine di città incluse nella zona cuscinetto, nonostante il cosiddetto cessate il fuoco sia in vigore da oltre un mese.
Quest’occupazione brutale e sistematica di parti sempre più ampie di territorio libanese -aggiunge il rapporto – si sta chiaramente rivelando come parte di una strategia di annessione.
Un modus operandi “formalizzato” a Gaza con la definizione della cosiddetta “linea gialla” di demarcazione delle aree controllate direttamente da Israele. Un “confine” arbitrario che viene spostato di continuo e che ormai comprende il 64% della Striscia, impedendo a centinaia di migliaia di palestinesi di tornare alle proprie case o a ciò che ne resta.
In Libano, durante l’ultima escalation con bombardamenti di ponti e strade, questa linea è stata indentificata inizialmente lungo il corso del fiume Litani, con l’obiettivo di separare il sud dal nord del Paese, ma dopo il cessate il fuoco è stata dichiarata un’ulteriore zona cuscinetto, che ha spostato ulteriormente il confine di ingerenza. Al momento 110 località rimangono soggette agli ordini di sfollamento forzato di Israele, inclusi 55 paesi e cittadine che si trovano al di sotto della nuova linea di demarcazione israeliana.
Se a Gaza sono stati distrutti o resi inaccessibili quasi tutti i terreni agricoli e abbattuti 1 milione di ulivi, in Libano il Ministro dell’ambiente ha accusato Israele di aver lanciato attacchi che hanno causato ingenti danni ambientali e agricoli, anche alla luce delle ripetute segnalazioni di uso illegale di fosforo bianco, i cui livelli sono 400 volte superiori a quelli prebellici. Uso che in aree densamente popolate costituisce un crimine di guerra.
La Banca Mondiale ha stimato perdite complessive nel settore agricole per 512 milioni di dollari, causate dalla distruzione di quasi 50 mila ettari di coltivazioni. Inoltre Israele è accusato di aver costretto allo sfollamento il 76% degli agricoltori libanesi, mentre nel sud del Paese quelli rimasti non hanno accesso all’acqua necessaria ad irrigare i campi.
“È ormai dall’ottobre del 2023 che i vertici militari israeliani hanno espresso chiaramente la loro intenzione di replicare in Libano quanto fatto a Gaza: annettere territori nella più totale impunità e con la complicità di molti stati – conclude Pezzati – Lanciamo un appello urgente perché si arrivi ad una tregua permanente, che non sia solo di facciata. Israele deve essere chiamato al più presto a rispondere delle violazioni del diritto internazionale commesse, impedendo l’accaparramento di territori e il disprezzo dei diritti fondamentali di civili inermi”.
Per rispondere all’emergenza in Libano, Oxfam è intervenuta sin da subito per soccorrere migliaia di sfollati nelle zone più colpite dal conflitto.
In un contesto dove la mancanza di acqua potabile e servizi igienico-sanitari resta gravissima, i nostri operatori sono intervenuti (in particolare nel sud del governatorato del Monte Libano e nella Bekaa), distribuendo acqua pulita, coperte e kit igienico-sanitari agli sfollati che hanno trovato riparo nei rifugi collettivi e istallando servizi igienici essenziali.
Oxfam sta inoltre intervenendo per ripristinare 19 impianti idrici che riforniscono 60 mila persone, tra cui 6 che sono stati danneggiati durante l’escalation del 2024. Si può sostenere la risposta di Oxfam QUI
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