11 Giugno 2026

CISGIORDANIA: IN 3 ANNI IL NUMERO DI VITTIME HA SUPERATO QUELLO DEI 17 ANNI PRECENDENTI

 
I residenti palestinesi della Cisgiordania che lavorano in Israele devono affrontare ogni mattina lunghe attese ai posti di blocco affollati. Crediti: Lorenzo Tugnoli

Una nuova analisi denuncia l’aumento esponenziale degli attacchi dei coloni e delle forze militari israeliane, che privano le comunità palestinesi di risorse essenziali

Un piano di pulizia etnica e annessione che dal 2023 ha causato oltre 46 mila sfollati, la costruzione di oltre 925 barriere che impediscono la circolazione di 3 milioni di persone, un’ondata senza precedenti di violenza che ha causato oltre 1.200 vittime, tra cui quasi 270 bambini

Solo nei primi mesi del ’26 si sono verificati oltre 540 attacchi da parte dei coloni

Roma, 11 giugno 2026 – Negli ultimi 3 anni nella Cisgiordania occupata il numero di civili palestinesi uccisi dall’esercito israeliano e dai coloni ha superato il totale dei 17 anni precedenti, tra cui tantissimi bambini.

È la denuncia lanciata oggi da Oxfam, sulla base dell’analisi dei dati forniti dalle Nazioni Unite.

L’escalation di violenza

Tra il 2006 e il 2022 le vittime sono state 1.036, tra cui 225 bambini, mentre solo dal 2023 ne sono state registrate 1.244, con 268 bambini rimasti uccisi. Ciò significa che, negli ultimi 20 anni, 1 uccisione su 5 ha riguardato un bambino, circa il 22%.

Di contro, nei primi 17 anni presi in esame, i coloni israeliani uccisi dai palestinesi sono stati 86, tra cui 12 bambini, mentre si contano 43 vittime, tra cui 10 bambini, tra il 2023 e il 2025.

In Cisgiordania è chiara l’accelerazione del piano di annessione israeliano, con sfollamenti forzati di massa, un aumento delle restrizioni alla libertà di movimento dei palestinesi e un’escalation di violenza senza precedenti da parte dei coloni e dell’esercito.

Solo nei primi tre mesi di quest’anno si sono verificati più di 540 attacchi da parte dei coloni, 33 palestinesi sono stati uccisi e più di 2.200 persone sono state sfollate. Sono state vandalizzate e distrutte più di 60 infrastrutture idriche e igienico-sanitarie, tra cui condutture, sistemi di irrigazione e serbatoi d’acqua, compromettendo l’accesso all’acqua per ben 32 comunità palestinesi.

“Il massacro di civili a cui stiamo assistendo è doloroso e inquietante. – ha dichiarato Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia – Mentre gli occhi del mondo erano giustamente puntati sul genocidio commesso da Israele a Gaza, dopo le atrocità commesse da Hamas e altri gruppi armati nel 2023, in tutta la Cisgiordania si verificava un’ondata di violenza senza precedenti, ora sfociata in un piano sistematico di pulizia etnica. Ad oggi continuano a moltiplicarsi i posti di blocco e la chiusura di intere aree generando una frammentazione del territorio che impedisce l’accesso a servizi essenziali per le comunità palestinesi. Ogni giorno i nostri operatori lavorano per soccorrere le famiglie palestinesi le cui vite sono state distrutte, ed è’ straziante vedere decine di bambini uccisi. Questo è il costo dell’impunità, della violenza e della crudeltà israeliana che sono sotto gli occhi di tutti, mentre i leader mondiali distolgono lo sguardo”.

Il piano di pulizia etnica

Negli ultimi tre anni in tutta la Cisgiordania sono stati sfollati con la forza oltre 46 mila palestinesi, un numero record, se si pensa che nei 14 anni precedenti erano stati 13 mila.

Agli attacchi dei coloni si sono sommate sempre più demolizioni non solo di abitazioni, ma anche di condutture idriche, di ricoveri per animali, di frutteti e campi. L’anno scorso, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha documentato oltre 230 attacchi a strutture sanitarie, distruzione di ambulanze, attacchi nei confronti del personale medico. Le restrizioni imposte a ogni livello costringono intere comunità a vivere nella paura, in condizioni estremamente precarie, fatte di alloggi di fortuna, pochi mezzi di sostentamento, assenza di servizi di base.

Al momento in tutta la Cisgiordania (compresa Gerusalemme est) sono state costruite oltre 925 barriere e nuove recinzioni che limitano, in modo permanente o ciclico, la circolazione di oltre 3 milioni di palestinesi, portando un danno enorme all’economia e alla capacità di sussistenza. Si tratta di un aumento del 43% rispetto ai 20 anni precedenti, quando se ne contavano mediamente 647 in tutta la regione.

“Siamo abituati a dover fare i conti con i coloni, ma negli ultimi tre anni gli episodi di violenza sono aumentati, come non ci saremmo mai aspettati. – racconta Saed (nome di fantasia) 50 anni, costretto a lasciare il villaggio di Ein Samya dove vivevaAlla fine ce ne siamo dovuti andare da casa nostra presa con la forza da un colono che ora ha preso il controllo della comunità. Siamo arrivati a Gerico, ma anche qui i problemi non sono finiti. I coloni continuano a chiudere le strade, girano sempre armati molestando e terrorizzando i nostri bambini quando vanno a scuola, rubano il nostro bestiame e occupano i pochi spazi di pascolo a cui abbiamo ancora accesso”.

L’appello per una pace giusta

“In questo contesto lanciamo quindi un appello urgente perché si faccia tutta la pressione diplomatica necessaria su Israele per fermare il piano di annessione in corso, mettendo fine all’occupazione illegale della Cisgiordania (inclusa Gerusalemme est).  – continua Pezzati – È inoltre fondamentale che il Governo italiano intervenga per fermare il commercio con gli insediamenti illegali, accogliendo la proposta di legge presentata dai leader di  Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, nata grazie all’impegno di una coalizione di 20 organizzazioni della società civile, tra cui Oxfam, permettendo all’Italia di allinearsi così con quanto richiesto da tempo dalla Corte Internazionale di Giustizia. Infine chiediamo al Governo di cambiare posizione a favore della sospensione dell’Accordo di Associazione Ue-Israele, fino a quando non saranno rispettati i diritti umani. Una pace giusta e sostenibile deve essere fondata sul diritto internazionale e sul diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese”.

La risposta di Oxfam in Cisgiordania

Nonostante il processo di pulizia etnica in corso in Cisgiordania, Oxfam e i propri partner locali stanno aumentando gli sforzi per sostenere le comunità palestinesi più povere e vulnerabili: distribuendo acqua potabile e cibo; rimettendo in funzione le cisterne per l’irrigazione e i ricoveri per gli animali andati distrutti.

Ufficio stampa

Mariateresa Alvino – 348.9803541 – [email protected]

David Mattesini – 349.4417723 – [email protected]

NOTE:

  • I calcoli si basano sui dati del rapporto 2025 dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), che riporta il numero di attacchi, morti, feriti e sfollati. L’OCHA ha fornito separatamente sia il numero di bambini che di israeliani uccisi nei periodi analizzati.
  • Tra il 2006 e il 2025 sono stati uccisi 2.280 palestinesi, tra cui 493 bambini, pari al 22% del totale.
  • Le statistiche dell’Organizzazione Mondiale della Sanità relative agli attacchi alle strutture sanitarie in Cisgiordania nel 2025 sono disponibili qui
  • I dati sul numero di barriere costruite da Israele sono tratti dall’OCHIA e disponibili
  • I dati sugli attacchi e le demolizioni nei primi 3 mesi del 2026 sono tratti dallo snapshot OCHA 2026 e dal Rapporto OCHA sulla situazione umanitaria
  • In linea con il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del luglio 2024, gli Stati sono obbligati ad adottare misure significative, tra cui il divieto di commercio con gli insediamenti illegali, l’interruzione del commercio di armi laddove vi sia un chiaro rischio di uso improprio e la revisione o la sospensione degli accordi commerciali e di cooperazione, qualora questi possano contribuire a violazioni del diritto internazionale.

 

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