20 Gennaio 2025

L’ORA PIÙ BUIA PER L’UGUAGLIANZA

 

 

La ricchezza dei miliardari è cresciuta, in termini reali, di 2.000 miliardi di dollari nel 2024, tre volte più velocemente dell’anno precedente, mentre 3,5 miliardi di persone vivono con
meno di 6,85 dollari al giorno.

A livello globale, oltre 1/3 della ricchezza dei miliardari è ereditata; in Italia è addirittura il 63%.

Ogni anno il Nord del mondo “estrae” quasi 1.000 miliardi di dollari dal Sud. L’1% più ricco di quel Nord ne beneficia per oltre 30 milioni di dollari all’ora.

Disuguitalia: il 5% più ricco delle famiglie italiane, titolare del 47,7% della ricchezza nazionale, possiede quasi il 20% in più della ricchezza complessivamente detenuta dal 90% più povero (la cui quota è il 40,3%).

Oxfam chiede un cambio di rotta in Italia a partire da politiche di contrasto alla povertà a vocazione universale, maggiore equità del sistema fiscale, politiche a sostegno del lavoro dignitoso.

Il nuovo rapporto diffuso per l’apertura del World Economic Forum di Davos.

Roma, 20 gennaio 2025 – Nel 2024 la ricchezza dei miliardari è cresciuta, in termini reali, di 2.000 miliardi di dollari, pari a circa 5,7 miliardi di dollari al giorno, a un ritmo tre volte superiore rispetto all’anno precedente. Ogni settimana, in media, si sono configurati 4 nuovi miliardari.

Allo stesso tempo il numero assoluto di individui che vivono sotto la soglia di povertà di 6,85 dollari al giorno è oggi lo stesso del 1990, poco più di 3,5 miliardi di persone e, alle tendenze attuali, ci vorrebbe più di un secolo per portare l’intera popolazione mondiale sopra tale soglia. Anche il rallentamento del tasso di riduzione della povertà estrema (condizione in cui versa chi non dispone di risorse superiori a 2,15 dollari al giorno) tende a consolidarsi, allontanando l’obiettivo di eliminare la povertà globale entro il 2030.

È quanto emerge da Disuguaglianza: povertà ingiusta e ricchezza immeritata”, il nuovo rapporto pubblicato oggi da Oxfam, organizzazione impegnata nella lotta alle disuguaglianze, in occasione dell’apertura dei lavori del World Economic Forum di Davos e in concomitanza con l’insediamento alla Casa Bianca del miliardario Donald Trump, sostenuto dall’uomo più ricco del mondo Elon Musk.

Il sogno possibile di diventare trilionario

Nel 2024 il numero di miliardari è salito a 2.769 rispetto ai 2.565 del 2023. Il valore dei loro patrimoni è aumentato da 13.000 a 15.000 miliardi di dollari in soli 12 mesi. Si tratta del 2° più grande incremento annuo di ricchezza riscontrato da quando i patrimoni miliardari sono monitorati.

L’anno scorso la ricchezza dei 10 uomini più facoltosi al mondo è cresciuta, in media, di quasi 100 milioni di dollari al giorno. Qualora il 99% dei loro patrimoni “evaporasse” da un giorno all’altro, rimarrebbero miliardari.

L’anno scorso Oxfam prevedeva la comparsa del primo trilionario entro un decennio, ma al tasso attuale di crescita della ricchezza estrema di trilionari ne avremmo cinque.

“L’incapacità di contenere la concentrazione di ricchezza tende a consolidare il potere nelle mani di pochi e generare paperoni trilionari. ha dichiarato Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia Un’inversione di tendenza è necessaria, ma il contesto politico la complica. La precarizzazione economica e la marginalizzazione culturale di ampie fasce della popolazione favoriscono proposte politiche identitarie – come quelle che si vanno radicando negli Stati Uniti, con la rielezione di Donald Trump, e nel vecchio continente – che mirano a creare artificiose contrapposizioni tra gli emarginati. Una strategia che permette di tenere in secondo piano il mancato raggiungimento di risultati economico-sociali a beneficio dei più vulnerabili, mentre persegue politiche che avvantaggiano chi è già in posizione di privilegio. Così, l’obiettivo di un’economia più inclusiva e una società più dinamica ed equa si allontana”.   

Ricchezza meritata o rendita di posizione?

La ricchezza globale non solo è fortemente concentrata al vertice, ma in gran parte deriva anche da rendite di posizione. Basti pensare che oltre 1/3 (il 36%) delle fortune dei miliardari deriva da eredità. Tutti i miliardari del mondo sotto i 30 anni hanno ereditato i propri patrimoni, una prima ondata di quello che è stato soprannominato “il grande trasferimento di ricchezza”, per cui si prevede che nei prossimi due o tre decenni più di 1.000 miliardari lasceranno oltre 5.200 miliardi di dollari ai propri eredi.

La crescita della ricchezza dei miliardari è in parte riconducibile a sistemi di relazioni clientelari e, soprattutto, intrecciata con l’immenso potere di mercato esercitato dalle imprese che controllano o dirigono. I ricavi combinati delle 5 più grandi aziende al mondo sono superiori al PIL di decine di nazioni e al reddito aggregato dei 2 miliardi di persone più povere del pianeta (1/4 della popolazione mondiale). Si tratta di una plastica rappresentazione del potere monopolistico in azione, che garantisce rendite immeritate e contribuisce alla crescita delle disuguaglianze.


“Ai super-ricchi piace dire che per accumulare enormi patrimoni ci vogliono abilità, determinazione e duro lavoro. Ma la verità è che gran parte della ricchezza estrema non è ascrivibile al merito. – ha aggiunto Amitabh Behar, direttore esecutivo di Oxfam International Molti dei cosiddetti ‘self-made men’ sono in realtà eredi di grandi fortune, tramandate per generazioni. È per questo, ad esempio, che la tassazione irrisoria o nulla delle grandi eredità è contraria a qualsiasi criterio di equità e non fa che perpetuare un sistema in cui ricchezza e potere restano nelle mani di pochi. Nel frattempo risorse pubbliche essenziali per migliorare l’istruzione, la sanità e creare posti lavoro, soprattutto nei Paesi più poveri e sfruttati, continuano a fluire verso i conti bancari più ricchi del pianeta. Questo non è solo un male per l’economia, è un male per l’umanità“.

Gli squilibri Nord-Sud

Il sistema economico profondamente iniquo e squilibrato va caratterizzandosi per forme di moderno colonialismo che condizionano i rapporti economici tra il Nord ed il Sud Globale, con i Paesi ad alto reddito che controllano il 69% della ricchezza globale, nonostante rappresentino appena il 21% della popolazione del pianeta. Molteplici i meccanismi di estrazione di ricchezza dal Sud perpetrati dal Nord.

Il predominio delle valute del Nord nel sistema dei pagamenti internazionali e i costi di finanziamento più bassi nei Paesi ricchi sono alla base di forti squilibri nei flussi di redditi da capitale tra le economie avanzate e il Sud: ogni anno il Nord “estrae” quasi 1.000 miliardi di dollari dal Sud. Un’“estrazione” di cui beneficia l’1% più ricco nel Nord, per 30 milioni di dollari ogni ora.

Il Sud del mondo contribuisce per il 90% alla forza lavoro globale, ma riceve solo il 21% del reddito da lavoro aggregato. I gap salariali sono marcati: si stima che i salari dei lavoratori del Sud siano inferiori dell’87-95%, a parità di competenze, rispetto a quelli del Nord.

I Paesi a basso e medio reddito spendono oggi in media quasi la metà del loro bilancio per rimborsare il debito estero contratto spesso con ricchi creditori di New York e Londra. A metà del 2023, il debito globale ha raggiunto il livello record di 307.000 miliardi di dollari e sono 3,3 miliardi le persone che vivono in Paesi che spendono più per ripagare il debito che per istruzione e sanità.

DISUGUITALIA

Il Paese delle “fortune invertite”

In Italia, a metà del 2024, il 10% più ricco dei nuclei familiari (titolare di quasi 3/5 della ricchezza netta del Paese) possedeva oltre 8 volte la ricchezza della metà più povera delle famiglie. Il rapporto era pari a 6,3 appena 14 anni fa. Il fenomeno dell’inversione delle fortune è di lungo corso: tra dicembre 2010 e giugno 2024 la quota di ricchezza del top-10% delle famiglie è aumentata di oltre 7 punti percentuali (p.p.) -passando dal 52,5% al 59,7% -, mentre quella detenuta dal bottom-50% si è contratta di quasi 1 p.p. (dall’8,3% al 7,4%). La ricchezza è fortemente concentrata al vertice: il 5% più ricco delle famiglie italiane, detentore del 47,7% della ricchezza nazionale, possiede oggi quasi il 20% in più dell’ammontare di ricchezza complessivamente detenuta dal 90% più povero.

I gruppi sociali più abbienti hanno visto crescere significativamente la propria quota di ricchezza negli ultimi decenni. Lo 0,1% più ricco degli italiani ha registrato un incremento di oltre il 70% tra il 1995 e il 2016 (dal 5,5% al 9,4%); beneficiando inoltre di un rendimento medio annuo sui patrimoni (5%) quasi doppio rispetto a quello (2-3%) del 90% più povero degli italiani.

Con uno sguardo ancor più granulare, nel 2024 la ricchezza dei miliardari italiani è aumentata di 61,1 miliardi di euro al ritmo di 166 milioni di euro al giorno – raggiungendo un valore complessivo di 272,5 miliardi di euro detenuto da 71 individui. L’ammontare permetterebbe di coprire l’intera superficie della città di Milano con banconote da 10 euro. Quasi 2/3 della ricchezza miliardaria (il 63%) in Italia è frutto di eredità.


Povertà assoluta oltre il livello di guardia

La disuguaglianza nella distribuzione dei redditi netti equivalenti in Italia ha registrato un lieve miglioramento nel 2022 (ultimo anno per cui le stime sono accertate) rispetto al 2021. Insufficiente, tuttavia, per migliorare la 20° posizione dell’Italia (condivisa con la Spagna) tra i 27 Paesi UE per il profilo meno egalitario della distribuzione dei redditi.

Nel 2023 il fenomeno della povertà assoluta mostrava in Italia un quadro stabile rispetto all’anno precedente, ma di grande preoccupazione. Poco più di 2,2 milioni di famiglie per un totale di 5,7 milioni di individui versavano nel 2023 in condizioni di povertà assoluta, non disponendo di risorse mensili sufficienti ad acquistare un paniere di beni e servizi essenziali per vivere in condizioni dignitose. L’incidenza della povertà a livello familiare è lievemente aumentata in un anno passando dall’8,3% all’8,4%, mentre quella individuale è rimasta invariata al 9,7%.

“L’andamento positivo del mercato del lavoro nel 2023 non ha comportato la riduzione dell’incidenza della povertà assoluta, ostacolata dall’impatto dell’inflazione ancora elevata e con effetti più marcati sulle famiglie meno abbienti. – ha commentato Mikhail Maslennikov, policy advisor su giustizia economica di Oxfam Italia La dinamica del 2024 risentirà verosimilmente del rallentamento dell’economia nazionale, ma peserà anche la portata delle misure di contrasto alla povertà che hanno sostituito il reddito di cittadinanza. Rispetto al RDC, l’Assegno di Inclusione ha comportato una contrazione del 37,6% del numero dei nuclei beneficiari e uno scostamento maggiore – eccezion fatta per i nuclei con i minori – tra le famiglie che beneficiano del sussidio e quelle in povertà assoluta nel nostro Paese. Fallimentare fin qui è anche l’esperienza del Supporto per la Formazione ed il Lavoro che va prefigurando, per i suoi percettori, una lenta transizione dall’occupabilità alla disperazione”.

Mercato del lavoro: non è tutto oro quel che luccica

La ripresa occupazionale post-pandemica con il tasso di occupazione al 62,4% – trainato dall’occupazione over-50 – o quello, ai minimi storici, della disoccupazione al 5,7%, spiegato in parte dall’aumento degli inattivi la cui incidenza colloca l’Italia in cima all’UE, non devono distogliere l’attenzione dai problemi strutturali del mercato del lavoro nazionale. Persistono forti squilibri territoriali tra aree ad alta e bassa occupazione, forti ritardi occupazionali nei confronti dell’UE. I giovani e le donne continuano a subire una marcata sotto-occupazione e una qualità lavorativa più bassa.

A fare da contraltare alla dinamica occupazionale positiva è la questione salariale. Il mercato del lavoro italiano è infatti contraddistinto da una moderazione salariale di lungo corso: il salario medio annuale reale è rimasto pressoché invariato negli ultimi trent’anni.

Nel periodo più recente, tra il 2019 e il 2023, le retribuzioni lorde effettive sono cresciute in media del 6-7%. Quelle nette sono cresciute di ulteriori 3 p.p. circa per effetto del taglio del cuneo contributivo e, in misura marginale, per quello derivante dai diversi interventi di riforma dell’IRPEF. Comunque misurata, nello stesso periodo, l’inflazione cumulata si è attestata intorno al 17-18%, causando una contrazione del salario lordo reale di oltre 10 p.p.

“Piuttosto che adottare toni acriticamente trionfalistici sulla crescita dell’occupazione, il Governo dovrebbe affrontare con maggior vigore le datate debolezze strutturali del mercato del lavoro italiano, favorendo la riduzione dei divari retributivi e delle sacche di lavoro povero. – ha aggiunto Maslennikov Non sembra tuttavia questa l’intenzione dell’esecutivo. Una chiara politica industriale, orientata alla creazione di buona occupazione, resta del tutto assente, accompagnata da un immobilismo sul rafforzamento della contrattazione collettiva e sulla revisione del sistema di fissazione dei salari, nonché dall’affossamento del salario minimo legale come tutela dei lavoratori più fragili e meno protetti. Insistere sulla liberalizzazione dei contratti a termine, di somministrazione e stagionali e ridurre le tutele del lavoro negli appalti rischia di esasperare ulteriormente saltuarietà, discontinuità e precarietà lavorativa”.

La democrazia fiscale tradita

Il Governo appare poco preoccupato dal fatto che i contribuenti italiani più ricchi versino al fisco, in proporzione al proprio reddito, meno imposte dirette, indirette e contributi, rispetto ai cittadini con redditi più bassi e che l’85% degli italiani, trasversalmente a tutti i partiti, ritenga il nostro sistema fiscale profondamente iniquo. Le misure del Governo in materia fiscale nel 2024 – dalla revisione dell’IRPEF all’ampliamento del regime forfettario, dalla tassazione dei fringe benefit al concordato biennale preventivo – prefigurano una disattenzione all’equità distributiva e un tradimento della democrazia fiscale. Preservare la frantumazione del sistema fiscale italiano in molteplici regimi preferenziali e scendere, in nome della lotta all’evasione, a patti iniqui con i contribuenti ritenuti meno fedeli al fisco è indicativo della poca attenzione dell’esecutivo per la tenuta del contratto sociale. L’Italia resta un Paese in cui sempre gli stessi pagano le imposte per sostenere quel che rimane dei beni e servizi pubblici di carattere universalistico. Beni e servizi cui corrispondono diritti sociali come la sanità e l’istruzione, oggi ampiamente sottofinanziati e permanentemente a rischio di tagli.

Lo #SpaccaItalia

La legge sull’autonomia differenziata ha rappresentano nel 2024 un ulteriore elemento di forte preoccupazione e sconcerto, ponendosi in netta antitesi ad un’azione di contrasto alle disuguaglianze. Il regionalismo competitivo cui è improntata la legge Calderoli, invalidato alla radice dalla Corte Costituzionale, ha messo ulteriormente a repentaglio l’uguaglianza dei cittadini che già oggi scontano gravi divari nella disponibilità e nella fruizione di servizi pubblici, marcatamente differenziati a seconda del territorio di residenza. In contrasto con l’idea di un regionalismo solidale, le scelte del Governo rischiano di trasferire, senza valide motivazioni, alle Regioni a statuto ordinario molteplici competenze esclusive su temi fondamentali delle politiche pubbliche e prefigurano un passaggio dal bilancio dello Stato a quello delle Regioni di una porzione consistente della spesa pubblica con un incentivo all’utilizzo poco efficiente e trasparente delle risorse.

Le raccomandazioni di policy al Governo italiano

Coerentemente e limitatamente ai focus del rapporto, di seguito si riportano le principali raccomandazioni che Oxfam rivolge al Governo italiano:

AMBITO NAZIONALE

Misure di contrasto alla povertà a vocazione universale

  • Ripensare profondamente le misure di contrasto a povertà ed esclusione lavorativa garantendo la possibilità di accedere a uno schema di reddito minimo a chiunque si trovi in difficoltà.

Misure per contrastare il lavoro povero e promuovere un lavoro dignitoso per tutti

  • Disincentivare l’utilizzo dei contratti non standard.
  • Definire i contratti collettivi principali.
  • Introdurre un salario minimo legale.
  • Perseguire politiche industriali che favoriscano la buona occupazione.
  • Introdurre condizionalità alle imprese per l’accesso agli incentivi pubblici.

Misure in materia fiscale per una maggiore equità del sistema impositivo

  • Favorire una generale ricomposizione del prelievo e rafforzare l’equità orizzontale del sistema impositivo.
  • Introdurre un’imposta progressiva sui grandi patrimoni.
  • Aumentare il prelievo sulle grandi successioni.
  • Promuovere una revisione del prelievo immobiliare.
  • Non perseguire interventi condonistici.
  • Dare impulso a una serrata lotta all’evasione fiscale.

Misure in materia di decentramento delle politiche pubbliche

  • Abrogare il disegno di legge sull’autonomia regionale differenziata.

AMBITO INTERNAZIONALE

  • Supportare interventi di riduzione/ristrutturazione e cancellazione del debito dei Paesi a basso e medio reddito.
  • Definire un percorso programmato di progressivo aumento dei fondi per l’aiuto pubblico allo sviluppo.
  • Sostenere l’emissione regolare di Diritti Speciali di Prelievo e favorirne una maggiore allocazione a beneficio dei Paesi del Sud del mondo.
  • Supportare l’istituzione di uno standard globale di tassazione dell’estrema ricchezza che renda più equo (ed effettivo) il prelievo a carico degli ultra ricchi.
  • Favorire un processo di riforma delle Nazioni Unite e delle istituzioni finanziarie internazionali che assicuri una governance più trasparente, democratica ed equilibrata.
  • Trasporre e, laddove possibile, rafforzare la direttiva europea per la due diligence delle grandi imprese su ambiente e diritti umani.

 

Ufficio stampa Oxfam Italia

Mariateresa Alvino – 348.9803541 – [email protected]
David Mattesini – 349.4417723 – [email protected]

NOTE

  • Il rapporto di Oxfam Italia “Disuguaglianza: povertà ingiusta e ricchezza immeritata”, è scaricabile QUI.
  • Il periodo esatto per cui è valutata la variazione di ricchezza dei miliardari è quello intercorso tra novembre 2023 e novembre 2024
  • Il numero effettivo di persone che vivono con meno di 6,85 dollari al giorno è monitorato dalla Banca Mondiale (la soglia è parametrata sui Paesi a medio-alto reddito).
  • I dati di Forbes indicano che il più grande incremento annuale della ricchezza dei miliardari a livello globale (5.800 miliardi tdi dollari) è stato registrato nel 2021, durante la pandemia da COVID-19.
  • Una ricerca di Forbes ha rilevato che, per la prima volta dal 2009, l’anno scorso tutti i miliardari under 30 avevano ereditato la propria ricchezza.
  • Secondo UBS si prevede che più di 1.000 miliardari lasceranno 5.200 miliardi di dollari ai loro eredi nei prossimi 20-30 anni.
  • Tra il 1970 e il 2023 i governi del Sud del mondo hanno pagato 3.300 miliardi di dollari (a prezzi correnti, anno di riferimento – 2023) di interessi sul debito ai creditori del Nord.
  • In media, i Paesi a basso e medio reddito spendono il 48% del loro bilancio nazionale per il rimborso del debito.
  • Jason Hickel, Morena Hanbury Lemos e Felix Barbour hanno stimato che “i salari del Sud globale sono dall’87% al 95% più bassi di quelli del Nord per lavori che richiedono qualifiche equivalenti”.

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