Roma, 2 aprile 2026 – Nel 2024, la ricchezza nascosta offshore dallo 0,1% più facoltoso del mondo ha superato quella detenuta dalla metà più povera dell’umanità.
A rivelarlo è una nuova analisi di Oxfam pubblicata oggi, a 10 anni dallo scandalo dei Panama Papers. A distanza di un decennio, i super-ricchi continuano ancora a sfruttare la vasta rete dei paradisi fiscali per occultare le proprie fortune e contravvenire ai propri obblighi fiscali. Per porre un solido argine all’uso del sistema globale offshore e assicurare un robusto presidio anti-abuso alle proposte di tassazione dei grandi patrimoni, sono necessari quindi maggiori sforzi di cooperazione fiscale tra i Paesi sullo scacchiere europeo e internazionale.
Secondo le stime di Oxfam, nel 2024, asset patrimoniali per un valore di 3.550 miliardi di dollari erano detenuti in paradisi fiscali o in conti bancari offshore non dichiarati, evitando qualunque forma di prelievo fiscale. Una somma equivalente a 1,5 volte il Pil dell’Italia e a più del doppio del Pil aggregato dei 44 paesi più poveri al mondo.
La gran parte della ricchezza nascosta offshore riguarda gli individui più ricchi: da solo lo 0,1% più ricco del pianeta deteneva l’80% dei patrimoni offshore non tassati (pari a 2.840 miliardi) e il top 0,01% circa la metà (ossia 1.770 miliardi di dollari).
“I Panama Papers hanno gettato luce su meccanismi e facilitatori della rete opaca dei paradisi fiscali, che permette ai più ricchi di occultare parte delle proprie fortune lontano dall’occhio delle autorità nazionali, evadendo o eludendo il fisco. – ha detto Misha Maslennikov, policy advisor su giustizia fiscale di Oxfam Italia – Minimizzando il proprio contributo a favore della collettività, i più ricchi lasciano gli ospedali e le scuole pubbliche a corto di fondi, contribuiscono all’ampliamento delle disuguaglianze e all’indebolimento della coesione sociale. Tergiversare oggi sui rimedi significa mettere a repentaglio il buon funzionamento delle nostre democrazie e la possibilità di vivere in società meglio regolate, più armoniche e inclusive.”
Sebbene negli ultimi anni siano stati compiuti progressi nella riduzione della ricchezza offshore non tassata – continua l’analisi di Oxfam – questa rimane molto elevata e rappresenta oggi circa il 3,2% del PIL globale. I progressi rimangono inoltre molto disomogenei: la maggior parte dei Paesi del Sud del mondo, ad esempio, è esclusa dal sistema di scambio automatico di informazioni in ambito fiscale (AEOI), nonostante un urgente bisogno di maggiori risorse pubbliche.
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