
Roma, 24/3/2026 – In alcune zone del Libano, come a Gaza, Israele sta usando la sete come arma di guerra.
È l’allarme lanciato da Oxfam di fronte al piano militare adottato dalle forze israeliane, che appare come l’esatta replica di quello applicato nel corso del genocidio commesso a Gaza.
Nelle ultime settimane infatti si sta assistendo alla distruzione di infrastrutture idriche e igienico-sanitarie fondamentali per la popolazione, incluse quelle che erano già in fase di ripristino dopo l’ultima offensiva del 2024.
“Questa strategia, che mira a privare la popolazione di beni essenziali come l’acqua, è vietata dalle convenzioni di Ginevra e costituisce un crimine di guerra – sottolinea Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia – In appena 4 giorni, durante le ultime settimane, Israele ha bombardato almeno 8 infrastrutture idriche da cui dipendevano più di 7.000 persone, solo nella valle della Bekaa”.
Per rispondere all’emergenza Oxfam sta concentrando i propri sforzi nel sud del Libano, dove continuano a moltiplicarsi gli attacchi aerei e centinaia di migliaia di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, in seguito agli ordini emanati da Israele. In tutto gli sfollati sono già più di 1 milione, il 19% della popolazione, privati di acqua pulita e beni essenziali.
L’obiettivo di Oxfam nelle prossime settimane sarà ripristinare 19 impianti idrici che riforniscono 60 mila persone, tra cui 6 che sono stati danneggiati durante l’escalation del 2024.
Una risposta umanitaria che fino al 31 marzo si può sostenere con un SMS al 45593 o andando su oxfam.it
“A causa dell’intensità degli attacchi nel Libano meridionale, anche per i nostri team è sempre più difficile accedere in sicurezza alle aree dove sono si trovano alcuni degli impianti, per valutare se siano stati colpiti o meno e continuino a fornire l’acqua da cui dipende la popolazione. – continua Pezzati – Di questo passo l’impatto umanitario a lungo termine rischia di essere devastante, anche perché la distruzione delle infrastrutture civili non è limitata a quelle idriche. Israele sta infatti colpendo anche le reti elettriche e i ponti, isolando intere città e villaggi, che stanno rimanendo senza servizi e beni essenziali”.
Un conflitto che quindi si sta aggravando sempre di più, non risparmiando nemmeno gli operatori impegnati a soccorrere la popolazione, come i 12 medici rimasti uccisi in un solo attacco.
“È lampante che le forze israeliane stiano ripetendo in Libano lo stesso schema seguito a Gaza, con l’obiettivo di creare il caos e terrorizzare la popolazione, ignorando il diritto internazionale. – continua Pezzati – L’impunità di cui Israele ha goduto dal 2023, mentre commetteva svariati crimini di guerra nella Striscia, è di nuovo sotto gli occhi di tutti. La comunità internazionale ancora una volta è inerte e si sta rendendo complice, consentendo a Israele di fare ciò che vuole, quando vuole, senza conseguenze. Nonostante ancora una volta siano i civili a pagare il prezzo più alto”.
Già durante l’escalation del 2024, Israele ha danneggiato più di 45 reti idriche in Libano da cui dipendevano quasi mezzo milione di persone, aumentando il rischio di epidemie e contribuendo alla perdita di capacità di produrre mezzi di sussistenza.
“L’escalation a cui stiamo assistendo rischia di avere un impatto ben più grave ed esteso sulla popolazione libanese, rispetto a quella di 2 anni fa. Per questo lanciamo un appello urgente per un cessate il fuoco immediato e incondizionato. – conclude Pezzati – La comunità internazionale deve intervenire immediatamente, per scongiurare il rischio che in Libano si ripetano le atrocità commesse a Gaza. Israele deve essere chiamato a rispondere delle violazioni del diritto internazionale che continua a commettere e non gli deve essere permesso di occupare altre aree del Libano, né di calpestare i diritti fondamentali di civili inermi”.
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