Emergenza Covid-19 a Lesbo: il rischio di una catastrofe sanitaria

3 Settembre 2020

Emergenza Lesbo

Il primo caso di COVID-19 fra i profughi del campo di Moria: si rischia la tragedia

Dopo il primo caso confermato ieri nel campo di Moria, a Lesbo, con oltre 80 contagi già  registrati in totale sull’isola, la pandemia da coronavirus rischia adesso di causare centinaia di vittime tra uomini, donne e bambini, già stremati da condizioni di vita disumane.

È l’allarme che lanciamo oggi assieme al Greek Council for Refugees (GCR), con cui chiediamo un’azione immediata del Governo greco e dell’Unione europea per evitare che l’emergenza si trasformi in una vera e propria catastrofe sanitaria.

Nell’hotspot sopravvivono attualmente 12mila persone in uno spazio concepito per appena 3miladi cui il 40% sono bambini, costretti a dormire all’aperto o ammassati in tende con appena 5-6 ore al giorno di accesso all’acqua, e servizi igienici inadeguati soprattutto per far fronte alla diffusione del contagio. Fino a 160 persone sono costrette a condividere lo stesso bagno sporco e in 500 la stessa doccia, in media in 15 o 20 dormono nella stessa tenda e oltre 300 persone sono costrette a servirsi dello stesso rubinetto nell’assoluta mancanza di sapone.

Questa la situazione a Lesbo, fotografata dal nostro ultimo rapporto dal campo, che denuncia come le regole di confinamento imposte agli oltre 24 mila migranti sulle isole greche, si stiano trasformando sempre di più in misure di detenzione de facto; misure del tutto inadeguate, peraltro, a contenere il diffondersi della pandemia.

Un modello discriminatorio e lesivo dei diritti umani fondamentali che adesso rischia di diventare un approccio condiviso a livello europeo.

I migranti come detenuti nei campi: il modello disumano dell’accoglienza greca

Il Governo greco sta progettando di esportare il modello di Moria a tutti i campi profughi del paese, trasformando ogni rifugiato che riesca a raggiungere la costa in un detenuto de factoLe nuove norme in materia di accoglienza introdotte quest’anno, infatti, trasformerebbero la detenzione amministrativa dei richiedenti asilo in una prassi, piuttosto che un’eccezione.

Un approccio che, assieme alle cosiddette procedure accelerate per le richieste di accoglienza, rischia di cancellare l’obbligo da parte dei Paesi Ue di garantire la protezione alle persone in cerca di asilo, rendendo impossibile la prevenzione dei rimpatri verso i Paesi di origine dei migranti, dove la loro vita sarebbe di nuovo a rischio.

L’indifferenza dell’Ue sulle violazioni greche e il rischio di allineamento a livello comunitario

Di fronte a minacce come il Coronavirus, piuttosto che lavorare insieme per migliorare le condizioni vita di decine di migliaia di disperati intrappolati nelle isole greche, l’Europa sta permettendo alla Grecia di violare i diritti fondamentali dei richiedenti asilo.

La paura è proprio che la Commissione europea e i Paesi membri si ispirino al modello greco per la riforma del sistema di asilo a livello europeo, di cui si discuterà a settembre.

Chiediamo alla Commissione europea di lavorare per una riforma del sistema di asilo a livello europeo, che consenta a chi fugge da guerre e persecuzioni di poter accedere a procedure per la richiesta di asilo eque ed efficaci. Rendendo molto più rigide le regole di tutela dei diritti umani fondamentali dei migranti ed eliminando o limitando al minimo le procedure coercitive di detenzione per i richiedenti asilo.