Emergenza profughi in Burundi

21 Maggio 2015

1057 di dissenteria acuta rilevati dall’ONU

Sempre più gravi le condizioni sanitarie tra i rifugiati in Tanzania.
Un primo focolaio di colera ha già colpito 20 persone, oltre 1000 i casi di dissenteria acuta denunciati dall’ONU: sovraffollamento e mancanza di acqua potabile tra le cause principali.
Si aggravano le condizioni sanitarie delle decine di migliaia di profughi che dal Burundi sono scappati in Tanzania, in seguito ai violenti scontri esplosi nelle ultime settimane. Uomini, donne, bambini e anziani arrivati attraverso il lago Tanganica, e che adesso sono costretti a vivere in condizioni di sovraffollamento, nei campi predisposti per l’accoglienza nella parte occidentale della Tanzania. Una situazione che non fa che accrescere il rischio di diffusione di malattie ed epidemie tra la popolazione. All’origine una situazione interna di grave instabilità politica, iniziata con gli scontri di fine aprile e culminata con il tentativo di golpe dello scorso 13 maggio, che non accenna a migliorare; nonostante l’annuncio dello spostamento delle elezioni presidenziali dal 26 maggio al 5 giugno su pressione della comunità internazionale.


Il quadro sanitario
Già 20 i casi di colera che sono stati infatti confermati solo nei campi profughi di Kagungua e Nyarugusu: sovraffollamento, mancanza di acqua pulita e scarsità di strutture igienico sanitarie fra le cause che hanno consentito alla malattia di insinuarsi fra i 40.000 profughi burundesi che qui hanno trovato rifugio, inclusi quelli arrivati nella città di Kagunga al confine con la Tanzania. Un dato che si somma ai 1.057 casi di acuta dissenteria rilevati dalle Nazioni Unite nei campi profughi di Nyarugusu, dello stadio Lake Tanganyika e di Kagunga, dove i rifugiati restano in attesa di un essere trasportati in imbarcazioni verso le strutture adibite ad accoglierli.


“C’è urgente bisogno di acqua pulita, materiale medico e servizi igienici adeguati. – afferma Silvia Testi, responsabile dell’Ufficio Africa di Oxfam Italia – Non possiamo permettere che la crisi in Burundi passi sotto silenzio. Gli scontri nel paese stanno continuando: il numero di rifugiati, che sono già oltre 105 mila, potrebbe aumentare nei prossimi giorni, incrementando il rischio di diffusione di malattie. In questo momento le strutture mediche sono messe a dura prova dal numero di persone ammalate: una risposta rapida e tempestiva è essenziale per prevenire la diffusione di epidemie causate dall’uso di acqua non potabile”.


L’intervento di Oxfam
Al momento Oxfam è al lavoro con il partner locale TWESA per installare postazioni d’acqua corrente nella spiaggia di Kagunga, e sta costruendo latrine per ridurre il rischio di diffusione di malattie. L’associazione umanitaria inizierà presto a lavorare anche a Nyagurusu per incrementare la fornitura di acqua corrente e installare latrine d’emergenza per fronte all’aumento dei rifugiati. Circa 22.000 rifugiati sono stati trasportati dal campo di Kagunga a quello di Nyagurusu, dove sono temporaneamente alloggiati in case e scuole nell’attesa che le associazioni umanitarie riescano a costruire strutture adeguate.