Emergenza Siria: cosa faremo con l’8 x 1000 valdese e metodista

16 Aprile 2014
Libano_La maggior parte dei profughi siriani ha trovato rifugio in baracche o tende _Credits: Giada Connestari

Jaleel Camp, Baalbeck. Darim con la figlia Mouna. Credits: Giada Connestari

Tra il 2013 e il 2014 l’Otto per Mille valdese e metodista ha investito nella gestione della crisi siriana oltre un milione di euro per progetti di sostegno alla popolazione colpita dal conflitto in Siria, Libano e Giordania. Un impegno portato avanti con organizzazioni italiane ed internazionali per la gestione dell’emergenza e la ricostruzione di un’idea di futuro, tra cui Oxfam Italia.


In Libano, nel Governatorato del Nord,  Oxfam Italia ha deciso di lavorare partendo da un’analisi delle difficoltà e dei bisogni dei rifugiati che vivono al di fuori dei campi formali e informali nei distretti di Zgharta e Bcharreh, concentrandosi su attività suddivise secondo tre componenti principali.


Il primo e più urgente ambito d’intervento riguarda la necessità di alleviare le situazioni di emergenza quotidiana, permettendo ai profughi di poter soddisfare alcuni bisogni primari. Si tratta degli aiuti di emergenza, sotto forma di grants e vouchers, cioè – letteralmente – “finanziamenti” e “buoni”.

Questi interventi prevedono la distribuzione di piccole somme utili per poter pagare un affitto o poter effettuare acquisti nel mercato locale (principalmente vestiti). Questo, oltre a sostenere la microeconomia locale, permette di evitare la degenerazione di situazioni ai limiti e – quindi – di mantenere un livello accettabile di dignità nella vita dei profughi. La necessità di operare una scelta tra chi ha diritto e chi no ad ottenere le prestazioni è un ambito particolarmente delicato, perché affonda direttamente nella vita di persone che vivono un’esperienza estrema.

Il secondo livello di intervento riguarda la protezione dei profughi e l’opera di riduzione delle tensioni tra comunità ospitante e rifugiati. Un’attività complessa, condotta a livello locale e che si svolge innanzitutto tramite la costituzione di comitati di base in grado di fornire informazioni relative alla registrazione, ai diritti dei rifugiati, all’accesso all’assistenza medica, all’istruzione per i bambini, alla consulenza legale. D’altro canto, l’azione dei comitati di base è improntata alla riduzione delle tensioni con la comunità ospitante. Si può solo infatti tentare di immaginare cosa voglia dire in un paese come il Libano – recentemente uscito da una guerra civile – l’arrivo di un flusso di popolazione così massiccio e quali tensioni e problemi comporti a livello locale la gestione di questa emergenza. In primo luogo, una competizione diretta per le risorse (che diventano minori e più care) e poi l’aumento dei rischi per la salute pubblica dovuti alla convivenza di molte più persone in situazioni complesse.


Il terzo livello d’intervento è quello che guarda al domani, offrendo la possibilità di un inserimento lavorativo: il cosiddetto cash for work. Attraverso questo progetto d’integrazione, e sempre tramite il lavoro di comitati e la loro connessione con la municipalità, viene costruito un processo partecipativo in grado di stabilire quali siano i lavori ritenuti socialmente utili che possano essere affidati ai rifugiati e ai libanesi poveri. Si tratta principalmente di piccoli servizi per una finalità collettiva, e secondo Oxfam Italia, questa attività ha la ricaduta positiva di “smontare” i pregiudizi che nascono tra chi abita in un luogo che improvvisamente si popola di persone con una matrice religiosa e culturale diversa.