Nel 2024 la spesa militare globale è cresciuta di 1,5 trilioni di dollari in 84 paesi. Nello stesso anno, gli aiuti destinati all’uguaglianza di genere e alla pace sono diminuiti del 7,1%. Le organizzazioni femminili ricevono oggi meno di mezzo centesimo per ogni dollaro di aiuti internazionali. Questi numeri descrivono una scelta politica precisa, che mantiene le donne fuori dai processi decisionali mentre i conflitti e le disuguaglianze che le colpiscono aumentano.
La disuguaglianza di genere non è un residuo del passato che si dissolve con il progresso economico. È il prodotto di strutture precise, economiche, culturali e politiche, che si perpetuano attivamente. L’empowerment femminile è una reazione a queste strutture, è un processo che rimette nelle mani delle donne il controllo sulla propria vita, sulle risorse e sulle decisioni che le riguardano.

Che cos’è l’empowerment femminile
Il termine “empowerment” non ha una traduzione precisa in italiano. Si avvicina ad “autodeterminazione” o “potenziamento”. È utile partire da questa difficoltà linguistica per riflettere su come il concetto descriva un processo che non ha equivalenti semplici nella nostra cultura, forse anche perché la nostra cultura non lo ha ancora pienamente incorporato.
L’empowerment femminile è il processo attraverso cui le donne acquisiscono controllo sulla propria vita, accesso alle risorse, capacità di partecipare alle decisioni e libertà di esercitare i propri diritti. Non è sinonimo di emancipazione. L’emancipazione, storicamente, è una concessione dall’alto: le donne vengono “liberate” da qualcuno che deteneva il potere. L’empowerment è un processo che parte dalle donne stesse, che costruisce autonomia, competenze e agency senza dipendere dalla benevolenza di chi ha più potere.
Oxfam è un’organizzazione femminista e riconosce che non c’è giustizia economica, sociale e ambientale senza giustizia di genere. I principi femministi non sono una cornice retorica ma un orientamento operativo concreto di tutta l’azione di Oxfam. Lavorare con le donne per le donne è prima di tutto una questione di giustizia, oltre che la premessa di ogni cambiamento sociale stabile.
Empowerment femminile e Agenda 2030: cosa prevede l’obiettivo 5
L’empowerment femminile è uno dei diciassette Obiettivi di Sviluppo Sostenibile adottati dall’ONU nel 2015 nell’ambito dell’Agenda 2030. L’Obiettivo 5 chiede di raggiungere l’uguaglianza di genere e l’autodeterminazione di tutte le donne e le ragazze entro il 2030. Non è un obiettivo autonomo: si incrocia con l’Obiettivo 10 sulla riduzione delle disuguaglianze e con l’Obiettivo 17 sulle partnership globali, riconoscendo che la parità di genere non si raggiunge con politiche settoriali ma con un cambiamento sistemico.
I target concreti dell’Obiettivo 5 includono l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione, la fine della violenza contro donne e ragazze, l’abolizione di pratiche dannose come il matrimonio infantile e la mutilazione genitale, il riconoscimento del lavoro di cura non retribuito, la garanzia di accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva, e la partecipazione piena ed effettiva delle donne alla vita politica, economica e pubblica.
A dieci anni dall’adozione dell’Agenda, il bilancio resta critico. La parità di genere non è in corso di realizzazione: secondo ONU Donne, al ritmo attuale ci vorranno 300 anni per colmare le lacune nelle protezioni legali e rimuovere le leggi discriminatorie. Non è un problema di intenzioni: è un problema di risorse e di volontà politica.

Le 5 aree essenziali: dove si costruisce l’autonomia delle donne
Parlare di empowerment femminile in astratto non produce cambiamento. Il cambiamento passa attraverso ambiti concreti, ognuno con ostacoli specifici che richiedono interventi specifici.
Educazione e formazione
Circa 129 milioni di ragazze e giovani donne sono ancora escluse dal diritto all’istruzione, secondo i dati UNICEF. Il gender gap nell’istruzione non è solo una perdita individuale: un anno scolastico in più può aumentare del 10-20% il reddito femminile, e l’istruzione delle madri è uno dei fattori più potenti nella riduzione della mortalità infantile e nel miglioramento della salute delle famiglie. Escludere le ragazze dall’istruzione è una scelta economica e politica con costi enormi e diffusi.
Accesso al reddito e al lavoro dignitoso
Secondo il rapporto Women, Business and the Law 2024, le donne godono in media solo del 64% delle protezioni legali di cui godono gli uomini. Nessuno dei 190 paesi analizzati garantisce pari opportunità economiche alle donne. Anche dove esistono leggi per la parità, meno della metà delle strutture necessarie per applicarle è concretamente in funzione. In Europa le donne guadagnano in media il 22% in meno degli uomini a parità di mansione. Secondo il rapporto Women, Business and the Law 2024 della Banca Mondiale, colmare il divario di genere nell’occupazione e nell’imprenditoria potrebbe aumentare il PIL globale di oltre il 20%, raddoppiando di fatto il tasso di crescita economica globale nell’arco del prossimo decennio.
Partecipazione politica e decisionale
Le donne costituiscono solo il 35,5% dei membri eletti negli organi deliberativi locali a livello globale. Solo tre paesi hanno raggiunto la parità nei governi locali. Questa sottorappresentanza non è neutra: produce leggi e politiche che ignorano le esigenze di metà della popolazione. Dove le donne partecipano ai processi di pace, gli accordi hanno il 35% di probabilità in più di durare 15 anni: questo dato, documentato dalla ricerca internazionale smonta l’idea che la partecipazione femminile sia un obiettivo idealistico anziché una condizione pratica per la stabilità.
Protezione dalla violenza di genere
Nel mondo una donna e una ragazza su tre vivrà almeno un episodio di violenza nel corso della sua vita. Circa 650 milioni di donne sono state sposate da bambine. 230 milioni hanno subito la mutilazione genitale femminile. Le donne e le ragazze rappresentano il 71% di tutte le vittime di tratta di esseri umani. Questi dati descrivono una violenza strutturale, radicata in rapporti asimmetrici di potere e alimentata da norme culturali che la normalizzano.
Accesso alla giustizia e ai diritti
L’empowerment non è possibile senza protezione legale effettiva e senza meccanismi di accesso alla giustizia che funzionino. In molti contesti le leggi esistono sulla carta ma non sono applicate, i centri antiviolenza sono sottofinanziati, e le donne che denunciano affrontano ritorsioni o indifferenza istituzionale. Questo vale nei paesi a basso reddito e in larga misura anche in Italia, dove i Centri Antiviolenza continuano a operare senza stanziamenti stabili e con un approccio istituzionale frammentato.
Nei conflitti, l’empowerment è sopravvivenza
I conflitti armati colpiscono le donne in modo sproporzionato e specifico. Nei contesti di guerra, la violenza di genere non è un effetto collaterale, ma uno strumento di guerra deliberato. I casi verificati di violenza sessuale legata ai conflitti sono aumentati del 50% nel 2023, mentre le gravi violazioni contro le ragazze sono cresciute del 35%, secondo i dati Oxfam.
Allo stesso tempo, le donne sono tra le prime e più efficaci costruttrici di pace nelle proprie comunità, spesso senza riconoscimento formale né risorse. In Yemen, dove Oxfam opera da anni, le donne hanno giocato un ruolo centrale nelle negoziazioni locali per il rilascio di prigionieri, nelle reti di sostegno psicologico per ex combattenti, nei processi di disarmo comunitario. Nel 2024, le donne rappresentavano in media solo il 18% delle persone coinvolte nei processi di pace guidati o supportati dall’ONU, in calo rispetto al 19% del 2023 e al 23% del 2020. Nel 2023, nessun accordo di pace raggiunto a livello globale è stato firmato da un rappresentante di gruppi di donne. In Yemen e Libia, le delegazioni delle parti in conflitto non includevano alcuna donna.
Nei Territori Palestinesi Occupati il 70% delle vittime civili del conflitto sono donne e bambini. A Gaza, in alcune aree, le donne sopravvivono con meno di 2 litri d’acqua al giorno. In Libano, durante l’escalation 2024-2026, le sfollate sono oltre un milione: senza casa, senza acqua, spesso senza reddito. In questi contesti la risposta umanitaria deve essere gender-sensitive come standard: i campi profughi necessitano di illuminazione notturna e servizi igienici separati, le distribuzioni di aiuti devono raggiungere direttamente le donne, i programmi di ripristino dei mezzi di sussistenza devono includere le capofamiglia.

Come lavora Oxfam per l’empowerment femminile
Il lavoro di Oxfam in questo ambito si muove su tre livelli:
- risposta immediata nei contesti di crisi
- sviluppo di autonomia economica a lungo termine
- advocacy per cambiare le strutture che producono la discriminazione.
Sul campo, in Malawi il progetto Gender Justice 2025 offre alle donne sopravvissute alla violenza di genere formazione professionale, strumenti per avviare microimprese e opportunità di reddito attraverso laboratori di produzione per restituire autonomia e sostenere queste donne nella costruzione autonoma del loro futuro.
In Libano, il progetto AR.CO. – ARmonia e COesione di donne e giovani per la risoluzione dei conflitti sensibile al genere in Libano ha tra i suoi obiettivi specifici quello di migliorare le capacità di donne e giovani nel contrastare le tensioni sociali tra le comunità, anche attraverso strumenti di risoluzione del conflitto gender-responsive.
Nei contesti di emergenza, Oxfam interviene con cash transfer, sostegno al ripristino dei mezzi di sussistenza e attrezzature per microimprese femminili, coinvolgendo le donne nella pianificazione della risposta umanitaria invece di trattarle come destinatarie passive di aiuti.
Sul piano dell’advocacy, Oxfam denuncia i tagli ai finanziamenti per le organizzazioni femministe, chiede che gli accordi internazionali su Donne, Pace e Sicurezza vengano attuati e non solo firmati, e lavora con aziende e istituzioni per rimuovere le barriere strutturali all’occupazione femminile dignitosa. Tra i partner privati che sostengono questi programmi, Miomojo contribuisce con fondi raccolti attraverso la vendita di borse di stock invenduto negli Oxfam Shop: nel 2024 sono stati raccolti oltre 100.000 euro destinati a programmi di empowerment femminile. Unoaerre rinnova ogni anno la propria partnership per sostenere i diritti delle donne.
La logica non è raccogliere fondi per “aiutare le donne”, ma riconoscere che i diritti delle donne sono la premessa di qualsiasi società più giusta. Non esiste giustizia economica, sociale e ambientale senza giustizia di genere.
Ogni contributo costruisce autonomia, sicurezza e futuro per le donne che vivono in contesti di crisi e disuguaglianza.
Scopri e sostieni i programmi Oxfam per la giustizia di genere con una donazione su misura.



