Uganda, una mamma con il suo bambino. Credits: Oxfam GB

Insieme

“Il lavoro nel reparto maternità è faticoso. Oggi ero da sola mentre di solito siamo almeno in  due,  con una media di due parti al giorno che in casi eccezionali possono diventare anche quattro”. Rosemary Bilesi  lavora a tempo pieno come infermiera nel reparto maternità dell’ospedale del distretto di Dowa in Malawi. Trascorre le sue giornate a correre da una paziente all’altra. La sua testimonianza mette a nudo gli sforzi necessari perchè ogni mamma possa festeggiare la nascita del proprio bimbo in sicurezza, ovunque nel mondo.


La mortalità materna, racconta, è un fenomeno in aumento: “Le persone poco istruite vanno ancora dalla levatrice per partorire mettendo in grave pericolo la propria vita. Quando le cose lì  vanno male, la paziente viene da noi ma molto spesso è già troppo tardi”. A causa della fame sono aumentati i casi di anemia nelle donne in gravidanza, che possono provocare aborti o parti prematuri. Per Rosemary il problema principale dell’ospedale è la mancanza di attrezzature adeguate, che molte volte costringe il personale a improvvisare. Come lei, anche altri medici e infermieri si lamentano della scarsità di risorse di cui soffre la struttura.


In più i salari sono molto bassi e il personale è spesso tentato di abbondare il posto di lavoro. Rosemary guadagna 29mila kwacha al mese (all’incirca 130 euro), con cui deve mantenere la famiglia, i domestici, pagare la case e le bollette di luce e gas. “Ho pensato di andarmene”, confessa Rosemary, “se mi offrissero 80mila kwacha, come potrei rifiutare?”. Ma subito aggiunge: ”Servire la gente è un lavoro spirituale e la soddisfazione è enorme, soprattutto quando vedi che un paziente che stava molto male si è ripreso, ti senti bene. Credo che sia giusto aiutare la tua gente perché è stato il governo a pagare la nostra formazione”.


Per sopperire alla mancanza di personale è stato introdotto un sistema pilota di sostituzioni per cui medici e infermieri possono scegliere di lavorare ore extra ricevendo in cambio un bonus. Il progetto permette al personale di ruotare tra i diversi ospedali, che in  questo modo riescono a coprire  le esigenze dei pazienti. A beneficiarne sono soprattutto le donne in gravidanza che necessitano di un costante monitoraggio e che oggi godono di un servizio migliore.  E’ cauto il dottor Joshua: “Inizia a esserci qualche miglioramento e oggi meno persone vogliono lasciare il lavoro, ma non è ancora abbastanza”. Anche Rosemary è soddisfatta di questo primo passo avanti e spera che la situazione possa ancora migliorare. Per questo si rivolge ai paesi più ricchi: “A noi piacerebbe poter salvare la vita della nostra gente e non costringerla a spendere tanti soldi per cercare cure altrove. Sarebbe meglio se i soldi  potessero arrivare qui e potessimo aiutare i nostri parenti a casa”.