Al G7 un grande nulla di fatto

27 maggio 2017

Al G7 un grande nulla di fatto

I leader del G7 non hanno dimostrato la capacità e la volontà di affrontare, seriamente, le grandi questioni del nostro tempo.

L’attenzione ai temi della sicurezza e del terrorismo è certamente comprensibile dopo i recenti attacchi terroristici, ma questo non può essere l’unico argomento affrontato in profondità a discapito di altre questioni, come la fame e le sfide collegate alla gestione della crisi migratoria, altrettanto centrali per milioni di persone – afferma Roberto Barbieri, nostro Direttore Generale – Il Presidente Trump ha contribuito, più di qualsiasi altro leader, ad impedire un avanzamento positivo della discussione su molti di questi temi, ponendo più di un dubbio sulla rilevanza del Gruppo dei Sette e sul loro effettivo impegno nel perseguire gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”.

Clima: 6 Leader contro 1 sull’Accordo di Parigi

Sei paesi del G7 hanno riaffermato con decisione il loro impegno ad attuare gli impegni presi nel quadro dell’Accordo di Parigi, nonostante gli Stati Uniti vogliano distanziarsi dalla comunità internazionale su questo tema. A loro chiediamo di continuare il dialogo con gli Stati Uniti in modo da favorire la loro permanenza negli Accordi di Parigi.

Lotta alla fame: il summit si dimentica di 30 milioni di persone sull’orlo della carestia

Per i 30 milioni di persone a rischio di essere colpite dalla carestia in Nigeria Somalia Sud Sudan e Yemen, il G7 ha fatto poco o nulla. Nessuno dei paesi membri ha fatto interamente la propria parte nello stanziare gli aiuti necessari – rispondendo all’appello delle Nazioni Unite che ha richiesto lo stanziamento di 6,3 miliardi di dollari –  per evitare quella che rischia di trasformarsi in una vera e propria catastrofe umanitaria.

Inoltre il G7, non aderendo alla proposta italiana di un’iniziativa straordinaria per la sicurezza alimentare in Africa Sub-Sahariana che prevedeva investimenti di lungo periodo sull’agricoltura di piccola scala, non ha compiuto quel passo avanti necessario per realizzare l’obiettivo di liberare dalla fame e dalla malnutrizione 500 milioni di persone entro il 2030. Nessun impegno finanziario è stato infatti annunciato dai paesi G7.

Crisi migratoria: la difesa delle frontiere prevale sulla tutela dei diritti dei migranti

Nonostante la scelta simbolica di Taormina come sede del summit, il G7 non ha voluto raggiungere un accordo in grado di definire strategie e misure concrete per proteggere i migranti più vulnerabili o per affrontare le cause profonde delle migrazioni: fame, povertà, conflitti. La proposta italiana di una visione più avanzata centrata sul tema della mobilità umana è stata bloccata dall’amministrazione USA e da alcuni altri paesi: ancora una volta il G7 guarda più alla difesa delle rispettive frontiere e degli interessi nazionali, nel fissare tetti e limiti invalicabili ai flussi migratori, che alla definizione di un approccio inclusivo e integrato in grado di gestire efficacemente e nel rispetto dei diritti umani un fenomeno epocale, ma anche naturale. Il tutto mentre, tragicamente, continuano i naufragi nel Mediterraneo che hanno causato oltre 1.300 vittime solo dall’inizio dell’anno.

Disuguaglianze: manca un piano d’azione

Accogliamo positivamente il riconoscimento da parte del G7 della disuguaglianza economica e sociale come problema globale su cui occorre lavorare, partendo dal favorire l’empowerment femminile, con l’adozione su questo di una specifica roadmap. Tuttavia, il G7 non ha ancora adottato misure concrete per affrontare questo problema, né internamente ai singoli stati né a livello internazionale. “Senza lo sviluppo di un piano d’azione inclusivo ed efficace e senza il riconoscimento del proprio ruolo nel promuovere le tante “corse al ribasso” che alimentano la disuguaglianza e scuotono le fondamenta della fiducia dei cittadini nei loro governi, è difficile che il G7 possa pensare di aiutare le persone più povere e promuovere l’eguaglianza di genere”, conclude Roberto Barbieri.