8 Marzo 2026

Giornata internazionale della donna

 

Oggi, 8 marzo, in occasione della Giornata internazionale della donna, ribadiamo con forza i diritti che continuano a essere negati.

In tutto il mondo, donne, ragazze e persone LGBTQIA+ continuano a subire leggi, politiche e pratiche che limitano la loro autonomia corporea e la possibilità di decidere liberamente del proprio corpo e della propria vita. Secondo il Rapporto UNFPA “State of World Population 2024”, in decine di Paesi una parte significativa delle donne non può prendere decisioni autonome sulla propria salute sessuale e riproduttiva, e un quarto delle donne nel mondo non può rifiutare un rapporto sessuale con il partner. A livello globale, oltre 90 Paesi mantengono restrizioni legali che colpiscono l’autonomia corporea, dalla criminalizzazione dell’aborto alla negazione dell’accesso alla contraccezione e ai servizi sanitari, fino alle leggi che discriminano le persone in base all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Anche in Italia, dove alcuni diritti sono formalmente riconosciuti, le disuguaglianze persistono: l’accesso all’aborto resta spesso ostacolato dall’elevata obiezione di coscienza, mentre quasi il 32% delle donne ha subito nel corso della vita una violenza fisica o sessuale (ISTAT).

illustrazione giornata internazionale della donna 8 marzo personal to powerful

8 MARZO: LA GIUSTIZIA COMINCIA DAL CORPO

È in questo scenario che aderiamo alla campagna internazionale #PersonalToPowerful, che afferma che la giustizia inizia dall’autonomia corporea: perché parlare di accesso alla giustizia significa immaginare un futuro liberatorio in cui tutte le persone – donne, ragazze e persone LGBTQIA+ – possano avere pieno controllo del proprio corpo, delle proprie scelte e delle proprie vite, senza paura, controllo o discriminazione.

Questa visione si traduce anche in azioni concrete sul territorio europeo e italiano, dove il controllo sui corpi delle donne e delle persone LGBTQIA+ continua a manifestarsi in forme sistemiche di discriminazione, violenza e negazione dell’autodeterminazione.

IL NOSTRO LAVORO IN SUPPORTO AI MOVIMENTI FEMMINISTI E QUEER

Nell’ambito del progetto Sport, una cura contro l’omofobia, sostenuto dal bando Connecting Spheres e promosso da Gaynet in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma, una ricerca condotta su oltre 500 persone LGBTQIA+ ha messo in luce la persistenza di pratiche discriminatorie e coercitive legate all’identità di genere e all’orientamento sessuale, spesso esercitate fin dalla giovane età in contesti familiari, educativi e di cura. Il progetto si inserisce nel più ampio impegno di Connecting Spheres, gestito da Oxfam Italia e Fondazione Giacomo Brodolini, che sostiene organizzazioni in prima linea nella tutela dei diritti di donne e persone LGBTQIA+, rafforzando reti di protezione, servizi inclusivi e risposte intersezionali alla violenza di genere.

Questo lavoro prosegue oggi in continuità con nuovi interventi europei, come il progetto Co‑Power, che mira a consolidare la capacità delle organizzazioni della società civile di offrire supporto sicuro e accessibile alle persone esposte a discriminazioni multiple. Un continuum di azioni che afferma, anche attraverso la pratica, che la giustizia inizia dall’autonomia corporea e che senza il diritto di decidere del proprio corpo non può esistere una reale uguaglianza.

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