19 Settembre 2025

Dalle tensioni sociali e religiose alle guerre etniche

 

Le guerre non nascono mai per caso. Spesso sono il risultato di tensioni accumulate nel tempo, alimentate da fattori politici, sociali ed economici. Tra questi, le divisioni etniche e religiose rappresentano alcune delle radici più profonde e complesse del conflitto. Quando le differenze culturali vengono strumentalizzate da attori politici o poteri esterni, possono trasformarsi in vere e proprie cause di guerra. La retorica dell’“altro” che esclude, colpevolizza o disumanizza chi è diverso è uno strumento potente nelle mani di chi vuole rafforzare il proprio potere fomentando divisioni.

Le guerre etniche e religiose non riguardano solo il passato: oggi si combatte in numerosi paesi, dall’Africa orientale al Medio Oriente, in contesti dove gruppi diversi convivono forzatamente o sono stati storicamente marginalizzati.

Tadelech Gebrihet ha vissuto per 60 dei suoi 70 anni sulle montagne del Tigray. Spiega come le conseguenze del conflitto si ripercuotano su sfollamenti diffusi, grave insicurezza alimentare e mancanza di accesso ai servizi essenziali, gettando un'ombra particolarmente pesante su questa vasta regione. Credit: Zerubabel Tore/Oxfam
Tadelech Gebrihet ha vissuto per 60 dei suoi 70 anni sulle montagne del Tigray. Spiega come le conseguenze del conflitto si ripercuotano su sfollamenti diffusi, grave insicurezza alimentare e mancanza di accesso ai servizi essenziali, gettando un’ombra particolarmente pesante su questa vasta regione. Credit: Zerubabel Tore/Oxfam

Cosa si intende per origine etnica?

L’origine etnica si riferisce all’identità culturale di un gruppo di persone che condividono caratteristiche comuni come lingua, storia, religione o costumi. A differenza della razza, che è un concetto biologicamente privo di fondamento, l’etnia ha una forte componente sociale e culturale. Il senso di appartenenza a un gruppo etnico può essere una forza di coesione, ma anche un fattore di divisione se strumentalizzato in contesti di conflitto o diseguaglianza.

Le tensioni etniche spesso si intensificano quando uno o più gruppi sono esclusi da risorse, rappresentanza politica o servizi fondamentali. Le politiche di discriminazione etnica adottate da alcuni governi possono condurre all’isolamento, alla marginalizzazione e infine allo scontro armato.

Ci sono diversi tipi di guerre?

Sì, i conflitti armati possono essere classificati in diversi modi. La IV Convenzione di Ginevra e i Protocolli aggiuntivi li distinguono principalmente in due categorie:

  • Conflitti internazionali: coinvolgono due o più Stati con eserciti regolari (es. la guerra Russia-Ucraina).
  • Conflitti non internazionali o interni: avvengono all’interno di uno Stato, tra il governo e gruppi armati organizzati, oppure tra fazioni in lotta tra loro.

Oltre a questa distinzione legale, ci sono anche conflitti etnici, religiosi, politici o economici. In molti casi, un conflitto presenta una combinazione di più motivazioni: ad esempio, in Yemen, la guerra ha origini politiche ma coinvolge anche differenze religiose (sunniti vs. sciiti) e regionali.

Credit: Kaff Media / Oxfam
Ritratto di Omar* Credit: Kaff Media / Oxfam

Cosa sono le guerre etniche?

Le guerre etniche sono conflitti armati in cui gruppi etnici si scontrano per ragioni di identità, potere, controllo territoriale o sopravvivenza. Questi conflitti possono essere il risultato di discriminazioni prolungate, politiche repressive o promesse mancate di autonomia o giustizia.

Un esempio drammatico è il conflitto in Sudan, dove la guerra in corso coinvolge diverse milizie etniche e ha già causato una crisi umanitaria gravissima. In Etiopia, la guerra nel Tigray ha mostrato come le divisioni etniche possano esplodere in violenze diffuse. Già nel 2024 oltre 116 milioni di persone nell’Africa orientale e meridionale erano senza accesso all’acqua, aggravando i conflitti esistenti e moltiplicando le tensioni.

Spesso, questi conflitti sono sostenuti o aggravati da attori esterni, Stati o gruppi armati, che forniscono armi, risorse o supporto strategico, sfruttando le divisioni etniche a proprio vantaggio.

Scena da Gaza. Credit: Clémence Lagouardat / Oxfam

Quali sono i conflitti religiosi nel mondo?

I conflitti religiosi sono guerre o violenze motivate, almeno in parte, da differenze di credo. Ma la religione è raramente l’unica causa: spesso è intrecciata con rivendicazioni politiche, territoriali o etniche. Il rischio principale è che la religione venga manipolata per giustificare odio e violenza, contribuendo alla radicalizzazione e al prolungamento dei conflitti. Alcuni esempi attuali:

  • Yemen: il conflitto tra il governo (sostenuto da Arabia Saudita) e gli Houthi (gruppo sciita) ha una forte componente settaria, con la religione usata come marcatore identitario e strumento di propaganda.
  • Striscia di Gaza: il conflitto israelo-palestinese, pur avendo radici storiche e politiche, è anche carico di tensioni religiose.
  • Nigeria: i gruppi estremisti come Boko Haram perseguitano le comunità cristiane e moderate islamiche, provocando migliaia di morti e milioni di sfollati.

L’impegno di Oxfam

La pace non si costruisce solo con i trattati, ma con l’inclusione, l’equità e la partecipazione. Per questo Oxfam è attiva in molti paesi colpiti da guerre etniche e religiose, dall’Africa orientale al Medio Oriente. Interviene non solo portando aiuti immediati (cibo, acqua, cure sanitarie), ma anche con programmi di giustizia sociale, prevenzione dei conflitti, empowerment delle comunità e promozione del dialogo.
Attraverso attività come la protezione dei diritti umani, l’accesso all’istruzione e il rafforzamento delle leadership femminili, lavoriamo per affrontare le cause profonde delle disuguaglianze e promuovere una pace duratura in diversi contesti di guerra attuali.

Per stare al fianco delle persone più colpite da decisioni, puoi sostenere il lavoro di Oxfam firmando una delle nostre petizioni.

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