Marguerite Ulysse, 37 anni, con Soraya, 12 e Neika, che compirà due anni il 14 gennaio. Neika è nata in un campo sfollati due giorni dopo il sisma.Credits: Caroline Gluck/ Oxfam

La piccola Neika, nata due giorni dopo il sisma

A due anni dal terremoto, la ricostruzione di Haiti procede con grande lentezza: oltre mezzo milione di persone sono ancora costrette a vivere in tenda o sotto teli di plastica. E’ quanto emerge da Haiti: il lento cammino verso la ricostruzione, il dossier diffuso oggi da Oxfam. Nonostante il successo della risposta all’emergenza, manca ancora una soluzione ai bisogni di lungo termine come per esempio garantire casa, lavoro, istruzione e servizi igienico-sanitari.


“Al nuovo Governo chiediamo con urgenza di mettere in pratica un vasto e risolutivo piano di ricostruzione che ridia innanzitutto una casa ai 520.000 senzatetto”, dichiara Francesco Torrigiani, responsabile America Centrale e Caraibi di Oxfam Italia. “Il sostegno dei donatori che avevano promesso aiuti é vitale per ridare futuro a un Paese in ginocchio. La ricostruzione rimane, nonostante le lentezze, un’opportunità di rinascita e riscatto dalla povertà in cui Haiti versa dai tempi dell’indipendenza”

In due anni si è registrato qualche progresso: circa la metà delle macerie  – pari a 5 milioni metri cubici di detriti – è stata rimossa, a un tasso di rimozione più veloce che in altre crisi umanitarie; 430 chilometri di strade sono stati ricostruiti, fornendo infrastrutture vitali per la ripresa economica.

Restano invece irrisolti problemi gravissimi come gli oltre 500.000 senzatetto, la mancanza di acqua corrente, servizi igienici e assistenza medica per la maggior parte della popolazione. L’epidemia di colera è costata migliaia di vite e rimane la principale minaccia alla salute pubblica; il 70% della forza lavoro non ha un impiego o è sottoutilizzata, con l’aggravante che molte di queste piaghe esistevano anche prima del terremoto.

La Commissione ad interim per la Ricostruzione di Haiti ha ottenuto qualche risultato in termini di coordinamento per la riedificazione, ma molto poco è stato fatto per incoraggiare il Governo ad adottare soluzioni di lungo termine. E’ dovere della nuova amministrazione assumere ora un ruolo di forte leadership e elaborare una politica di reinsediamento efficace e con una tempistica chiara per quanti sono rimasti senza casa.  E’ inoltre necessario che il governo lavori più a stretto contatto con la società civile haitiana nella pianificazione e nella gestione della ricostruzione per assicurare che i principali bisogni siano soddisfatti.

Miliardi di dollari di aiuti sono stati promessi per la ricostruzione di Haiti, ma le promesse di finanziamento non si sono sempre tradotte in denaro per gli interventi sul terreno. Secondo le Nazioni Unite, a fine settembre 2011 i donatori avevano stanziato solo il 43% dei 4,6 miliardi che avevano promesso per la ricostruzione nel biennio 2010-2011. Considerato che il 70% del budget del governo di Haiti è costruito grazie agli aiuti allo sviluppo, il sostegno dei donatori è essenziale se il nuovo governo intende affrontare i problemi più urgenti.

A due anni dal terremoto, Oxfam ha fornito aiuti a più di un milione di persone attraverso gli interventi di emergenza e il lavoro di prevenzione del colera. Nel 2011, con il nuovo governo di Haiti in carica, Oxfam ha cominciato a spostare il focus del suo lavoro dai bisogni dell’emergenza alla collaborazione con i partner haitiani per accelerare la ricostruzione migliorando l’accesso all’acqua e ai servizi igienici, ma creando anche nuove opportunità di lavoro a Por-au-Prince e nelle aree rurali.

Scarica il dossier di Oxfam su Haiti (in inglese) guarda le foto e leggi il BLOG sulla Stampa.it

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