Ibrahim e Belal nella panetteria dove lavorano a Zaatari. Credits: Oxfam

Ibrahim e Belal

Ibrahim e Belal hanno rispettivamente 17 e 18 anni. Da cinque mesi lavorano in una panetteria nel campo profughi di Zaatari, in Giordania. E’ la prima volta che fanno questo lavoro: in Siria erano entrambi studenti. Come apprendisti, guadagnano due dinari giordani al giorno (meno di tre dollari), e per il Ramadan devono lavorare fino a notte inoltrata. Ma sono molto ottimisti: “Ho imparato molto qui; ora posso fare il fornaio” ci ha detto Ibrahim. “Lavorare durante il Ramadan è molto faticoso ma l’esperienza che mi sto facendo non ha prezzo. Alla fine aprirò la mia panetteria”.

Siamo quasi alla fine del mese del Ramadan. Più di 1.8 milioni di siriani come Ibrahim e Belal hanno abbandonato le proprie case per rifugiarsi nei paesi vicini, dove ogni giorno nuove famiglie continuano ad arrivare, affollandosi nelle tendopoli, nei campi profughi o negli appartamenti rimasti liberi, affittati ormai a prezzi esorbitanti. La vita è durissima, e la festa del Ramadan contribuisce a far sentire ancor più nostalgia di casa.

La sera le moschee di Zaatari si riempiono per il Tarawih, le preghiere notturne. Il campo, di sette chilometri quadrati e che ospita ormai più di 120.000 profughi siriani, ha molte moschee per i fedeli, che oltre ad offrire spazi per la preghiera e la contemplazione diventano luoghi di incontro per attività caritatevoli e sociali durante il mese sacro del Ramadan.

Dall’inizio dell’anno, Oxfam ha assistito più di 135.000 profughi siriani rifugiatisi in Libano e Giordania, garantendo acqua e costruendo latrine nel campo di Zaatari e alle famiglie che vivono negli accampamenti temporanei in Libano e Giordania. Stiamo inoltre fornendo supporto economico alle famiglie che hanno preso stanze in affitto in entrambi i paesi. Ma i fondi sono scarsi, e non ci permettono di garantire aiuto a tutti coloro che ne avrebbero bisogno, quando il numero dei profughi aumenta di giorno in giorno.

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