Idrissia ha 25 anni e viene dalla Guinea. Nel 2010, dopo le elezioni nel suo paese e le violenze che ne sono seguite, la sua vita è cambiata irrimediabilmente. Fuggito in Costa d’Avorio, dopo un anno raggiunge uno zio in Libia. Tornare in Guinea è impensabile, anche perché nel frattempo è scoppiata l’epidemia di Ebola.

Giunto in Libia a Sabha, viene sequestrato da una delle tante bande che controllano il paese e rilasciato dopo una settimana, solo dietro il pagamento di un riscatto. Così fugge a Tripoli, ma anche qui la vita è un inferno.

“Era impossibile vivere lì. Troppo rischioso. Ho passato giorni interi sotto i colpi dell’artiglieria, non capivamo cosa stesse succedendo”. Anche se ha paura, capisce che l’unica alternativa è riuscire ad attraversare il braccio di mare che lo divide dall’Italia, dall’Europa. “Una volta che vedi la barca, non puoi più cambiare idea. Ti obbligano a salire, sono armati e se non sali, sparano”. Dopo 10 giorni sbarca a Lampedusa e finalmente per lui si accende un barlume di speranza: “Ho rischiato la vita per essere qui”, racconta.

Arrivato infine ad Arezzo grazie al sostegno di Oxfam, oggi vive in un appartamento insieme ad altri richiedenti asilo. Segue un corso di formazione professionale e di lingua italiana, per integrarsi nel miglior modo nella città diventata la sua nuova casa. Sul futuro ha le idee chiare: “Vorrei rimanere in Italia e trovare lavoro. Spero che tutto vada per il meglio”.

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Il 19 e il 20 settembre i governi di tutto il mondo si incontreranno alle Nazioni Unite a New York per definire il loro impegno concreto per le persone costrette a fuggire: questo è il momento di chiedere loro di far fronte alla crisi migratoria globale, di affrontare alla radice le cause di conflitti e violenze e di garantire adeguata accoglienza e protezione ai rifugiati.

Chiedi al Governo Italiano di garantire sicurezza, dignità e la speranza in un futuro migliore alle persone costrette a fuggire.

Firma la petizione: Stand as One. Insieme alle persone in fuga