Ciad. La famiglia di Khadidja con il cibo appena ricevuto. Credits: Abbie Trayler-Smith

Ciad, Khadidja e i suoi bambini

Khadidja Idriss ha 25 anni. Ha sei figli, dai 10 mesi agli 8 anni. Deve badare loro da sola, perché il marito è partito otto mesi fa per cercare lavoro nella capitale. Khadidja riesce a guadagnare qualcosa dalla vendita della legna – circa 20 pence al giorno, ma si sostenta grazie agli aiuti alimentari forniti da Oxfam. Ogni mese ciascuna famiglia riceve 34 kg di mais, 4-5 kg di fagioli, 2.25 litri d’olio e 0.37 grammi di sale.

La storia di Khadidja è una delle tante in Ciad, un paese colpito dalla gravissima crisi alimentare che attraversa il Sahel. E la situazione del Ciad viene descritta in modo mirabile nel reportage di Antonio Cianciullo su Repubblica.it, scritto in seguito al viaggio realizzato con Oxfam.
Il Ciad è gravato da una pesante siccità: la media delle piogge, prima di 700 millimetri l’anno, è arrivata a 500. Il paese di fatto è sempre più coperto dal deserto, che ne occupa più della metà: agli uomini e agli animali resta sempre meno spazio, uno spazio oggetto ormai di competizioni per l’acqua e la terra coltivabile. Mahamat Abakar di Oxfam riassume così la situazione: “I cambiamenti climatici stanno accelerando il processo di desertificazione e moltiplicano le tensioni sociali”. I più deboli, come Khadidja e i suoi bambini, sono i più colpiti. “Su una popolazione di 11 milioni di persone, i bambini che rischiano di morire di fame sono 127 mila”, scrive Cianciullo nel suo reportage. “Solo nel Guera più di 2 bambini su 10 mila muoiono ogni giorno per malnutrizione. In tutto il Sahel sono 300 mila all’anno”.

“Oxfam ci permette di mangiare in modo molto diverso da prima. Il cibo che riceviamo è molto più nutriente e le porzioni molto più grandi. Abbiamo più energia e il sapore è più buono. Ci sentiamo più forti e possiamo fare più cose”.
Oxfam distribuisce cibo, in collaborazione con il Programma alimentare mondiale, a più di 61.000 persone come Khadidja nella regione del Guéra. Il cibo serve a sfamare per un mese una tipica famiglia di sei persone. Al momento della distribuzione le famiglie sono assistite da un promotore di salute, che spiega loro pratiche igieniche di base. Oxfam si occupa anche della costruzione e ristrutturazione dei pozzi della regione.

La politica degli aiuti alimentari serve a ridurre i danni dell’emergenza, non può compensare la spinta devastante del caos climatico che si somma alla crescita continua della domanda di acqua, cibo, suolo fertile. Servono interventi strutturali dei governi, azioni di riequilibrio ambientale, ma il progetto faraonico di una barriera verde lungo tutto il Sahel rischia di restare una linea fantasma sulla mappa”, conclude Cianciullo.
La nostra campagna sms “Per un futuro senza fame” mira proprio a questo: far sì che le persone possano dotarsi degli strumenti e delle capacità necessarie per fronteggiare l’emergenza e vivere del proprio reddito, ora e sempre. Invia un sms al 45503.