La storia di Tatu

26 Settembre 2012

La storia di Tatu

Tatu

Circa 400 km a nord di Dar es Salaam si trova la regione di Tanga, rinomata per la sua ospitalità e per le specialità culinarie, oltre che per essere un’importante zona di produzione di frutta e verdura. Nelle fertili montagne di Lushoto, vive Tatu Abdi, una delle 15 finaliste del concorso Female Food Hero 2012.


Tatu, una donna di 49 anni e madre di quattro bambini, è vedova da otto anni. È una madre gentile e premurosa come tante altre, ma la sua saggezza e il suo coraggio, insieme al suo grande impegno, la rendono un’eroina.



È cresciuta all’interno della cultura Sambaa, dove gli uomini hanno tutto e le donne niente. È normale per gli uomini avere più di una moglie, infatti è difficile trovare uomini sui 30 anni che ne hanno solo una.

All’interno di questa cultura, gli uomini destinano un piccolo appezzamento di terra alla famiglia, mentre si tengono per loro un appezzamento più grande e più produttivo. Questa terra prende il nome di Shamba la mzee (“fattoria del marito”). In realtà, l’appezzamento per la famiglia è assegnato al figlio e non alla madre, anche se sono le donne che ogni giorno ci lavorano, dopo aver finito di lavorare alla “fattoria del marito”.

Circa 120 persone si sono riunite nel villaggio di Tatu e si è tenuto un dibattito Mama Shujaa wa Chakula (“Female Food Hero”) sulle urgenti questioni che si trovano ad affrontare le donne produttrici. Un discussione incandescente ne è sorta quando con coraggio le donne hanno sfidato i sistemi patriarcali.

Un uomo si è rivolto con rabbia al gruppo di donne: “Sì, la terra che destiniamo alla famiglia non è produttiva ed è vero che noi (uomini) abbiamo la terra migliore. Ma è così perché noi portiamo risorse alla famiglia e conosciamo meglio le sue necessità. Dobbiamo controllare il benessere familiare per assicurare un’equa distribuzione, e cosa c’è di sbagliato in questo? Quando moriamo, lasciamo quella terra alla famiglia”.

Tatu ha risposto con passione anche a nome delle altre donne: “Come potete assegnare la terra da morti? E perché noi dobbiamo aspettare che i nostri mariti muoiano prima di possedere della terra?”

Un’altra donna, Agnes, ha continuato:

“Gli uomini procurano risorse per la famiglia? Da quando? Abbiamo sofferto la povertà assoluta perché le donne sono state emarginate. Possiamo festeggiare tutti i successi nelle nostre famiglie perché le donne hanno spezzato i vincoli. Siamo autonome adesso, lavoriamo sodo, ci paghiamo un’istruzione e sosteniamo le nostre famiglie.”

Tatu ha affrontato personalmente il lato più amaro di questa cultura. Si è sposata a 20 anni, come seconda moglie. La sua vita non è stata facile: “Le donne sono trattate come trattori, ma devono trattare i loro mariti come angeli.”

Crescere una famiglia di quattro persone è stato impegnativo, ma le vere difficoltà sono iniziate quando suo marito è morto. Tatu è stata cacciata dalla terra di suo marito dai parenti del defunto. Le sono stati sottratti tutti i suoi risparmi di circa 600.000 scellini tanzaniani (pari a 383 dollari al tasso di cambio attuale) insieme alla sua mucca.

Ha combattuto duramente per riavere la sua casa e dopo molte trattative con i capi villaggio, è riuscita ad avere indietro metà della terra del marito, davvero un risultato straordinario.

Nonostante gli scontri, Tatu ha continuato ad amare, a prendersi cura, e a condividere la sua saggezza con la famiglia, i vicini e la comunità in generale.

Non ha mai chiesto aiuto, ma ha lavorato con gli altri per affrontare le difficoltà.

Tatu è impegnata in un gruppo di sviluppo locale con altre donne e ha ricevuto due capre, anche se poi la famiglia del marito ha cercato di impedirle di portare le due capre nella sua terra. Allora, ricorda Tatu, “Mi sono detta: combatti fino in fondo per dimostrare a tutti gli altri che hanno torto. Ed oggi sono qua, una finalista del Female Food Hero 2012. Non potevano crederci, ma sì, ci sono riuscita, sono così felice.”

Partendo da due sole capre, Tatu adesso ne ha otto, e ne ha date altre quattro ad altre vedove della zona. Possiede anche quattro mucche, 21 polli e tre acri di terra dove coltiva patate irlandesi, piselli, canna da zucchero, cavolo e altri ortaggi.

In questo modo Tatu riesce a garantire alla sua famiglia cibo e sostentamento, ha un reddito dignitoso che le permette di pagare l’istruzione dei suoi figli e garantisce alla famiglia l’assistenza sanitaria di cui ha bisogno.

Tatu ha avuto solo l’istruzione elementare, ma grazie ad Oxfam ha potuto frequentare cinque corsi di formazione sulla produzione agricola, l’imprenditoria e l’allevamento del bestiame. Fa parte di una comunità vegetariana e ha un ruolo attivo nell’amministrazione locale come membro del comitato delle autorità locali e del “Village Land Committee”.

Tatu è una delle 15 finaliste di Female Food Hero 2012.

Traduzione a cura di Silvia Cipriani