25 Maggio 2026

LIBANO COME GAZA: È L’ANNESSIONE L’OBIETTIVO DI ISRAELE

 

Nel nostro nuovo rapporto, denunciamo come in Libano la strategia militare israeliana ricalchi quella già applicata a Gaza, con un cessate il fuoco solo di facciata e conseguenze devastanti sulla popolazione civile, sull’economia e sull’ambiente. Chiediamo che la tregua venga rispettata e che il governo israeliano sia chiamato a rispondere delle atrocità commesse verso migliaia di donne, uomini e bambini inermi.

UN CESSATE IL FUOCO SOLO DI FACCIATA

Dalla entrata in vigore del cessate il fuoco in Libano, il 17 aprile 2026, 600 persone sono state uccise, 10.000 case distrutte o danneggiate, e solo nei primi quattro giorni la tregua è  stata violata 220 volte.  Anche a Gaza dallo scorso 10 ottobre si contano almeno 850 vittime civili, che vanno ad aggiungersi alle oltre 72 mila causate dall’ottobre 2023, tra cui oltre 20 mila bambini.   

L’IMPATTO DEL CONFLITTO IN LIBANO

L’escalation dell’esercito israeliano nel paese ha causato oltre 1,3 milioni di sfollati. Le vittime sono 2.869 e i feriti oltre 8.700: parliamo di quasi 50 vittime al giorno, nei 46 giorni che hanno preceduto la dichiarazione di cessate il fuoco. Tra le vittime, vi sono oltre 100 medici e operatori umanitari. Il paese ha subito pesantissimi danni a infrastrutture e servizi:

  • 40.000 abitazioni colpite o rase al suolo;  
  • 64 ospedali (di cui 5 evacuati), 60 scuole, centrali elettriche e infrastrutture idriche essenziali distrutte o danneggiate;  
  • 49.500 ettari di coltivazioni devastate o rese inutilizzabili; 
  • almeno 50 villaggi colpiti dai bombardamenti o demoliti. 

STRAGE QUOTIDIANA DI CIVILI E DIRITTI VIOLATI NELL’IMPUNITÀ

In Libano, come a Gaza, civili innocenti continuano ad essere uccisi ogni giorno, mentre il costo stimato per la ricostruzione e la riparazione dei danni causati dal conflitto a partire dal 2023 ha già giù superato i 14 miliardi di dollari, senza contare l’impatto dell’ultima escalation. – sottolinea Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie - Facendosi scudo del diritto all’autodifesa e di un’accondiscendente complicità internazionale, Israele continua a commettere ogni tipo di violazione del diritto internazionale umanitario e degli accordi di tregua, privando la popolazione delle proprie case, dei servizi essenziali e dei mezzi di sussistenza”.

Tra i principali crimini di guerra commessi da Israele in Libano secondo il diritto internazionale – come evidenzia il rapporto – ci sono gli sfollamenti di massa di milioni di persone.

Dopo il confinamento di centinaia di migliaia di civili nelle cosiddette “aree sicure” a Gaza, l’ultima offensiva israeliana in Libano ha infatti causato lo sfollamento del 20% della popolazione, con l’occupazione di circa il 15% dell’intero territorio libanese.  

Come accaduto nella Striscia a  Rafah, Khan Younis,  Abasan e  Jabalia, anche in Libano si assiste alla distruzione di intere città e villaggi.  Nel corso del conflitto del 2024, Israele aveva già distrutto 37 villaggi, la maggior parte dei quali all’interno della zona cuscinetto di tre chilometri che ha creato in territorio libanese.  Dalle immagini satellitari si evince che questa strategia deliberata di distruzione e sradicamento di intere comunità,  sta continuando quasi quotidianamente con demolizioni su larga scala,  come nell’antico villaggio di Deir Sarya.

Agli sfollati  è negato il diritto di tornare nelle decine di  città  incluse nella zona cuscinetto, nonostante il cosiddetto cessate il fuoco sia in vigore da oltre un mese. 

La vita quotidiana di migliaia di sfollati nella Striscia si svolge in tende umide e sovraffollate, senza acqua pulita, servizi igienici e cibo sufficiente.
La vita quotidiana di migliaia di sfollati nella Striscia si svolge in tende umide e sovraffollate, senza acqua pulita, servizi igienici e cibo sufficiente. Hassona Aljerjawie/ Alef Multimedia/ Oxfam

LA STRATEGIA DI ANNESSIONE

Quest’occupazione brutale  e  sistematica  di parti sempre più ampie di territorio libanese si sta chiaramente rivelando come parte di una strategia di annessione.  

Un modello operativo già messo a punto a Gaza attraverso la definizione della cosiddetta “linea gialla”, una linea di demarcazione delle aree sotto diretto controllo israeliano. Un confine arbitrario, spostato progressivamente nel tempo, che oggi ingloba il 64% della Striscia e impedisce a centinaia di migliaia di palestinesi di tornare alle proprie case, o a ciò che ne resta.

Uno schema che si sta replicando anche in Libano. Durante l’ultima escalation, caratterizzata da bombardamenti su ponti e infrastrutture stradali, questa linea è stata inizialmente tracciata lungo il fiume Litani, con l’obiettivo di separare il sud dal resto del Paese. Dopo il cessate il fuoco, tuttavia, è stata istituita un’ulteriore zona cuscinetto che ha esteso ancora di più il perimetro di ingerenza. Oggi 110 località restano soggette a ordini di sfollamento forzato da parte di Israele, tra cui 55 tra città e villaggi ricadono al di sotto della nuova linea di demarcazione israeliana.

LA DISTRUZIONE DEI RACCOLTI CON L’USO DEL FOSFORO BIANCO

Se a Gaza quasi tutti i terreni agricoli sono stati distrutti o resi inaccessibili, con l’abbattimento di circa un milione di ulivi, anche in Libano il conflitto sta producendo gravi conseguenze ambientali e agricole. Il ministro dell’Ambiente libanese ha accusato Israele di aver condotto attacchi che hanno provocato danni ingenti, aggravati dalle ripetute segnalazioni di uso illegale di fosforo bianco, i cui livelli risultano 400 volte superiori a quelli prebellici. Un impiego che, in aree densamente popolate, costituisce un crimine di guerra. Secondo la Banca Mondiale, le perdite complessive nel settore agricolo ammontano a 512 milioni di dollari, a causa della distruzione di quasi 50 mila ettari di coltivazioni. Inoltre, Israele è accusato di aver costretto allo sfollamento il 76% degli agricoltori libanesi, mentre nel sud del Paese quelli rimasti non hanno accesso all’acqua necessaria per irrigare i campi.

L’APPELLO ALLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE

È ormai dall’ottobre del 2023 che i vertici militari israeliani hanno espresso chiaramente la loro intenzione di replicare in Libano quanto fatto a Gaza: annettere territori nella più totale impunità e con la complicità di molti stati – conclude Pezzati –  Lanciamo un appello urgente perché si arrivi ad una tregua permanente, che non sia solo di facciata.  Israele deve essere chiamato al più presto a rispondere delle violazioni del diritto internazionale commesse, impedendo l’accaparramento di territori e il disprezzo dei diritti fondamentali di civili inermi”.

Il nostro staff nella valle della Bekaa prepara una distribuzione di kit igienici, destinati alle persone accolte in 62 centri collettivi dopo essere state costrette a fuggire dall’escalation del conflitto.
Il nostro staff nella valle della Bekaa prepara una distribuzione di kit igienici, destinati alle persone accolte in 62 centri collettivi dopo essere state costrette a fuggire dall’escalation del conflitto. Foto: Ziad Hamza/Oxfam

LA NOSTRA RISPOSTA IN LIBANO

Siamo intervenuti sin da subito per soccorrere migliaia di sfollati nelle zone più colpite dal conflitto.  In un contesto dove la mancanza di acqua potabile e servizi igienico-sanitari resta gravissima, i nostri operatori sono intervenuti (in particolare nel sud del governatorato del Monte Libano e nella Bekaa), distribuendo acqua pulita, coperte e kit igienico-sanitari agli sfollati che hanno trovato riparo nei rifugi collettivi e istallando servizi igienici essenziali.  Stiamo inoltre intervenendo per ripristinare 19 impianti idrici che riforniscono 60 mila persone, tra cui 6 che sono stati danneggiati durante l’escalation del 2024. 

Con il tuo contributo puoi aiutarci a continuare a distribuire, insieme alla nostra rete di partner locali, acqua pulita, kit igienici, cibo e beni di prima necessità a chi ha perso tutto.

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