Il cessate il fuoco temporaneo, in Libano, annunciato a metà aprile e pochi giorni fa esteso per altri 45 giorni, si è ben presto rivelato una tregua di facciata. Solo nei primi quattro giorni la tregua è stata violata da Israele 220 volte e almeno 600 persone sono state uccise.
Anche dopo l’entrata in vigore dell’accordo, le forze israeliane hanno mantenuto la loro presenza in diverse aree del sud del Libano, stabilendo quella che hanno definito una “Linea Gialla” e impedendo il ritorno a casa delle persone residenti nelle aree a sud del fiume Litani. Parliamo di almeno 55 città libanesi che restano di fatto sotto il controllo israeliano.
Il cessate il fuoco, inoltre, è entrato in vigore solo dopo che le forze israeliane avevano fatto saltare i ponti che collegano le città del sud alle aree più a nord, isolando le comunità e ostacolando ulteriormente il ritorno degli sfollati.
Negli ultimi giorni, gli attacchi israeliani nel sud del Libano si sono ulteriormente intensificati e sono stati emessi ordini di sfollamento anche per aree che si trovano al di sopra della “Linea Gialla”.

UNA ESCALATION CHE NON SI ARRESTA
I bombardamenti aerei nelle province meridionali, che sono proseguiti durante il cessate il fuoco, hanno aggiunto nuove vittime, sfollamenti e distruzione di infrastrutture civili a un bilancio già drammatico.
Dall’inizio dell’escalation in Libano si contano:
- Almeno 3.089 morti e 9.379 feriti. Tra le persone uccise ci sono oltre 200 bambini.
- Distruzione diffusa di infrastrutture civili
- Attacchi alle strutture e al personale sanitario
- Ordini di evacuazione sempre più estesi
Colpire civili e strutture sanitarie è una grave violazione del diritto internazionale umanitario.

SFOLLAMENTO DI MASSA E VITE SOSPESE
La guerra in Libano ha costretto oltre 1 milione di persone a lasciare le proprie case.
Centinaia di migliaia vivono oggi in rifugi collettivi o in sistemazioni precarie, spesso in condizioni di sovraffollamento e insicurezza.
Con l’annuncio del cessate il fuoco le famiglie sfollate speravano di poter far ritorno alle loro case, ma i ritorni rimangono ancora limitati a causa dell’insicurezza, dei danni alle abitazioni, della mancanza di servizi e dei rischi legati agli ordigni inesplosi.
Questa non è una crisi temporanea, è una crisi prolungata che intrappola le persone in un ciclo continuo di fuga e perdita.

IN LIBANO COME A GAZA
In Libano, come a Gaza, civili innocenti continuano ad essere uccisi ogni giorno, mentre il costo stimato per la ricostruzione e la riparazione dei danni causati dal conflitto a partire dal 2023 ha già superato i 14 miliardi di dollari, senza contare l’impatto dell’ultima escalation – sottolinea Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie. Facendosi scudo del diritto all’autodifesa e di un’accondiscendente complicità internazionale, Israele continua a commettere ogni tipo di violazione del diritto internazionale umanitario e degli accordi di tregua, privando la popolazione delle proprie case, dei servizi essenziali e dei mezzi di sussistenza”.
UNA POPOLAZIONE SPINTA AL LIMITE
Intere comunità restano intrappolate tra distruzione, sfollamento e accesso sempre più limitato ai servizi essenziali. Il conflitto non sta solo distruggendo case e infrastrutture, ma sta erodendo la capacità delle persone di far fronte ai bisogni più essenziali.
Da una valutazione dei bisogni che abbiamo effettuato su un campione di 380 famiglie sfollate emergono dati allarmanti:
- L’85,7% delle famiglie ha cibo per meno di una settimana
- Più della metà ha riserve per appena pochi giorni
Secondo i dati di OCHA tra il 60 e 80% delle famiglie non può permettersi cure mediche.
Donne, bambini e persone con disabilità sono tra i più colpiti, sempre più esposti a violenza e ripercussioni sulla salute mentale.

LA NOSTRA RISPOSTA UMANITARIA IN LIBANO
In un contesto così complesso e instabile, Oxfam e i suoi partner locali continuano ad essere al fianco delle comunità colpite, adattando gli interventi giorno dopo giorno per rispondere a bisogni in costante evoluzione.
Le nostre attività hanno raggiunto oltre 33.000 persone, garantendo accesso a servizi essenziali e supporto immediato.
Uno degli interventi più urgenti riguarda l’accesso all’acqua. In molte aree, infatti, le reti idriche non funzionano o sono state danneggiate. Per questo Oxfam sta distribuendo acqua potabile tramite autobotti e lavorando per ripristinare i servizi idrici, mentre negli shelter vengono installate docce e strutture igienico-sanitarie per migliorare situazioni spesso estremamente precarie.
Oltre a questo, la nostra risposta include anche la distribuzione di beni essenziali come kit igienici, kit per l’igiene mestruale e kit per neonati.
AGIRE ORA È UNA SCELTA URGENTE
Con il tuo contributo possiamo continuare a garantire acqua potabile, beni di prima necessità e protezione a chi oggi lotta per sopravvivere.



