Il viceministro degli Affari Esteri Lapo Pistelli (a destra) con Roberto Barbieri (a sinistra) e Francesco Petrelli

Il viceministro Pistelli a Oxfam Italia

Quale riforma per la politica di cooperazione?

Alla vigilia di un nuovo punto di svolta nella determinazione della politica di cooperazione italiana ed europea, si è svolto giovedì 20 giugno, all’interno del seminario annuale di Oxfam Italia ad Arezzo, l’incontro con Lapo Pistelli, vice ministro degli Esteri con delega alla cooperazione. Un incontro che ha messo in luce le priorità inserite nell’agenda del Governo Letta in materia, a cui hanno preso parte rappresentanti istituzionali e delle organizzazioni della società civile del territorio, assieme all’Assessore alle Politiche Comunitarie e alla Cooperazione del Comune di Arezzo, Stefania Magi.

Per coglierne gli aspetti salienti e fotografare prospettive presenti e future, qualche domanda a Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia e Francesco Petrelli, responsabile rapporti istituzionali.


Riforma in tema di cooperazione, che ruolo giocheranno le ONG italiane in questa partita?

RB: La riforma della cooperazione italiana è necessaria affinché le ONG possano essere sempre più una risorsa per il ‘sistema Italia’. Su questo punto è stato molto chiaro anche il vice ministro Pistelli. Una riforma che  preveda come focus centrale il sostegno alle politiche pubbliche utili alla determinazione di un benessere sempre più inclusivo. In una congiuntura economica come l’attuale, uno degli obiettivi di fondo, infatti, non è solo arrivare ad una diminuzione delle diseguaglianze tra i paesi del nord e del sud del mondo, ma anche all’interno di quei paesi dove la distribuzione della ricchezza è maggiormente iniqua. E proprio in questa direzione il Governo ha promesso maggior sostegno alle reti della società civile e alle autorità locali, per consentire cambiamenti più duraturi e sostenibili.


Insomma, si tratta di una riforma attesa da tempo, che potrebbe portare nuovi input alla politica estera italiana…

FP: Sì, l’attuale normativa del 1987 è una legge di altri tempi. Al tavolo del 20 giugno abbiamo ribadito che la cooperazione, partendo dai valori condivisi di giustizia, sostenibilità e lotta alla povertà, deve essere messa sempre più al centro di una moderna ed efficace politica estera e internazionale dell’Italia in un mondo globale profondamente mutato. La cooperazione “non è un di più”, ma rappresenta una delle facce migliori dell’Italia.


A partire da quali strumenti interverrà quindi la nuova legge?

FP: L’intenzione del Governo è quella di strutturare una nuova normativa basata su un forte coordinamento fra tutti i  ministeri con al centro il Ministero degli Esteri, con l’obiettivo quindi di definire una strategia sempre più efficace, coerente e condivisa. E’ inoltre prevista l’istituzione di un fondo unico per coordinare al meglio le risorse e far recuperare all’Italia i ritardi che ha accumulato rispetto agli impegni internazionali. Buone notizie inoltre sul fronte della trasparenza: Pistelli ha preannunciato la costituzione di un database accessibile a tutti sulle attività della cooperazione in Italia e nel mondo, e una campagna di informazione sociale per comunicare la cooperazione in collaborazione con i media”.