Morire di fame a sei anni

16 Ottobre 2017
Adiun, la moglie e uno dei figli alla tomba di Mohamed

Il bambino di Adiun è morto di fame e stenti dopo 13 mesi nel deserto del Ciad.

La storia di Adium

Adium e Dariya sono fuggiti dalla regione del Kaiga, in Ciad, in seguito alle violenze di Boko Haram. Hanno vissuto in un campo per sfollati nel deserto per 13 mesi, e due mesi fa il loro figlio Mohamed è morto di fame. “La sua pancia faceva rumori e quando lo abbiamo portato in ospedale, l’infermiera ci ha detto che non aveva una malattia particolare, solo fame”. “Soffriamo la fame, mangiamo una volta al giorno,  a volte neppure quella.” . Guarda il video con la storia di Aidun e l’emergenza in Ciad. 

Il dramma del Ciad

Oggi si celebra la Giornata mondiale dell’alimentazione: ma la fame è un dramma in continua crescita, che colpisce oggi 815 milioni di persone nelle aree più povere del mondo. Più di 335 mila persone in Ciad sono senza cibo, oltre 200 mila bambini, oltre 1 persona su 2 senz’acqua pulita.

Il conflitto innescato da Boko Haram e la strategia militare dei governi costringe alla fuga centinaia di migliaia di persone, costrette ad abbandonare la propria terra per salvarsi da violenze e soprusi di ogni tipo. Questa guerra sprofonda in un silenzio indicibile e il Ciad, la sua gente, sono dimenticati, tra i più dimenticati della terra.

Nella zona ci sono solo dieci medici: dei 121 milioni di dollari richiesti per far fronte a questa immane crisi, ne sono arrivati dalla comunità internazionale solo 40.

In termini di benessere il Ciad si trova al 186° posto su 188 paesi, l’intera area del Lago Ciad è tra le più povere del mondo; l’analfabetismo è ancora molto diffuso e il tasso di scolarizzazione solo al 37%. Meno di 5 persone su 10 hanno accesso all’acqua pulita. Come se ciò non bastasse, il Ciad si trova a fronteggiare una crisi migratoria regionale, ospitando rifugiati da Sudan e Repubblica Centrafricana.

Cosa fa Oxfam in Ciad?

Lavoriamo nella zona di Daboua nella regione del Lago di Ciad dove fin’ora abbiamo soccorso oltre 50.000 persone, attraverso distribuzioni di acqua potabile. Distribuiamo anche cibo e cerchiamo soluzioni a lungo termine per i tantissimi sfollati, aiutando molti bambini nel risalire ai propri certificati di nascita e ad altra documentazione, per loro fondamentale.