Scarlett Johansson durante la visita al campo di Dadaab, in Kenya

Scarlett Johansson durante la visita al campo di Dadaab, in Kenya

Oxfam ha accettato la decisione di Scarlett Johansson di dimettersi dopo otto anni come Ambasciatrice globale e le è grata per i suoi numerosi contributi.

Oxfam rispetta l’indipendenza dei propri ambasciatori, ma il ruolo di Scarlett Johansson nel promuovere l’azienda SodaStream è incompatibile con il suo ruolo di ambasciatrice globale di Oxfam.


Oxfam ritiene che le aziende come SodaStream, che lavorano nei Territori occupati, contribuiscano ad accentuare la povertà e la negazione dei diritti alle comunità Palestinesi che Oxfam sta aiutando. Oxfam si oppone qualsiasi tipo di commercio dai territori occupati, che sono illegali secondo le leggi internazionali.
Scarlett Johansson ha lavorato con Oxfam dal 2005 e nel 2007 è divenuta Ambasciatrice globale, aiutando a evidenziare l’impatto dei disastri naturali e a raccogliere fondi per salvare vite e lottare contro la povertà.


Dichiarazione del direttore generale di Oxfam Italia Roberto Barbieri:

Le recenti dimissioni di Scarlett Johansson da ambasciatrice globale di Oxfam sono state oggetto di naturali attenzioni da parte della stampa mondiale e nazionale.  Tali dimissioni sono giunte a seguito della decisione della signora Johansson di essere testimonial dell’azienda israeliana Sodastream, di cui uno dei propri stabilimenti produttivi si trova all’interno di uno dei più grandi insediamenti israeliani nei Territori Occupati Palestinesi.

Abbiamo già avuto modo di dichiarare in comunicati ed interviste alla stampa la posizione di Oxfam al riguardo, ma è opportuno precisare alcuni punti, onde evitare in futuro equivoci e inesattezze.

Secondo la comunità internazionale, le aziende israeliane che operano nei Territori Occupati Palestinesi lo fanno in violazione del diritto internazionale.  Lo esprimono l’articolo 49 della IV Convenzione di Ginevra e alcune risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (ad esempio la 446 del 1979). In un parere consultivo sull’illegalità del Muro, anche la Corte Internazionale di Giustizia ha dichiarato nel 2004 illegali gli insediamenti.

Oxfam non può, per motivi di coerenza e principio, condividere con una propria ambasciatrice globale, anche indirettamente, il sostegno ad attività economiche che sono in violazione del diritto internazionale.  Questo è stato l’unico oggetto di confronto con la signora Johansson prima della sua decisione di dare le proprie dimissioni da ambasciatrice di Oxfam.  Lo avremmo fatto con qualsiasi nostro ambasciatore, in qualsiasi altro contesto, laddove un rilevante problema di coerenza fosse sorto.

Le condizioni di lavoro presso lo stabilimento di Sodastream non sono mai state oggetto di analisi.  Non abbiamo pertanto motivo di dubitare che queste siano egualitarie e positive per tutti i dipendenti, qualsiasi sia la loro provenienza.  Qualcuno ci ha chiesto se il lavoro di Oxfam come organizzazione umanitaria non sia esclusivamente quello di sfamare le persone in difficoltà.  Lo facciamo in condizioni di emergenza, ma lavoriamo in ogni contesto per trovare soluzioni durature che consentano alle persone di vivere libere dalla povertà.  Per questo motivo è opportuno aggiungere che, secondo quanto anche sostenuto dalla Banca Mondiale e dalle Nazioni Unite, gli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati abbiano causato per le comunità palestinesi problemi di confisca delle terre più fertili, difficoltà di accesso all’acqua, nonché una forte riduzione della libertà di circolazione delle persone.  Di fatto, delle condizioni fortemente ostative per lo sviluppo economico dell’area, con un mantenimento della dipendenza dalle opportunità di lavoro presso le fabbriche degli insediamenti.  A tale proposito, Financial Times, The Economist e Bloomberg – tra le più autorevoli testate giornalistiche internazionali-, hanno ospitato commenti analoghi al riguardo.

Ci preme rilevare come Oxfam sia contraria a tutte le forme di boicottaggio nei confronti di qualunque paese.  Non sostiene il movimento BDS (Boycott, Divestment and Sanctions), che ha contestato lo spot Sodastream.  Oxfam condanna altresì qualsiasi forma di discriminazione, sia essa per motivi religiosi, etnici o di qualsiasi credo. Oxfam sostiene solo organizzazioni che condividono la missione di ridurre la povertà e promuovere i diritti umani.  Oxfam non sostiene organizzazioni che promuovono pratiche o linguaggi discriminatori, o che fomentano odio e violenza.

Oxfam è in Palestina con il proprio lavoro a fianco delle comunità più povere, secondo un approccio di sostegno ai diritti umani, favorendo il dialogo per la pace tra israeliani e palestinesi, sostenendo una soluzione di pace che preveda la nascita di uno stato palestinese a fianco di quello israeliano e condannando ogni violenza e ogni ingiustizia contro i civili, da qualunque parte provenga e qualunque parte colpisca.